giovedì 18 settembre 2014

pc 18 settembre - "Il patto educativo" di Renzi: un piano classista di smantellamento della scuola pubblica

Il “Patto educativo”, presentato in un video di tre minuti e 47 secondi, al tempo di Renzi.  

Il 29 agosto il Consiglio dei Ministri avrebbe dovuto avere tra i punti all’ordine del giorno la discussione sulla scuola. Per giorni anticipazioni giornalistiche, annunci, dichiarazioni e smentite reciproche del sottosegretario Reggi e del Ministro Giannini hanno tenuto banco, tenendo per mesi in uno stato di incertezza centinaia di migliaia di insegnanti e Ata precari e non. Di per sé già, questi, sono fatti gravi: sia perché viene, ancora una volta, stracciato ogni simulacro “democratico”, sia perché la vita stessa di studenti, lavoratori della scuola può tranquillamente venire stravolta dall’oggi al domani. I giornali hanno titolato, alternativamente, “Riforma” e “Rivoluzione” a proposito dell’intervento dell’attuale governo sulla scuola. Intervento presentato il 3 settembre con un video da Renzi su 'passodopopasso' e con un documento on line di 136 pagine. Sparito dalla scena l’attuale Ministro. La presentazione di Renzi è stato all’insegna di un misto di “allergia” per le “solite”, puntuali riforme d’inizio anno scolastico e “urgenza del fare” che lo contraddistingue, lasciando sullo sfondo anzi facendo sparire del tutto la realtà concreta con i mille problemi che i ministri degli ultimi governi succedutesi, sempre con la stessa logica di fondo, hanno creato. Come, d’altra parte, le “proposte” del governo Renzi, produrranno nuove discriminazioni.
Infatti, con le Linee guida presentate dal Governo Renzi, oltre centomila docenti abilitati, inseriti nella seconda fascia di istituto, resterebbero fuori dalle Graduatorie ad esaurimento (Gae) e di fatto esclusi dal piano di stabilizzazione post 2015 previsto dal Governo. Vengono utilizzati slogan, frasi fatte per, in realtà, rendere definitivamente applicate l’autonomia scolastica, il progetto Aprea, le tre "I" di morattiana memoria. Il metodo è quello delle approssimazioni successive, della ripetizione per “convincere”, far divenire senso comune. A problemi veri, molteplici si danno false soluzioni e risposte, con evidenti “contraddizioni”. Andiamo con ordine.
La presentazione di Renzi del rapporto “La buona scuola-Facciamo crescere il paese” mette al centro il nucleo essenziale: “Vi propongo un patto, un patto educativo, non l’ennesima riforma, non il solito discorso che propongono tutti i politici… Noi diciamo basta ai precari e alla “supplentite”, ma ci vuole anche il coraggio di dire che si devono giudicare gli insegnanti e che gli scatti di stipendio devono essere sulla base del merito e non dell’anzianità”; cioè il baratto - un ricatto vero e proprio, un altro “patto intergenerazionale”: togliere ai “vecchi”, per illudere di dare qualche briciola ai giovani -tra diritti e l’assunzione di quasi 150.000 precari a settembre 2015… perché la scuola diventi buona. In realtà, un concentrato di triplo attacco di classe, genere e generazionale. Infatti, non si fa mai riferimento al personale ATA, si prospetta un rafforzamento dell’alternanza scuola-lavoro per gli studenti e per le lavoratrici - la stragrande maggioranza nella scuola - si prospetta una vita veramente dura e una più probabile espulsione dal mondo del lavoro.
L’indice delle linee programmatiche sintetizza il “piano”:
1-assumere tutti i docenti di cui la buona scuola ha bisogno; 2- le nuove opportunità per tutti docenti: formazione e carriera nella buona scuola; 3- La vera autonomia: valutazione, trasparenza, apertura, burocrazia zero; 4- Ripensare a ciò che si impara a scuola; 5- Fondata sul lavoro; 6: Le risorse per la buona scuola, pubbliche e private.
Viene, quindi, lanciato “un piano straordinario per l’assunzione di quasi 150.000 insegnanti a settembre 2015: tutti i precari storici delle graduatorie ad esaurimento, così come tutti i vincitori ed idonei dell’ultimo concorso”; nello stesso tempo viene bandito un nuovo concorso “... per permettere ad altri 40.000 abilitati all’insegnamento di entrare in carriera”.
Nelle dichiarazioni lo scopo è ripristinare le modalità di accesso al pubblico impiego previste dalla legge e “rinverdire” l’età media degli insegnanti tra il 2016 e il 2019. La contropartita è l’abolizione degli scatti stipendiali legati all’anzianità di servizio, introducendo il “merito”: …”un sistema in cui la retribuzione valorizzi l’ impegno di ogni insegnante e il suo contributo per il miglioramento della propria scuola”. Introducendo una concezione di scuola in competizione con le altre, una visione del mondo “particolaristica”, medioevale, di bottega. Assumere tutti i docenti di cui la scuola ha bisogno significa ridurre gli alunni per classe - aumentano gli studenti, ma il numero degli insegnanti rimane uguale, secondo alcuni calcoli ci sarebbe bisogno di almeno tremila classi in più, il che comporta maggiore rischio di dispersione scolastica che va ad alimentare la popolazione giovanile “neet” soprattutto in questa fase di profonda crisi economica - alla faccia dell’ “attenzione” per i giovani dichiarata in tanti passaggi. Naturalmente, si peggiorano ulteriormente le condizioni di sicurezza nelle scuole e si aumenta lo stress psico-fisico per quanti nelle scuole lavorano; garantire il sostegno adeguato agli alunni diversamente abili; ripristinare le ore tagliate con la riforma Gelmini, in primis le ore di laboratorio - non certo i proclami di scuole “aperte” al territorio 24h con idee fumose, molte delle quali, leggendo con attenzione il Rapporto Renzi, sono legate agli affitti per attività varie (palestre, corsi etc) che già sono ampiamente diffuse.
In merito al “rinverdimento” dell’età media degli insegnanti: l’unico modo è consentire di andare in pensione, a partire dai circa 9.000 quota 96 che avevano maturato già il diritto di andare in pensione nel 2012 e per un “errore tecnico” della riforma Fornero sono ancora al lavoro in balia di “aperture”, possibili soluzioni al problema.
Naturalmente, viene ripresa l’autonomia scolastica: “che significa essenzialmente due cose: anzitutto valutazione dei suoi risultati per poter predisporre un piano di miglio­ramento. E poi la possibilità di schierare la “squadra” con cui giocare la partita dell’istruzione, ossia chiamare a scuo­la, all’interno di un perimetro territoriale definito e nel rispetto della continuità di­dattica, i docenti che riterrà più adatti per portare avanti il proprio piano dell’offerta formativa. Tutto ciò richiederà docenti continua­mente formati all’innovazione didattica". Detto in soldoni: saranno presidi e una ristretta schiera a decidere delle sorti degli insegnanti di una scuola: ricattabili, con clientelismo dilagante. Altro che buona scuola!
 “La scuola - prosegue il piano Renzi - deve diventare poi la vera ri­sposta strutturale alla disoccupazione giovanile, e l’avamposto del rilancio del Made in Italy. La soluzione sta nel raffor­zare due meccanismi fondanti del nostro sistema, decisamente indeboliti negli ulti­mi anni: da una parte, raccordare più stret­tamente scopi e metodi della scuola con il mondo del lavoro e dell’impresa, muo­vendosi verso una via italiana al sistema duale; dall’altra, affiancare al sapere il saper fare, partendo dai laboratori, per­ché permette ai ragazzi di sperimentare e progettare con le proprie mani è il modo migliore per dimostrare che crediamo nelle loro capacità.” Visto che le attività di laboratorio sono state fortemente tagliate dalla Gelmini, invece di essere potenziate, la logica conseguenza diventa l’alternanza scuola-lavoro, cioè manodopera gratis alle aziende, che verranno finanziate direttamente e indirettamente con il sistema di detrazioni fiscali, se non finanziate direttamente come agenzie formative. Ma, naturalmente, è l’aspetto ideologico di inquadramento dei giovani che è quello più pesante.
Anche qui, naturalmente, si approfondisce la differenza di classe perché gli studenti dei tecnici e professionali saranno obbligati all’alternanza scuola-lavoro - ben 200 ore obbligatorie all’anno - con la new entry di diventare produttori di beni che possono essere messi sul mercato (in parte già possibile, ma in altro contesto, negli istituti di Agraria). “Lo offriamo a tutti gli innovatori d’Italia”: un ammonimento non tanto velato: chi critica o, peggio, si oppone è un conservatore, non troppo tollerato. Anche se demagogicamente viene promessa un’ampia consultazione (dal 15 settembre a novembre )”... trasparente, pubblica, diffusa, online e offline..” Fin qui l’introduzione- dal titolo all’ Italia serve la buona scuola… tutto il documento trasuda di nazionalismo Il rapporto entra, poi, nel merito dei singoli punti, corredate con tabelle e schede di approfondimento, partendo, appunto, dall’ assunzione degli insegnanti: non ci si limita a definire quanti posti siano vacanti e disponibili per la stabilizzazione, ma si introduce la nozione di organico funzionale e delle reti di scuole con lo scopo di: “... ampliare l’offerta formativa e svolgere le tante attività didattiche complementari alle lezioni in classe..”;”...abolire le supplenze annuali... e contemporaneamente istituire un contingente stabile di docenti per coprire, tra le altre esigenze, la maggior parte delle supplenze brevi”; “chiudere una volta per tutte la questione del precariato storico della scuola italiana...” “Fuori e dentro la classe, cosa faranno questi nuovi docenti””..Tutti insieme costituiranno il futuro organico di diritto, ma alcuni copriranno posti attualmente scoperti, altri ricopriranno una posizione funzionale che consentirà di potenziare l'offerta formativa..”. Vengono calcolate circa 50.000 cattedre scoperte; 18.800 di iscritti Gae afferenti alle materie di musica, storia dell’arte e sport dovrebbero rafforzare l’offerta formativa “su questi tre fronti importanti”; circa 60.000 iscritti alle GAE di scuola dell’ Infanzia e primaria saranno utilizzati come organico funzionale di questi cicli. 20.000 saranno assunti come organico funzionale nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Organico funzionale che dovrebbe servire: per eliminare le supplenze brevi; potenziare l’offerta formativa; curare le eccellenze; ampliare tempo pieno; predisporre materiale didattico, intervenire sulla dispersione scolastica.. Siccome, però, bontà loro “ci sarà un limite alla mobilità geografica anche de­gli organici dell’autonomia “ e allora introduciamo un po’ di sana flessibilità…“In questi casi potrebbe non bastare neppure dare alle scuole piena autonomia e rimuovere ogni rigidità oraria, assicu­rando così che il dirigente sco­lastico, a fronte di un suo do­cente assente per dieci giorni, potrà – ad esempio – orga­nizzare differentemente le le­zioni con il personale che ha a disposizione, prevedere un potenziamento di ore in altre discipline, ovvero in questi casi potrebbe non ba­stare neppure fare attività di laboratorio o altre attività extra-curricolari, nonché or­ganizzare l’orario scolastico in modo flessibile”. Gli iscritti in terza fascia sono semplicemente destinati a sparire, perché tanto molti di loro hanno pochissimi punti (sic!), cioè hanno lavorato poco nella scuola, quindi non si possono certo definire precari!
Se ci si illude, poi, che i circa 150.000 iscritti in GAE saranno tutti automaticamente assunti, ci si sbaglia. Infatti, al punto 1.3 (Gli abbinamenti necessari. A quali condizioni può funzionare il piano) si parte da un numero irrisorio di iscritti alla GAE per materie non più in curricolo e/o per gli iscritti in province in cui non ci sia bisogno di assunzioni per “allargare” la mobilità territoriale e le classi di concorso e, quindi, si procederà all’analisi del profilo dei circa 150.000 iscritti GAE entro il 31 dicembre 2014 (sic!). Entro quella data sia gli iscritti GAE che i vincitori e gli idonei del concorso 2012 “confermeranno espressamente... la loro intenzione di essere assunti a partire dal 1° settembre 2015 (se non è una presa in giro questa!). Nel caso, poi, un certo numero di iscritti in GAE non fosse più disponibile per essere stabilizzato nella scuola pubblica, si potrebbero ripescare i laureati Scienze della formazione vecchio ordinamento e i “congelati”SISS- in questo modo viene catturata l’attenzione di diversi gruppi di precari con specificità peculiari. Ma, comunque, una parte degli insegnanti di ruolo potrà chiedere di far parte dell’organico funzionale: Subito dopo il capitolo concorso che sarà bandito nella primavera 2015 per 40.000 posti per far fronte ai pensionamenti (circa 13.000-14.000 all’anno) e coprire il fabbisogno del triennio 2016/2019. Fondamentalmente servirebbe a “sanare” parzialmente la grande pletora di laureati in Scienze della formazione primaria (vecchio ordinamento); diplomati magistrali; congelati SISS; abilitati PAS; abilitati TFA I ciclo e II ciclo. Complessivamente quasi 200.000.
 Quanto costerà l’assunzione di 148.100 nuovi insegnanti? Si parla di una previsione di circa 3 miliardi di euro -1 miliardo nel 2015 - ma nulla sulle fonti da cui attingere. Al punto 1.6 forse emerge una delle principali preoccupazione di Renzi, il titolo infatti recita: Un segnale forte per l’Europa se anche la Corte di Giustizia europea si interessa dei docenti italiani, con l’esplicito riferimento alla procedura d’infrazione per la non corretta applicazione della direttiva 1990/70/CE relativa alla reiterazione dei contratti a tempo determinato. Per il futuro si prevedono cambiamenti nell’abilitazione: direttamente con il percorso universitario e con un semestre di tirocinio presso una scuola-seguiti dal mentor - valutato dal mentor e dal preside.
 LE VERE INTENZIONI DI RENZI In parte le troviamo nel capitolo 2: Le nuove opportunità per tutti i docenti: formazione e carriera nella buona scuola, “un piano di assunzione straordinario e un nuovo concorso possono funzionare solo a condizione di introdurre nella scuola più dinamismo e regole nuove..”.
Non si è concluso ancora del tutto il concorso indetto da Profumo, con modalità inaccettabili, e la solita guerra tra poveri che già parlano di nuovo concorso. Formazione in servizio e merito sono le parole chiave. “Non è un lavoro facile, o rapido. Per farlo, un gruppo di lavoro dedicato e composto da esperti del settore lavorerà per un pe­riodo di tre mesi per formulare il quadro italiano di compe­tenze dei docenti nei diversi stadi della loro carriera, in modo che essi siano pienamen­te efficaci nella didattica e ca­paci di adattarsi alle mutevoli necessità degli studenti in un mondo di rapidi cambiamenti sociali, culturali, economici e tecnologici.”
Siccome le attuali proposte di aggiornamento risultano poco efficaci o vengono sentiti come un obbligo burocratico ecco allora la soluzione: “Anzitutto, aggiornando lo scopo – e quindi i contenuti – della formazione in servizio. Che deve diventare lo strumen­to che permette di qualificare la professionalità dei docenti alla luce delle possibilità di car­riera introdotte dal nuovo contratto. Al docente va offerta l’opportunità di: continuare a riflettere in maniera sistema­tica sulle pratiche didattiche; di intraprendere ricerche; di valutare l’efficacia delle prati­che educative e se necessario modificarle; di valutare le pro­prie esigenze in materia di for­mazione; di lavorare in stretta collaborazione con i colleghi, i genitori, il territorio. ”Quindi per migliorare l’aggiornamento si…modifica il contratto con:” il ruolo cruciale ricono­sciuto, all’interno della singola scuola, agli “innovatori na­turali”, che dovranno avere la possibilità di concentrarsi sulla formazione, e che saranno pre­miati con una quota dei fondi per il miglioramento dell’offerta formativa che verrebbe vincola­ta all’innovazione didattica e alla capacità di miglioramento, valutata annualmente.
”Se non ci fosse da piangere verrebbe da ridere: “innovatori naturali” risulta veramente esilarante “L’attuazio­ne di una didattica integrata, moderna e per competenze si basa sulla necessità di offrire ai docenti gli strumenti necessari per sostenerli nelle loro attività didattiche e progettuali.” IL VERO OBIETTIVO DI RENZI: “Dobbiamo anche far uscire i do­centi dal “grigiore” dei trattamenti in­differenziati… E a cui lo Stato chiede di non accontentarsi delle prospet­tive di carriere fondate sul mero dato dell’anzianità… Per fare questo è necessario ripensare la carriera dei docenti, per introdurre ele­menti di differenziazione basati sul riconoscimento di impegno e meriti, oltre che degli anni trascorsi dall’immissione in ruolo. Occorre quindi, prima di ogni altra cosa, un nuovo status giuridico dei docenti, che consenta incentivi economici basati sulla qualità della didattica, la formazione in ser­vizio, il lavoro svolto per sviluppare e migliorare il progetto formativo della propria scuola. “Anzitutto, per quanto riguarda le attività individuali dei do­centi, a parità di orario, per re­alizzare un reale potenziamen­to dell’attività didattica, sarà prevista la creazione di ban­che ore con le ore che ciascun docente “guadagna” (e che così “restituirà” alla scuola) nelle giornate di sospensione didattica deliberate ad inizio anno dal Consiglio d’istituto nell’ambito della propria au­tonomia. Di fatto, pochissime ore l’anno (indicaticativamen­te 8/10) per ciascuno docente, ma che costituiscono un “pa­trimonio” estremamente utile per la scuola. Inoltre, tutte le attività svol­te dai docenti, sia individuali sia collegiali, contribuiranno al riconoscimento di crediti didattici, formativi e profes­sionali, per sostenere la scuo­la nel suo processo di migliora­mento. Tale sistema di crediti, docu­mentabili, valutabili, certifica­bili e trasparenti avranno un “peso” diverso, e saranno lega­ti al lavoro che i docenti svolge­ranno rispettivamente in ter­mini di (1) miglioramento della didattica, ma anche di (2) pro­pria qualificazione professiona­le attraverso la formazione, e di (3) partecipazione al progetto di miglioramento della scuola non sarà un sistema fat­to di sole procedure for­mali e certificati. Perché ci sarà spazio per una valutazione anche quali­tativa interna alla singo­la scuola. Tutti i crediti didattici, formativi, e professionali faranno parte del portfolio del docente, che sarà in formato elettronico, certificato e pubblico. La progressione di carriera si articolerà in un riconoscimento e in una valorizzazione delle competenze acquisite, e dell’attività svolta per il miglioramento della scuola. Il portfolio del docente è vagliato dal Nucleo di Valutazione interno di ogni scuola, a cui partecipa anche un membro esterno. Il nuovo sistema di progres­sione di carriera (e quindi di retribuzione) dei docenti della scuola italiana non si fonderà più soltanto sull’anzianità, ma soprattutto sull’impe­gno e sul contributo dei do­centi al miglioramento della scuola in cui lavorano. Come funzionerà in con­creto? Ad ogni docente sarà ricono­sciuto, come già avviene oggi, uno stipendio base. Questo stipendio base potrà esse­re integrato nel corso degli anni in due modi, comple­mentari e cumulabili: 1. il primo modo sarà strut­turale e stabile, grazie a scatti di retribuzione perio­dici (ogni 3 anni) – chiama­ti “scatti di competenza” – legati all’impegno e alla qualità del proprio lavoro; 2. il secondo modo sarà ac­cessorio e variabile, gra­zie a una retribuzione (ogni anno) per lo svolgimento di ore e attività aggiunti­ve ovvero progetti legati alle funzioni obiettivo o per competenze specifi­che (BES, Valutazione, POF, Orientamento, Innovazio­ne Tecnologica). Periodicamente, ogni 3 anni, due terzi (66%) di tutti i do­centi di ogni scuola (o rete di scuole) avranno diritto ad uno scatto di retribuzione. Si tratterà del 66% di quei docenti della singola scuola (o della singola rete di scuo­le) che avranno maturato più crediti nel triennio pre­cedente In un colpo solo si modifica lo stato giuridico degli insegnanti, si vorrebbe modificare nel profondo, soprattutto sotto il profilo degli organi collegiali che, pur in parte svuotati negli anni del ruolo originario, richiamano alla partecipazione democratica nella scuola, ma lo stesso regime meritocratico, comunque, influirebbe sulla vita interna, nelle relazioni non più lavoratori alla pari, ma, appunto differenziati; si interviene direttamente sugli stipendi.
A scanso di equivoci anche i cosidetti bravi insegnanti perderanno economicamente, rispetto agli attuali scatti di anzianità-anche questi bloccati da anni. GUERRA TRA POVERI Dal 1° settembre 2015 si procederà all’eliminazione degli scatti stipendiali automatici attraverso un sistema transitorio di progressivo passaggio al nuovo meccanismo basato sulla maturazione dei crediti, sugli scatti delle competenze, e sulla valutazione delle scuole. Le risorse utilizzate per gli scatti di competenza sa­ranno complessivamente le stesse disponibili per gli scatti di anzianità, distri­buite però in modo diffe­rente secondo un sistema che premia l’impegno e le competenze dei docenti. Ciò consente all’operazione di non determinare oneri aggiuntivi a carico dello Stato. La necessità di attendere tre anni, dalla partenza del nuovo sistema, per il primo incremen­to stipendiale permetterà di recuperare risorse – utilizzabili anche per una stabilizzazione del fondo di Miglioramento dell’Offerta Formativa (MOF) (Come al solito, i lavoratori della scuola sono i primi finanziatori delle “riforme”della scuola: in termini economici, di tagli di posti di lavoro, di aumento dei carichi di lavoro, di peggioramento delle condizioni generali di lavoro..)
Infine, anche per il personale ATA sarà rivisitato il mecca­nismo di valorizzazione della carriera. (evidentemente il personale ATA appartiene ai paria, visto che non viene, tranne che in questo breve accenno, mai citato).  Il docente mentor è scelto dal Nucleo di Valutazione interno, tra i docenti che per tre trienni consecutivi hanno avuto uno scatto di competenza, ma perché permetterà di mi­gliorare le scuole di tutta Italia, dal momento che favo­rirà una mobilità “orizzontale” positiva. I docenti mediamente bra­vi, infatti, per avere più pos­sibilità di maturare lo scatto, potrebbero volersi sposta­re in scuole dove la media dei crediti maturati dai docenti è relativamente bassa e quindi verso scuole dove la qualità dell’insegnamento è media­mente meno buona, aiutan­dole così ad invertire la ten­denza.
E MENO MALE CHE VOGLIONO LA STABILIZZAZIONE PER GARANTIRE AGLI STUDENTI LA CONTINUITA’ DIDATTICA E LIBERARE LE ENERGIE DEI PRECARI CHE CON LA STABILIZZAZIONE POTRANNO DEDICARE TUTTE LE LORO ENERGIE NELL’ATTIVITA’ DIDATTICA!
Inoltre, ai cosidetti mentor Autonomia SIGNIFICA ANZITUTTO RISORSE. MA VUOL DIRE ALMENO ALTRE 4 COSE importanti. Non c’è vera autonomia senza responsabilità. E non c’è responsabilità senza valutazione. Per vivere e crescere nell’autonomia responsa­bile, ogni scuola deve po­ter schierare la miglior squadra possibile. Autonomia significa buo­na governance della scuo­la. I dirigenti scolastici….. Potranno scegliere tra i do­centi coloro che coordinano le attività di innovazione didattica, la valutazione o l’orientamento e premiar­ne, anche economicamente, l’impegno. Infine autonomia è il con­trario di autoreferenzia­lità….. connettendo le scuole al mondo, attraver­so uno sforzo che coinvol­ga pubblico e privato per garantire alle nostre scuo­le un accesso più diffuso e capillare a internet. E poi collegando le stesse scuo­le al territorio circostante. il SISTEMA NAZIONALE dI VALUTAZIONE sarà operativo dal prossimo anno scolastico per tutte le scuole pubbliche, statali e paritarie. Servirà la­vorare per dare alle scuole pari­tarie (valutate positivamente) maggiore certezza sulle risorse loro destinate, nonché garanzia di procedure semplificate per la loro assegnazione. (cioè, invece di eliminare i finanziamenti per la scuola pubblica si consolidano i finanziamenti alle scuole paritarie) la trasparenza per capire e amministrare la scuola il registro nazionale dei docenti della scuola sarà lo strumento che ogni scuola (o rete di scuole) utilizzerà per individuare i docenti che meglio rispondono al proprio piano di miglioramento le risorse perla buona scuola, pubbliche e private la buona governance: "Dobbiamo mettere la scuola nelle condizioni di cambiare rotta". Per farlo, il timoniere è essenziale: al dirigente scolastico va data la possibilità di organizzare meglio il lavoro all’interno della scuola, di guidare il piano di miglioramento. Per innescare processi di mi­glioramento e attrarre docen­ti entusiasti e motivati dalle prospettive di carriera è inoltre necessario stabilire un serio sistema di incentivi di natura reputazionale ma anche eco­nomica. Una valutazione seria consen­te anche di fare in modo che i docenti con più energie e abili­tà sfidino con il territorio e con gli altri attori sociali dell’area vasta che sostiene l’istituto. Reclutamento dei presidi: un nuovo corso - concorso della scuola nazionale dell´amministrazione. ora basta REGGENZE! il finanziamento per l’offer­ta formativa (a partire dal MOF, vedi Capitolo 6) sarà in parte legato all’esito del piano di miglioramento sca­turito dal processo di valu­tazione. • Il livello di miglioramento raggiunto dall’istituto in­fluenzerà in maniera pre­miale la retribuzione dei di­rigenti. il SISTEMA NAZIONALE DI VALUTAZIONE sarà operativo dal prossimo anno scolastico per tutte le scuole pubbliche, statali e paritarie. Nel concreto, i nuovi organi di governo della scuola potrebbe­ro essere: il consiglio dell’Istituzio­ne scolastica; il dirigente scolastico; il consiglio dei docenti; il nucleo di valutazione. Naturalmente, non è neutrale il cambiamento dei termini sblocca scuola per non dimen­ticare le giuste incombenze sul­la sicurezza dell’immobile della scuola su cui non ha nessuna possibilità di intervento diretto – cioè i dirigenti scolastici che avranno la piena responsabilità gestionale non avranno responsabilità per la sicurezza nelle scuole. Serve fare, diretta­mente con i dirigenti sco­lastici, i docenti e il perso­nale amministrativo, una ricognizione dettagliata del­le 100 misure più fastidiose, vincolanti e inutili che l’am­ministrazione scolastica ha adottato nel corso dei decen­ni, e abrogarle tutte insieme, con un unico provvedimento “Sblocca Scuola”. (una riedizione del Calderoli pensiero e dei “lacci e lacciuoli”, inoltre lo “Sblocca scuola” diventa il viatico per mettere mano al Testo Unico sulla scuola).
Parlare di scuola aperta significa anche, in un senso più ampio, cominciare a ripensare l’inter­faccia della scuola stessa. Oltre alle mura dell’edificio scolastico, i primi alleati saranno i “la­boratori del territorio”, pub­blici e privati. Vogliamo definire un piano di “Servizio civile per la Buona Scuola”, Questo sistema beneficerà di una collaborazione con il ter­zo settore, tramite un pat­to inter-generazionale e con imprese. Una scuola che include chi ha più bisogno (infatti si taglia il sostegno, si aumenta il numero di alunni per classi, diminuiscono le ore curricolari... ). Digitalizzare per diventare efficienti. diventare efficienti per migliorare la scuola ripensare ciò che si impara a scuola, cultura in corpore sano: musica, storia dell’arte e sport CON LA musica E LA storia dell’arte RIPORTIAMO LA CREATIVITÀ IN CLASSE: Musica nella scuola primaria: due ore a settimana di educazione musicale nelle classi iv e v. Anche lo studio della Storia dell’Arte e Disegno va raffor­zato, soprattutto nel biennio dei licei e degli istituti turisti­ci. 1 ORA A SETTIMANA DI educazione fisica NELLE CLASSI DALLA II ALLA V della scuola primaria. La prossima alfabetizzazione lingue straniere, coding, economia (le tre i di Berlusconi!) fondata sul lavoro... DOBBIAMO RENDERE LA scuola la più efficace politica strutturale a nostra disposizione contro la disoccupazione, rispondendo all´urgenza e dando prospettiva allo stesso tempo. Per farlo, serve raf­forzare l’apprendimento basa­to su esperienze concrete di lavoro. Oggi, per quanto il nu­mero di istituti superiori che organizzano percorsi di Alter­nanza scuola-Lavoro sia in au­mento, sono ancora meno del 9% gli studenti della scuola se­condaria di secondo grado che hanno fatto un’esperienza di alternanza scuola-lavoro. La possibilità di fare percorsi di didattica in realtà lavora­tive aziendali, così come pub­bliche o del no profit, sarà resa sistemica per gli studenti di tutte le scuole secondarie di secondo grado, e chi accoglie i ragazzi dovrà poter vedere in questi percorsi un’opportuni­tà, non un peso. Alternanza obbligatoria Introdurre l’obbligo dell’Alternanza Scuola-Lavoro (ASL) negli ultimi tre anni degli Istituti Tecnici ed estenderlo di un anno nei Professionali, pre­vedendo che il monte ore dei percorsi sia di almeno 200 ore l’anno. Alle ore di alternanza partecipano anche i docenti (compreso ovviamente il nuovo organico funzionale), che dovranno essere formati come tutor dei ragazzi in azienda, e che insieme all’azienda costruiscono il progetto formativo dei ragazzi. Impresa didattica Gli istituti di istruzione superiore, e di istruzione e formazione professio­nale possono commercializzare beni o servizi prodotti o svolgere attività di “impresa Formativa Strumentale”, utilizzando i ricavi per investimen­ti sull’attività didattica. A tale scopo, è necessario incoraggiare l’uso della doppia contabilità, al momento diffusa soprattutto negli gli istituti agrari, a tutti i tipi di scuole e generalizzare la possibilità di produzio­ne in conto terzi. Questo è particolarmente rilevante se consideriamo che sempre più scuole avranno l’opportunità di sviluppare prototipi, ad esempio attraverso la stampa 3D. "Bottega Scuola" definire i principi per disseminare (specialmente al Centro-Sud) espe­rienze di inserimento degli studenti in contesti imprenditoriali legati all’artigianato, al fine di coinvolgere più attivamente anche imprese di minori dimensioni o tramandare i “mestieri d’arte”. Apprendistato sperimentale: diffondere attraverso protocolli ad hoc il programma sperimentale di ap­prendistato negli ultimi due anni della scuola superiore, lanciato nel 2014 in attuazione dell’articolo 8bis del d.l. 104/2013.

Ci sono volute lotte che hanno avuto il merito di cambiamenti epocali nel diritto allo studio, un lavoro tenace per eliminare ogni retaggio di avviamento professionale, un lavoro esemplare per rafforzare la cultura negli Istituti tecnici e istituti professionali, perché non vi fossero studenti di serie B, ma dotati di strumenti critici, ora si torna ancora più indietro alla Bottega Scuola, introducendo anche una concezione razzista per cui queste “esperienze di inserimento” verrebbero favorite al Centro- Sud.
Le prime contestazioni alla Buona scuola di Renzi hanno dimostrato in maniera inequivocabile (vedi l’aggressione delle lavoratrici precarie a Milano alla festa del Pd) che, contrariamente alla propaganda di una consultazione ampia, un dibattito aperto - prima due mesi, ora si parla di un anno - di mera propaganda si tratta.
D’altra parte il metodo scelto che bypassa il normale dibattito parlamentare non ammette dubbi di sorta. Come è inequivocabile che la “buona scuola” è parte integrante delle “riforme” sul lavoro al servizio del capitale e ne rappresenta la vera ragione. L’embrionale lotta che su questo fronte si è avviata deve avere la capacità di unire tutti i precari, senza alcuna distinzione di casi particolari, perché hanno maturato il diritto alla stabilizzazione, non è una sorta di concessione - come vorrebbe far credere Renzi - o, peggio una “sanatoria”. Si tratta di diritti maturati (anche a caro prezzo con i percorsi abilitanti) calpestati per anni che reclamano di essere riconosciuti. Ma deve vedere un fronte unitario dei lavoratori della scuola che hanno visto progressivamente peggiorare le condizioni, e unire tutte le lotte “particolari”.
I fatti dimostrano che ai tagli sia con la Gelmini sia con l’aumento del numero degli alunni per classe, con la riduzione del sostegno, blocchi di contratti, degli scatti stipendiali, furto delle ferie dei precari, riforma Fornero, seguono nuovi e più pesanti attacchi sia al lavoro che al diritto allo studio, per cui le parole d’ordine non possono che essere più diritti: ad essere assunti, a lavorare in condizioni dignitose e non sotto ricatto, ad avere scuole decenti. Le parole d’ordine non possono che essere assunzioni subito e senza condizioni; ritiro della riforma Gelmini; ripristino degli scatti e rinnovi contrattuali…per iniziare.
Abbiamo visto che sempre più vengono “giustificati” i tagli e i peggioramenti, ma per finanziare le missioni militari, grandi opere, grandi eventi. Certo, tanti “criticano” ma già stanno correndo per sedersi al tavolo, e diventano parte del problema di fronte a cui i lavoratori tutti si trovano.
Ma è una sfida che bisogna raccogliere. Perché è chiaro che di una “buona scuola” profondamente classista che si parla.

Giovanna - Milano

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