Il 21 dicembre sul sito della Confederazione USB è stato pubblicato un editoriale intitolato “I FATTI HANNO LA TESTA DURA” dedicato a dimostrare la bontà della scelta di aver aderito […]

Il 21 dicembre sul sito della Confederazione USB è stato pubblicato un editoriale intitolato “I FATTI HANNO LA TESTA DURA” dedicato a dimostrare la bontà della scelta di aver aderito al Testo Unico sulla Rappresentanza e l’erroneità della posizione di chi come noi ad essa si è opposto. Ciò avviene sulla base dei risultati nelle elezioni RSU ed RLS in alcune aziende. I riferimenti di questi risultati sono vaghi – tranne che per FS e Telecom Sparkle – e, come già avvenuto in passato, un esame serio che dia il quadro reale della situazione è lasciato alla buona volontà dei militanti del sindacato, che evidentemente meno sanno meglio è.

Ma il punto non sono i risultati elettorali, o per lo meno non nei termini usati dalla dirigenza.

Ciò che abbiamo fin dal principio affermato non è mai stato che USB non avrebbe potuto ottenere qualche successo, nei termini di elezione dei suoi delegati. Noi abbiamo semplicemente fatto luce sulla lettera, sul contenuto, del Testo Unico: anche in presenza dell’elezione di un buon numero di delegati di USB, laddove questi non siano la maggioranza assoluta della RSU, ne seguirà che, al momento della stipula di un accordo – qualsiasi esso sia – essi non potranno opporvisi in alcun modo, non potranno organizzare la lotta, a pena di sanzioni economiche e disciplinari. Questa è esattamente la condizione in cui si troveranno ad agire i delegati USB eletti in quasi tutti gli esempi – tranne alla Telecom Sparkle e alla SOLE di Pontedera – riportati dal comunicato della dirigenza.

Dunque, con riguardo al Testo Unico, alla coartazione della libertà di sciopero che esso comporta, i FATTI CON LA TESTA DURA contro cui si andrà a sbattere non sono i risultati elettorali ma gli ACCORDI PEGGIORATIVI CONTRO CUI NON SI POTRÀ SCIOPERARE facendo parte delle nuove RSU.

Noi non neghiamo logica e razionalità all’idea di sviluppo del sindacato propria della dirigenza: i lavoratori che subiranno gli accordi peggiorativi potranno votare diversamente, per USB, nelle successive elezioni RSU. Ma è una logica che non corrisponde al reale processo di sviluppo di un sindacato di lotta, che può valere per il sindacalismo concertativo, non per quello classista.

Il meccanismo elettorale delle RSU è un freno allo sviluppo di un sindacato di lotta che da un lato deve ottenere il difficilissimo risultato della maggioranza assoluta, dall’altro deve farlo avendo limitata la propria libertà di organizzare la lotta stessa. La libertà di sciopero si difende scioperando, non ingaggiando una battaglia elettorale azienda per azienda, in cui le strutture parastatali e filo padronali dei sindacati di regime hanno vantaggi materiali enormi.

Si pensi ai recenti risultati nel referendum per il rinnovo del CCNL degli autoferrotranvieri: i voti contrari – maggioritari a Milano, Roma, Bologna, Modena, Parma, Reggio Emilia, nella Toscana – e le robuste minoranze contrarie di Genova, Venezia e Napoli, se fossero stati lavoratori in sciopero selvaggio avrebbero impedito la nuova vittoria padronale. In quanto voti non sono serviti a nulla perché affogati nel mare dei lavoratori più arretrati della provincia e dei settori impiegatizi.

Il voto referendario, per le RSU, la certificazione degli iscritti, sono eccezionali strumenti padronali per far prevalere la parte più arretrata della classe lavoratrice a discapito della parte più avanzata e combattiva, che può affermarsi, crescere e rafforzarsi solo con la lotta. Il voto fa valere l’opinione di un crumiro né più né meno quanto quella di chi si sacrifica, studia e sciopera per gli interessi collettivi. Il picchetto e le assemblee degli scioperanti emarginano i crumiri, neutralizzano la parte ancora arretrata della classe, offrono le migliori condizioni per il suo spostamento verso comportamenti combattivi. Attraverso il voto domina e si rinsalda il sindacalismo concertativo. Attraverso la lotta si sviluppa il sindacato di classe.

Non ci attendiamo correttezza nell’azione e nel pensiero da parte di una dirigenza che per imporre la decisione di aderire al TU al sindacato ha VIOLATO LO STATUTO E TRADITO LA LINEA CONGRESSUALE – provocando la fuoriuscita di lavoratori combattivi dal sindacato, da ultimo l’intero gruppo dell’azienda Serravalle di Milano (una sessantina di iscritti) – e che in questi mesi sta regolando i conti con altri che nel nostro sindacato le si oppongono – da noi distinti per metodi e posizioni – epurando gli organi dirigenti dalla loro presenza. Era prevedibile che tale dirigenza speculasse su una manciata di positivi risultati elettorali, che salutiamo con favore, ma che non spostano di un centimetro il problema. Le rimandiamo le accuse rivolteci nel suo comunicato: chiacchiere, propaganda, teoria non suffragata dai fatti.

La prova empirica della bontà della nostra linea sindacale, o della loro, si misurerà nei termini che abbiamo qui esposto, non in quelli facili e fasulli propostici in questo e tanti altri trionfalistici comunicati d’ufficio.

Mercoledì 30 dicembre 2015

PER CONTATTI SCRIVERE A: perilsindacatodiclasse@gmail.com

Coordinamento iscritti USB per il Sindacato di Classe

(tratto da operai contro)