venerdì 2 ottobre 2015

pc 2 ottobre - Il no degli operai FCA Usa e l'operazione FCA-General Motors

FCA: gli operai americani respingono il nuovo contratto siglato tra Marchionne e il leader del sindacato UAW Williams

La bocciatura da parte dei dipendenti di Fca (l’unione tra Fiat e Chraysler) negli Stati Uniti del nuovo contratto di lavoro: il 65% dei quasi 40 mila metalmeccanici aderenti al United Auto Workers ha respinto l’intesa raggiunta fra Fca e il sindacato, ritendendo tale accordo penalizzante per quanto riguarda gli stipendi, i turni di lavoro massacranti ed l’assenza di un piano industriale e le minacce di tagli ai benefit sanitari. Si tratta della prima volta in 30 anni che un accordo preliminare sul contratto di lavoro viene bocciato. Lo stop è arrivato in particolare da Jefferson North, l'ultimo stabilimento rimasto nell'area urbana di Detroit dove oggi si produce la Gran Cherokee, oltre che dagli operai più radicali di Toledo, in Ohio: "Ci avevano promesso che avrebbero equiparato le paghe dei nuovi assunti a quelle dei veterani - hanno dichiarato gli operai - ma non è stato così". Il malcontento tra gli operai Fca è condizionato anche dall'imminente campagna elettorale Usa che sta spargendo voci di trasferimento degli stabilimenti in altre città, a seconda di quale candidato le propone.
---------------------------------------
Battuta d'arresto anche per la fusione con general motors, la maggior public company Usa..
 «I potenziali profitti - prosegue Marchionne - sono più grandi in maniera esponenziale rispetto agli attuali guadagni globali di Fca e Gm messi insieme». Il numero uno di Fca parla di 30 miliardi di dollari all’anno in cash, senza specificare come ha ottenuto il calcolo sul margine operativo lordo (Ebitda). «Trenta», sottolinea. Tanti da non far desistere. Anche se «i potenziali partner non mancano - assicura - e potrei vendere o realizzare una fusione con Fca oggi stesso. Sono in tanti ad aver mostrato interesse. Ma io non sono interessato. Perché c’è un accordo migliore».
Fca trova un alleato in Uaw per un possibile merger con Gm (Wsj)


L'a.d. del gruppo vanta un rapporto buono con il presidente del sindacato Usa dell'auto, che potrebbe essere la carta vincente per spingere una fusione con Gm (di cui Uaw è uno dei principali azionisti)

STEFANIA SPATTI
    sole 24 ore  


Ora che Fiat Chrysler Automobiles ha trovato un accordo di principio con il sindacato americano dell'auto sul nuovo contratto di lavoro, il suo amministratore delegato Sergio Marchionne può tornare a concentrarsi sulla ricerca di un partner con cui eventualmente fondersi.
Marchionne sembra scommettere sulla bontà di quella relazione. Anche perché Uaw è uno dei principali azionisti di General Motors, il target su cui Fca punta ma che ha sempre rifiutato le proposte di sedersi a un tavolo per valutare un merger. Uaw, precisa il Wsj, ha una partecipazione in Gm di quasi il 9% e generalmente vota in linea con il consiglio di amministrazione del gruppo guidato da Mary Barra. Il sindacato dunque potrebbe schierarsi contro un'ipotetica azione ostile di Fca. Tuttavia Uaw potrebbe farsi convincere della necessità di un consolidamento nel settore delle quattro ruote, che per Marchionne eviterebbe di sprecare miliardi di dollari di capitali.
L'idea è che la leadership di Gm possa farsi influenzare, così come successo quando quest'anno gli azionisti sono riusciti a convincere il gruppo ad accelerare il piano di riacquisto di titoli propri per 5 miliardi di dollari. E Williams potrebbe iniziare a premere su Gm per un merger con Fca forse già questo mese, quando Uaw negozierà il contratto di lavoro proprio con la più grande delle "Big Three" di Detroit.
Ci sono voci molto insistenti secondo le quali la possibile alleanza tra Fca e Gm, verrebbe vista di buon occhio, e dunque sostenuta, anche da Warren Buffet, il terzo uomo più ricco del mondo”. A sostenere questa tesi è Giuseppe Berta, economista della Bocconi e grande esperto del settore dell’automotive, che aggiunge: “Solo in questo modo si spiegherebbe tra l’altro, l’insistenza con cui Sergio Marchionne continui a lavorare per una fusione tra i due grandi marchi dell’auto, nonostante i rifiuti e le smentite che arrivano costantemente dai vertici manageriali della Gm”. Come a dire dunque, che il numero di Fca avrebbe le spalle “finanziarie” ben coperte, per un’operazione che sarebbe di portata storica per il settore automobilistico mondiale. Ma l’interessamento di Buffet, che può contare su un patrimonio stimato in circa 73 miliardi di dollari, non sarebbe però l’unica motivazione a sostenere la tenacia con cui da mesi Marchionne spinge per un accordo tra Fca e Gm.


C’è da considerare infatti – continua Berta – che General Motors conta un azionariato diffuso che potrebbe essere fortemente influenzato verso una possibile alleanza”. Cosa che non accade invece al management dell’azienda, preoccupato ovviamente, che una possibile fusione possa portare ad una propria defenestrazione. “Differenza questa fondamentale ad esempio con Ford – spiega Berta – dove a comandare è ancora la famiglia e dunque accordi di questo tipo potrebbero risultare ben più complicati”. E a giocare a favore di Marchionne, proprio nell’influenzare positivamente l’azionariato di Gm, potrebbero esserci anche alcuni hedge fund americani, anch’essi pare molto interessati ad un eventuale accorpamento dei due marchi automobilistici. Un ulteriore fattore questo che sembra dunque spingere nella direzione auspicata dal numero uno di Fca. Quest’ultimo poi, proprio in ragione delle cose dette finora, vede chiara la possibilità che una futura nuova società, che nascesse su suo impulso dalla fusione di Fca e Gm, non potrebbe che essere governata da lui stesso.

Una motivazione questa non da poco – sottolinea Berta – visto che una cosa di questo tipo non sarebbe mai potuta accadere con altri big dell’auto, come ad esempio la già citata Ford, oppure la Volkswagen, della quale si era pure parlato qualche tempo fa, come possibile partner di una nuova avventura imprenditoriale”. E come se già non bastassero le ragioni finora elencate per spiegare la predilezione del manager in pullover per Gm, a favorire un possibile disegno di fusione con Fca, ci sarebbe anche l’attuale clima politico degli Stati Uniti. “Obama e il suo governo hanno dato forte impulso ai progetti di Marchionne – fa notare Berta -. In questo contesto è ovvio che anche una possibile iniziativa di fusione con Gm verrebbe, se non favorita, di certo non ostacolata. L’arrivo invece a Washington di un presidente repubblicano potrebbe completamente cambiare le carte in tavola”.

E considerando che le elezioni Usa si avvicinano sempre di più, il tempo a disposizione per Marchionne sembra essere limitato. Se vorrà dunque condurre in porto il suo programma di accorpamento con Gm dovrà sfruttare al massimo la buona stella di questo periodo, nel quale tra l’altro può contare anche sui buoni risultati ottenuti da Fca sul mercato italiano, dove ad agosto cresce del 12,7%, un valore superiore anche a quello complessivo pari al 10,6%. 

Nessun commento:

Posta un commento