mercoledì 3 febbraio 2016

pc 3 febbraio - NERO 'FAMILY DAY'

Anche le recenti tre uccisioni di donne sono un forte grido di denuncia contro la "normale" famiglia, fatta di oppressione e morte per le donne.

(dall'opuscolo del Mfpr "Uccisioni delle donne oggi")
Queste uccisioni e violenze come reazione degli uomini alle donne che vogliono rompere i precedenti legami, la precedente vita sono delitti fascisti, perchè mossi da una concezione fascista di attacco ad ogni spinta di ribellione. Come fascista è spesso il clima generato di complicità diffusa pre e post uccisioni, in cui gli uomini, la famiglia, vengono considerati perbene, e chi sa non parla e copre non solo perchè ha una concezione individualista, ma perchè ha la stessa concezione maschilista, fascista verso le donne.

IN MORTE DELLA FAMIGLIA”
La maggior parte delle uccisioni avvengono nell’ambito familiare o di rapporti familiari. Che cos’è la famiglia? Perché la famiglia è morte? In termini sociali è la cellula della società, che esprime in sintesi processi, contraddizioni che avvengono poi nell’intera società. Il problema è che ora la famiglia, da un lato effettivamente è in crisi, non riesce più a conservare, ad essere un elemento di conservazione, nello stesso tempo viene iper-esaltata dalla Chiesa, dal governo, dallo Stato. 

La famiglia è un anello chiave della marcia verso il moderno fascismo del governo e dello Stato.
Il moderno fascismo non potrebbe realizzarsi senza fare della famiglia una sua base principale, sia in senso di subordinazione, di essere piegata, funzionale alle scelte del governo e dello Stato, sia in senso di sostenitrice attiva, combattente in termini ideologici di simbolo e propaganda di valori di
quelle scelte politiche.
La famiglia, soprattutto proletaria, è il luogo centrale in cui si gestisce un’economia sociale sempre più povera, si amministrano i salari sempre più ridotti o inesistenti, si gestiscono gli aumenti del costo della vita.
La famiglia proletaria garantisce nella fase di attacco, di crisi, di attutire l’impatto devastante di queste politiche. L’assistenza tra familiari, da normale relazione tra persone basata sui legami sentimentali diventa un obbligo, diventa uno schiavismo insopportabile per le donne, e spesso provoca crisi e depressione. Nella famiglia ritornano i lavoratori licenziati, restano per anni figli disoccupati. La famiglia comunque garantisce il loro sostentamento e di limitare conseguenze più gravi e più pericolose per il sistema sociale.
La famiglia, per questo sistema, deve fare da paracadute alle frustrazioni, alla messa in crisi di posizioni di privilegio dell’uomo in famiglia.
Ma la famiglia, in particolare la famiglia medio, e a volte anche piccolo borghese, ma influenzante anche settori di famiglie proletarie, svolge nella marcia verso il moderno fascismo, anche una funzione attiva, sostenitrice di valori reazionari, come la difesa della sicurezza, del “nostro sistema di vita” contro tutti coloro che “potrebbero metterlo in crisi”, in primis gli immigrati; come il controllo sui giovani, ecc.

Non c’è scampo per le donne, le catene della famiglia diventano sempre più strette anche se a volte vengono indorate.
Per le proletarie, per le donne delle masse popolari questa famiglia è sempre più un ritorno ad un moderno medioevo, con fenomeni di abbrutimento, di violenza, di apparente ritorno al passato, soprattutto nei rapporti uomo–donna, che trovano la loro manifestazione più eclatante appunto nei femminicidi.

La ‘famiglia’ per la chiesa che pesa in modo sempre più opprimente e sfacciato nella vita sociale e politica e sociale, per il governo, per lo Stato è diventata invece la “sacra famiglia”. Volutamente sempre più canonica, “normale”, ma nello stesso tempo, più astratta, più neutra, non reale.
Ma la famiglia è una realtà concreta, in quelle proletarie non si arriva alla quarta ma anche alla terza settimana, non si riesce a mandare i figli agli asili per le rette alte, in queste famiglie le donne consumano anni della loro vita ad assistere gli anziani, devono fare le serve in casa e fuori casa perchè è spesso il solo lavoro che si trova e quando hai uno straccio di lavoro più decente, per esempio in fabbrica, con i turni non riesci per giorni o settimane a stare insieme a tuo marito e ai tuoi figli, ecc.

Non c’è poi la “famiglia”, ci sono “le famiglie”, le famiglie dei borghesi, dei capitalisti, dei ricchi, in cui come diceva Marx il fondamento dei rapporti tra uomo e donna, tra genitori e figli è dato solo dal capitale, dalla proprietà privata, in cui l’unico valore che si tramanda è quello della capacità di far soldi e spesso le donne sono delle ricche prostitute legalizzate o delle ligie/oscure segretarie delle oscure scalate dei mariti finanzieri, banchieri, padroni che siano. E ci sono le famiglie dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, in cui nel come tirare avanti, nel come arrangiarsi, nelle speranze deluse di una vita migliore, si consuma la vita e anche spesso i sentimenti, in cui le uniche “distrazioni” per le donne due volte sfruttate, due volte oppresse, devono essere i reality show delle tv, in cui, però, si insinuano, abbrutiti e senza neanche la contropartita degli scintillanti miliardi dei borghesi, i valori della borghesia: la proprietà che può essere solo verso la donna e i figli, il ruolo del maschio che schiacciato sul lavoro, nella società si rivale sulla “propria” moglie, la misera ideologia maschilista e fascista verso le donne.

La crisi po porta ad un intreccio sempre più stretto tra le difficoltà materiali delle persone, la difficoltà di vivere e, verso gli uomini, la crescita dell'humus maschilista. Uomini a cui viene tolto tutto, scaricano la loro frustrazione sull'unica "cosa" che loro considerano rimasta come proprietà: la
donna. Quando anche questa "proprietà" possono perderla, quando l'ammortizzatore sociale, sia
pratico che ideologico, della famiglia si rompe, non lo accettano.
Alla disperazione materiale si aggiunge per alcuni uomini la disperazione di vedersi crollare la loro meschina "dignità di maschi", e più vengono meno le ragioni materiali di questa ideologia maschilista e più cresce l'humus rivendicativo, e l'odio verso le donne che vogliono rompere il loro "giocattolo", e che gli mettono in crisi quelle misere catene di proprietà, a cui si aggrappano.

Ma la famiglia deve essere per forza astratta. Perchè essa e il ruolo della donna in essa devono essere il fondamento che salva l’ordine esistente - cioè che salva il loro sistema capitalista - che agisca da “ammortizzatore sociale” del peggioramento delle condizioni di vita della maggiorparte delle masse popolari, in cui le donne devono, come scriveva Ratzinger, “lenire le ferite, far zittire chi vuole urlare e lottare...”, per impedire che le contraddizioni di classe, sociali escano fuori ed esplodano in ribellione, rivolta, rivoluzione.

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