giovedì 22 giugno 2017

pc 22 giugno - Dall'assemblea sul 19 giugno a Palermo in solidarietà con i prigionieri politici nelle carceri imperialiste

Nell’assemblea organizzata il 19 giugno in sede, si è parlato della repressione come un aspetto delle lotte che facciamo, e della necessità di combatterla. Si sono ricordate le iniziative tenute la mattina a Milano presso diversi consolati, e le assemblee pomeridiane a Palermo e Taranto.

È stata letta la parte iniziale del volantino, che introduce le ragioni della scelta del 19 giugno come giornata dell’eroismo facendo un breve excursus storico: il 19 giugno 1986 c’è stato un eccidio, 300 prigionieri politici uccisi, nelle carceri peruviane di El Fronton, Lurigancho e El Callao (Lima); sembrava qualcosa di inverosimile ma si è assistito ad uno Stato che mette in campo il proprio esercito per assaltare le proprie carceri… mettere fine alla giusta ribellione dei prigionieri politici era l’obbiettivo e che è stato portato a termine dopo una strenua resistenza dei prigionieri… con un accanimento di tipo nazista contro l’ideologia forte con la quale i prigionieri politici avevano trasformato le stesse carceri in “luminose trincee di combattimento”…


E, infatti, si tratta proprio di ideologia! L’ideologia opposta a quella del capitale. Questo è il dato da tenere presente. La repressione nel sistema capitalistico è imprescindibile, è l’altra faccia del sistema stesso, non c’è lotta seria senza che ci siano forme di repressione, chi pensa che si possa lottare veramente senza incorrere nella repressione si illude… e contro questa repressione si combatte in diversi modi… cogliamo l’occasione della presenza di un avvocato oggi per dire che appunto una forma di difesa di chi lotta è quella legale… nel mondo ci sono centinaia di migliaia di avvocati coinvolti nelle lotte per difendere gli interessi delle masse previsti dalle varie Costituzioni; avvocati che spesso, quando difendono i prigionieri politici rivoluzionari vengono repressi anche loro, come per esempio successe proprio in Perù.

La borghesia quindi si attrezza per quanto riguarda l’apparato repressivo; quali armi usa? In Italia abbiamo una legislazione speciale, che proviene sostanzialmente dal cosiddetto “codice rocco” del tempo del fascismo e che è stata “rivista” negli anni ’70, con tutta una fraseologia che prova costantemente ad intimidire: “manifestazione non autorizzata”, “devastazione e saccheggio”… e proprio oggi si ritorna all’attacco del diritto di sciopero, alla criminalizzazione di chi sciopera… facendo terrorismo mediatico… per creare come si dice “opinione pubblica” a proprio
favore… usa il carcere preventivo, adesso il daspo cittadino… queste sono le armi che usa la borghesia, che però da sempre non ha fatto i conti con un dato importantissimo, e noi lo diciamo con uno slogan: “la repressione alimenta la ribellione”.

Da Minniti in giù sperano di restringere le libertà perché le nostre lotte rappresentano sempre un pericolo per la borghesia che ha paura di perdere il potere… Macron in Francia prolungherà lo stato di emergenza addirittura rendendolo permanente… e in questo la borghesia è “coerente” con i propri interessi fatti di morti e di profitto… la coerenza dei proletari è fatta di lotte serie che vanno fino in fondo, e il modo di agire coerente della parte più avanzata dei proletari, dei rivoluzionari, significa pagare un prezzo alto, alcune volte altissimo, come quella dei rivoluzionari nelle carceri del Perù il 19 giugno 1986, per esempio; si tratta di una repressione tesa a “spezzare ideologicamente” i rivoluzionari… (sia detto di passaggio, tutti i presidenti del Perù sono corrotti e portano i miliardi di dollari all’estero)… per noi proletari in Italia, non può essere strano parlare di prigionieri politici dato che storicamente Gramsci è stato il più importante prigioniero politico italiano, diventato “famoso” in tutto il mondo, e morto in carcere! A tale proposito è stato ricordato che le compagne dell’Mfpr hanno in corso una campagna a sostegno della prigioniera politica Nadia Lioce rinchiusa (41bis) nel carcere dell’Aquila, alla quale non è possibile nemmeno mandare dei libri…

Le tre tappe a Milano: consolato francese per Abdallah... da 33 anni nelle carceri… una ultima manifestazione per la sua liberazione ha visto la partecipazione di migliaia di persone; al consolato indiano, per il Prof. Saibaba, accusato di essere maoista e di cui ha parlato qualche giorno fa a Milano “la più grande scrittrice indiana vivente”, come hanno detto al TG2, Arundhati Roy che ha sottoscritto un appello per la sua liberazione… Arundhaty Roy, tra l’altro, è un esempio di giornalismo vero, al contrario di pennivendoli che conosciamo … per contrapporre una versione veritiera a quella della borghesia indiana è stata “in cammino con i ribelli” maoisti nella foresta, … in India ci sono 10.000 prigionieri politici, e la repressione tocca anche gli operai che si ribellano come quelli della Maruti condannati all’ergastolo, per non parlare delle donne che si uniscono sempre più alla guerra popolare tanto che il governo sta elaborando nuove strategie per tenerle lontane dalla ribellione, ma la stampa borghese di queste notizie se ne infischia… consolato peruviano per la difesa della vita del presidente Gonzalo, capo della rivoluzione in Perù e in carcere da 25 anni...
Con l’aiuto di interessanti filmati e foto (un video sull’eccidio in Perù, l’intervista del TG2 ad Arundhaty Roy…) è stato illustrato e denunciato tutto questo, ivi compreso le gravissime condizioni in cui si trovano i prigionieri politici in Turchia in sciopero fame, così come quelli della Palestina…

Bisogna fare la propria parte in questa lotta, con le denunce di ogni malefatta e ingiustizia della borghesia nei confronti di chi lotta e dei rivoluzionari, e con l’azione concreta contro il moderno fascismo che avanza in tutti i suoi aspetti… è questo l’obbiettivo del Soccorso Rosso Proletario…

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