sabato 16 febbraio 2013

pc 16 febbraio - L'Aquila, crollo casa dello studente, ancora una sentenza mite del giudice Grieco!

Per omicidio colposo plurimo:
- 4 anni ai ristrutturatori Bernardino Pace, Tancredi Rossicone e Pietro Centofanti (più o meno la pena massima prevista per chi bloccò la macchina del vicecommissario della ricostruzione Cicchetti il 9.11.2010, senza procurare neanche un graffio allo stesso)
- 2 anni e 6 mesi al presidente della commissione collaudo Pietro Sebastiani
- Non luogo a procedere per due imputati
- Assoluzione per altri quattro
- stralcio per Claudio Botta
E NESSUNA RESPONSABILITA' POLITICA!
Questa la sentenza pronunciata dal giudice Grieco, lo stesso che ha comminato soli 8 anni allo stupratore Tuccia, contro una richiesta del PM di 14 anni per stupro e tentato omicidio

intervista a Caporale

Articolo da Il Centro

L’AQUILA. Si chiude il processo di primo grado per l’inchiesta simbolo sul terremoto del 2009. Il crollo causò la morte di otto studenti. Quattro anni a chi si occupò della ristrutturazione dello studentato alla fine degli Anni Novanta: Bernardino Pace, Tancredi  Rossicone e Pietro Centofanti. Due anni e 6 mesi al presidente della commissione collaudo Pietro Sebastiani. Non luogo a procedere per due imputati. Assoluzione per altri quattro  e stralcio per il 93enne Claudio Botta. Un risarcimento danni in via provvisionale per circa due milioni di euro per i parenti delle 8 giovani vittime del crollo della casa dello studente.E' questa la sentenza del processo per il crollo della Casa dello studente, simbolo della maxi inchiesta (220 i fascicoli inizialmente aperti) sul terremoto del 6 aprile 2009. La sentenza è stata letta alle 18 dal giudice Giuseppe Grieco.   Il crollo ha causato la morte di otto studenti: Luca Lunari, Marco Alviani, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Angela Cruciano, Francesco Esposito, Hussein «Michelone» Hamade e Alessio Di Simone.In aula molti i parenti delle vittime. Alla lettura del dispositivo commozione ma anche rabbia per una sentenza non ritenuta ’equà: «Gli studenti dovevano essere fatti uscire», ripetono parenti e amici che si aspettavano dieci condanne.
LE RICHIESTE DEL PM. Per Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rossicone, tecnici autori dei lavori di restauro del 2000, il pubblico ministero Fabio Picuti ha chiesto 4 anni di carcere ciascuno. Secondo l'accusa, i lavori avrebbero ulteriormente indebolito il palazzo, che già presentava vizi costruttivi all'epoca della sua edificazione negli anni '60. Circostanza confermata dal perito del tribunale, Maria Giovanna Mulas, docente del Politecnico di Milano, che ha redatto una relazione di 1.300 pagine. Alla sbarra anche Pietro Sebastiani, tecnico dell'Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu), per il quale la richiesta è di 2 anni e 6 mesi. Il Pm ha chiesto invece l'assoluzione per Luca D'Innocenzo, presidente Adsu dell'epoca, Luca Valente, nel 2009 direttore Adsu, Massimiliano Andreassi e Carlo Giovani, tecnici autori di interventi minori. Gli indagati per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni erano inizialmente 15, quattro dei quali deceduti. Poi la posizione del progettista Claudio Botta, 92 anni, è stata stralciata. Dei rimanenti dieci, otto ad aprile 2012 sono stati ammessi al rito abbreviato. Il giudice si pronuncia per il rinvio a giudizio o il non luogo a procedere (è questa la richiesta del pm) su Giorgio Gaudiano, che negli anni '80 ha acquisito la struttura da un privato per conto dell'Ateneo aquilano, e Walter Navarra, che ha svolto lavori minori in passato: per loro infatti resta il rito ordinario.
OGGI IN AULA. Botta e risposta tra l’avvocato Mercurio Galasso che difende Pace, Centofanti e Rossicone, e il pm Picuti. Il primo ha chiesto l’assoluzione con formula piena dei suoi assistiti, che - a suo avviso – non sarebbero responsabili per il crollo della struttura nella notte del sisma. «Io difendo delle persone», ha detto, «per le quali sono stati chiesti 4 anni di reclusione. Abbiamo sempre rispettato il dolore ma non vogliamo essere capri espiatori di nessuno». Sempre rivolto al pm, in un altro passaggio dell’arringa, ha detto anche: «quando è stata costruita la Casa dello studente, lui aveva i pantaloncini corti, ma io ero già avvocato a Napoli». Picuti ha ribadito al giudice le istanze formulate precedentemente. «Nelle mie richieste ho interpretato bene la legge. Centofanti, Rossicone e Pace avrebbero dovuto per legge procedere all'adeguamento sismico del fabbricato», ha ribadito il pm Picuti. «Bastava che i tre imputati avessero preso visione del progetto dell'edificio e si sarebbero accorti che era un castello di carte»; il consulente Maria Gabriella Mulas ha anche evidenziato come i ragazzi deceduti nell'immane tragedia si trovassero in quelle stanze sulle quali insistevano le pareti tagliafuoco (la cosiddetta parete Rei), sistemate dai tre imputati. «Si parla dunque di reato commissivo». Infine parlando dell'ultimo imputato, Pietro Sebastiani (chiesti per lui due anni e mezzo), il pm ha posto l'accento sul particolare che «i lavori sui quali era stato chiamato come collaudatore, non erano di restauro o risanamento ma di ristrutturazione che dunque imponeva la verifica statica dell'immobile avvenuta solo dal punto di vista amministrativo e non sul campo». Prima della Camera di consiglio, spazio anche alle repliche degli avvocati di parte, tra cui Vania Della Vigna (parte civile) che ha ricordato: «Questo è il processo simbolo del post-terremoto» e Fabio Alessandroni (difende Luca D'Innocenzo): «bastava leggere la perizia Mulas per definire le responsabilità di ciascuno».
LE UDIENZE. Il dibattimento è ripreso a ottobre 2012 dopo aver rischiato due volte lo stop. La prima a maggio, per un richiamo del Consiglio superiore della magistratura al Gup Giuseppe Grieco, in relazione alla formulazione dei quesiti per la superperizia. Come conseguenza della censura, Grieco aveva dichiarato di astenersi dal proseguire il processo fino a conclusione del procedimento, ma era stato poi invitato a continuare dal presidente vicario della Corte d'Appello, Augusto Pace. A luglio dell'anno scorso il secondo rilievo con l'istanza di un legale, respinta dal Gup, per sollevare una questione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale sull'esclusione dei soggetti chiamati come responsabili civili per gli imputati che hanno ottenuto il rito abbreviato.
I FAMILIARI. «I giovani hanno interessato alla problematica anche i tecnici che però hanno risposto "dormite sonni tranquilli". Ora gli otto giovani dormono sonni tranquilli. Spero in una sentenza giusta, anche se ne dubito perché la giustizia tutela chi commette delitti». Lo ha detto Silvana Cialente, zia di Francesco, uno degli otto universitari scomparsi nel crollo della casa dello studente

pc 16 Febbraio-LA GUERRA POPOLARE IN INDIA SI SVILUPPA IN NUOVE AREE, LO STATO INDIANO CERCA DI FERMARLA CON TUTTI I MEZZI


Poliziotto ucciso durante un incontro con i maoisti
Giridih Jharkhand, 5 Febbraio 2013

Un poliziotto è stato ucciso in un incontro con i maoisti vicino il villaggio di Matrukha del distretto, ha detto oggi la polizia.
Il militare del distretto è morto dopo aver ricevuto ferite d'arma da fuoco durante un incontro con i ribelli la scorsa notte, ha detto il soprintendente di polizia A V Homkar.
Un maoista è stato arrestato dopo la battaglia, ha detto.
I maoisti hanno attaccato la squadra di polizia la scorsa notte quando arrivava nel villaggio in cerca di un estremista implicato nell'attacco al convoglio carcerario nel quale alcuni maoisti sono stati liberati il nove novembre dello scorso anno, ha detto.

Ricerca di sospetti maoisti nelle foreste del Kerala.
Kannur 13 Febbraio.

Ricerche sono state condotte nella foresta di Pulingom al confine tra Kerala e Karnataka nel distretto, dalla polizia del Kerala in risposta a notizie della presenza di maoisti nell'area.
Le ricerche, condotte ieri, erano basate da notizie della popolazione locale a Pulingom e Magandi  di aver visto un gruppo di persone al confine, sospettate di essere maoisti, ha detto la polizia.
C'erano notizie circa quattro mesi fa sulla presenza di maoisti al confine tra Kerala e Karnataka dopo che alcuni scolari avevano visto persone sospette nell'area, ha detto la polizia.
la polizia sta rimanendo vigile sulle aree del confine in seguito alle notizie.

Robot droni per aggiungere altri mezzi nelle operazioni contro i maoisti
India: lo stato cerca disperatamente droni spia e robot che leggono la mente per annientare la ribellione popolare.

Kharagpur: Dopo i missili droni dell'esercito statunitense, robot droni andranno in aiuto delle forze di sicurezza indiane nelle operazioni anti-insurrezionali. i robot sono stati sviluppati nell'istituto di ricerca Karol Bagh di Delhi, che ha già sviluppato un altro robot di sorveglianza terrestre e un robot do rilevamento mentale che può leggere la mente umana.
Una volta pronto, il robot drone può essere usato come un effettivo strumento di sorveglianza dalle forze armate e di sicurezza impegnate nelle operazioni anti-maoiste.
il robot può spiare su una zona di battaglia mentre vola su di essa. Posizioni nemiche, campi e anche soldati o ribelli nascosti dietro cespugli nel raggio di 50 Km possono essere catturati dal suo obiettivo che ha anche una visione notturna. "Le informazioni mandate dal robot possono aiutare le forze di sicurezza a pianificare le loro operazioni con maggiore precisione," ha detto Diwakar Vaish, capo del centro di ricerca e robotica con sede a Delhi A- Set Institute of Training and Research, che sta lavorando sul progetto.
il lavoro sullo sviluppo del robot è ad uno stadio avanzato all' A-Set Institute. A parte il drone, Vaish dall'istituto attivo da 20 anni ha mostrato molti altri robot nella tre giorni KSHIT, festa che è incominciata a IIT-Kharagpur venerdì.
Tra questi ci sono robot ragno, un altro robot di sorveglianza sviluppato dalla A-Set, che ha sviluppato la robotica tre anni fa.
il robot ragno assomiglia a un ragno e può operare in terreni inospitali come colline, foreste e praterie e può collezionare informazioni entro un raggio di due km intorno. "A differenza del robot drone che volerà, il robot ragno si muove sulla superficie," ha detto Vaish.
Il robot ragno è molto utile per le forze di sicurezza operanti nelle zone maoiste, ha aggiunto lo scienziato. il robot si muove come un ragno mentre spia i territori ostili. il costo di questo robot è 100.000 rupie indiane (1.380€ n.d.r.). Vaish ha anche detto che sono iniziate trattative tra l'A-set e i ministeri degli interni e della difesa per il trasferimento della tecnologia.
Oltre questi robot di sorveglianza, A-Set ha anche sviluppato quello che chiama un robot che leggono la mente, ha detto Vaish. Questo robot può leggere certe sfaccettature della mente umana come i nervi sensoriali di una persona. Ha anche mostrato robot umanoidi sviluppati dall'istituto.

pc 16 febbraio - giovani palestinesi che si scontrano con i nazisionisti per la libertà dei loro compagni in galera.


Ieri si è tenuta una manifestazione davanti alla prigione militare israeliana di Ofer, nei pressi di Ramallah contro la detenzione amministrativa e contro le condizioni di vita a cui sono costretti i detenuti palestinesi nel sistema carcerario israeliano. Centinaia di giovani hanno marciato in solidarietà con i prigionieri in sciopero della fame nelle carceri israeliane, in particolare con Samer Issawi, che da quasi 200 giorni non assume cibo, e con Tareq Qaadan e Jaafar Azzidine. I giovani palestinesi si sono scontrati con soldati israeliani che gli hanno sparato proiettili di metallo rivestiti di gomma e gas lacrimogeni.


sabato 16 febbraio 2013



Ramallah, 16 febbraio 2013, Nena News - Migliaia di palestinesi, con il sostegno di decine di attivisti internazionali, hanno manifestato ieri davanti alle prigioni militari israeliane nella Cisgiordania occupata, a sostegno dei detenuti politici in sciopero della fame. In particolare di Samer Issawi, in condizioni fisiche critiche, Tareq Qaadan e Jaafar Azzidine, che digiunano da molte settimane. Dura la reazione dei militari israeliani fuori dal carcere di Ofer (Ramallah) dove i comitati popolari palestinesi avevano riunito centinaia di manifestanti. I soldati, per disperdere il raduno, hanno sparato proiettili di gomma e decine di candelotti lacrimogeni. Diversi palestinesi sono rimasti feriti, tra i quali i giornalisti Samer Hamad, Ahmad Mizher e Luai Sababa.
Guarda il video della manifestazione davanti alla prigione di Ofer



Type of Prisoner
Number of Prisoners
Total number of political prisoners
4,743
Administrative detainees
178 (5 PLC members)
Female prisoners
10
Child prisoners
193 (23 under the age of 16)
Palestinian Legislative Council members
12
East Jerusalem prisoners
167
1948 Territories prisoners
191
Gaza prisoners
437
Prisoners serving life sentences
529
Prisoners serving a sentence above 20 years
456
Prisoners having served for more than 25 years
23
Prisoners having served for more than 20 years
72
Prisoners detained before Oslo Agreements
111



pc 16 febbraio - Napolitano incontra Obama e assicura la "continuità" della politica italiana... contro le masse


L'attuale presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, è andato negli Stati Uniti per incontrare il presidente Obama. Che cosa è andato a fare? Ce lo racconta, a modo suo, il quotidiano della Confindustria, Il Sole 24 Ore.

Nella sostanza non è stata solo una visita di “cortesia” ma “anche una visita chiave sul piano politico, soprattutto in vista delle elezioni del 24 febbraio.” In quella che viene raccontata come una “Grande giornata di sole, grande cordialità, relax e amicizia” (mentre in Italia succede di tutto, si è dimesso anche il Papa!) Napolitano è andato a rassicurare Obama soprattutto sulla “continuità” perché su questo Obama “ha insistito”; infatti Obama “ha chiarito subito di tenere molto a garanzie di continuità italiana nei confronti del progetto europeo e dunque ... di continuità sul piano delle riforme...” e quali sono queste riforme? E qui il giornalista dall'America ci tiene tanto a dire che Obama “non poteva essere più chiaro … nel mettere l'Italia davanti a un bivio: o si procede lungo la strada delle riforme, ma riforme vere, per il mercato, per la trasparenza, per la flessibilità del mercato del lavoro [non bastavano i politici italiani, anche Obama vuole libertà di licenziamento!] o l'Italia tornerà indietro e rischierà appunto di non essere più parte [addirittura!] dello 'sviluppo globale'”.

Il riferimento al risultato elettorale è chiaro, ma Obama non esprime preferenze per i politici italiani perché questo “progetto” “non è appartenuto soltanto a Mario Monti ma all'intero schieramento politico che l'ha appoggiato”.

Napolitano, in profondo ossequio al capo dell'imperialismo americano, “… lo ha rassicurato sulle prospettive di continuità...” Insomma Napolitano come si vede è sicuro che qualsiasi risultato uscirà dalle elezioni darà un governo in “continuità” con quello appena concluso! I proletari e le masse popolari italiane sono avvisati!

Tra una battuta e l'altra, Napolitano, sulla nuova “tangentopoli” ha detto che la magistratura “sta cercando di capire se al di là dei rapporti con i mediatori per commesse militari c'è stato un ritorno di danaro occulto in Italia”, e cioè nella sostanza è d'accordo con Berlusconi sul fatto che all'estero le mazzette si possono anche pagare...

Alla fine del suo mandato presidenziale Napolitano si conferma come difensore dell'imperialismo italiano e buon servitore dell'imperialismo americano.

pc 16 febbraio - DELINQUENTI, CRIMINALI, CORROTTI, COMPLICI, COLLUSI...



IL "NUOVO" POTERE BORGHESE CHE SI INSEDIERA' A BREVE, DA QUALSIASI SCHIERAMENTO USCIRA', SI APPRESTA A CONTINUARE, IN PEGGIO!, LE POLITICHE ANTIOPERAIE, ANTIPROLETARIE, ANTIPOPOLARI A FAVORE DI PADRONI E BANCHE

BOICOTTIAMO L'ENNESIMA FARSA ELETTORALE

pc 16 febbraio - Boicottaggio elettorale!


pc 16 febbraio - E' QUESTO STATO CAPITALISTA CHE UCCIDE!


UNA SOLA SOLUZIONE, LA RIVOLUZIONE

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Sessantenne perde il lavoro e si impicca

(ANSA) - CASTIGLIONE CHIAVARESE (GENOVA), 16 FEB - Aveva perso il posto di lavoro e non sopportava piu' la disoccupazione: cosi' un uomo di 60 anni ha deciso di impiccarsi. I carabinieri di Sestri Levante e i conoscenti non hanno dubbi sulle cause della morte: e' un'altra vittima del lavoro che non c'e'. L'uomo e' stato trovato, nel pomeriggio, impiccato ad un albero nel bosco di monte Pu, dove era arrivato con la sua moto. Il corpo e' a disposizione della magistratura.(ANSA)


Senza lavoro da anni, si impicca in casa, anche la compagna era stata licenziata

PADOVA - L'ultimo tentativo a giugno dell'anno scorso quando la compagna l'aveva salvato in extremis. E così era accaduto anche ad aprile del 2010. Ieri ci ha riprovato. Agostino Cantarello, che avrebbe compiuto 46 anni ad agosto, si è ucciso impiccandosi nella cucina del suo appartamento, in via Trilussa a Mejaniga di Cadoneghe (Padova). Il secondo suicidio nel giro di pochi giorni a Cadoneghe: domenica sera, nella sua azienda di Vigonza, Albino Mazzaro, 54 anni di Cadoneghe, si è ucciso, schiacciato dalla difficoltà di riscuotere i suoi crediti. Un vissuto difficile e tormentato anche quello di Agostino, che negli ultimi anni l'aveva portato a tentare di farla finita già diverse volte.
Da tre anni era disoccupato; unica fonte di reddito una pensione che gli era stata riconosciuta per un'invalidità civile. Nonostante tutto, tra alti e bassi, Agostino ha tirato avanti. Poi, ieri pomeriggio, il collasso, dopo che anche la sua compagna Chiara Pavin, 45 anni, era stata licenziata pochi giorni prima. «È stato un insieme di fatti e notizie negative a farlo disperare - racconta tra le lacrime la compagna Chiara, con lui da sette anni - altra spiegazione non me la so dare. Non ci credo ancora. Mi sembrava tranquillo e le ultime parole che mi ha detto sono state per chiedermi cosa volevo per pranzo». Chiara non ce la fa a continuare e la voce s'interrompe. La donna fino a domenica lavorava come cuoca in una trattoria di San Giorgio delle Pertiche, dove il proprietario le aveva messo a disposizione una camera ed un bagno vista la distanza da casa.

«Poi domenica la bella notizia: Chiara da domani non vieni più. E così mi ha lasciato a casa senza tanti complimenti. E avanzo ancora lo stipendio da novembre, in tutto sono 3.800 euro. È chiaro che non ce la facevamo ad andare avanti: in casa siamo senza riscaldamento, dobbiamo scaldarci l'acqua per lavarci e la bolletta dell'Enel la sto pagando io grazie ad una rateizzazione dei pagamenti dopo che settimane fa ce l'avevano staccata. Forse si è sentito un peso per me e continuava a dirmi "ma cosa ci sto a fare qui senza un lavoro? A cosa servo?"». Chiara si ferma di nuovo: con gli occhi guarda la mensola che Agostino ha usato per allacciare la corda. In mano ha il coltello con cui l'ha tagliata nella speranza di salvarlo.

«Non stavo bene e sono andata a letto. Agostino era andato dal mio ex datore di lavoro per riconsegnare le chiavi della camera. Quando è tornato mi ha chiesto cosa volevo mangiare, ma gli ho risposto che non stavo bene. E ho preso sonno. Alle 14.20 mi sono alzata e quando sono arrivata in cucina me lo sono trovato davanti, così». Chiara ha tagliato la corda e Agostino è caduto a terra. Poi ha chiamato il 118. «Speravo fosse come le altre volte, che si salvasse. Dopo quasi un'ora i medici mi hanno detto che era morto. Ma perché, se era stato così premuroso con me ed era tranquillo? E adesso come faccio ad andare avanti? Sono senza lavoro, rischio di perdere la casa perché è di Agostino. I servizi sociali sanno tutta la nostra situazione ma ci dicono sempre "sistemeremo tutto, ci vuole pazienza, ci aggiorniamo la settimana prossima". E intanto i giorni passano e i problemi restano. Spero che qualcuno ora mi dia una mano».

Aggiornato il: 16/02/2013 | autore ANSA

venerdì 15 febbraio 2013

pc 16 febbraio - Fuori l'imperialismo italiano dalla Libia!


Il generale-ministro del governo Monti questi giorni è in Libia a sostegno del governo fantoccio, cane da guardia degli interessi dell'imperialismo: la borghesia imperialista italiana, nella contesa/collusione con gli altri paesi imperialisti, considera d'importanza "strategica" la Libia per reprimere il vento della ribellione delle masse oppresse arabe. 


Tripoli bel suol d’amore per armi e divise italiane

di  Antonio Mazzeo

Blindati di seconda mano; divise, slip e spazzolini nuovi ma demodé. Sono i doni che l’Italia ha inviato ai nuovi governanti libici per consolidare la partnership politico-militare tra i due paesi.
La consegna è avvenuta durante la recente visita a Tripoli del ministro-ammiraglio Giampaolo Di Paola che ha pure avuto modo d’incontrare il primo ministro Ali Zeidanil e il ministro della guerra gen. Mohamed Al Barghati. La cessione delle rimanenze di magazzino è stata autorizzata dal Parlamento italiano con la legge di conversione del ddl di fine 2012 che ha prorogato le missioni militari italiane all’estero.
Sono stati consegni ai libici “a titolo gratuito” innanzitutto 20 veicoli blindati da trasporto truppe e combattimento “Puma” prodotti dal consorzio Fiat Iveco-Oto Melara e nella disponibilità dell’esercito italiano. Dalle basi della marina militare di Taranto, Augusta, La Spezia, Ancona e Cagliari è stata prelevata invece una certa quantità di “effetti di vestiario in disuso”. Si tratta complessivamente di quasi 70.000 capi, tra cui 30.000 slip, 10.000 camicie kaki in manica lunga e corta, 28.000 tra pantaloni estivi e invernali, magliette intime, pigiami e cinture. Il vestiario è stato trasportato in Libia a bordo di velivoli cargo messi a disposizione dall’aeronautica militare. Tra i container hanno pure trovato posto 6.000 astucci porta-saponetta, 30.000 tubetti di crema da barba, 80.000 dentifrici, 2 milioni di rasoi, 150.000 saponi, 68.000 spazzole per scarpe e abiti e 40.000 spazzolini da denti. Solo 200 invece le “spazzole per capelli” destinate ai combattenti della nuova repubblica libica.


Nel corso degli incontri tenuti a Tripoli dal ministro Di Paola sono stati trattati i temi riguardanti la “formazione di forze armate e di polizia, la cooperazione - anche tecnologica - nelle attività di controllo dell’immigrazione clandestina, il supporto nazionale alla ricostruzione della componente navale, la sorveglianza e il controllo integrato delle frontiere”, come recita il comunicato emesso dal dicastero della difesa. Si spera inoltre di aver convinto le autorità libiche a confermare gli ordini di armi di produzione italiana fatti da Muammar Gheddafi alla vigilia del conflitto che ha lacerato il paese nel 2011. Tra i più importanti, quello relativo al sistema di sorveglianza radar delle coste libiche e delle frontiere con Niger, Ciad e Sudan del costo di 300 milioni di euro prodotto da Selex Sistemi Integrati (oggi Selex SE), gruppo Finmeccanica. Il contratto fu firmato il 7 ottobre 2009, ma solo una prima tranche di 150 milioni è stato portato a termine. L’azienda italiana dovrebbe provvedere alla progettazione, all’installazione e all’integrazione del sistema e alla formazione degli operatori e dei manutentori libici.
In lista d’attesa ci sono inoltre pezzi di artiglieria Howitzer di Oto Melara, componenti di ricambio per aerei addestratori Aermacchi ed elicotteri Agusta e altro materiale bellico non specificato che una delegazione governativa libica richiese alla Difesa italiana nel febbraio 2011 proprio quando stava maturando internazionalmente la decisione di intervenire contro il colonnello Gheddafi. Un mese prima era stato reso pubblico l’acquisto del 2,01% del pacchetto azionario di Finmeccanica da parte della Libyan Investment Authority, il fondo sovrano creato per la gestione del valore delle entrate prodotte dall’attività petrolifera.
L’ingresso dei fondi libici nella holding armiera coronava anni di pressing e corteggiamenti del governo Berlusconi e del management di Finmeccanica. “Puntiamo a fare della Libia il partner ideale per la futura crescita del nostro gruppo in Africa e Medio Oriente”, dichiarava nel luglio 2009 l’allora amministratore delegato Pier Francesco Guarguaglini.


Dopo la revoca dell’embargo Onu nel settembre 2003, la Libia è divenuta uno dei maggiori clienti delle industrie belliche italiane. Secondo il Sipri (l’istituto svedese di ricerche sui temi della pace e il disarmo), nel solo biennio 2008-09 le licenze autorizzate dal governo sono state pari al 34,5% di tutte quelle rilasciate verso la Libia in ambito Ue, per un ammontare di 205 milioni di euro circa. Solo Agusta Westland (Finmeccanica) ha esportato a Tripoli 10 elicotteri AW-109E “Power” per il controllo di coste e frontiere e 20 elicotteri nella versione AW-119K “Koala” e AW-139 per missioni mediche di emergenza e il combattimento.
Nel gennaio 2008 le forze armate libiche comprarono da Alenia Aeronautica 9 pattugliatori marittimi Atr-42Mp “Surveyor”. Il contratto di 31 milioni di euro ha incluso l’addestramento dei piloti e l’installazione del sistema di controllo “Atos”, di un radar di ricerca “Gabbiano” e di sensori elettro-ottici. Ad Alenia Aermacchi è stata assegnata invece la revisione di 12 velivoli addestratori SF-260. Nell’ambito dell’accordo di cooperazione per il contrasto all’immigrazione firmato a Tripoli il 29 dicembre 2007, l’Italia ha poi consegnato 6 motovedette della Guardia di finanza dotate di sofisticati sistemi di scoperta e telecomunicazioni. Sino al 2010 l’Itas Srl di La Spezia ha invece curato il controllo e la manutenzione dei missili a lunga gittata anti-nave “Otomat”, acquistati dai libici a fine anni ‘70 dal consorzio italo francese Oto Melara-Matra, poi confluito nel gruppo MBDA.
Dulcis in fundo l’export di armi leggere su cui le aziende mantengono il massimo riserbo. La Rete Disarmo ha denunciato che nel 2009 giunse a Tripoli una partita di fucili e pistole di piccolo calibro di produzione Beretta, destinati ufficialmente a Malta. I passaggi di questa triangolazione sono stati descritti dal ricercatore Francesco Vignarca in Altreconomia. L’ordine per un valore di 79.689.691 euro ha riguardato 7.500 pistole semi-automatiche PX4, 1.900 carabine CX4 “Storm” e 1.800 fucili a canna liscia calibro 12 “Benelli”. “Le licenze all’esportazione furono concesse dalle autorità governative italiane il 3 novembre del 2009 e già il 9 novembre la Beretta aveva emesso le relative fatture”, scrive Vignarca. “Il trasporto internazionale della merce si è originato da La Spezia il 29 novembre 2009 e la nave container ha raggiunto la Libia dopo uno scalo a Malta”. Per il pagamento fu utilizzata la Gumhouria Bank, corrispondente italiana di UBAE, istituto in buona parte controllato dalla Libyan Foreign Bank ma con partecipazioni di Unicredit (il 10% circa), ENI (5%) e Monte dei Paschi di Siena (3,5%).

pc 15 febbraio - l'arma del leninismo nelle mani dei proletari nei circoli di proletari comunisti PCm-Italia

E' in corso nel circolo di Proletari Comunisti -PCm Italia di Taranto, un gruppo di studio su Principi del Leninismo di Stalin - in occasione del 60° anniversario della sua morte 5 marzo 2013.
Pubblichiamo il resoconto della discussione nella prima riunione sul capitolo 'IL PARTITO' e due interventi di compagni e compagne.

IL CIRCOLO DI ‘PROLETARI COMUNISTI’ DI TARANTO STUDIA IL CAPITOLO SU “IL PARTITO” DEI “PRINCIPI DEL LENINISMO” DI STALIN.

In questa fase questo studio, che viene dopo lo studio del capitolo su ‘Strategia e tattica’ (che verrà ripreso nell’aspetto della sua applicazione, come arma di guida, per avere e mantenere “la rotta e il ritmo” nella complessa lotta di classe), è pienamente necessario e in sintonia con la fase che sta attraversando il circolo di proletari comunisti, di verifica, salto, selezione delle forze per il passaggio dal circolo al partito.
Questo obiettivo quindi è stato presente nel cominciare ad affrontare i temi posti dal testo che, come anche negli altri gruppi di studio, non sono stati mai letti e discussi in maniera scolastica, ma sempre come arma per l’azione rivoluzionaria ma anche col criterio: “De te fabula narratur”.

Sulla prima parte del capitolo - in cui Stalin descrive il carattere del partito nel periodo più o meno pacifico della II Internazionale, adatto alla lotta parlamentare e non alla lotta rivoluzionaria, e la costruzione nella fase successiva di “aperto conflitto tra le classi, delle azioni rivoluzionarie , della rivoluzione proletaria…”, di un nuovo partito, il ‘partito del leninismo’ “combattivo, rivoluzionario, sufficientemente audace da condurre i proletari alla lotta per il potere, sufficientemente esperto da sapersi orientare nelle condizioni complesse di una situazione rivoluzionaria, e sufficientemente agile da superare gli scogli di ogni genere di cui è irta la strada che conduce alla meta” - il dibattito nel circolo si è soffermato sul fatto che un partito comunista deve essere sempre “combattivo rivoluzionario...”, sia nei periodi “pacifici”, sia in quelli “rivoluzionari”, perché sono le stesse leggi della “rivoluzione” che devono guidare i comunisti anche nei periodi in cui essa non è già all’ordine del giorno, perché ogni lotta di oggi dei proletari e delle masse va vista in funzione della rivoluzione; questo permette ai comunisti di acquisire quell’esperienza, capacità di orientamento, di maneggiare le leggi della strategia e della tattica per condurre una lotta rivoluzionaria. Lo possono fare perché lo hanno già sperimentato.
Quindi si sono letti e affrontati le caratteristiche del Partito del leninismo
Reparto d’avanguardia della classe operaia Il dibattito ha messo in luce che organizzare gli elementi migliori della classe operaia non deve voler dire “gli operai così come sono”; anche gli operai nel partito devono elevarsi, trasformarsi, impugnare la teoria rivoluzionaria, le leggi della rivoluzione. Questo contro una concezione e prassi spontaneista, codista – il partito che va alla coda delle masse - che vuole lasciare gli operai anche quelli più combattivi invischiati inevitabilmente nel riformismo, nella sola lotta sindacale; ma anche contro una concezione e politica che costruisce il partito come una setta separato dalla classe operaia, a cui gli operai e le masse devono solo aderirvi. Entrambe queste teorie disprezzano gli operai, e di fatto, in maniera opportunista, lasciano campo libero alla politica borghese tra la classe. Su questo nel dibattito del gruppo di studio si sono fatti anche esempi concreti.
Ci si è poi soffermati su un'altra parte, quando Stalin scrive: “il partito non può essere soltanto un reparto d’avanguardia: deve essere al tempo stesso un reparto, una parte della classe operaia, parte intimamente legata ad essa con tutte le fibre del suo essere” – Qui si è visto come noi abbiamo costituito il nostro partito e portiamo avanti il lavoro con questa concezione, sintetizzata nella nostra parola d’ordine: “nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse”. Questo per noi significa che i comunisti non sono quelli che “predicano”, ma coloro che si “sporcano le mani”, che ‘parlano’ perché stanno nelle lotte della classe, le dirigono, che sono riconosciuti dalle masse, che godono – come dice Stalin “fra le masse di un credito morale e politico”.

Un'altra discussione interessante ha riguardato la questione importante di chi è membro del partito comunista e il percorso dei compagni verso l’organizzazione nel partito.
A partire dalle frasi di Lenin “sarebbe debolezza e ‘codismo’ pensare che in regime capitalista quasi tutta o tutta la classe possa elevarsi alla coscienza e all’attività della propria avanguardia, del proprio partito socialdemocratico” - si è parlato di quale è la distinzione tra il circolo di proletari comunisti e il PCm, e quali le ragioni che hanno portato a organizzare i circoli.
Qui, prima di tutto si è sgomberata un’idea secondo cui prima si fanno i circoli e dopo il partito, una sorta di concezione “gradualista” della costruzione del partito che sarebbe sbagliata. Nel 2000 – è stato ricordato – i compagni di allora costituirono il PCm, senza lasciarsi condizionare dal numero dei compagni, perché era una decisione necessaria per lavorare in teoria e in pratica per la costruzione del partito, nella concezione che solo agendo da partito, con lo stile di partito è possibile costruire il partito; questo era anche necessario per rispondere alla fase, per contrastare una concezione che partendo da un bilancio negativo delle sconfitte del movimento comunista rivoluzionario in Italia (e non come lezioni utili), per negare la necessità del partito.
Quindi non sono venuti prima i circoli e poi il PCm, ma prima il partito. I circoli sono una risposta ad una situazione presente tra le avanguardie proletarie di lotta che, a causa dei guasti di decenni di revisionismo e riformismo e di sola pratica sindacale, sono “spontaneamente” antipartito; era quindi necessaria un forma organizzata che cominciando a fare politica rivoluzionaria avvicinasse queste avanguardie al partito. “Io – ha detto un compagno – tramite il circolo mi sono avvicinato al partito”.
Ma il partito anche nella militanza è altra cosa di un circolo, richiede mettere al centro l’organizzazione, la disciplina collettiva.
Questo dibattito ha anticipato l’altro punto del carattere del partito: il partito, reparto organizzato della classe operaia – la profonda differenza tra un partito e un insieme di gruppi o di compagni che mettono l’individuo, le proprie esigenze (faccio attività quando mi va), i propri bisogni al centro e non al servizio dell’organizzazione collettiva. Nel gruppo di studio è stato detto che questa parte del capitolo su Il partito è forse quella che più ci tocca e più serve in questo momento per il passaggio dei compagni dal circolo al PCm. In questo senso quando Stalin nel testo riporta la critica di Lenin all’anarchismo da gran signore, è stato molto facile per i compagni coglierne il giusto senso e usare subito questa critica verso i limiti tuttora presenti della propria militanza, sia ideologici sia pratici, che si riassumono principalmente nella questione di assumersi responsabilità, come parte dell’organizzazione.
Nei prossimi giorni il gruppo di studio completerà la parte sul partito. 

MC - 14.2.13

Interventi al
GRUPPO DI STUDIO SUL CAPITOLO “IL PARTITO” DEI 'PRINCIPI DEL LENINISMO'

1
Il Partito così come era prima della rivoluzione né aveva né poteva avere l'importanza che ha raggiunto nel corso degli anni e delle vicende rivoluzionarie, infatti Kautsky sostiene che i partiti facente riferimento alla seconda internazionale non furono in grado di appoggiare le azioni rivoluzionarie del proletariato proprio perché il partito stesso non era concepito come strumento di guerra ma strumento di pace, quindi non c'era traccia di ideologie rivoluzionarie, e quindi veniva inteso come appendice dell'apparato parlamentare e di conseguenza al suo servizio.
Appare chiaro che in queste condizioni, sempre così come era inteso il partito, fosse inimmaginabile che si potesse pensare di organizzare il proletariato in funzione della lotta rivoluzionaria. La situazione cominciò a cambiare in vista del nuovo periodo che fu quello caratterizzato dal conflitto tra le classi e questo richiedeva un cambiamento radicale, cio significava riorganizzare se non rifondare il partito con la rieducazione degli operai dei proletari delle masse, insomma con nuovi metodi rivoluzionari. Da qui la necessità di far nascere un partito combattivo tanto da condurre i proletari alla lotta per la conquista del potere. Senza questo tipo di partito, Leninista, ogni tentativo di rovesciare il potere imperialista sarebbe risultato vano.
La caratteristica di questo nuovo partito, dice Lenin, è intendere il partito come reparto d'avanguardia della classe operaia, incamerando al suo interno tutti gli elementi migliori della classe operaia; ma il partito deve anche essere armato della teoria rivoluzionaria e essere a conoscenza delle leggi del movimento nonché conoscere le leggi stesse della rivoluzione. Senza queste nozioni non può essere in grado di guidare o organizzare alcuna lotta proletaria. Insomma non può chiamarsi partito d'avanguardia se limita i suoi compiti al solo ascolto delle esigenze del proletariato e della classe operaia e non è in grado di sollevare le masse alla comprensione reale degli interessi della classe stessa, ponendosi alla testa della classe operaia per guidare il
proletariato verso la conquista del potere.
Diversi sono quei partiti che attuano il codismo, questi non sono altro che organi veri e propri della borghesia e di certo non possono per la loro stessa natura essere in grado di favorire il proletariato ma anzi ne soffoca ogni tentativo di riscatto. Perciò è chiaro che questo può essere realizzato solo se il partito, come è già stato detto, è un partito d'avanguardia proletaria in grado di elevare le coscienze e le conoscenze del proletariato e organizzarlo per renderlo una forza politica indipendente.
Si perché la classe operaia il proletariato senza un partito rivoluzionario è come un esercito allo sbando senza uno stato maggiore quindi senza una guida. Ma il partito d'altra parte non può dirigere le masse se non ha legami con esse e se non gode di credibilità morale e politica. Ed anche quando all'interno del partito si riversano grandi masse, che siano proletari o operai, non è detto che sia per volontà propria ma avviene sotto la spinta delle masse stesse, questo significa che le masse operaie stesse già ci considerano il loro partito.
Il partito è il reparto organizzato della classe operaia, deve saper dirigere la lotta del proletariato deve saperlo guidare e istruirlo all'offensiva quando va fatto e saper battere in ritirata quando la situazione lo richiede. Ma può adempiere a questi compiti solo se egli stesso (il partito) si incarna nella disciplina e organizzazione. Ma il concetto di partito non è solo questo, il concetto di partito, afferma Lenin, è la somma delle sue organizzazioni e i suoi membri sono membri di una o più appendici del partito stesso. Al contrario i menscevichi sostenevano che l'entrata nel partito dovesse avvenire in modo "automatico" e quindi chiunque ne poteva fare parte pur senza aderire al partito stesso o senza neanche aderire ad una appendice del partito.
Inutile dire che questa visione opportunista non fu nemmeno presa in considerazione altrimenti il partito sarebbe degenerato in un qualcosa di amorfo e disorganizzato. Ma il partito è anche il sistema unico di tutte le sue organizzazioni e non soltanto la somma delle stesse, la loro unione comporta richieste superiori e inferiori di direzione, perciò esiste una minoranza e una maggioranza fatta di decisioni vincolanti a cui tutti i membri devono attenersi. Senza queste condizioni il partito non sarà mai capace di dirigere e organizzare la classe operaia e le masse proletarie alla lotta.
Infine Lenin fa riferimento a quando un tempo il partito non era formalmente organizzato ma fatto di gruppi di persone dove c'era solo un interscambio di idee quindi un partito di sola azione ideologica, mentre a differenza oggi, dice Lenin, siamo un partito organizzato una forza che si traduce in potere, capace di trasformare l'autorità delle idee in autorità del potere determinando così la sottomissione delle richieste inferiori rispetto alle richieste superiori del partito. Naturalmente non sono mancati attacchi da parte di "elementi instabili" i quali muovono accuse di burocratismo verso il partito, ma Lenin molto semplicemente liquida questi elementi come nichilismo russo o anarchismo da gran signore e degni di essere messi alla porta dal partito.

FB 


2
Dopo il periodo legato alla seconda internazionale in cui era evidente che senza un cambiamento la rivoluzione di classe non sarebbe potuta avvenire, in quanto come è noto i partiti erano succubi oramai di un parlamentarismo che ovviava a qualsiasi crescita e lotta di classe spostando appunto tutte le diatribe nelle aule del parlamento. Questo eccesso di pacifismo appunto, fece si che il proletariato oramai resosi conto che la seconda internazionale era oramai perdente rispetto alla lotta di classe, ritenne opportuno creare un nuovo partito d’ avanguardia che si assumesse dei compiti importanti e cioè: la crescita culturale e di classe degli operai, la solidarietà con i paesi vicini per creare un avanguardia che applicasse la teoria e la pratica rivoluzionaria, da qui la nascita del partito del leninismo.
Il partito si deve far carico della rappresentanza politica del proletariato che al momento stesso ne è parte integrante e non un soggetto a rimorchio cosi come era visto e trattato nella seconda internazionale, deve guidarlo per superare lotte legate a bisogni momentanei ed elevare il livello di comprensione degli interessi di classe, guidarlo nelle varie vicissitudini con esperienza e capacità, perché milioni di operai non possono da soli affrontare le difficoltà, quindi il partito costituisce per il proletariato una sorta di stato maggiore

CM

pc 15 febbraio - leggi il blog internazionale dei maoisti in lingua originale


pc 15 febbraio - Ilva Taranto - mentre prosegue lo scontro di potere tra giudici e padroni - gli operai vanno in cassaintegrazione con la complicità dei sindacati confederali

Senza blocco di  massa della fabbrica e della città non usciamo da questa situazione
All’Ilva difendiamo realmente lavoro e salute con la lotta unitaria di operai e masse popolari contro padron Riva, governo e Stato dei padroni, sindacati confederali complici


comunicato
sulla cassaintegrazione all'ilva si continua a non farci capire niente o meglio si capisce fin troppo bene che è la nuova fregatura azienda - sindacati confederali.
A tutt'oggi i 535 lavoratori in cig non sono rientrati ma solo una piccola parte, mentre la nuova cassaintegrazione è in deroga per 1393 lavoratori per il periodo 1 gennaio-2 marzo 2013, per 1.243 operai,
60 intermedi e 90 impiegati.
Non ci sono i soldi per la cassa integrazione in deroga e c'è il serio rischio che anche in seguito non venga concessa Già a dicembre l'Ilva aveva già avanzato la richiesta di cassa in deroga per 700 addetti dell'area a
freddo, che però non le fu concessa in quanto la Regione Puglia contestò sia la mancanza di richiesta specifica, sia l'assenza di fondi. I sindacati confederali non fanno rispettare all'Ilva i suoi impegni Ferrante aveva detto che per 920 lavoratori ilva ci sarebbe stata la ricollocazione in altri reparti invece adesso vanno in cassa integrazione in deroga con il consenso dei sindacaticonfederali.
I sindacati confederali avevano detto che ci sarebbe stata rotazione totale invece l'azienda fa il contrario dicendo che ci può essere "compatibilmente con le esigenze tecnico-produttive" e solo se le posizioni ricoperte dai lavoratori siano "fungibili per inquadramento e professionalità"
Lo Slai cobas respinge la cassaintegrazione e ribadisce che senza la lotta generale con blocco di massa in fabbrica e in città non si esce da questa situazione, non si difende il lavoro, sicurezza e salute in fabbrica e città.
Chi non dice questo inganna i lavoratori e i cittadini.
Senza lo slai cobas in fabbrica e nelle prossime Rsu – è impossibile in questa fabbrica tutelare diritti e lavoro

slai cobas ILVA per il sindacato di classe
via rintone 22 slaicobasta@gmail.com 347-5301704 leggi il blog http://tarantocontro.blogspot.it




pc 15 febbraio - marlane - processo ai padroni assassini


pc 15 febbraio - Violenza sulle donne: balliamo dall'India all'Italia... al mondo intero ma armate della lotta rivoluzionaria


"Violenza sulle donne: BALLIAMO SI'! ma armate della lotta rivoluzionaria . . . " con questo e  altri slogan, le compagne  del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario hanno partecipato al Flashmob internazionale "One Billion Rising", nel quale centinaia di donne, di qualsiasi età, hanno ballato in piazza con l'obiettivo di mostrare di essere contro la violenza e le uccisioni.

Le compagne dell'MFPR hanno partecipato  stando tra le donne che vi hanno aderito ballando, ma hanno detto che il solo "ballo" non può bastare perché il femminicidio la violenza sessuale sono  conseguenza del sistema sociale in cui viviamo e che l'oppressione della donna e le catene che ci stringono ("catene" citate anche dalla  candidata alla Camera dei deputati per Rivoluzione Sociale Giovanna Marano in Sicilia, che noi critichiamo e contrastiamo perché la sua adesione all'iniziativa, come quella di molte altre candidate, serviva solamente per la passerella elettorale - http://femminismorivoluzionario.blogspot.it/2013/02/violenza-sulle-donne-contro-le.html) possono essere rotte soltanto con una lotta rivoluzionaria, con un percorso di lotta che punti alla distruzione delle radici di questa società, ed è per questo che sui cartelloni e striscioni abbiamo scritto "Balliamo sì! ma sui governi, sui padroni, sullo stato che sono la vera causa della violenza, femminicidi e oppressione", "Balliamo sì! ma sui corpi degli uomini che odiano le donne". 




Il materiale diffuso è stato preso volentieri dalle donne, tra cui molte studentesse, sia il volantino il cui messaggio  sulla necessità di uno "sciopero delle donne" contro tutti gli attacchi e oppressione che la maggioranza delle donne subisce di cui la violenza fino all'uccisione è l'aspetto più drammatico è stato accolto positivamente , un messaggio differente ma molto attuale; sia,  guardando anche alla condizione delle donne nel mondo, il foglio speciale su India/violenza che  in particolare tratta delle grandi mobilitazioni degli ultimi mesi contro gli stupri e di come milioni di donne indiane,  subendo nel loro paese un'oppressione tripla, quadrupla...di classe, di genere, di casta, di religione, abbiano deciso di ribellarsi e di unirsi alla guerra di popolo contro il regime indiano e l' imperialismo divenendo parte determinante della  lotta rivoluzionaria.

Per questo abbiamo portato le donne indiane come riferimento, come esempio di lotta e abbiamo gridato slogan in cui abbiamo detto che dall'India all'Italia, al mondo intero contro le violenze, i femminicidi e l'oppressione non basta solo ballare ma occorre armarsi della forza e lotta rivoluzionaria per rovesciare questa società che produce tutto questo.


Sabi per il Movimento femminista proletario rivoluzionario Palermo

giovedì 14 febbraio 2013

pc14 febbraio- 13 FEBBRAIO: DICIOTTESIMO ANNIVERSARIO DELLA GUERRA POPOLARE IN NEPAL


Ieri ricorreva il diciottesimo anniversario della Guerra Popolare nepalese (1996-2006). in questo interessante articolo tratto dal giornale borghese nepalese Myrepublica si fa il punto delle celebrazioni da parte degli eredi del Partito Comunista del Nepal-Maoista che ha guidato questa rivoluzione. Infatti subito dopo la stipula degli accordi di pace il partito si è unito ad un altro piccolo partito il CPN-(Unity Centre Masal) da cui si era scisso nel 1994 proprio sulla divergenza se iniziare una rivoluzione armata o proseguire su una via parlamentarista. Dopo la riunificazione il partito ha cambiato nome in Partito Comunista Unificato del Nepal (Maoista) provocando la fuoriuscita di due piccole fazioni contrarie alla nuova linea politica del partito: il CPN-M di Matrika Yadav (che ha ripreso la denominazione originaria) e il PCR del Nepal di Mani Thapa. Nei mesi scorsi c'è stata una grande scissione che ha dato vita al CPN-M guidato da leader storici del partito. Questo nuovo partito che ha da poco concluso il suo congresso di (ri)-fondazione ha visto l'adesione della maggioranza dei componenti delle organizzazioni di massa guidate dal precedente partito (sindacati, organizzazioni studentesche, delle donne ecc) nonchè della maggior parte degli ex guerriglieri e comandanti dell'ex Esercito di Liberazione Popolare.
Il nuovo partito si propone di riprendere la via rivoluzionaria contro il tradimento dell'UCPN(M) attualmente al governo. A fine dell'articolo interessanti dichiarazioni di alcuni ex-guerriglieri sulla commemorazione che denotano da un lato la delusione della linea revisionista intrapresa dal partito ufficiale e dai suoi leader traditori, anche con punte di liquidazionismo, ma  si evince anche la voglia di riprendere ciò che è rimasto incompiuto, come abbiamo visto direttamente il mese scorso partecipando al congresso del nuovo partito in cui migliaia di rivoluzionari hanno manifestato apertamente la volontà di non lasciare che tutti i sacrifici siano stati vani.

KATHMANDU, Feb 13: tutte le fazioni maoiste, UCPN (M) guidato da Pushpa Kamal Dahal, CPN-Maoist guidato da Mohan Baidya, CPN (Maoist) guidato da Matrika Yadav, e il Partito Comunista Rivoluzionario del Nepal guidato da Mani Thapa, hanno celebrato il diciottesimo anniversario della guerra popolare maoista con vari programmi.
I maoisti guidati da Dahal hanno tenuto un incontro di massa a Khulamanch e i maoisti guidati da Baidya hanno tenuto un tea party a Bhrikuti Mandap e un incontro di massa a Thabang, Rolpa ("capitale" rivoluzionaria durante il periodo della guerra popolare quando l'80% del paese era retto dal governo rivoluzionario n.d.r.). I maoisti guidati da Yadav e quelli legati da Thapa hanno tenuto seminari.
Ma l’occasione non ha avuto lo stesso significato per tutti loro. In particolare, i maoisti guidati da Dahal e gli altri maoisti interpretano la guerra popolare in maniere differenti.
I maoisti di Dahal sostengono che la guerra popolare è finita e la via successiva è un sentiero pacifico. Ma i maoisti guidati da Baidya, Yadav e Thapa dicono che la rivoluzione vive e dovrebbe essere completata dalla lotta armata.
“E' senza significato per l’UCPN(M) celebrare l’anniversario. Possono celebrare solo se ricordano come la guerra popolare li ha portati al potere. I maoisti guidati da Dahal sono in contrasto con l’ideologia del partito” ha detto l’analista politico Muma Ram Khanal. 
“E’ naturale per il CPN-Maoist celebrare dato che formalmente ha adottato la lotta armata” (come linea politica da attuare n.d.r.).
Secondo lui, i maoisti guidati da Dahal concluderanno presto che la guerra popolare è stata sbagliata.
“L’UCPN (M) potrebbe non prendere una decisione così a destra mentre i quadri sono li. Ma farà autocritica nel vicino futuro, dicendo che la guerra popolare è stata sbagliata,” ha aggiunto Khanal.
“I maoisti hanno già abbandonato la loro ideologia. Essa è li solo tecnicamente.”

Risultati e sconfitte.

Il popolo Nepalese ha guadagnato molte cose dalla Guerra popolare, incluso il secolarismo e il republicanesimo. “ La libertà politica è un risultato ma è collegato con la libertà economica e I capi hanno fallito nel dare questo al popolo,” ha aggiunto Khanal. 
“I risultati della guerra popolare sono ancora a credito. Possono essere ritirati.”
Il segretario del CPN-M Dev Gurung ha detto che la guerra popolare ha dato il chiaro messaggio che non c’è libertà e potere senza la lotta armata.
“Abbiamo ottenuto un Nepal repubblicano, un governo popolare, un Esercito Popolare di Liberazione, ma tutti questi risultati sono stati traditi da Pushpa Kamal Dahal e Baburam Bhattarai,” ha detto Gurung aggiungendo, che loro avevano distribuito la terra ai senza terra sotto la riforma della terra rivoluzionaria ma il governo Bhattarai le ha restituite ai proprietari terrieri.

I capi maoisti sostenevano che il popolo il quale vuole il secolarismo e il repubblicanesimo accetta la Guerra popolare. Non è così solo per i partiti maoisti.
Secondo il leader dell’UCPN (M) Haribol Gajurel, ci sono stati alcuni problemi come l’imboscata al Bandermude bus e altri incidenti dove innocenti sono stati uccisi.
Più di 15,000 (si stima che circa 12.000 sono stati uccisi dalle forze di polizia e dall'esercito nepalese durante le campagne contro-rivoluzionarie n.d.r.) sono stati uccisi, centinaia fatti scomparire, feriti,  sfollati e una generazione di giovani che si è unita ai maoisti non ha potuto avere un’istruzione.
La società nepalese è ancora da guarire. È rimasta danneggiata.
“C’è il caos”, ha detto Khanal.
Nella Guerra Popolare, molte infrastrutture e proprietà sono state danneggiate. Luoghi storici sono anche stati distrutti. Ci sono stati risultati e perdite nella guerra popolare. Cosa verrà?
“Abbiamo solo le lezioni da imparare dal passato, e nessuna opzione ma andare Avanti e completare la rivoluzione,” ha detto Gurung.



Prabina Gole alias Namuna, Lalitpur, ex guerrigliera ferita Esercito Popolare di Liberazione 

Non ho in mente di celebrare l’anniversario della guerra popolare.
Abbiamo partecipato alla guerra popolare per mettere fine a tutte le discriminazioni e molti compagni sono stati uccisi, feriti e perso tutta la felicità nella vita. Tutti i sogni sono rimasti insoddisfatti. Adesso il partito e solo una formalità.
Ricordo quei compagni con cui abbiamo camminato insieme, alcuni dei quali sono stati uccisi.
I compagni scomparsi rimangono senza nome anche adesso mentre un governo maoista è in carica.
Mentre rivedo le cose del passato, vedo che non ci sono risultati positivi alla fine. Mi sento molto male.
Non c’è significato nel celebrare l’anniversario senza affrontare gli impegni come non più che una formalità. ha detto Bir Bahadur Khadka ovvero Bijuli di Jajarkot, ex commissario dell’EPL. Che ha dato al partito la sua proprietà ancestrale.
La leadership centrale ha fatto un errore. La guerra popolare ha creato consapevolezza nella gente comune, dalit, janajati, donne, a cercare il loro spazio. Abbiamo ottenuto il secolarismo ed il repubblicanesimo.
Il suo problema è che da dato vita a neo-feudatari e ad una nuova elite all’interno del partito. I sacrifici sono stati barattati per il potere. Il sangue e il sudore dei martiri e dei quadri sono stati svalutati.
L’anniversario della guerra popolare è un giorno di libertà per il popolo. Ma mi ricorda che non ho potuto ottenere quello che avevo previsto. Questo giorno ho ceduto tutta la mia proprietà ancestrale. La leadership ha tradito i suoi quadri.
Dovrebbero raccogliere informazioni sui feriti, quelli che sono stati imprigionati e quelli che hanno ceduto tutta la loro proprietà ancestrale al partito nel passato. Se non stanno andando nella direzione degli interessi di questa gente, non c’è significato nel celebrare l’anniversario.


Bhakta Raj Thapa Magar alias Apil, ex guerrigliero ferito Esercito Popolare di Liberazione

I capi della Guerra popolare si sono già arresi. Il nuovo partito, CPN-Maoist, ha assicurato la continuità per completare la rivoluzione.

Pushpa Kamal Dahal ha già dichiarato che la Guerra popolare è finita.
I sogni non sono stati raggiunti. Solo alcuni capi inclusi Dahal e Baburam Bhattarai hanno soddisfatto i loro interessi in cambio dei nostri sacrifici.






Debiram Mahato alias Sarjan, Nawalaparasi, guerrigliero squalificato (dalla verifica dell'Unimin volta a conteggiare i guerriglieri maoisti per l'integrazione nell'esercito nepalese durante il processo di pace n.d.r.)

Mi sono unito ai maoisti senza nessun piano. Avevo sentito che i maoisti avrebbero portato giorni migliori per i poveri. Hanno fatto dei sacrifici ma tutto è stato conquistato da altri. Ho perso tutte le cose della vita. Se non mi fossi unito ai maoisti, avrei avuto un’istruzione.
Abbiamo un passato ma il passato è finito. Non vedo ne il presente ne il futuro

Ran Bahadur KC, Rolpa, 
ex guerrigliero Esercito Popolare di Liberazione 

Tutto quello che avevamo nel passato è finito. I capi ci hanno tradito, giocando con il nostro futuro e le nostre vite. Il popolo non ha niente tranne dolore. Sono stati uccisi. Cosa hanno ottenuto i poveri? Cosa ha ottenuto la nostra nazione?
Avremmo potuto ottenere qualcosa se avessimo agito seconto I nostrl propri interessi.
I capi hanno quello che volevano. Noi siamo stati gettati via sulla strada.

pc 14 febbraio - mentre riprende il processo Eternit a Torino - Enel a giudizio per 8 morti alle porte di Milano

Eternit, in centinaia a Torino per il processo d'appello

Eternit, l'appello
Sono arrivati con una decina di pullman da varie località italiane ma anche dalla Francia e dal Belgio
dove ci sono altri stabilimenti della multinazionale. Sono i parenti delle vittime dell'amianto giunti a Torino per la prima udienza del processo d'appello contro i vertici dell'Eternit, condannati in primo grado a 16 anni
Foto di Alessandro Contaldo

Oltre cinquecento persone si sono presentate al palagiustizia per la prima udienza del processo di secondo grado contro i vertici dell'azienda di amianto. Si riprende la prossima settima con con udienze il lunedì, il mercoledì e il venerdì.E' durata poco più di un'ora, il tempo dell'appello, la prima udienza del processo d'appello ai vertici dell'Eternit, condannati in primo grado a 16 anni per disatro ambientale colposo.  Centinaia di persone da varie località italiane ma anche dalla Francia e dal Belgio si sono presentate al Palagiustizia di Torino, per l'apertura . I principali imputati, Stephan Schmidheiny e il banchiere novantenne Luois non si sono presentati, come già in primo grado.Da Casale Monferrato, la città piemontese dove la multinazionale dell'amianto aveva la filiale più importante, sono giunte 500 persone su sette pullman. Altri da Reggio Emilia: a Rubiera c'era un altro stabilimento. Francesi e belgi sono attivisti dei comitati in difesa dei parenti delle vittime dell'amianto lavorato nei loro paesi: "Da noi in Francia - ha detto un portavoce in un comizio improvvisato davanti ai cancelli - il giudice che si occupava del problema è stato trasferito contro la sua volontà. E' grave. Chiediamo al ministero di rimediare. Non vogliamo vendetta ma giustizia".Bruno Pesce, dell'Afeva (l'associazione di Casale Monferrato) ha affermato: "con la nostra presenza dimostriamo che la democrazia non è una scatola vuota ma è partecipazione".Per regolare l'accesso nel palazzo di giustizia sono stati allestiti dei percorsi alternativi.Uno degli avvocati delleparti civili, , Roberto Lamacchia, ha informato la Corte che una donna, colpita da una malattia provocata dall'amianto, è morta nelle scorse settimane. "Questa falcidia - ha dichiarato alla fine del'udienza - è una delle cose più orribili dell'intera vicenda". Dopo l'appello, la prima udienza si è conclusa. Fissato il calendario: tre udienze la settimana: il lunedì, il mercoledì e il venerdì a partire dal 18 febbraio.

Turbigo, otto morti per amianto in centrale.
Ex presidente Enel a giudizio per omicidio

Farncesco Corbellini sarà processato con altri 5 dirigenti per la morte dei dipendenti dell'impianto alle porte di Milano che si ammalarono di mesotelioma pleurico per l'insufficienza delle misure di sicurezza

Lo leggo dopoIl gup di Milano Elisabetta Meyer, ha rinviato a giudizio, con l'accusa di omicidio colposo, l'ex presidente dell'Enel Francesco Corbellini e altri 5 dirigenti della società che si occupavano della centrale termoelettrica di Turbigo. Otto dipendenti dell'impianto alle porte di Milano, secondo l'accusa, sono morti per mesotelioma pleurico causato dall'amianto. 

Il giudice ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm Maurizio Ascione e ha fissato la prima udienza per il 15 maggio prossimo davanti alla quinta sezione penale. Secondo il pm, gli ex funzionari dell'Enel e della centrale di Turbigo non avrebbero messo in atto le misure di sicurezza necessarie a tutelare la salute dei lavoratori.
(13 febbraio 2013)© RIPRODUZIONE RISERVATA