lunedì 21 dicembre 2015

pc 21 dicembre - Proteste di migranti da Lampedusa a Trapani contro l'imposizione razzista delle impronte e i trasferimenti da un centro di "accoglienza" all'altro...

Eritrei, cartelli e slogan a Lampedusa. "Siamo rifugiati, niente impronte






Circa 250 persone hanno sfilato questa mattina per le vie di Lampedusa, impugnando cartelli e scandendo slogan. Uno fra tutti: “freedom, freedom”. Si tratta in gran parte di cittadini eritrei, presenti sull’isola da almeno due settimane - le ultime persone sono sbarcate il 4 dicembre - e trattenuti presso il Centro di Primo Soccorso e Accoglienza di Contrada Embriacola, a pochi chilometri dal porto. A innescare la protesta, secondo fonti locali, la richiesta, arrivata ieri mattina da parte delle forze dell’ordine, di raccogliere le impronte digitali delle persone.
“Dobbiamo muoverci”, “siamo rifugiati, niente impronte”, recitano i cartelli. Minori, donne, uomini, intere famiglie hanno raggiunto alle prime ore del giorno il centro storico e la sede del Comune, per poi rientrare nel Cpsa, senza intralciare la vita quotidiana dell’isola. Oltre al corteo, spiegano alcuni operatori sociali presenti, molti dei manifestanti hanno indetto uno sciopero della fame totale, da revocare solo quando saranno lasciati liberi di partire. Un’ipotesi difficile, dopo i recenti richiami dell’Unione Europea all’Italia perché conduca in modo rigoroso, e se necessario con l’uso della forza, le procedure di identificazione di tutti i migranti sbarcati. 
A lasciare l’isola sono invece, paradossalmente, tutte quelle persone che, in base alle nuove procedure di identificazione, introdotte a fine settembre, sono giudicate come “migranti economici” e ricevono dunque un provvedimento di respingimento, a cui ottemperare in sette giorni.
Altro elemento di frustrazione è quello dei tempi di permanenza nel Cpsa. Alcuni dei migranti, riferisce la ricercatrice Martina Tazzioli, presente sull’isola, “dicono di essere nel centro dal 5 novembre, mentre a norma di legge il trattenimento non può superare le 72 ore”. Soggetti vulnerabili, come vittime di tratta e tortura, minori e donne incinta,  dovrebbero essere poi ospitati in altre strutture di prima accoglienza. Fra i manifestanti, anche alcuni sudanesi e somali che, pur non rientrando nelle quote per i ricollocamenti, chiedono di evitare l’identificazione per poter raggiungere altri paesi senza rischiare un rinvio in Italia, a norma del regolamento di Dublino.
Redattore Sociale 17/12

Protestano per trasferimento, migranti a piedi da Valderice a Trapani

trapanioggi.it - Hanno scelto di trascorrere la notte all’addiaccio in piazza Vittorio Veneto i migranti che ieri pomeriggio hanno avviato una protesta dopo essere stati trasferiti dal centro di accoglienza “Green Paradise” di Piana degli Albanesi a quello di “Villa Sant’Andrea” a Valderice. 
Erano giunti ieri mattina, in 48, nella struttura gestita dalla cooperativa “Badia Grande”, dopo che quella che è stata per oltre un anno la loro “casa” è stata chiusa, secondo le notizie al momento disponibili, dopo un’ispezione dei Nas.
“Qui ci hanno ammassato in sei, sette per stanza – hanno raccontato – e nessuno ci ha spiegato il motivo del trasferimento. Vogliamo capire cosa succede non siamo animali da spostare. A Piana degli Albanesi stavamo bene, c’era chi andava a scuola, chi faceva piccoli lavori per guadagnare qualcosa”.
I migranti hanno dichiarato di temere soprattutto che il trasferimento dalla provincia di Palermo a quella di Trapani si traduca in un allungamento dei tempi di attesa per comparire davanti alla Commissione territoriale e ottenere lo status di rifugiato. Dopo aver stazionato per tutto il pomeriggio su via Enrico Toti, fuori dal cancello del centro di accoglienza, hanno deciso di spostarsi a piedi a Trapani fino alla Prefettura dove sono arrivati intorno alle 22 scortati da pattuglie dei Carabinieri e della Polizia che li avevano seguiti lungo tutto il tragitto sulla strada statale 187. Solo 11 di loro hanno deciso di restare al centro di accoglienza di Valderice...

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