sabato 2 marzo 2013

pc 2 marzo - bandiere rosse abbrunate per Ciro, Claudio, Francesco...




"Ne hanno ammazzato un altro" "che si aspettano la rivoluzione?"


"Stiamo facendo un funerale al mese, ma che si aspettano? La rivoluzione"
"Pensano a Grillo e Barsani, ma il governo si è accorto di quello che sta succedendo qui?"
"il sindacoStefano e il presidente della provincia Florido: gli intercettati siedono in prima fila"
"Non sfilate davanti alle telecamere, siete complici degli assassini"
"siamo blindati. Ci marcano a uomo. Ma lo hai mai visto un funerale militarizzato?"
"Ne hanno ammazzato un altro. Lo spiegassero a quella povera ragazza che ora deve fare da madre e da padre"
"nemmeno lo sai quanti ne ho visti morire. Venticinque anni mi sono fatto all'altoforno. Per che cosa? Per i soldi del padrone"...


Avremmo voluto che queste e tante altre parole dette ieri dai compagni di Ciro Moccia, dagli operai dell'Ilva fossero state gridate, e da tutti gli operai che erano al funerale.
Avremmo voluto che Stefano, Florido, lo stesso prefetto, che quando è morto Claudio Marsella non ha ricevuto neanche gli operai del Mof che chiedevano un suo intervento per la sicurezza nel reparto, fossero stati cacciati.
Avremmo voluto vedere anche tante bandiere rosse portate dagli operai a salutare Ciro; perchè le bandiere rosse, che, purtroppo, da tanto, troppo tempo non si vedono anche nelle lotte, esprimono da sempre il sangue, lo sfruttamento, degli operai, ma anche la lotta, l'unità, la dignità degli operai; avrebbero rappresentato un grido di ribellione e di forza degli operai, che avrebbe fatto impallidire uno Stato che in questi mesi all'Ilva sa essere presente solo con lo schieramento di carabinieri, polizia, digos, in fabbrica come ad un funerale.

E vorremmo che queste parole fossero nei prossimi giorni gridate e impugnate all'Ilva, per rendere concreta con la lotta il "Basta morti", "Mai più", per onorare Ciro, come Claudio, Francesco, come tutti gli altri nostri operai che sono morti, assassinati da Riva!

Questa in corso, lo andiamo dicendo da mesi, è una guerra portata avanti da Riva/Ferrante, governo, Stato dei padroni.contro i lavoratori, a cui i lavoratori devono rispondere facendo la loro "guerra" per la difesa della vita, del lavoro, della salute, della dignità, della giustizia.
Come abbiamo scritto ieri: "...l'infortunio è avvenuto proprio in una zona dove sono in corso i lavori di rifacimento previsti dall'Aia, dove tra l'altro, almeno su carta, vige sempre il sequestro dell'area - quindi sotto l'attenzione della Procura. Il governo poi ha nominato dei garanti dell'attuazione dell'Aia che, teoricamente, dovrebbero stare in Ilva per controllare se i lavori rispettano le prescrizioni, i tempi dell'Aia.
Ma, di fatto, più dovrebbero essere i controllori e meno ci sono i controlli, anche quelli più banali, tanto che si muore per una lamiera non ancorata bene e che ha ceduto, e dove probabilmente doveva essere impedito l'accesso...!! Se per i lavori di messa a norma, appena iniziati, già c'è stato un infortunio mortale, che cosa ci dobbiamo aspettare per i rifacimenti e la messa in sicurezza di tutti gli altri impianti?!...".

3 operai, nostri compagni, morti in quattro mesi è oltre ogni situazione di fabbrica a rischio! Non si può lavorare sapendo che oggi o domani ti possono uccidere!
Attualmente, però, la lotta è ancora inadeguata a ciò che è necessario in una fabbrica in cui viene calpestato ogni diritto!
Questa guerra bisogna farla organizzati, compatti, determinati, passando dalle parole ai fatti. Lo Slai cobas per il sindacato di classe la vuole fare! Ora tocca agli operai!

pc 2 marzo - Grillo «un’organizzazione settario-aziendale» (la Casaleggio&Associati) per deviare energie di protesta e rivolta e porle al servizio del capitale


Per Wu Ming il movimento 5 stelle ha inquadrato le energie potenziali di una rivolta contro l’austerità in una gabbia discorsiva che fa la parodia del conflitto politico, lasciandolo amministrare da «un’organizzazione settario-aziendale» (la Casaleggio&Associati) e dalla guida simbolica di Beppe Grillo.

http://www.wumingfoundation.com/giap

[Quest'intervista a cura di Roberto Ciccarelli, che ringraziamo, appare oggi a tutta pagina su «Il manifesto». Più chiari e diretti di così non riusciamo a essere, è la sintesi di tutto quel che pensiamo del M5S e della sua relazione con la crisi/assenza dei movimenti. Non abbiamo il tempo e le energie per tradurla in altre lingue, se ci sono volontari, si facciano avanti senza remore.]

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Quella di Grillo è una strategia diversiva. Serve a spingere l’«indignazione», tanto celebrata nelle acampade spagnole o negli occupy americani, lontano dalle piazze italiane. Più la crisi diventa feroce e più le scariche di risentimento vengono fatte confluire in un comodo format, quello del blog del Capo dei Cinque Stelle che solletica il giustizialismo giacobino contro la «casta» e le sue maschere. Per Wu Ming, il collettivo dei cinque scrittori autori di Q, (come Luther Blissett), 54 e Altai,il movimento 5 stelle ha inquadrato le energie potenziali di una rivolta contro l’austerità in una gabbia discorsiva che fa la parodia del conflitto politico, lasciandolo amministrare da «un’organizzazione settario-aziendale» (la Casaleggio&Associati) e dalla guida simbolica di Beppe Grillo. Per loro i l radicalismo pentastellato «amministra la mancanza di movimenti radicali in Italia». La tesi esposta con determinazione in un articolo sul sito di Internazionale, è stata ampliata su «Giap», l’influente blog dei Wu Ming, interrompendo il silenzio attonito dei movimenti che hanno attraversato l’ultimo decennio, da Genova alle campagne sui beni comuni.

Voi dite che Grillo non è un incendiario ma un pompiere, perché pratica la sistematica occupazione dello spazio discorsivo dei movimenti: la No-Tav, l’acqua bene comune, la scuola e l’università, il reddito. E lo ricolloca in una cornice che definite di «destra». Potete spiegare che cosa significa?

La nascita del grillismo è una conseguenza della crisi dei movimenti altermondialisti di inizio decennio. Man mano che quel fiume si prosciugava, il grillismo iniziava a scorrere nel vecchio letto. Nei primi anni, i liquidi erano ancora «misti», e questo ha impedito di vedere cosa si agitava nel miscuglio, oltre ad attenuare certe puzze. In seguito, la crescita tumultuosa del M5S è divenuta a sua volta una causa – o almeno una concausa importante – dell’assenza di movimenti radicali in Italia, per via della sistematica «cattura» delle istanze delle lotte territoriali, soprattutto di quelle più «fotogeniche». Non c’è lotta «civica» su cui il M5S non abbia messo il cappello, descrivendosi come suo unico protagonista. Temi, rivendicazioni e parole d’ordine sono stati cooptati e rideclinati in un discorso confusionista e classicamente «né-né», cioè che si presenta come oltre la destra e oltre la sinistra. È un discorso che accumula sempre più contraddizioni, perché mette insieme ultraliberismo e difesa dei beni comuni, retorica della democrazia diretta e grillocentrico «principio del capo», appoggio ai No Tav che fanno disobbedienza civile e legalitarismo spicciolo che confonde l’etica col non avere condanne giudiziarie. Quest’ultimo aspetto era già evidente al primo V Day, quando dal palco Grillo accomunò Daniele Farina del Leoncavallo a gente in odore di mafia, solo perché anche lui aveva «condanne». Già tutto questo tanfa di cultura di destra, ma a essere destrorso è innanzitutto il racconto dell’Italia che fa Grillo.

Ecco, qual è il racconto di Grillo?

C’è un «Popolo onesto» (dato per indiviso al suo interno, niente classi, niente interessi contrapposti) e c’è una «Casta corrotta» descritta come esterna al «Popolo». Per risolvere i problemi dell’Italia, bisogna eleggere «le persone oneste», che non prenderanno «decisioni di destra» o «decisioni di sinistra»: prenderanno le decisioni «giuste». In questo, la retorica del grillismo è affine a quella del tanto odiato governo Monti: le questioni sono tecniche, non politiche. E’ un frame semplicistico e consolatorio, che rimuove le contraddizioni, non tocca le cause della crisi e offre nemici facili da riconoscere.

Ma perché il M5S oggi riscuote un enorme consenso anche presso persone di sinistra e attivisti dei movimenti precedenti?

Se Grillo e Casaleggio sono riusciti a fare questo, è perché i movimenti non hanno saputo trovare vie d’uscita dalla crisi che li ha colpiti una decina d’anni fa, non c’è stato un lavoro riorganizzativo, e i cicli di lotte che si sono susseguiti non hanno radicato senso comune. Grillo personifica il fallimento dei movimenti, è principalmente su questo che dobbiamo interrogarci. Il fatto che molte persone di sinistra anche radicale (addirittura protagonisti dei precedenti cicli di lotte) abbiano scelto Grillo «perché non c’è altro» è comprensibile, non è con loro che ce l’abbiamo, ma siamo convinti che il M5S sia una falsa soluzione, e il «non c’è altro» sia una conseguenza della «cattura» che dicevamo: se a ogni movimento viene sovrapposta la faccia di Grillo, è inevitabile avere l’impressione che si muova solo lui. Va spezzato l’incantesimo e, allo stesso tempo, bisogna avviare un duro lavoro di ricostruzione.

Parlavate dei No Tav. Il 23 marzo tutti i parlamentari M5S andranno in val susa a manifestare contro la tav, un segnale forte, il movimento fa proprie le istanze della valle. E questo si potrebbe ripetere per altri movimenti. Come può essere compatibile questa scelta di organicità ad un movimento reale con il frame di destra di M5S?

Dovrebbero essere loro a spiegare come si concilia l’appoggio a un movimento che non teme di ricorrere all’illegalità e ha praticato anche l’uso della forza, con una concezione di «onestà» che si limita alla fedina penale «pulita». Anche questa è una contraddizione che l’attivismo frenetico e appariscente cerca di tenere occultata: si corre di qua e di là proprio per non affrontare davvero nessun nodo di fondo.

Potete fare un esempio di un «nodo di fondo» che non vogliono affrontare?

Il «reddito di cittadinanza»: lo nominano di continuo, e questo era già un vecchio vizio del movimento «antagonista», soprattutto di certo post-operaismo un po’… «flower power». Ma cosa s’intende per «reddito di cittadinanza»? La questione si divide ulteriormente in due: cosa si intende per «reddito»? E’ un sussidio di disoccupazione? E’ il salario minimo? Sono mille euro a testa? E poi, li reperiamo tassando i ricchi oppure abolendo le pensioni e tagliando tutti gli stipendi pubblici? Certamente l’ultraliberista Casaleggio spinge per la seconda ipotesi, ma son tutti d’accordo? Inoltre, cosa s’intende per «cittadinanza»? E’ il principio universalistico nato dalla Rivoluzione Francese o è la sua declinazione nazionalista di destra? È loius soli o lo ius sanguinis ? Il mio vicino di casa dalla pelle scura, i cui figli vanno a scuola con i miei, è incluso o no? A giudicare da certe esternazioni razziste provenienti da esponenti M5S e da Grillo in persona, diremmo che non è incluso, e che il «reddito di cittadinanza» sarebbe erogato secondo criteri sciovinisti.

«Tifate» per la rivolta della base del movimento contro il vertice di M5S e la base. Ma di quale base stiamo parlando, visto che in M5S c’è il precario e la partita Iva, ma anche il piccolo imprenditore in crisi o il pensionato?

Su questo punto si è generato un equivoco. Per «tifare rivolta dentro il M5S» noi intendiamo l’auspicio che le contraddizioni si acuiscano ed esplodano. Questo non va confuso con un discorso perbenista sulla «base» che «è buona»: nella base ci sono parecchi fascisti e gente che fino a ieri si esaltava per Bossi o per Berlusconi, c’è anche quel tizio del M5S Pontedera che ha diramato un comunicato razzista raccapricciante, c’è quel grillino sardo che ha paragonato il matrimonio gay all’accoppiamento con animali… La «base» non è «buona», anche questo sarebbe un frame di destra, un far rientrare surrettiziamente il discorso del «Popolo» contro la «Casta», laddove in questo caso la casta sono Grillo e Casaleggio. No, noi ci auguriamo spaccature verticali e orizzontali, e su questioni concrete. Saranno le battaglie specifiche a mettere i grillini «di sinistra» di fronte a scelte che ormai non sono procrastinabili.

Pensate che Grillo accetterà l’offerta di «governare» per non «finire come in grecia»?

Casaleggio, che certamente si è divorato manuali di marketing come Prosperare sul caos di Tom Peters, si sta interrogando su come mantenere l’immagine del M5S come «grande scompigliatore» anche in una fase come questa, dove qualche decisione concreta andrà pur presa, e a qualunque decisione concreta andrà sacrificato qualcosa (e qualcuno). In ogni caso, qualunque strada scelgano, le contraddizioni di cui sopra non potranno restare occultate a lungo.

pc 2 marzo - Grillo non è un comico...è un tragico.. come lo sono quei pezzi di compagni e movimento che lo vota e sostiene


Il Movimento 5 Stelle e' disposto a sostenere un governo formato da Pd e Pdl se come prima misura approvasse una riforma elettorale e si impegnasse a tagliare i costi della politica: ad affermarlo è proprio Beppe Grillo. Che dette la condizioni a Bersani e Berlusconi: "Immediata modifica della legge elettorale, cancellazione dei rimborsi elettorali e poi...". Lancia l'allarme: "Tra sei mesi non ci saranno soldi per pensioni e stipendi".

pc 2 marzo - PD-PdL ma Grillo vuole davvero mandarli a casa ?


Venerdì 01 Marzo 2013 13:06

In evidenza

"Se proprio Pd e Pdl ci tengono alla governabilità possono sempre votare la fiducia al primo governo M5S". Con un semplice tweet Beppe Grillo ha detto la sua nella discussione sul come uscire dallo stallo politico post-elettorale.

Beppe Grillo lo fa con una proposta del tutto legittima, per quanto paradossale da parte di chi ha il terzo gruppo parlamentare per numero di eletti.

Dopo la porta chiusa in faccia a Bersani il messaggio di Grillo vuole essere una risposta, anche di una certa efficacia, alle pressioni che gli arrivano dall'interno e dall'esterno per giocare un ruolo nella governabilità del paese. Una dichiarazione, quella di Grillo, che rompe i balletti e soprattutto le uova nel paniere a quella parte non irrilevante del suo elettorato che sarebbe disponibile a gettare il risultato nella trappola della governabilità e delle “alleanze” politiche.

Lo stop di Grillo alle avances su un accordo con il Pd è anche l'indicatore di molte cose.

a) Il suo bacino elettorale e la composizione sociale e “culturale” dei numerosi parlamentari eletti è tale che- per quanto centralizzato - il processo decisionale dentro il Movimento 5 Stelle non renderà questo blocco impermeabile o insensibile molto a lungo ai richiami della “responsabilità” sulla tenuta istituzionale ed economica del paese.

b) Il giornalista de Il Fatto più vicino ai 5 Stelle – Andrea Scanzi – si è fatto portavoce oggi degli inviti alla real politik declinandola così: “Il Movimento 5 Stelle può dimostrarsi lucido e concreto senza perdere in coerenza. Se costringesse il Pd a fare una buona legge elettorale e (per citare un altro esempio) una seria norma che regoli il conflitto di interessi, nessuno li riterrebbe traditori o “fiancheggiatori della Casta”. Se poi il Pd deluderà, ci sarà tempo per scoprirlo e ribadirlo (una volta di più). E’ l’unica strada attuabile. Provateci. E poche pippe mentali”

c) qualche dubbio sta sfiorando anche lo stesso Grillo. Tant'è che ha cominciato una “marcia di avvicinamento” partendo proprio dal rapporto con Napolitano, il presidente della Repubblica mai nominato e molto criticato nelle manifestazioni dei 5 Stelle, sostituito sempre dalla rivendicazione di Pertini come unico presidente gradito. Dopo mesi di insulti Grillo ha cambiato tono nei confronti del capo dello Stato in vista delle imminenti consultazioni. "Napolitano merita l'onore delle armi. In questi anni è stato criticato per molte scelte a mio avviso sbagliate, ma ieri in Germania ho visto, al termine del suo mandato, il mio presidente della Repubblica. Un italiano che ha tenuto la schiena dritta. Chapeau", scrive il leader del M5S sul suo blog riferendosi alla dura replica contro il leader della Spd tedesca che aveva definito Berlusconi e Grillo due clown.
...Le idee che Grillo declina sul lavoro sono l'ombra principale che oscura le proposte importanti e condivisibili su altri aspetti (riduzione spese militari, lotta alla corruzione, reddito sociale minimo, no Tav etc.).Questa ombra è la madre di tutte le contraddizioni, anche in un senso comune che intende imbracciare la modernizzazione come una sorta di iconoclastia a tutto campo. Le cazzate sparate sui troppi pensionati e troppi lavoratori pubblici – smentite e smentibili facilmente dal senso di realtà sull'oggi e non sulla situazione di venti anni fa – sono la conseguenza di un approccio che richiama obiettivamente il corporativismo fascista, secondo il quale i sindacati dei lavoratori non servono perchè imprenditori e lavoratori hanno gli stessi interessi.
Dunque Grillo vorrebbe uno Stato che finanzia le imprese, a totale disposizione delle imprese, soprattutto delle piccole imprese e con risorse rese disponibili dal taglio dei costi della politica, alle pensioni e ai lavoratori pubblici. Cosa c'è di dissimile da Berlusconi o, per un altro verso, da Monti? Con il primo la differenza è poca, con il secondo c'è di mezzo il “fattore UE”, ossia il processo di gerarchizzazione politica e concentrazione economica-industriale a livello europeo che prevede proprio l'eliminazione del modello fondato sulle piccole imprese e i distretti industriali classici del made in Italy.

pc 2 marzo - da Monti a Grillo - la grande finanza si entusiasmaGoldman Sachs: "Risultato elettorale entusiasmante per cambiare l'Italia"

di claudio conti - contropiano


Come vedono le grandi banche globali, gli squali della finanza, l'avvento di Grillo nel panorama politico italiano ed europeo? Con "entusiasmo". E non ci sembra un paradosso.

Vediamo prima la notizia e poi cerchiamo di capire cosa succede.

Jim O'Neill, il guru di Goldman Sachs, dice di trovare «entusiasmante» l'esito delle elezioni politiche di casa nostra. L'Italia, infatti, avrebbe «bisogno di cambiare qualcosa di importante» e forse «il particolare fascino di massa del Movimento 5 Stelle potrebbe essere il segnale dell'inizio di qualcosa di nuovo».
O'Neill è ora presidente di Goldman Sachs Asset Management, l'unità dei fondi di Goldman, e a lungo è stato il capo economista della merchant bank di New York. Tra i suoi molti studi sull'economia globale, il più celebre è forse quello del 2001 in cui ha inventato appunto il nome 'Bric', identificando un unico fenomeno economico nei quattro giganti a crescita accelerata, Brasile, Russia, India, Cina.
O'Neil ha diffuso ora uno studio dal titolo 'Riforme non vuol dire austerity', in cui mostra di non condividere affatto i timori per l'incertezza post-elettorale in Italia. "Forse un po' stranamente - scrive O'Neill  - trovo il risultato abbastanza entusiasmante perché credo che un paese, il cui Pil sostanzialmente non è cambiato da quando l'Unione Monetaria è partita nel 1999, ha bisogno di cambiare qualcosa di importante. Forse questo risultato elettorale e il particolare fascino di massa del Movimento Cinque Stelle potrebbe essere il segnale dell'inizio di qualcosa di nuovo?"
"In secondo luogo, per le elite consolidate dell'Italia e fondamentalmente per gli altri 'centri di potere' dell'Europa, in particolare Berlino e Francoforte, penso che questi risultati siano molto vicini a un incubo", aggiunge l'economista, mettendo in discussione lo "status quo" che mette al primo posto l'imperativo della riduzione del debito.
In terzo luogo, "il vero problema dell'Italia è l'assenza di crescita economica, che ha causato la crescita del debito, e non sono cioé gli stessi problemi degli altri paesi dell'Eurozona. La posizione di bilancio dell'Italia aggiustata ciclicamente è oggi in modesto surplus, che virtualmente è meglio di tutti gli altri paesi sviluppati. Penso che restringere le politiche di bilancio di per sé, con un vago intento di riduzione del debito, non sia una strategia furba. L'Italia ha bisogno di riformare il proprio mercato produttivo e del lavoro, di sostenere la produttività nazionale e di riforme. Queste hanno bisogno anche del supporto della Germania e della Bce per restare nell'unione monetaria e, specialmente ora, di fermare una potenziale ulteriore escalation nella crescita dei rendimenti dei titoli di stato. In Italia le riforme non sono identificate con l'austerity, come gli elettori hanno appena mostrato".
Insomma. Nessuna demonizzazione del "comedian" esploso nelle urne, nessuna preoccupazione per lo tsunami a cinque stelle. Ma un grido di "entusiasmo" per l'occaasione di trasformazione che si presenta. E dire che proprio Goldman Sachs era stata al centro di molti discorsi piazzaioli di Grillo, ma anche del suo blog, che ha pubblicato spesso e volentieri - come anche noi, del resto - gli stretti rapporti d'affari tra la prima banca d'investimento globale, l'inventrice dei "prodotti finanziari derivati" da cui è partita l'attuale e infinita crisi finanziaria, e una pletora di politici europei.....
... Il vecchio quadro politico, italiano ed europeo, non ha la forza di mutare l'impianto con cui ha fin qui reagito alla crisi. I paesi indebitati sono sotto ricatto e quelli in attivo - come la Germania - fin qui ci hanno guadagnato, e non vedono quindi ragione di cambiare..... Lo stallo andava rotto e Grillo viene visto, anche da Goldman, come la leva che scassa l'esistente. Ma senza sostituirlo con nulla di funzionante. Quindi è "un'occasione" per prendere possesso ancora più facilmente di alcune leve di comando, di "suggerire" alcune nuove strutturazioni economiche e finanziarie.....Non è infatti un movimento che abbia un programma anche vagamente "socialista", redistributivo, socialmente "welfarista". Insomma: "pericoloso". Presenta invece una cultura che considera l'attuale sistema economico "non male", ma handicappato - in Italia - da frodi, ruberie, evasione fiscale, clientele, "costi della politica", ecc (tutti fenomeni veri, incontrovertibili, dannosi, intollerabili, ma tremendamente "secondari" rispetto al modo di produzione). Si tratterebbe insomma solo di "fare pulizia", e tutto riprenderebbe a funzionare bene con soddisfazione di tutti.
Anche la strombazzata intenzione di cancellare i sindacati, oltre che i partiti, non può certo esser vista male da uno che - assiso nel cielo di New York - vede scorrere i flussi degli umani come formiche dentro i recinti che lui stesso disegna sulla mappa del pianeta...
L'"entusiasmo" di O' Neil è insomma quello dello squalo che vede un varco nella rete dei pesci, del potente che vede sul punto di cadere la fortezza che stava assediando (pur intrattenendo con i suoi "capi" traffici molto redditizi). E' lo sguardo di chi vede insomma l'occasione per moltiplicare la propria influenza. Perché mai dovrebbe spaventarsi?

pc 2 marzo - ieri funerali di massa per l'operaio Ilva - ma basta piangere ci vuole la ribellione reale contro i padroni assassini, il governo e sopratutto lo stato dei padroni


Folla, lacrime e rabbia ai funerali
TARANTO – oltre un migliaio di persone ha partecipato nel pomeriggio ai funerali di Ciro Moccia, l’operaio 42enne dell’Ilva morto ieri mattina in fabbrica in un incidente sul lavoro nell’area della batteria 9 delle cokerie, dove stava eseguendo una manutenzione insieme ad un collega di lavoro, rimasto ferito in modo grave. Il rito funebre è stato celebrato dall’arcivescovo metropolita di Taranto, mons. Filippo Santoro, nella parrocchia Santa Maria del Galeso, al quartiere Paolo VI di Taranto, dove Moccia risiedeva con la moglie e le due figlie. Lacrime e rabbia da parte della folla all’arrivo del feretro. Qualcuno ha gridato 'Non vogliamo passerellè, riferendosi ai rappresentanti delle istituzioni presenti al funerale
   
lo slai cobas per il sindacato di classe denuncia
 

TARANTO – Dai primi accertamenti “verrebbero fuori le responsabilità sia della Ditta Mr che aveva messo queste lastre, senza alcuna protezione/barriera per evitare che qualcuno vi salisse sopra; sia la responsabilità dell’Ilva che ha mandato operai senza verificare eventuali rischi e che non poteva non sapere dello stato delle lastre”. Lo scrive 'Slai cobas per il sindacato di classè in una nota sull'incidente sul lavoro avvenuto ieri mattina nel quale è morto Claudio Moccia, 42 anni, ed è rimasto ferito in modo grave Antonio Liddi, di 46.

“Parlando con i nostri compagni operai e con quelli che abbiamo trovato alla portineria – spiega Slai cobas – abbiamo cercato di saperne di più. Infine, abbiamo acquisito notizie sui primi accertamenti fatti dagli Enti preposti. Queste notizie che sono ulteriormente da verificare, le portiamo a conoscenza degli operai e di tutti gli interessati e stiamo verificando se debbono essere materia di denuncia ed esposto”.

Moccia - riferisce il sindacato di base – era stato mandato per un pronto intervento di manutenzione, la risistemazione di un binario, alla Batteria 9, “dove una macchina che carica carbon coke e che transitava sui binari che fiancheggiano la batteria, si era bloccata a causa di un binario sollevato che ostruiva il passaggio”.

Su lastre di lamiera che erano state poste da Mr “a copertura degli spazi vuoti creati dai lavori di rifacimento” sono saliti Moccia e Liddi. Una delle lastre ha ceduto e di due operai sono caduti da un’altezza di 7 metri: Moccia è finito al suolo, Liddi sul corpo di Moccia che ha attutito il colpo per il suo compagno di lavoro e gli ha salvato la vita.

volantino  SLAI COBAS per il sindacato di classe ILVA

Certo, anche oggi è soprattutto il giorno del dolore per la morte di Ciro Moccia, e della preoccupazione per Antonio Liddi, ferito. E una delegazione dello Slai cobas sarà presente ai funerali.
Ma proprio per rispetto per Ciro, per i suoi familiari, non possiamo non esprimere anche forte rabbia, non solo contro i padroni assassini, ma anche verso altri, da cui pretendiamo delle risposte.
In questo periodo teoricamente all'Ilva dovrebbero esserci più garanti, più controllori che in tutti i periodi precedenti. Non solo,l'infortunio è avvenuto proprio in una zona dove sono in corso i lavori di rifacimento previsti dall'Aia, dove tra l'altro, almeno su carta, vige sempre il sequestro dell'area - quindi sotto l'attenzione della Procura. Il governo poi ha nominato dei garanti dell'attuazione dell'Aia che, teoricamente, dovrebbero stare in Ilva per controllare se i lavori rispettano le prescrizioni, i tempi dell'Aia. Ma, di fatto, più dovrebbero essere i controllori e meno ci sono icontrolli, anche quelli più banali, tanto che si muore per una lamiera
non ancorata bene e che ha ceduto, e dove probabilmente doveva essere impedito l'accesso!
Se per i lavori di messa a norma, appena iniziati, già c'è stato un infortunio mortale, che cosa ci dobbiamo aspettare per i rifacimenti e la messa in sicurezza di tutti gli altri impianti?!
E c'è un'altra domanda da fare. Dove stavano le decine di RLS, per non parlare di più di 80 Rsu, dove stavano a controllare, prima, se c'erano rischi in quell'intervento?
In questi lavori nella zona dell'area a caldo, perchè comunque possono essere più a rischio, dovrebbe essere scontato che vi sia sempre qualche RLS a controllare prima e durante.
I segretari di Fim, Fiom e Uilm rilasciano dichiarazioni di cordoglio, ma dovrebbero badare soprattutto a svolgere quotidianamente quel ruolo di difesa e controllo che un normale sindacato ha il dovere,
diritto di fare.
Mai più, che si sente ripetere in occasioni tragiche come queste, devono significare passi concreti.
Un ultima domanda, perchè i sindacati confederali - ma anche Comune, Provincia, Ministero - non sostengono la proposta di una postazione fissa dentro l'Ilva dell'Asl e Ispettorato del lavoro - da tempo richiesta dallo slai cobas Ilva e oggi quanto mai necessaria, per una continua vigilanza e
intervento preventivo?

SLAI COBAS per il sindacato di classe ILVA
3475301704

pc 2 marzo - difendere con la lotta il diritto d'aborto - Milano contro-presidio davanti alla Mangiagalli

CONTRO L'OSCURANTISMO CLERICAL-FASCISTA

CONTRO OPPRESSIONE- MODERNO MEDIOEVO

SCATENIAMO LA RIBELLIONE DELLE DONNE!

Il movimento per la vita ha indetto per il 2 marzo una giornata in “riparazione di aborto ed eutanasia” davanti ad ospedali-sempre più rari e con sempre maggior difficoltà- presso cui è possibile praticare l' IVG. Dietro la sigla no 194 e Ora et labora in difesa della Vita, si cela la mai sopita attività degli integralisti nostrani che, lungi dal rispettare la vita reale delle donne e le donne stesse, non perdono occasione per rendere loro l' esistenza sempre più difficile in cui i diritti, la dignità viene continuamente calpestata, non disdegnano di chiamare le donne “assassine” se scelgono di abortire, contribuendo, con le loro campagne oscurantiste e reazionarie, a creare un humus maschilista, di esaltazione del ruolo delle donne nella famiglia e nella società, sopratutto oggi in piena crisi economica, come ammortizzatore sociale, da un lato per ricacciarle a casa e giustificare licenziamenti, mancanza di lavoro, dall'altro, per farsi carico del lavoro di cura tra le pareti domestiche.

Non possiamo certo, qui, dimenticare il ruolo attivo, in questo, dell' uscente Papa Ratzinger, che nell'incontro mondiale delle famiglie dello scorso anno che si è tenuto a Milano non ha mancato di orientare in senso ideologico e pratico i “fedeli”. Le iniziative, compresa l'intenzione di una battaglia a livello europeo contro il diritto d'aborto ne sono una dimostrazione.

Pertanto condividiamo condividiamo lo spirito di contrapporre in maniera visibile la presenza delle donne in difesa del diritto d' aborto a quella sempre più invasiva del movimento per la vita negli ospedali. E' uno dei tanti modi per intimidire le donne, per ampliare la presenza dei medici obiettori. iniziative ideologiche che contribuiscono a ricacciare indietro le donne.

Ma siamo anche consapevoli che occorre fare altro e di più, è necessario denunciare e smascherare gli attacchi ideologici che vengono da più parti e sotto diverse forme, sopratutto in questa Regione: ricordiamo l'obbligo di sepoltura dei feti, l'introduzione delle moderne ruote degli esposti, politiche familiste etc. Per questo diciamo che è necessario costruire un comitato/rete in difesa del diritto d'aborto che si batta, ad esempio per l'abrogazione della L.40 sulla procreazione medicalmente assistita, che ha introdotto il riconoscimento giuridico dell'embrione e la cancellazione dell'obiezione di coscienza dalla L. 194.
2 marzo h. 11

contro-presidio davanti alla Mangiagalli


movimento femminista proletario rivoluzionario Milano

per contatti: mfpr.mi1@gmail.com

pc 2 marzo -PROCESSO D'APPELLO THYSSENKRUPP nessuna giustizia, nessuna pace - ma per davvero e non cerso votando e sostenendo il reazionario Grillo

un volantino giusto e una frase deviante e digustosa e per favore compagni lasciate in pace K.Marx

Il nuovo assetto politico in Piemonte e in tutto il Paese vede un notevole avanzamento di consensi del M5S. I denigratori lo definiscono un non-voto, un voto antipolitico. 

Dopo 5 anni dalla strage l'ennesima doccia fredda per i familiari delle vittime e gli ex lavoratori nel processo ThyssenKrupp: derubricato il reato più grave (per l'ad H. Espenhahn l'omicidio volontario diventa colposo), ridotte significativamente le pene per tutti gli altri imputati e concesso anche il dissequestro della Linea 5. Giustamente i familiari hanno occupato l'aula per ore e non sono mancati attacchi al ViceSindaco T. Dealessandri, contestato per il ruolo avuto dal Comune nella vicenda: ritiro dal processo d'Appello (in cambio di un lauto risarcimento) e soprattutto la ricollocazione di decine di ex lavoratori TK nelle municipalizzate del Comune che però, in cambio di un posto di lavoro, sono stati costretti a rinunciare alla costituzione di Parte Civile alimentando così la divisione tra i lavoratori. Una sentenza della giustizia padronale per salvare gli unici responsabili di quelle morti atroci, in una giornata funestata dall'ennesimo lavoratore morto nello stabilimento ILVA di Taranto.

Rinnoviamo ancora una volta la nostra solidarietà e vicinanza ai familiari dei nostri 7 compagni di lavoro e alle famiglie di tutti i morti sul lavoro in questo Paese.
Questa sentenza infanga la loro memoria, quella dei loro familiari, la dignità stessa del lavoro e li uccide nuovamente, aprendo pericolosamente la strada dell'impunità per i loro assassini. Anche il responsabile della sicurezza C. Cafueri, che non dimentichiamo ha indotto (e per questo è indagato in un processo a parte) alla falsa testimonianza numerosi testimoni della difesa, ha visto ridotta la sua pena dopo aver piagnucolato ignobilmente dinnanzi alla Corte. Ci chiediamo con quali considerazioni gli siano state riconosciute le attenuanti!? Probabilmente per i servigi ben svolti per il suo padrone...

Come era prevedibile le richieste di pena “esemplari”, il processo “storico”, “una nuova pagina della giurisprudenza del lavoro”, sono serviti solo a contenere in parte la rabbia e lo sdegno dei familiari, degli operai e della società civile. Questa vicenda ci insegna che la giustizia italiana adotta due pesi e due misure e che la vita dei lavoratori vale meno di zero. Per questo non bisogna accordare nessuna fiducia alla legalità borghese!
Le “condanne” inflitte in primo grado sono arrivate non per la lungimiranza della giustizia ma per la puntuale e sollecita mobilitazione popolare che ha spinto in tal senso il pronunciamento della Corte. Per gli operai é difficile oggi organizzarsi e rispondere in maniera adeguata agli attacchi dei padroni e dei loro lacchè. Vengono infatti promosse a piene mani rassegnazione e sfiducia nei propri mezzi e nelle proprie risorse.
Oggi più che mai, all'indomani di questa vergognosa sentenza, sentiamo la responsabilità di chi ha affrontato una vera e propria “guerra” contro l'ingiustizia e forse non ha combattuto con tutte le armi a propria disposizione. Ma sappiamo di possederne una formidabile: la solidarietà.
Questa vicenda ci insegna che dobbiamo organizzarci meglio e con maggiore determinazione, senza abbassare mai la guardia. Continuare oggi a combattere per i nostri 7 compagni di lavoro della TK, per i morti all'ILVA, per i morti da amianto all'Eternit, per avere giustizia e sapere la verità per la strage di Viareggio e per tutti i morti nei cantieri, sulle strade e nelle fabbriche nel Nord e nel Sud d'Italia significa pretendere che venga riconosciuta la dignità del lavoro (sancita dalla Costituzione) per noi stessi e per le generazioni future, per i nostri figli.

Non ci siamo costituiti nel processo per un tornaconto personale ma per pretendere verità e giustizia in una delle peggiori vicende riguardanti i morti sul lavoro nel nostro Paese degli ultimi trent'anni.
Il Comune ha perpetrato nei confronti di alcuni lavoratori costituiti Parte Civile un atteggiamento vergognoso e discriminatorio, promettendo una ricollocazione mai avvenuta. Fassino ha promesso di sanare questa ingiustizia incontrando gli ultimi lavoratori in mobilità il 30 giugno 2011 e garantendo il proprio impegno nella ricollocazione. Ovviamente solo promesse, come quella ai tempi della campagna elettorale della Gran Torino Capitale del Lavoro...
Vigileremo su cosa verrà fatto dei soldi ottenuti come risarcimento dagli Enti locali, sulle modalità di riqualificazione delle ex aree Thyssen e su chi graveranno gli oneri della bonifica: alla TK o ai cittadini torinesi? Conoscendo Fassino e la sua politica prepariamoci! Non dobbiamo aprire noi lavoratori di nuovo le tasche come abbiamo già fatto con il suo degno predecessore Chiamparino in occasione delle Olimpiadi 2006 e per l'ostensione della sindone (per i quali il Comune di Torino è il più indebitato d'Italia e oggi si tagliano e privatizzano i servizi), o per le spese di militarizzazione della Val Susa per la costruzione della Tav.

La nostra non è solo una lotta per la sicurezza nei luoghi di lavoro, per un lavoro sicuro e dignitoso. E' la lotta per affermare il nuovo che avanza, la costruzione di una nuova società.
Il nuovo assetto politico in Piemonte e in tutto il Paese vede un notevole avanzamento di consensi del M5S. I denigratori lo definiscono un non-voto, un voto antipolitico.
Noi guardiamo il risultato di queste elezioni come un segnale del cambiamento sentito e voluto da una buona parte degli italiani: rompere quel meccanismo di concertazione tipico di una classe politica vecchia e corrotta che ha fatto di inciuci, corruzione, clientelismo e promesse mai mantenute il solo e unico modo di intendere la politica. Il M5S, pur con le proprie contraddizioni, ha la possibilità di cambiare da “dentro”, ma anche fuori dai palazzi del potere, nelle piazze, questo sistema ormai in sfacelo che ci ha condotti sin qui, nella peggiore crisi economica, sociale e culturale dal Dopoguerra ad oggi. Ma soprattutto ha l'occasione di mettere al centro della propria agenda politica l'unica misura necessaria per ricostruire il Paese: il lavoro, utile e dignitoso per tutti.

Non saranno certo i Bersani, i Fassino, i Monti, la BCE o la Goldman Sachs a risolvere questa crisi! Dicono di volerlo fare ma non sanno come e nemmeno vogliono. Solo noi cittadini e lavoratori possiamo e dobbiamo essere protagonisti del cambiamento già in atto, che trasformerà questa società gestita da pochi a scapito di molti in una società nuova in cui sia riconosciuta la dignità del lavoro ed ognuno lavori secondo le proprie possibilità ed abbia secondo le proprie necessità. Una società che stiamo già costruendo sulle macerie di questo sistema economico, basato sul profitto e sullo sfruttamento, ormai in declino.

"...il capitale non ha riguardo per la salute

e per la durata della vita dell'operaio,

quando non sia costretto a tali riguardi dalla società"

(Karl Marx)



Torino, 1 marzo 2013                                                                                                  Ex lavoratori ThyssenKrupp Torino
















pc 2 marzo - lavoratrici e lavoratori in lotta a Bergamo - DIRITTI PER I LAVORATORI = DIRITTI PER GLI OSPITI.


                                                                                                                                         Dalmine 01/03/2013


Casa di riposo RSA “Anna Sironi” di Trezzo sull’Adda: DIRITTI PER I LAVORATORI = DIRITTI PER GLI OSPITI.
Mercoledì 26 febbraio 2013 a Trezzo sull’Adda (Mi) si è tenuto un presidio di protesta delle lavoratrici e dei lavoratori della RSA “Anna Sironi” iscritti allo Slai Cobas per il sindacato di classe, allo scopo di sollecitare un incontro alla cooperativa Codess di Padova che gestisce gli operatori socio assistenziali dell’RSA per conto del Comune.
Con una lettera, che alleghiamo, i parenti degli ospiti dell’RSA e i passanti, sono stati informati delle varie problematiche in cui sono costretti ad operare i lavoratori.
Dopodichè il presidio si è spostato al Comune dove i lavoratori hanno chiesto ufficialmente un incontro al sindaco Danilo Villa che in quanto rappresentante dell’ente appaltante (il Comune di Trezzo) è il diretto responsabile di quanto avviene nella casa di riposo.
Ma il sig Villa, nonostante le sue deleghe alle Politiche Sociali - Famiglia - Servizi Alla Persona ecc, si è rifiutato di concederci il colloquio in quanto non ritiene di essere parte in causa in questa vicenda

Ricordiamo che nel novembre 2010, i parenti degli anziani ospitati alla casa di riposo Anna Sironi hanno presentato ricorso al Tar contro la decisione della giunta comunale di abolire un contributo comunale sulla retta pagata dagli anziani.
Inoltre, altri parenti, ci hanno riferito di aver chiesto inutilmente in passato, di poter vedere i bilanci di questa struttura, in cui i vari servizi sono appaltati a consorzi e cooperative.
Precisiamo che le rette ammontano a oltre 2000€ al mese, a cui si deve aggiungere il contributo della Regione Lombardia con cui la struttura è convenzionata.


Giovedì 28, la Codess, che probabilmente la mobilitazione ha convinto a riconsiderare le istanze che da mesi le lavoratrici cercano di sottoporle inutilmente, per voce di uno dei suoi responsabili sig Fabrizio Grandi ci ha confermato la disponibilità ad incontrarci per venerdì 8 marzo alle ore 14.30 presso la RSA.
  
Nell’attesa dell’incontro con la Cooperativa sociale Codess, visto il grande interesse riscontrato tra la popolazione e i parenti degli ospiti dell’RSA, nei prossimi giorni proseguiremo con dei volantinaggi in varie zone di Trezzo, per tenere informata la cittadinanza dell'esito della vertenza.


Slai COBAS per il sindacato di classe
Sede legale e nazionale: Taranto v. Rintone, 22 tel 347/5301704 tel/fax 099/4792086 - slaicobasta@gmail.com
Sede regionale: Dalmine Viale Marconi,1 24044 (Bergamo)
Cell. 335/5244902 Fax 035/19968666 cobasdalmine@infinito.it




venerdì 1 marzo 2013

pc 1 marzo - corteo studenti contro la lega nord

prima iniziativa dopo le elezioni regionali contro Maroni, contro la Lega nord a Milano. Gli studenti "assediano" il pirellone Corteo studenti contro la Lega Tafferugli davanti al Pirellone FOTO FOTO - Giovani in protesta Commenti Durante il tragitto, alcuni ragazzi hanno imbrattato l'esterno di un paio di filiali bancarie con le scritte 'Fuck austerity' e 'Noi la crisi non la paghiamo' Corteo studenti contro nuovo presidente Regioen Lombardia Roberto Maroni Milano, 1 marzo 2013 - Un corteo di qualche centinaio di studenti e' partito questa mattina da piazza Cairoli a Milano per raggiungere Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale. I ragazzi hanno protestato contro la vittoria di Roberto Maroni alle ultime elezioni regionali. Ci sono stati alcuni momenti di tensione con carabinieri e polizia quando gli studenti si sono avvicinati troppo al palazzo. C'e' stato un respingimento e il lancio di qualche lacrimogeno, ma nessuno e' rimasto ferito. Durante il tragitto verso il Pirellone, alcuni ragazzi hanno imbrattato l'esterno di un paio di filiali bancarie con le scritte 'Fuck austerity' e 'Noi la crisi non la paghiamo'.

pc 1 marzo - gli operai e i familiari denunciano le responsabilità dell'ennesima morte all'Ilva di taranto - 8 indagati - oggi alle 16 i funerali

un operaio testimone. «Siamo andati sul posto e secondo noi non c'erano assolutamente condizioni di sicurezza: le lamiere dalle quali sono precipitati i due operai erano poggiate su un piano di calpestio, messe lì per evitare la caduta di materiale che poteva danneggiare le persone che lavoravano giù, sotto le lamiere c'era un vuoto di dieci metri». Lo afferma un operaio dell'Ilva di Taranto, Gaetano Cerfeda, della Rs Fiom, a proposito dell'incidente nello stabilimento siderurgico di Taranto dove un lavoratore è morto e un altro è rimasto ferito. I due operai, a quanto pare, stavano attraversando passerelle in lamiera. «Hanno attraversato queste lamiere - racconta Cerfeda - e giù c'era il vuoto: non so cosa sia accaduto, è strano che abbiano attraversato, credo che nessuno avrebbe attraversato quelle lamiere, ed è strano che lo abbia fatto proprio la vittima, un uomo di 130-140 chili, che aveva esperienza, che lavorava in questa azienda da tanti anni».  

"Ilva, per l'incidente stessa dinamica di un altro caso nel 2004"

La denuncia del Comitato delle vittime sul lavoro 12 giugno: in quell'episodio morì Silvio Murri, il processo si è appena chiuso in Cassazione con condanne"La dinamica è la stessa del compianto Silvio Murri che cadde da una analoga impalcatura nel 2004 e circa un anno fa ha visto chiudersi in Cassazione il processo penale a carico dei responsabili con una pena blanda. Le cause sempre quella dei tempi imposti dalla proprietà, della cattiva manutenzione e dell'organizzazione del lavoro e del profitto che domina su tutto e tutti". Lo sottolinea Cosimo Semeraro, presidente del Comitato delle vittime sul lavoro 12 giugno, costituita dieci anni fa dopo la morte di due lavoratori dell'Ilva, schiacciati da una gru durante operazioni di manutenzione."Tre morti sul lavoro in pochi mesi" ricorda Semeraro e la responsabilità, afferma, è "sempre di questa proprietà presente da noi solo per sfruttare la vita e la salute dei lavoratori e dei cittadini". "Troppe volte - aggiunge - gli operai vengono uccisi due volte anche per le lungaggini dei processi penali e delle prescrizioni come quella recente che ha visto coinvolti malati e morti per asbestosi. La galera certa per la responsabilità delle morti sul lavoro resta l'unico deterrente contro questi omicidi".


Alle 16 nel rione Paolo VI i funerali di Ciro Moccia, 42 anni, rimasto vittima di un incidente nelle cokerie dello stabilimento. Oggi al via le perizie nell'ambito dell'inchiesta in cui compare anche il direttore dello stabilimento

Lutto cittadino a Taranto nel giorno dei funerali di Ciro Moccia, l'operaio di 42 anni dell'Ilva vittima all'alba di ieri di un incidente sul lavoro in cui è rimasto ferito anche un suo collega, Antonio Liddi, di 46 anni Alle 16 sarà il momento dei funerali di Moccia, che saranno celebrati nella chiesa di Santa Maria del Galeso, nel rione Paolo VI, dove abitava. Moccia era nato a Portici ma risiedeva a Taranto con la famiglia. Era sposato con due figlie e la moglie lavora alla mensa dell'Ilva, dipendente della ditta Sodexo.


Il pm di Taranto Antonella De Luca ha fatto notificare otto avvisi di garanzia, con l'ipotesi di reato di omicidio colposo, in relazione all'incidente in cui oggi è morto l'operaio Ciro Moccia. I destinatari sono dipendenti dell'Ilva e dell'azienda d'appalto. Tra gli indagati c'è anche l'attuale direttore dello stabilimento Ilva, Antonio Lupoli. Nelle comunicazioni giudiziarie si fissano per domani le operazioni peritali e gli inquisiti potranno nominare loro consulenti. 


pc 1 marzo - solidarietà e lotta con i migranti che vogliono espellere con 500 euro - il caso di Taranto

rifugiati in via di espulsione all'Archtower estendere la solidarietà è giusto e necessario ma non basta !




pc 1 Marzo- PROIEZIONE DI PANTHER AL CIRCOLO DI PROLETARI COMUNISTI DI PALERMO


«Le persone li chiamavano eroi. L'F.B.I. li chiamava Nemico Pubblico Numero Uno».

Capolavoro del regista statunitense Mario Van Peebles che racconta la nascita e lo sviluppo del movimento rivoluzionario afroamericano statunitense Black Panther Party fondato da Huey P. Newton e Bobby Seale. 
Un movimento nato per l'autodifesa dei proletari americani di origine africana dalle angherie e discriminazioni dello stato USA e diventato in pochi anni il "nemico pubblico numero uno".

Segue Dibattito

A quasi una settimana dalle nostrane elezioni politiche la visione di questo film è quantomai attuale: come può il popolo cambiare la propria condizione: con la delega alle elezioni o autorganizzandosi in prima persona?

ORE 20:00 APERITIVO SOCIALE, contributo libero per autofinanziamento.

BIBITE LOW COST

ORE 21:00 INIZIO PROIEZIONE


Via G. del duca 4 (accanto i cantieri culturali della Zisa)

pc 1 marzo - morte all'ilva taranto - prime iniziative e primi accertamenti dallo slai cobas per il sindacato di di classe

Ilva, i luoghi della tragedia tre morti in quattro mesi 





luogo della morte dell'operaio

Lo Slai cobas per il sindacato di classe ha avviato subito questa mattina, appena appresa la notizia, la sua iniziativa e anche la sua inchiesta sulla dinamica dell'infortunio.
Abbiamo dichiarato uno sciopero di 24 ore, come tutti gli altri sindacati in fabbrica, abbiamo portato striscioni e cartelli al Tribunale, dove doveva tenersi un'udienza per il 'cambio tuta', e alle portinerie dell'Ilva.
Ma innanzitutto, parlando con i nostri compagni operai e con quelli che abbiamo trovato alla portineria abbiamo cercato di saperne di più. Infine, abbiamo acquisito notizie sui primi accertamenti fatti dagli Enti preposti. Queste notizie che sono ulteriormente da verificare, le portiamo a conoscenza degli operai e di tutti gli interessati e stiamo verificando se debbono essere materia di denuncia ed esposto.



"L’operaio morto, Moccia, era stato mandato per un pronto intervento di manutenzione – risistemazione binario - alla Batteria 9, dove una macchina che carica carbon coke e che transitava sui binari che fiancheggiano la batteria, si era bloccata a causa di un binario sollevato che ostruiva il passaggio.

Qui, dati gli interventi in corso di messa a norma della batteria, la Ditta MR addetta a lavori di sistemazione mattoni refrattari, aveva sistemato delle lastre di circa 2 metri per 2 a copertura degli spazi vuoti creati dai lavori di rifacimento.

Moccia è salito – pare saltato - sopra una di queste lastre (non è ancora chiaro il motivo) che ha ceduto, ed è precipitato da un’altezza di 7 metri.
L’altro operaio Liddi, ferito, non doveva operare in questi lavori di pronto intervento; non è chiaro perché stava insieme a Moccia, forse mandato dalla sua Ditta per aiutare nei lavori. La sua “fortuna” è stata di precipitare sopra il corpo di Moccia, attutendo l’impatto.


E' quasi sicuro che la lastra non fosse ben fissata.  


Anche da questi primi accertamenti verrebbero fuori le responsabilità sia della Ditta MR che aveva messo queste lastre, senza alcuna protezione/barriera per evitare che qualcuno vi salisse sopra; sia la responsabilità dell’Ilva che ha mandato operai senza verificare eventuali rischi e che non poteva non sapere dello stato delle lastre".