venerdì 4 gennaio 2013

pc 4 gennaio - Fiat Termini Imerese, il deserto avanza


pubblichiamo questo articolo tratto dalla rivista "S" di questa settimana perché dà un quadro abbastanza completo della situazione attuale degli operai dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese e mette in luce la posizione dei sindacalisti confederali di assoluta attesa e "attività" negativa per gli operai.

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Il deserto avanza a Termini Imerese

il conto alla rovescia è partito da un pezzo. Ma adesso che i conti si fanno in ore, l'impatto è diverso. Sì, perché visto che la profezia Maya si è rivelata una boutade, dal primo gennaio i lavoratori della Fiat e quelli dell'indotto (in totale circa 2.200 persone) si troveranno a gestire oltre al danno alche la beffa. Anche se lungo binari diversi. Perché se per gli operai ex Fiat e Magneti Marelli (rispettivamente 1.400 e 135) il secondo anno di cassa integrazione viene dato “quasi” per scontato, per gli altri, ossia i circa 350 dell'indotto, l'unica cosa data per scontata al momento è il licenziamento.
Per i primi, infatti, si attende che il ministro del lLavoro, Elsa Fornero, così come assicurato quasi un anno fa, pubblichi il decreto attuativo sugli esodati che riguarda 640 lavoratori della Fiat, e il cui via libera consentirà di attivare il secondo anno di cassa integrazione per i lavoratori del Lingotto. “Il governo si è impegnato a farsi portavoce con il ministero del Lavoro sulla cig in deroga – dice il segretario della Fiom d Palermo Roberto Mastrosimone -. Se ci fossero stati dei dubbi la Fiat avrebbe dovuto prendere provvedimenti 45 giorni prima della scadenza, cosa che non ha fatto e questo ci lascia ben sperare. Di certo, però, fino a quando non avremo delle certezze non potremo rasserenarci”.
Ma se per gli ex Fiat il futuro è grigio (e la crisi di governo non aiuta di certo) per i lavoratori dell'indotto è ancora più fosco. Quattro aziende su sei hanno infatti già avviato le procedure di licenziamento degli operai e per tutti il 2013 porta con sé lo spettro della mobilità (la cassa integrazione in deroga, infatti, pare ipotesi difficilmente percorribile visto che dovrebbe essere coperta per il 60% dallo Stato e per il 40% dalla regione e che i fondi previsti per il prossimo anno sono già stati ridotti notevolmente). “E' evidente – commenta Mimma Calabrò, segretario generale della Fisascat Cisl – come le difficoltà di mantenimento dei lavoratori occupati nelle aziende del termitano sono chiaramente legate alla desertificazione produttiva dell'area industriale di termini Imerese, dovuta alla chiusura degli stabilimenti Fiat e dell'indotto, nonché alla crisi che ha colpito numerose altre aziende come la blue Boats, la Parmalat, la Lodetti. E nell'elenco va inserito anche il punto vendita Aligroup di termini Imerese con i suoi 14 dipendenti e che è già ufficialmente destinato alla chiusura”.
Un crollo vertiginoso e costante contrastato al momento solo da proclami. “Siamo fortemente preoccupati – dice Mastrosimone – anche perché ormai da tempo non giungono notizie sul piano di re-industrializzazione di Termini Imerese”.
Dal 2009 ad oggi, infatti, ossia da quando è arrivato l'annuncio della chiusura del polo siciliano entro il 2012, nessun passo in avanti è stato fatto. Anzi, più precisamente, in questi anni Invitalia, l'advisor del ministero dello Sviluppo economico incaricato di gestire il dopo-Fiat sotto la guida di Domenico Arcuri, ha selezionato otto imprese. Di queste, tre sono finite nel mirino della magistratura, una è stata travolta dai debiti e le altre quattro da sole non possono garantire il futuro dei lavoratori. Che oggi parlano di “sonora presa in giro dello Stato” e della necessità “chiedere i danni a Invitalia”.

pc 4 gennaio - FILIPPINE, il PCF fa appello ad intensificare la lotta per il nuovo anno


"Le manifestazioni di massa sono destinate ad intensificarsi e scuotere il sistema politico dominante attualmente sotto il regime fantoccio Aquino antipopolare, anti-democratico ... La richiesta di porre fine all'imperialismo, al feudalesimo e al capitalismo burocratico, e per il rovesciamento del sistema dominante semicoloniale e semifeudale sarà portata avanti con forza dalle masse lavoratrici."

COMUNICATO STAMPA
PCF Information Bureau
31 Dic 2012

Il PCF fa appello ad un grande avanzamento nella lotta armata e nella resistenza di massa nel 2013

Il Partito Comunista delle Filippine (PCF) ha chiesto oggi al popolo filippino e alle sue forze rivoluzionarie di lottare per un grande avanzamento nella lotta armata e nella resistenza di massa nel 2013 in risposta alle politiche del regime di Aquino che aggravano le condizioni socio-economiche del popolo filippino e aprono ulteriormente il paese all'intervento del governo degli Stati Uniti e al dominio economico estero.

"Il continuo ricorso del regime Aquino all'inganno, alla distorsione della statistica e alle mezze verità, alla manipolazione dei media e dei sondaggi e alle trovate pubblicitarie non può nascondere il peggioramento delle condizioni del popolo filippino o placare il loro malcontento in fermento per il fallimento di Aquino nel mantenere le promesse di cambiamento della vita del popolo", ha detto il PCF.

"Dopo quasi tre anni, il regime Aquino ha fallito miseramente nell'affrontare i problemi della disoccupazione, dei contadini senza terra, dei senza casa, dei salari bassi, della spirale dei prezzi, della fame e della povertà, delle malattie e delle epidemie", ha aggiunto il PCF.

"Esso ha condotto una campagna di repressione con conseguente ondata di violazioni dei diritti umani, soprattutto nelle campagne, dove l'esercito impone la legge marziale nelle comunità contadine che sono attive nelle lotte per la riforma agraria e nell'opporsi alle operazioni di estrazione mineraria e delle piantagioni."

"E' diventato chiaro che il popolo filippino non ha altra risorsa, se non quella di intensificare le proprie lotte rivoluzionarie di massa e di resistenza armata", ha detto il PCF..

"Nel corso del prossimo anno, il popolo filippino deve aumentare il suo livello di lotta contro l'aumento del prezzo del petrolio, il congelamento dei salari e il sistema dei due livelli salariali, la demolizione delle comunità urbane povere, l'acquisizione arbitraria della terra, le incursioni delle attività minerarie, l'aziendalizzazione del servizio della sanità pubblica, il programma da K a 12, la privatizzazione di scuole e ospedali pubblici, attraverso i cosiddetti programmi di Partenariato Pubblico-Privato, i tentativi di cambiamento della carta costituzionale per incorporare le politiche imposte dal FMI nella costituzione delle Filippine e altri attacchi contro gli interessi nazionali e democratici", ha detto il PCF.

"Le manifestazioni di massa sono destinate ad intensificarsi e scuotere il sistema politico dominante attualmente sotto il regime fantoccio Aquino antipopolare e anti-democratico" ha detto il PCF. "La richiesta di porre fine all'imperialismo, al feudalesimo e al capitalismo burocratico e per un rovesciamento del sistema semicoloniale e semifeudale sarà portata avanti con forza dalle masse lavoratrici."

"Nel corso degli ultimi anni, il Nuovo Esercito del Popolo ha accumulato abbastanza potenza di fuoco, forza organizzativa e di sostegno di massa per aumentare la sua iniziativa e intensificare ulteriormente la lotta armata", ha detto il PCF..

"Nel prossimo anno o nei prossimi due, il NEP può realizzare un grande avanzamento", ha sottolineato il PCF. "Potranno essere lanciate più offensive tattiche e campagne militari e coordinate a livello dei diversi fronti, interregionale e nazionale al fine di frustrare la guerra di annientamento di Aquino portata avanti con piano Oplan Bayanihan, sferrando colpi più letali contro il nemico e sequestrare armi da fuoco ad un ritmo più veloce che negli ultimi dieci anni."

pc 4 gennaio - India al processo gli stupratori mentre un politico rischia il linciaggio dalle donne

E’ iniziato oggi in India in un tribunale speciale di New Delhi, il processo per direttissima al gruppo di stupratori della studentessa 23enne, morta in ospedale il 28 dicembre scorso in seguito alle gravissime ferite riportate durante l’aggressione. Alla sbarra cinque uomini, che oggi sono stati accusati formalmente di omicidio e stupro: rischiano la pena di morte. Un sesto stupratore, 17enne, sarà invece giudicato dal tribunale dei minori. Il padre della ragazza chiede l’impiccagione dei colpevoli e il varo di leggi speciali contro gli autori di crimini sessuali. 
Intanto un politico, un deputato  del partito del Congresso viene quasi linciato da molte donne per avere tentato di stuprare una giovane donna.

Sosteniamo la lotta del sempre più esteso movimento di donne che in India lotta contro la violenza e gli stupri, sosteniamo la grande guerra popolare in India  nella quale  migliaia di donne  sono parte integrante  nella lotta rivoluzionaria per un reale cambiamento della società di cui la violenza sulle donne fino alla loro uccisione è il frutto più marcio

Dall'India al mondo intero che le donne scatenino la loro ribellione come forza poderosa della rivoluzione 

Mfpr

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India: politico accusato di stupro rischia il linciaggio
ultimo aggiornamento: 03 gennaio, ore 19:30

Nuova Delhi, 3 gen. (Adnkronos) - Cresce la rabbia e la protesta popolare in India contro i continui casi di violenza contro le donne. Ed in un villaggio dello stato di Assam un deputato del partito del Congresso, Bikram Singh Brahma, ha rischiato di essere linciato da una folla di donne dopo essere stato accusato di stupro. A salvarlo l'arrivo nel villaggio nel distretto di Chirang, sul confine con il Butan, della polizia che lo ha arrestato.

03/01/2013, 20:08
India, arrestato per stupro, deputato rischia linciaggioL’india è sconvolta. Non trova fine l’ondata di stupri che sta investendo lo stato asiatico l’ultimo in ordine cronologico, riguarda un deputato, Bikram Singh Brahma, accusato di aver violentato una donna nella provincia di Assam. Le grida disperate della donna hanno attirato l’attenzione degli abitanti dell'area che sono intervenuti, catturandolo. Intorno al noto politico si è accalcata una folla di persone che avevano intenzione di linciarlo. L’intervento della polizia ha fermato la folla inferocita.
La violenza sarebbe accaduta verso le due di notte, durante una visita del deputato al villaggio. Filmati della televisione indiana hanno mostrato donne della zona che hanno circondato il deputato strappandogli gli abiti e schiaffeggiandolo al volto. La polizia lo ha prelevato l'uomo salvandolo dal linciaggio.
“Stiamo prendendo la questione molto seriamente”, ha dichiarato G.P. Singh, alto ufficiale della polizia locale. Contro le forze di polizia prende sempre più piede l’accusa di sottovalutare il problema delle violenze sulle donne, problema sempre più grave e diffuso. Accettano infatti con difficoltà le denunce e usano un atteggiamento che tende a sminuire e a zittire le vittime. Dopo lo scalpore destato dal caso della studentessa stuprata da sei uomini su un bus a Nuova Delhi e morta dopo due settimane di agonia, che ha scatenato proteste in tutta l'India, la polizia sta tentando di mostrare un atteggiamento più corretto rispetto al problema.

03/01/2013


giovedì 3 gennaio 2013

pc 4 gennaio - la rivolta dei profughi a Bergamo e provincia


Gromo – Si espande e arriva fino in Alta Val Seriana la protesta dei profughi provenienti dalla Libia. All’alba di ieri mattina il gruppo di 14 migranti accolti all’hotel Roma di Gromo ha bloccato la strada provinciale mettendo in mezzo alla carreggiata sedie e tavolini.
I profughi chiedono che venga dato loro un contributo che gli consenta di andarsene da Bergamo. L’odissea dei rifugiati è stata contrassegnata da continui trasferimenti in luoghi isolati all’interno della Val Seriana. Già nel luglio scorso i profughi si erano ribellati Continua

Profughi in rivolta nel centro di accoglienza Caritas


Bergamo - La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il rifiuto da parte di Caritas di concedere un contributo economico per i profughi disposti ad andarsene dalla struttura. Erano giorni che arrivavano notizie da parenti, amici e conoscenti che informavano di aver ricevuto il contributo. Ma alla Casa d’accoglienza Monsignior Amedei la richiesta è stata respinta con fermezza. Allora, improvvisa, è scoppiata la rivolta dei profughi: sono stati distrutti acluni arredi e i migranti si sono barricati nel seminterrato con alcuni operatori. La questura è intervenuta con enormi difficoltà in una situazione delicata. Ci sono volute ore di trattative per fare uscire gli autori della protesta dal seminterrato. Lo stessoseminterrato dove dormono ogni notte. L’intervento dei reparti mobili della questura ha faticato ad arginare la rabbia dei profughi.  A questo punto la protesta si è spostata all’uscita del centro di accoglienza, in via San Bernardino, bloccando il traffico per oltre un’ora.
La richiesta era semplice: poter avere a disposizione un contributo dalla struttura, che per l’accoglienza riceve oltre 1300 euro al mese per ogni persona accolta. Dopo venti mesi di permanenza, sapendo che il 31 dicembre sarebbe dovuto scadere il piano accoglienza del governo, i profughi stanno tentando disperatamente di trovare delle risorse per poter andare avanti. Perchè ormai il limbo in cui sono stati parcheggiati è terminato e la consapevolezza di non aver nessuno strumento in più di quando sono arrivati in Italia, è diffusa.
Una prospettiva che ha presumibilmente esasperato gli animi tra chi da troppo tempo sperimenta una condizione di attesa e inerzia disumana. In assenza di qualunque opportunità e soluzione dignitosa alla propria condizione. Per chi ha lasciato la Libia per sfuggire alla guerra, tornare a casa a mani vuote non è certo un’opzione allettante, ma i profughi pretendono ora di tornare titolari del proprio destino e riconquistare libertà di movimento, dopo oltre un anno e mezzo di “deposito forzato”. In gioco c’è la dignità di migliaia di persone che in Italia si sono imbattute in una situazione di costrizione che ha le sembianze di un muro invalicabile.
I profughi sul territorio bergamasco sono arrivati anche a quota 300, dispersi in varie strutture su tutto il territorio provinciale. Il 31 dicembre è prevista la chiusura del piano di accoglienza e quindi finiranno i finanziamenti per le strutture. La scadenza è stata prorogata dal Ministero dell’Interno per ulteriori due mesi. Se è servita a poco l’accoglienza fornita finora, non si capisce perchè due mesi dovrebbero mutare la situazione. L’accoglienza sta per terminare, ma la pazienza delle persone sembra essere ormai esaurita.

Articoli correlati:
Caritas e l’emergenza profughi: il business dell’accoglienza

pc 3 gennaio - FINCANTIERI "Inizia una nuova era"... per gli operai un nuovo anno di lotta


Per gli operai della Fincantieri l'anno si è chiuso con una grande novità e cioè l'azienda per la quale lavorano raddoppia la sua dimensione e diventa “il quinto gruppo navalmeccanico mondiale con 4 miliardi di fatturato”, “Con 21 cantieri in 3 diversi continenti, quasi 20.000 dipendenti e ricavi per 4 miliardi di euro” grazie all'acquisto di una altra grande azienda, i cantieri navali del nord Europa Stx Osv, per 900 milioni di euro (l'equivalente di 1,5 miliardo di dollari di Singapore).

La Stx era stata acquistata a sua volta qualche tempo fa dai coreani che adesso per motivi di strategia industriale e cioè il concentramento sulla produzione delle grandi navi commerciali hanno deciso di lasciare il resto agli altri, alla Fincantieri quindi il tentativo di continuare ad essere presente e tenersi altri settori come quello della sua presenza storica della costruzione delle grandi navi da crociera che in questo momento è in crisi, e il settore che chiamano dell'off-shore oil&gas e cioè: “Le attività di supporto all'estrazione e produzione di petrolio e gas naturale … aree a maggiore valore aggiunto con margini più elevati. Inoltre quelle di Stx Osv sono anche ben diversificate per area geografica (con la sede produttiva in Norvegia, ma stabilimenti anche in Romania, Vietnam e Brasile).”

Aree insomma dove si può sfruttare di più la forza lavoro e fare più profitti. Per la Fincantieri poi “La diversificazione resta l'arma vincente per uscire dalle sacche della crisi economica. Infatti Fincantieri ha sofferto negli ultimi anni la focalizzazione sulla produzione di navi da crociera (con ordini fortemente in diminuzione da parte dei giganti Carnival e Royal Caribbean) e sulle navi per la Difesa, area in cui la società italiana è fortemente dipendente dalle commesse della Marina italiana e di quelle provenienti dall'estero.”

I 900 milioni sborsati per l'operazione sono di fatto pagati dallo Stato italiano dato che la Fincantieri tramite la Fintecna è di proprietà dello Stato come pure la Cassa Depositi e Prestiti e la Sace, infatti l'operazione, come riporta il comunicato ufficiale della Fincantieri del 21 dicembre scorso “... verrà finanziata prevalentemente tramite l’utilizzo di risorse interne [sott. ns.] di Fincantieri e facendo ricorso ad un finanziamento bancario concesso da un pool composto da Banca IMI, BNP Paribas (filiale italiana), Carige e Unicredit. L’operazione di finanziamento vedrà inoltre la partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti nel ruolo di finanziatore garantita da SACE.”

Quindi, 900 milioni di euro in cassa pronti per essere spesi ci sono e un piano industriale strategico pure tanto che Giuseppe Bono, amministratore delegato della Fincantieri si sente di esclamare “Da oggi comincia una nuova era per Fincantieri”.

E invece “non ci sono soldi” si sentono ripetere in tono lamentoso gli operai quando da tempo reclamano almeno un contratto dignitoso, un carico di lavoro capace di saturare i vari cantieri ed evitare la lunga cassa integrazione e condizioni di lavoro migliori in generale.

E invece, come denuncia la Fiom riportando i risultati dell'incontro del 26 novembre scorso con l'azienda, sarebbe irrilevante l'incidenza sui carichi di lavoro nei cantieri, derivanti dalle attività di diversificazione produttiva (navi speicali, off-shore, attività industriali ecc.) e quindi “nel 2013 ricorrerà ancora in maniera massiccia alla Cassa integrazione e interi cantieri rischieranno di rimanere senza lavoro... e la Fincantieri contestualmente ha richiesto l'accrescimento della produttività... la soppressione di funzioni e il trasferimento di lavoratori, l'ulteriore estensione di un modello produttivo caratterizzato dalla esternalizzazione selvaggia delle attività, rifiutandosi di riconoscere la democratica espressione di voto dei lavoratori nel rinnovo delle RSU.

È, oppure non è, questa una strategia aziendale, che mira a fare più profitti facendo investimenti per meglio sfruttare gli operai? Per la Fiom no!

E infatti nel volantino che distribuiva per promuovere lo sciopero del 5 e 6 dicembre scorso ripete come un mantra che la Fincantieri dimostra una “carenza di investimenti pubblici e privati (ma che vuol dire?) carenze di un piano industriale privo di strategie e risorse, mancanza di trasparenza e mentre l'azienda diversifica si chiede: “Ma che fine hanno fatto gli investimenti per la diversificazione di prodotto, necessaria per garantire concretamente la salvaguardia della capacità produttiva del gruppo?”
E per mostrare che la Fiom non è come la si dipinge, e cioè che non è contro l'azienda, lancia le sue proposte “per salvaguardare il settore navalmeccanico e l'intero patrimonio industriale del paese” che cosa ci vuole? “aumentare la produttività!!!

E' la Fiom nazionale che con queste iniziative mostra una mancanza di strategia sindacale vera che porti gli operai a riprendersi il contratto e i diritti negati, anche laddove, come nello stabilimento di Palermo, denuncia che la direzione aziendale gli nega le assemblee: “non si può ledere la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori e il diritto di scegliere da chi farsi rappresentare nei luoghi di lavoro”... e questo è un problema aperto per tutti gli operai!

pc 3 gennaio - Ilva-Taranto.Una grande questione nazionale . Riparte l'iniziativa a Taranto e in tutto il paese

Riprende subito l'iniziativa e la lotta all'Ilva di Taranto e in città.
10 gennaio attivo generale slai Cobas Ilva e slai Cobas per il sindacato di classe provinciale .
12 gennaio Piazza della Vittoria Taranto presidio-assemblea cittadina ore 18/20

slai cobas per il sindacato di classe Taranto
3 gennaio 2013
info
slaicobasta@gmail.com

pc 3 gennaio - sostenere il possente movimento delle donne contro le violenze sessuali in India, sostenere la guerra popolare in India

Nel mese di gennaio, il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario lancerà una campagna di informazione e mobilitazione nazionale e internazionale a sostegno delle donne indiane in lotta contro gli stupri.
Questa campagna si intersecherà - in forme autonome - con gli ulteriori sviluppi della campagna internazionale di sostegno alla guerra popolare in India, promossa dal Comitato Internazionale di sostegno,
che ha tenuto il 24 novembre scorso una importante e riuscita Conferenza Internazionale ad Amburgo, a cui ha partecipato un folto numero di donne di diversi paesi e una forte delegazione del mfpr Italia

movimento femminista proletario rivoluzionario
gennaio 2013
info
mfprnaz@gmail.com

pc 3 gennaio - comunicato dello slai cobas per il sindacato di classe

comunicato

Si è tenuto, dopo la assemblea nazionale della rete nazionale per la sicurezza sul lavoro di Taranto 7 dicembre  - il coordinamento nazionale dello slai cobas per il sindacato di classe, che ha deciso di confermare linee e piani di lavoro della precedente riunione, inserendoli nella fase politico-sindacale attuale.
Una nota pubblica di questa riunione, contenente gli impegni, uscirà nella prima quindicina del mese di gennaio.
Essa conterrà inoltre una dichiarazione di principio su cui si basa la corrente sindacale di classe nel nostro paese, interno a questo lavoro saranno pubblicati statuto e forme di organizzazioni attuali dello slai cobas per il sindacato di classe, per sottoporli al dibattito interno ed esterno, in particolare nelle file di operai, precari e disoccupati in lotta

slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
gennaio 2013
info
slaicobasta@gmail.com

pc 3 gennaio - attivo nazionale di proletari comunisti

Si tiene nei prossimi giorni l'attivo nazionale di proletari comunisti-PCm Italia
all'ordine del giorno
1
La situazione internazionale e i compiti dei comunisti italiani marxisti-leninisti-maoisti:
- proseguimento della campagna internazionale a sostegno della guerra popolare in India
dopo il successo della Conferenza internazionale di amburgo del 24 novembre 2012 - di cui escono in questi giorni gli atti con gli interventi in italiano - richiedere a csgpindia@gmail.com
- proseguimento del lavoro sulla base delle due Risoluzioni approvate dalla Riunione Speciale
di alcuni Partiti e organizzazioni marxiste-leniniste-maoiste, appartenenti al Movimento Rivoluzionario Internazionalista, per un seminario internazionale e una conferenza internazionale per ricostruire l'organizzazione mlm internazionale, dopo il collasso del MRI.
- l'azione,e l'organizzazione nei paesi dell'Europa imperialista
2
La costruzione del Partito in iIalia: tesi-stadio-lavoro interno ed esterno, 'nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse';
-stampa e organi di stampa di agitazione e propaganda sul web e in carta stampata;
- il lavoro di massa, gli organismi generati
3
Elezioni - posizione e azione.

Nella prima decade di gennaio uscirà un resoconto pubblico di questo attivo nazionale.

proletari comunisti-PCm-Italia
gennaio 2013
pcro.red@gmail.com

mercoledì 2 gennaio 2013

pc 2 gennaio - FIAT/CHRYSLER: Il nuovo piano Marchionne chiama gli operai alla lotta


Marchionne, amministratore delegato della Fiat/Chrysler ha chiuso l'anno con una grande farsa presentandosi agli operai dello stabilimento di Melfi, in Basilicata, con un programma tutto nuovo, una nuova produzione, nuovi investimenti ai quali naturalmente crede solo lui, il padrone della Fiat, Elkann, Bonanni e Angeletti, segretari della Cisl e della Uil e tutti quelli chi gli tengono bordone come Mario Monti.

I numeri già dicono tanto, infatti i 20 miliardi di investimento previsti per il già dimenticato e tanto sbandierato piano Fabbrica Italia si sono ridotti a 1 miliardo che dovrebbe fare il miracolo di rilanciare la produzione in Italia, rilanciare il marchio Fiat, e tutto questo mentre ai vari saloni internazionali dell'auto - il prossimo sarà quello del 14 gennaio proprio a Detroit (North American International Auto Show) - gli altri produttori fanno scintille sia sul piano della presentazione di nuovi modelli sia sul piano degli investimenti, per citarne soltanto due: la Audi, riporta il Sole 24 Ore del 29 dicembre, non bada a spese, investirà 13 miliardi entro il 2016 per strappare la leadership nelle auto sportive e di lusso alla Bmw.

“Dei tredici miliardi di euro di investimenti Audi entro il 2016, ben 8 (in 5 anni) andranno alle due fabbriche tedesche di Ingolstadt e Neckarsulm... Di fronte a una simile potenza di fuoco, le cifre che possono mettere in campo i concorrenti impallidiscono: il più recente piano del gruppo Fiat prevede il rilancio dei marchi Alfa Romeo e Maserati con investimenti di un miliardo e euro ciascuno tra il 2012 e il 2014...”

Il patetico tentativo di Marchionne di annunciare l'entrata nel settore di lusso è fumo negli occhi di chi non capisce che questo settore è appannaggio delle case automobilistiche che lo fanno da sempre, ma soprattutto per chi non vuol vedere che la Fiat/Chrysler vuole trasformare definitivamente la produzione in Italia in produzione per l'estero, ristrutturando e ridimensionando gli impianti a questo scopo, infatti per Melfi Marchionne ha annunciato tra l'altro la produzione (per la fine del 2014! ed arrivare entro il 2016! al pieno utilizzo degli impianti!!) di un modello a marchio Jeep per l'esportazione.

Quindi dice ancora il falso quando dichiara che non si può investire a causa della crisi, ma questo se lo può permettere perché è in presenza di sindacalisti alla Bonanni che della cultura dell'elemosina, tra l'altro, hanno fatto il loro segno distintivo.

Una fine d'anno ancora con tante menzogne quindi con l'aiuto in “duetto” questa volta con l'altro buffone di corte e cioè Monti che ha voluto scimmiottare Obama quando in campagna elettorale si è regalato uno spot pubblicitario con lo stesso Marchionne in presenza degli operai della fabbrica di Detroit... Che figura quella di Monti! Eppure l'”aurea” che circonda questi buffoni, specchio del degrado intellettivo e morale cui è ridotta buona parte della stampa italiana, è tale che non si trova un giornalista capace di fare una domanda che vada oltre il banalissimo lecchinaggio ed eviti le sue “battute” che più insipide non si può e sempre fuori tema condite con una insopportabile finta ironia.

Gli operai sono storditi dagli attacchi causati dalla crisi, dalla valanga di ammortizzatori sociali che il governo mette in campo nel tentativo di attenuarne gli effetti; gli operai sono in balia delle iniziative dei padroni che nonostante la crisi ammettono profitti: Marchionne che ha ribadito che la crisi deve essere una opportunità, ha detto che avrà un utile operativo di 3,8 miliardi e un netto di oltre 1,2!!! in combutta con i sindacati, e qui Landini, segretario della Fiom, che davanti alla fabbrica nello stesso giorno della farsa di Marchionne/Monti distribuiva volantini con “dieci domande” fa una figura peggiore di quella di Monti, ancora più patetica, di un vero elemosinante di scampoli di democrazia borghese; gli operai non si sono ancora mossi insieme e in maniera lucida e coordinata per approfittare, come fanno i padroni, dell'”opportunità della crisi”.

Che il nuovo anno porti un vento nuovo di organizzazione e ribellione per gli operai!

pc 2 gennaio - India .. un movimento che non si ferma.. verso una iniziativa nazionale in italia


C'è anche una bambina di soli 7 anni tra le vittime dei nuovi stupri registrati in India. Disperse nel fiume Gange le ceneri di 'Amanat', la 23enne morta in seguito a uno stupro di gruppo. Cancellato lo show di un rapper che inneggia alla violenza contro le donne.

Nuovi casi di stupro in India, ancora sotto shock per il dramma della giovane di 23 anni morta in ospedale di Singapore dopo una violenza di gruppo a New Delhi, e le cui ceneri sono state oggi disperse nel Gange. Tra questi emerge quello particolarmente scioccante di una bambina di sette anni, violentata la notte scorsa a Bangalore (India meridionale) da uno sconosciuto che l'ha portata via da una festa di Capodanno promettendole di darle del cioccolato. Il vice capo della polizia di Bangalore, Krishna Bhat, ha detto ai giornalisti che lo stupratore, ora naturalmente ricercato, ha avvicinato la bimba mentre stava giocando davanti alla casa del nonno e l'ha quindi portata via. Da parte sua il padre ha detto che conoscenti hanno ritrovato la piccola, abbandonata sul bordo di una strada, durante la notte. Una volta a casa, scrive l'agenzia di stampa Ians, la bambina ha detto di avere dolori all'addome e a questo punto la nonna ha scoperto che i suoi indumenti erano macchiati di sangue. Ricoverata in ospedale per ulteriori accertamenti, la bimba non sembra in pericolo di vita.
Le ceneri della giovane brutalmente stuprata su un autobus il 16 dicembre a New Delhi sono state disperse nel fiume Gange a Ballia, nello Stato indiano dell'Uttar Pradesh, citta' di dove e' originaria la famiglia. Alle 8 del mattino un piccolo corteo guidato dal padre e dal fratello della ragazza e' uscito di casa, andando via via infoltendosi con la partecipazione di donne e bambini, tanto da richiedere oltre tre ore per percorrere gli otto chilometri previsti fino al Bharauli Ghat dove e' avvenuta la cerimonia. Dopo aver immerso le ceneri nelle acque del fiume in presenza di centinaia di persone, i famigliari della giovane sono scoppiati in lacrime. Intanto l'identità della vittima continua ad essere un segreto. La legge prevede una pena fino a due anni di carcere per chi riveli l'identita' di una donna stuprata senza il consenso dei famigliari. Finora la giovane e' stata chiamata dai media ''Braveheart'', Nirbhaya (in hindi ''colei che non ha paura''), Jagruti (''risveglio''), Amanat (''colei che ha ricevuto la fiducia'') o Damini (''illuminata'') che è anche il nome di una eroina di un vecchio film di Bollywood, in cui la protagonista si prodiga per aiutare una vittima di stupro.
Le associazioni in difesa dei diritti delle donne indiane hanno chiesto e ottenuto la cancellazione di un concerto di un noto rapper locale perché le sue canzoni ''fanno l'apologia del sesso violento''. Le canzoni di Honey Singh, 28 anni, che ha scalato quest'anno le hit parade locali, e soprattutto una in particolare dal titolo ''Prostituta'', hanno dei testi ''estremamente volgari e indecenti'' e inneggiano ai crimini contro le donne. Un ufficiale di polizia ha spiegato alla stampa, giustificando l'annullamento del concerto, che le sue ''canzoni misogine'' descrivono i ''modi in cui una donna puo' essere colpita e violentata'' e cio ''non puo' essere per nulla accettato in India in particolare in un momento in cui si celebrano i funerali dello stupro collettivo di Delhi''.Il concerto del rapper si sarebbe dovuto tenere ieri, durante la notte di San Silvestro

da contropiano

pc 2 gennaio - Tutti i testi Conferenza Internazionale a Sostegno della Guerra Popolare in India

Sono disponibili in italiano ed inglese gli opuscoli degli atti della Conferenza Internazionale a sostegno della Guerra Popolare in India del 24 novembre ad Amburgo.

Richiedeteli a : csgpindia@gmail.com

pc 2 genniao - Disponibili gli atti dell'assemblea della Rete Nazionale Sicurezza sui Posti di Lavoro

Sono disponibili gli atti dell'assemblea del 7 dicembre a Taranto della Rete Nazionale per la Sicurezza sui luoghi di Lavoro
Richiedeteli
bastamortesullavoro@gmail.com

Subject: conferma riunione rete a ROMA per il 25 gennaio



carissimi,

come da decisione  a Taranto in occasione dell'assemblea nazionale del 7
dicembre per
l'ILVA confermiamo la riunione della RETE per il 25 gennaio 2013 a Roma.
Per questo vi invitiamo a darne massima diffusione e ad inserirla sui blog,
sono invitati tecnici e
altre strutture (vi ricordiamo l'adesione nazionale di USI CUB e UNICOBAS,
anche pechè nei giorni seguenti: 26 e 27 si terrà a Roma la riunone della
RETE EUROPEA DEL SINDACALISMO ALTERNATIVO E DI BASE)

IL 25 GENNAIO 2013 (DALLE ORE 15,30
presenti compagni taranto ilva-rete
ALLE ORE 19,30) TUTTI/E SONO INVITATI A PARTECIPARE ALLA RIUNIONE DELLA RETE
ITALIANA PER LA SALUTE E SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO CHE TERRA' A ROMA
(PRESSO LA SEDE DELL'UNICOBAS IN VIA TUSCOLANA 9 - METRO RE DI ROMA) UNA
ASSEMBLEA SU: "IL CASO ILVA E LE PRODUZIONI NOCIVE".

GIUSEPPE MARTELLI presidente USICONS e membro della RETE NAZIONALE

pc 2 gennaio - un buon inizio da viareggio

Striscioni appesi a Viareggio la sera del 31 dicembre 2012.
Daniele Franceschi, viareggino di 35 anni, deceduto il 25 agosto 2010 nel carcere di Grasse in Francia in circostanza, a dir poco, sospette. La madre Cira è, sempre, in attesa degli organi di suo figlio. Alcuni "responsabili" della morte di Daniele sono stati rinviati a giudizio.
Riccardo Antonini, viareggino, ferroviere, licenziato da Moretti il 7 novembre 2011 per essersi schierato a fianco dei familiari della 32 vittime della strage di Viareggio del 29 giugno 2009. La prossima udienza si tiene a Lucca, al Tribunale di via Galli Tassi 61, martedì 22 gennaio 2013 alle ore 11.00. Come per le precedenti udienze (5 luglio e 2 ottobre 2012) verrà organizzato un presidio di fronte al Tribunale di Lucca a partire dalle ore 10.30.
Auguri e buon 2013! 

martedì 1 gennaio 2013

pc 1 gennaio - all'IKEA. l'unica risposta alle lotte è la repressione


IkeaInLotta: noi non abbiamo paura, loro ne hanno tanta

Martedì 18 dicembre: insieme a tanti lavoratori dei poli della logistica di Piacenza e di Bologna, insieme a studenti, precari e compagni di centri sociali e collettivi, abbiamo bloccato l’Ikea di Bologna. Lo abbiamo fatto non solo in solidarietà con i lavoratori che da mesi stanno lottando contro i ritmi infernali, i salari da fame, le condizioni semi-schiavistiche, le sospensioni e le minacce di licenziamento imposte dal consorzio di cooperative del deposito Ikea di Piacenza. Lo abbiamo fatto, innanzitutto, per dire che quella è una lotta di tutti: comune è ciò che viviamo e produciamo, comuni sono le condizioni di sfruttamento e di impoverimento nella crisi, comune è la lotta che portiamo avanti. Lo testimoniano anche le tante dichiarazioni di appoggio e sostegno al presidio arrivate quel giorno da parte di clienti che sono, per la maggior parte, precari e lavoratori che faticano ad arrivare alla fine del mese. Perfino varie cronache dei media più compiacenti con i poteri costituiti non hanno potuto, almeno inizialmente, nascondere la composizione e la partecipazione molteplici.
Ora, a dieci giorni dal blocco, la questura annuncia che sono in arrivo denunce per svariati reati: resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale, porto abusivo di armi improprie, getto pericoloso di cose e oltraggio a pubblico ufficiale. Ancora una volta, allora, è bene dirlo con chiarezza. Quel pomeriggio c’è stata un’unica violenza: quella delle cariche di polizia e carabinieri contro il presidio di lavoratori, precari e studenti, che si accompagna alla violenza quotidiana dello sfruttamento e delle politiche di austerity. Sono gli stessi manganelli di inizio di novembre contro i lavoratori davanti ai cancelli del deposito Ikea di Piacenza, gli stessi all’opera contro le manifestazioni degli studenti in autunno, contro gli operai dell’Alcoa, contro il movimento No Tav. Sono le stesse denunce che vengono comminate ai facchini in lotta. É lo stesso dispositivo di paura con cui cercano di governare la crisi e la sempre più insopportabile precarizzazione delle condizioni di vita.
Ma si mettano il cuore in pace: è tutto inutile, perché noi non abbiamo paura. Al contrario, le denunce e la manganellate sono direttamente proporzionali alla paura che loro hanno di fronte alla nostra determinazione e alla possibilità di una generalizzazione del conflitto, verso cui il 18 dicembre abbiamo tutti insieme costruito una tappa importante.
Noi continueremo a essere a Piacenza insieme ai lavoratori in lotta e rilanciamo in tutte le città l’indicazione politica che dal 18 è uscita con forza: blocchiamo Ikea. Perché ogni luogo può divenire #IkeaInLotta.

Radio UniNomade – Bologna

pc 1 gennaio - la guerra contro il movimento NOTAV comincia subito


POLIZIASEQUESTRAFAMIGLIANOTAV A GIAGLIONE

E arriva così con il capodanno no tav anche la risposta della questura torinese. Con gli ormai famosi new jersey beta-fence è stata chiusa la strada che da Giaglione collega l’abitato con la val Clarea dove è impiantato il cantiere per il tunnel gegnostico della futura Torino Lione. Peccato però che con questa astuta manovra i poliziotti siano riusciti a incastrare oltre le recinzioni una famiglia di no tav che con la propria auto si era recata presso la propria baita di motagna presso i mulini Clarea (frazione di Giaglione a metà strada tra il paese e il cantiere) per trascorrere la fine dell’anno. E queste sono le ennesime e stupide misure di controllo che la polizia ha deciso di mettere in campo per contrastare l’annunciato brindisi in Clarea che il movimento aveva indetto nei giorni precedenti. Rimane quindi indetto l’appuntamento per il brindisi in Clarea partendo da Giaglione con appuntamento dopo le ore 23 al campo sportivo.

pc 1 gennaio - all'ombra della crisi - cresce militarismo e militarizzazione imperialista .. il caso Trapani



Torna a essere pienamente operativo a Trapani Birgi il 18° Gruppo caccia dell’Aeronautica militare.

Conclusasi la consegna di otto velivoli Eurofighter Typhoon, il reparto potrà operare 24 ore su 24 nel servizio di sorveglianza dello spazio aereo nazionale e NATO e - come spiega lo Stato maggiore della difesa - rispondere prontamente alle “più impegnative attività di mantenimento della sicurezza nel bacino del Mediterraneo”.

“L’Aeronautica militare sta puntando molto sulla base di Trapani Birgi”, ha spiegato il generale di squadra aerea Tiziano Tosi. “Il 37° Stormo con il 18° Gruppo dovrà coltivare la capacità di supporto per tutti i velivoli da combattimento della Forza Armata, come già dimostrato nel 2011 durante le operazioni sulla Libia”. I velivoli da guerra opereranno dallo scalo siciliano “in supporto e come back-up” ai due stormi dell’Aeronautica - il 4° ed il 36°, rispettivamente di stanza a Grosseto e Gioia del Colle (Bari). L’ordine di decollo immediato (scramble) partirà dal Combined Air Operations Centre 5 (CAOC 5), uno dei cinque centri della NATO responsabile del comando e controllo delle operazioni aeree per l’Italia, i Balcani, l’Ungheria e la Slovenia, in coordinamento con il Comando Operazioni Aeree (COA) dell’Aeronautica militare, organismi che hanno sede nella base di Poggio Renatico (Ferrara).

Protagonista dei futuri interventi bellici nel Mediterraneo, come abbiamo visto, sarà l’Eurofighter Typhoon, un caccia multiruolo di ultima generazione con ruolo primario di “superiorità aerea” e intercettore. Si tratta del “più avanzato aereo da combattimento mai sviluppato in Europa, in grado di offrire capacità operative di ampio respiro e un’efficacia impareggiabile”, riporta il sito del ministero della difesa. Con una lunghezza di 16 metri e un’apertura alare di 11, il guerriero europeo può raggiungere la velocità massima di 2 mach (2.456 Km/h) e un’autonomia di volo di 3.700 km. Può essere armato di micidiali strumenti di morte: cannoni Mauser da 27 mm; bombe a caduta liberaPaveway e Mk 82, 83 e 84 da 500 a 2.000 libbre e a guida GPS JDAM; missili aria-aria, aria-superficie e antinave a guida radar e infrarossa.

Il caccia è stato realizzato dal consorzio industriale Eurofighter a cui partecipano la British Aerospace (con una quota del 37%), la tedesca DASA - DaimlerCrysler Aerospace (29%), l’italiana Alenia Aermacchi (20%) e la spagnola CASA (14%). L’azienda del gruppo Finmeccanica si occupa nello specifico dell’assemblaggio finale degli esemplari destinati all’Aeronautica italiana e della progettazione di alcune componenti, dei sistemi di alimentazione e navigazione, dell’armamento e della propulsione per tutti i velivoli. Originariamente il nostro paese pensava di acquistare 165 Typhoon, ma l’imprevista impennata dei suoi costi (il valore unitario oggi, senza sistemi d’armamento, è stimato a 63 milioni di euro circa) ha costretto al ridimensionamento del programma a 96 caccia. Tagli altrettanto gravosi sono stati decisi da tutti gli altri paesi che avevano ordinato il nuovo caccia multiruolo (Gran Bretagna, Germania e Spagna): dai 765 velivoli previsti si è passati a 472. Il consorzio europeo ha evitato il flop grazie agli ordini dell’aeronautica militare austriaca (15 esemplari, ma è in corso a Vienna un’inchiesta per un presunto giro di bustarelle a funzionari locali) e dell’Arabia Saudita (72).

Con i nuovi Eurofighter, il gruppo di volo di Trapani Birgi torna ad operare dopo quasi cinque mesi di inattività. Nel maggio 2012, infatti, erano stati restituiti agli Stati Uniti d’America gli ultimi cacciabombardieri F-16 Fighting Falcon, presi in leasing dall’Aeronautica militare nella primavera del 2003. Da allora è stato avviato un processo di riqualificazione professionale e di addestramento che ha interessato piloti e specialisti del reparto trapanese, in sinergia con le due basi di Grosseto e Gioia del Colle dove i Gruppi di volo sono dotati da tempo del caccia europeo. A Birgi, il Genio dell’Aeronautica ha inoltre avviato un programma di ammodernamento di vari fabbricati militari, a cui è stata destinata la spesa di 708.000 euro.

L’aeroporto “Vincenzo Florio” di Trapani Birgi, insieme a quelli di Cervia (Ravenna), Piacenza e Pantelleria è classificato come “scalo militare destinato al ruolo diDeployement Operating Base (DOB)”: mantiene cioè una presenza “minimale” per “sostenere rischieramenti temporanei” e pertanto “può essere aperto al traffico aereo civile a determinate condizioni”. Oltre al 37° Stormo e al 18° Gruppo caccia, Birgi ospital’82° Centro CSAR (Combat Search and Rescue), uno dei reparti del 15° Stormo CSAR di Cervia equipaggiato con gli elicotteri HH-3F, con compiti di ricerca e soccorsodegli equipaggi di volo in difficoltà e dispersi in mare o in montagna, trasporto sanitario d’urgenza e soccorso di traumatizzati gravi. Dalla seconda metà degli anni Ottanta,Trapani Birgi è pure base operativa avanzata (FOB) degli aerei-radar E-3A AWACSnell’ambito del programma multinazionale NATO Airborne Early Warning Force per la sorveglianza integrata dello spazio aereo, il cui comando generale è ospitato aGeilenkirchen (Germania). Le altre FOB della componente di alto valore strategico dell’Alleanza sono Aktion (Grecia), Konya (Turchia) e Ørland (Norvegia). In ogni installazione operano una ventina di ufficiali provenienti da diversi paesi NATO.

La base siciliana è stata una delle più utilizzate dalla coalizione internazionale per le operazioni di guerra in Libia, dal 19 marzo al 31 ottobre 2011. Gli F-16 del 18° Gruppo hanno operato prima sotto il comando di US Africom (Odyssey Dawn) con compiti di “protezione e scorta delle missioni di soppressione delle difese aeree nemiche” e di “offensiva contro-aerea” e, successivamente con la NATO (Unified Protector), per la “protezione di aerei rifornitori ed AWACS, ricerca ed intercettazione di elicotteri e di aerei, implementazione della No Fly Zone, difesa aerea”. Da Birgi hanno pure operato gli Eurofighter del 4° Stormo di Grosseto e del 36° Stormo di Gioia del Colle, i cacciabombardieri Tornado IDS del 6° Stormo di Ghedi (Brescia) ed ECR del 50° Stormo di Piacenza e gli AMX del 32° Stormo di Amendola (Foggia) e del 51° Stormo di Istrana (Treviso). Nel corso delle operazioni, i velivoli dell’Aeronautica hanno sganciato in Libia più di 500 tra bombe e missili da crociera a lunga gittata. Dal Task Group Air Birgi è dipeso pure l’utilizzo degli aerei senza pilota Predator B schierati nello scalo pugliese di Amendola. Per tutto il corso del conflitto, a Trapani sono stati schierati infine sette caccia F-18 Hornet, due velivoli tanker C-150T e due CP-140 Aurora per la guerra elettronica delle forze armate canadesi, tre velivoli E-3A AWACS della NATO e due AWACS e due aerei da trasporto VC-10 Vickers britannici. Dallo scalo siciliano sono transitati pure 300 aerei cargo e circa 2.000 tonnellate di materiale a disposizione della coalizione alleata. Stando alle stime ufficiali, la NATO avrebbe lanciato da Trapaniquasi il 14% dei blitz aerei contro obiettivi libici. Un vero primato di morte.

La guerra in Libia ha comportato per un lungo periodo lo stop del traffico aereo civile con effetti devastanti sull’economia e l’occupazione di parte della Sicilia occidentale. Dopo una progressiva ripresa delle attività delle compagnie aeree, dall’1 giugno 2012 lo scalo trapanese è tornato a subire fortemente la pressione militare. Stavolta i disagi e le limitazioni al traffico non sono dovute agli scramble dei caccia italiani o alle evoluzioni degli AWACS NATO ma alle missioni top secret degli aerei senza pilota delle forze armate USA schierati nella stazione aeronave di Sigonella (Global Hawk, Predatore Reaper). Con l’emissione di specifiche notificazioni ai piloti di aeromobili (NOTAM) in transito dallo scalo trapanese, è stato imposto, prima sino al 28 novembre, poi in proroga sino al 25 febbraio 2013, la sospensione delle procedure strumentali standard nelle fasi di accesso, partenza e arrivo degli aerei. I NOTAM, gli ultimi distinti rispettivamente con i codici B8349, B8350 e B8351, specificano che le sospensioni sono dovute all’“attività degli Unmanned Aircraft”, i famigerati droni utilizzati per le operazioni di spionaggio, la guida di attacchi aerei e il lancio di bombe teleguidate e missili. Con l’esplosione del conflitto in Siria, i venti di guerra anti-Iran e le nuove tensioni interne in Libia e Corno d’Africa, l’US Air Force e l’US Navy hanno intensificato le missioni e i raid dei velivoli a guida remota, confermando il ruolo di Sigonella di “capitale mondiale dei droni”, come eufemisticamente dichiarato dal Pentagono. A pagare le conseguenze della ipermilitarizzazione dello spazio aereo regionale, tutta la popolazione siciliana. Limitazione del diritto di mobilità e rischi elevati di incidenti aerei sono l’insostenibile prezzo di scelte geostrategiche prese a Washington e a cui nessuno governo a Roma riesce a dire No.
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pc 1 gennaio 2013 - per un nuovo anno rosso e proletario

Il governo Monti, se ne è andato, ma torna dopo le elezioni, comunque si chiami il primo ministro.
'Il lavoro non è completato' dicono loro, cioè scaricare la crisi del capitale su operai e masse popolari, peggiorandone salari, occupazione, condizioni di vita, ma anche restringendo ulteriormente la democrazia borghese e riformando Stato e istituzioni al servizio del capitale industriale e finanziario, mondiale, europeo e italiano.
Le elezioni parlamentari scelgono solo chi deve gestire il comitato di affari del capitale, questo sempre, e oggi ancor più. Questo è sotto gli occhi di tutti, corrotti o non corrotti che siano i parlamentari e gli uomini di governo.
Operai e masse popolari non hanno presente, nè futuro se affidano le loro sorti alle elezioni nei parlamenti borghesi. A volte ci si può presentare, per ostacolare l'azione della borghesia, dei suoi governi e del suo parlamento, avere una tribuna per rappresentare gli interessi operai e popolari e chiamare alla lotta; ma non è questo il caso, chi lo pensa è o un illuso o un imbroglione.
Si ostacola di più con la lotta fuori del parlamento e con la contrapposizione frontale; la migliore tribuna è quella ottenuta con le lotte, con l'organizzazione indipendente, con direzione coraggiosa, chiara e conseguente.
Operai e popolari possono e devono fare affidamento solo e principalmente sulla loro lotta, per difendere i propri interessi e condizioni. Ma nella crisi difendersi non basta e non si possono ottenere comunque grandi risultati.
Occorre attaccare e per questo occorre organizzazione politica e sindacale necessaria: partito e sindacato di classe e, su questa base, fronte unito con tutti coloro che vogliono lottare fuori e contro il parlamento borghese.
Partito e sindacato di classe ed eventuale fronte unito hanno e devono avere come obiettivo principalmente il rovesciamento dei governi, di tutti i governi dei padroni e/per la rivoluzione, per strappare il potere politico alla borghesia e instaurarare il potere operaio e popolare.
Questo compito essenziale chiede e richiede che partito, sindacato di classe e fronte unito non siano strumenti tradizionali, buoni solo per la lotta pacifica di massa, ma siano di tipo nuovo.
Quest'anno bisogna andare avanti su questa strada, noi per primi, ma è un compito di tutti: comunisti conseguenti e avanguardie operaie, studentesche, popolari.
Alle prossime  elezioni ciò che corrisponde a questi compiti è il boicottaggio elettorale, quanto più attivo
possibile. Su questo ci si può unire e lavorare insieme da subito, e ovunque, fabbriche, scuole, quartieri, territori, piazze.

proletari comunisti _PCm Italia
1 gennaio 2012

lunedì 31 dicembre 2012

pc 31 dicembre - proteste e barricate in India - si estende il movimento contro le violenze sessuali

Nuova Delhi: manifestanti  adirati hanno provato a rompere le barricate della polizia a Jantar Mantar mentre si erano riuniti per vegliare la ragazza 23enne chiedendo giustizia immediata per lei.
I manifestanti si sono scontrati con la polizia, che era presente a Jantar Mantar in gran numero, secondo i resoconti televisivi.
La polizia ha imposto ordini proibitivi intorno l’India Gate e la Collina Raisina e ha barricato tutte le strade che portano all’area e anche chiuso dieci stazioni della metropolitana nel centro di Delhi.
Comprendendo principalmente studenti, i manifestanti stanno chiedendo leggi anti-stupro più pesanti.
“Vogliamo portare avanti una protesta pacifica, vogliamo portare avanti il movimento. Ma perché la polizia ci vieta di protestare all’India Gate?”
“Continueremo a protestare anche se barricano i principali tratti di strade e chiudono tutte le stazioni della metropolitana… la polizia non può fermarci mentre alziamo le nostre voci”, ha detto Praveen Pandey, uno studente di legge alla at Jamia Millia Islamia University.
“Vogliamo una giustizia veloce per i casi di stupro di gruppo. Vogliamo leggi severe. Fino a quel momento continueremo la nostra protesta”, ha detto Deepali Sharma uno studente della Amity University che è venuto a protestare con amici.
I manifestanti, incluse alcune persone anziane, hanno vegliato in silenzio la ragazza che è morta sabato mattina in un ospedale di Singapore.
“Protesteremo in silenzio, ma se la polizia diventa violenta, non avremo altra scelta che rispondere. Chiediamo una sessione speciale del Parlamento per discutere la questione dell’aumento dei casi di stupro in India,” ha detto Rohit Chahal, segretario di stato di Akhil Bharatiya Vidyarthi Parishad.
La vittima 23enne dello stupro di gruppo è stata cremata Domenica mattina in segreto dopo che il suo corpo è arrivato da Singapore, hanno detto degli ufficiali.

La donna è stata brutalmente stuprata da un gruppo il 16 Dicembre su un autobus in movimento.
(With inputs from IANS)

pc 31 dicembre - UN DOCUMENTO IMPORTANTE SULLA CONDIZIONE DELLE DONNE IN INDIA

In questi giorni in cui, in maniera tragica, per la morte della studentessa di 23 anni in India, ma anche dirompente per le imponenti manifestazioni tenutesi contro gli stupri e uccisioni delle donne a Nuova Delhi, a Mumbai e altre città, è emersa con forza la condizione delle donne in India, riportiamo gran parte di una eccezionale intervista alla compagna Anuradha Gandhy dirigente del Partito Comunista dell'India (Maoista) che guida la guerra popolare più grande del mondo. 
La compagna, purtroppo morta nel 2008, parla nell'intervista proprio della condizione generale di oppressione, feudale, capitalista, imperialista, patriarcale, che le ragazze e le donne vivono nelle città; ma nello stesso tempo del ruolo delle donne nella guerra popolare.
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Da una intervista con la compagna Janaki (Anuradha Gandhy) nell’edizione del marzo 2001 di Poru Mahila, l'organo della Krantikari Adivasi Mahila Sanghatan, DandaKaranya.


[Anuradha Gandhy, un membro di spicco del Partito Comunista dell'India (Maoista), era al tempo stesso intellettuale e attivista che ha scritto sul movimento delle donne rivoluzionarie in India, movimento da lei organizzato, ha sviluppato la teoria sul rapporto tra movimento delle donne e il movimento dei dalit nel contesto della più complessiva lotta rivoluzionaria, e ha dato molti altri contributi significativi. La sua vita è stata stroncata da una morte prematura a causa di una malattia nel 2008. Ma il suo spirito e le sue parole continuano a guidare l’attuale movimento rivoluzionario].

Po. Ma: Compagna Janaki, vuoi per prima cosa spiegarci l'oppressione che subiscono le donne di città?

Com. J: Anche se tutte le donne in India subiscono l'oppressione feudale, capitalista, imperialista e patriarcale, ciò avviene in varie forme in diverse aree, urbane e rurali. Le donne della classe operaia e le donne della classe media nelle aree urbane hanno alcuni problemi specifici.
In primo luogo, se guardiamo ai problemi all'interno della famiglia, anche nelle aree urbane le donne sono oppresse dalla cultura feudale.
Nonostante l'oppressione di questa cultura possa essere meno grave, la maggior parte delle ragazze giovani e le donne non hanno il diritto di prendere decisioni importanti per quanto riguarda la loro vita in famiglia. Le ragazze non sposate sono sotto pressione per sposare un uomo della stessa casta e religione in base alle decisioni della famiglia. Se una ragazza decide di sposare un uomo di sua scelta di un'altra casta o religione, sarà sottoposta ad un sacco di pressione. Dovrà affrontare la dura opposizione della famiglia. Anche se una donna vuole lavorare fuori casa dovrà ottenere il permesso di suo padre, fratello o marito. Persone di alcune caste e religioni (ad esempio i musulmani e Kshatriyas) non vedono con favore che la loro donna faccia questo tipo di lavoro. Così diventa inevitabile per le donne combattere anche per l'indipendenza economica.
Inoltre poiché i valori capitalistici si sono ampiamente diffusi anche le relazioni uomo-donna sono diventati commercializzati e le donne si trovano ad affrontare gravi problemi. La dote e gli altri oggetti che si devono dare alla famiglia degli sposi prima e dopo il matrimonio sono diventati un grosso problema per i genitori che hanno dato alla luce ragazze. In aggiunta a questo, era diventato comune a tutte le comunità il fatto di molestare le donne per la dote sia fisicamente che mentalmente. Quando la vita della moglie può essere misurata in denaro e oro ucciderla per questi non è molto difficile. Questa situazione terribile la si può trovare in molte famiglie nelle aree urbane, oggigiorno. Specialmente negli ultimi 25-30 anni l'India può essere divenuta l'unico paese al mondo in cui il nuovo crimine dell’uccisione delle spose bruciandole per la dote è diventato di moda.
Una cosa che dobbiamo osservare è che una parte di donne appartenenti alla classe operaia e alle classi medie non ha l'opportunità di uscire e ottenere un posto di lavoro. Tutto il loro tempo è speso nel lavoro di casa e lavorare per la famiglia. Come risultato, esse dipendono dagli altri per la loro vita. Socialmente esse dipendono dai loro mariti. Ecco perché non provano a fare qualcosa in maniera indipendente. Ci sono così tante restrizioni su di loro che impediscono di avventurarsi fuori anche della soglia di casa. E se guardiamo alle donne che si prendono cura degli studi dei loro figli, si vede che è quasi come una macchina. Tutto il suo lavoro ruota attorno al marito, agli studi dei bambini e mandarli a lezione privata.

Le condizioni della classe operaia nelle aree urbane sono pietose. Il motivo principale è la gravità del problema di non avere un posto dove stare. Così i poveri sono costretti a mettere su casa illegalmente in luoghi aperti. Molti di loro costruiscono una capanna sui lati delle strade, dei binari ferroviari e delle fogne (anche sopra le fogne). Nei vicoli stretti e ai lati delle strade centinaia di famiglie vivono con la costruzione di baracche. Non c'è nemmeno un centimetro di spazio per costruire un bagno o un luogo che può essere definito una veranda.
Mentre le città si espandono le baraccopoli continuano ad aumentare ai lati delle strade, sui luoghi rocciosi e sulle piccole colline all'interno della città. Non hanno servizi igienici e impianti idrici. Sovraffollamento, ambiente inquinato e mancanza di servizi di base - le donne fanno il loro lavoro affrontando tutti questi problemi. La lotta per l'acqua è una vista comune. In tuguri come questi i prepotenti e le loro molestie sono un altro problema che devono affrontare. Ma soprattutto il problema più grande è la demolizione di questi tuguri da parte delle autorità municipali e del governo con la scusa che sono illegali. Di solito tocca alle donne a opporsi a queste demolizioni. Perché quando gli ufficiali vengono di giorno con la polizia e i bulldozer sono di solito le donne e i bambini che sono a casa. Il sistema capitalista non riconosce il diritto di avere una casa come un diritto fondamentale.

Le donne nelle aree urbane hanno molte opportunità per uscire di casa e lavorare. Ottengono posti di lavoro in fabbriche, uffici, scuole, ospedali e negozi. Ma in molti posti di lavoro non sono pagate allo stesso modo degli uomini. Oppure gli stipendi sono così bassi che non possono mantenere una famiglia. Molte donne operaie lavorano nel settore delle costruzioni con gli appaltatori. Molte donne lavorano come cameriere. Tutti questi lavori rientrano nel settore non organizzato. Questi non hanno alcuna garanzia di lavoro o di stipendio.

In cima a tutto questo esse devono fronteggiare le vessazioni da parte degli appaltatori e degli uomini per i quali lavorano. Ciò avviene in molte forme. Non solo le donne della classe operaia, ma anche le donne istruite della classe media si trovano ad affrontare tali intimidazioni. Le donne sono molestate con tali tattiche di pressione come le minacce di licenziamento, non dare loro lavoro, trasferimento, con annotazioni negative sui loro registri, ecc. Pochissime donne sono in grado di condividere queste cose con gli altri.

Oggi nelle grandi città le industrie elettroniche degli imperialisti si sono imposte su larga scala. Le ragazze sono impiegate in molte di esse. Ma i problemi di maggior lavoro, meno salari e il divieto di organizzazione sono presenti in questi settori. Perciò esse devono lottare anche per il diritto fondamentale di formare sindacati.
In passato alcuni settori come la produzione di beedi [piccole sigarette] e incenso era diffusa tra le famiglie. Ora anche molte nuove aziende danno la maggior parte del lavoro da fare a casa. Le casalinghe povere che occupano questi posti di lavoro pensano di poter guadagnare un po’ pur essendo a casa. C'è molto sfruttamento in questo lavoro. Anche se lavorano tutto il giorno con l'aiuto dei loro familiari è difficile per loro guadagnare perfino 20 rupie. La forza lavoro delle donne povere è pagata molto meno. Voglio dire che sono molto sfruttate.
Infine, un altro punto è che l'influenza della cultura imperialista è molto grande sulle donne urbane. Non solo sono influenzate dal consumismo, ma ne sono anche vittime. Questo aumenta di giorno in giorno. Invece dei valori umani si dà più importanza alla bellezza e ai prodotti di bellezza. La conseguenza è che vi è un ambiente di insicurezza a causa di atrocità e molestie nelle aree urbane. Le giovani donne si trovano ad affrontare un sentimento di insicurezza ad uscire di casa. Nella vita urbana le donne stanno soffrendo di molti problemi di questo tipo. Ma ci sono poche organizzazioni che lottano contro di essi al momento.

Po.Ma: Raccontaci delle varie tendenze del movimento delle donne.

Com.J: intorno agli anni ‘80 ci fu uno scoppio spontaneo del movimento delle donne in molte parti del paese, in particolare nelle città. Questo movimento era l'indicazione della crescente consapevolezza democratica e contro la coscienza patriarcale tra le donne. Dopo il movimento Naxalbari diede un duro colpo al sistema semi feudale e semi coloniale dell’India, ci fu uno scoppio dei movimenti della classe operaia e dei movimenti studenteschi e ci fu l'Emergenza e le crisi sociali, economiche e politiche delle classi dominanti - i movimenti delle donne sono nati su questo sfondo.

Anche a livello internazionale c'era l'influenza dei movimenti degli studenti e delle donne. Per lo più gli studenti, le donne della classe media e le professioniste hanno partecipato attivamente a questi movimenti. Al di fuori di questi movimenti spontanei sono nati anche molte piccole e grandi organizzazioni democratiche di donne. Ma negli ultimi 20 anni ci sono stati molti cambiamenti nel movimento delle donne, nel loro carattere politico e in queste organizzazioni. In seguito il movimento di liberazione delle donne dipendente dalle donne della classe media urbana si è diviso in varie correnti politiche e ideologiche. Nei movimenti per le nazionalità, in particolare nella lotta del Kashmir per l’autodeterminazione la partecipazione attiva delle donne è aumentata notevolmente. Le donne stanno giocando un ruolo di primo piano nel denunciare le atrocità inumane della polizia e dell'esercito.
Sotto la guida del partito il movimento rivoluzionario delle donne si è sviluppato anche nelle zone rurali, soprattutto nel Dandakaranya e Nord Telengana. Perfino il BJP e RSS hanno riconosciuto la forza delle donne e stanno prestando attenzione alla diffusione di valori sociali decadenti e politica corrotta tra di esse.

Molte donne che hanno spontaneamente partecipato ai movimenti contro le uccisioni per la dote, la sati [la pratica di bruciare le vedove insieme ai mariti] e le molestie che attirano l'attenzione della nazione verso tali problemi si erano ritirate dal movimento. Ma molte di loro si sono fatte un nome come ricercatrici e ideologhe sulle questioni femminili sia in India che all'estero. Molte di esse hanno fondato organizzazioni di volontariato (ONG). Ottengono fondi da parte delle agenzie internazionali per gli studi sulle donne e l'emancipazione delle donne.

Ma hanno un punto di vista femminista e una ideologia femminista. Ora sono diventate propagandiste a favore del femminismo, dicendo che dato che il patriarcato è il problema principale delle donne, dobbiamo lottare solo contro il patriarcato. Ma il patriarcato ha le sue radici nella società di classe. In tutte le società esso viene perpetuato dalle classi sfruttatrici, vale a dire dal feudalesimo, dal capitalismo e dall'imperialismo. Così combattere il patriarcato significa lottare contro queste classi sfruttatrici. Ma le femministe questo non lo riconoscono. Esse credono che la condizione della donna in questa società può essere cambiata politicamente facendo pressioni sui governi e solo con la propaganda. In realtà questa corrente femminista oggi rappresenta la prospettiva di classe e gli interessi di classe della borghesia e delle donne alto borghesi del paese.

Le organizzazioni delle donne dei partiti revisionisti come PCI, PCM e Liberation stanno lavorando attivamente in alcune città. Guidano movimenti su temi sociali e politici delle donne. Insieme alle questioni di oppressione delle donne si occupano anche di fare cortei e dharnas processioni religiose] su problemi come l'aumento dei prezzi, ecc. Sono diversi dalla corrente femminista, perché non danno importanza solo alle lotte contro il patriarcato. Ma sono anche organizzazioni completamente riformiste.

A causa della loro politica revisionista non collegano la liberazione delle donne con la rivoluzione e stanno lavorando con la convinzione che cambiando i governi saranno in grado di migliorare le proprie condizioni all'interno di questo quadro sociale esistente. Per esempio, negli ultimi 2-3 anni hanno concentrato tutte le loro attività nel conquistare il diritto al 33 per cento dei posti per le donne in parlamento. In realtà la gente comune ha perso da lungo tempo la fiducia nel sistema parlamentare corrotto. E' stato inoltre dimostrato che chiunque venga eletto al parlamento servirà sempre le classi dominanti sfruttatrici e non lavora per i diritti delle donne o quelli dei poveri.
Ci sono alcune organizzazioni nelle aree urbane che si stanno adoperando attivamente basandosi sull'analisi marxista, che vedono le radici dello sfruttamento e dell'oppressione della donna nella società di classe, riconoscendo il legame tra la liberazione delle donne e la rivoluzione sociale. Da circa un decennio lavorano tra la classe operaia, gli studenti e le donne impiegate. In particolare stanno lavorando molto bene in Andhra Pradesh e Karnataka. Non solo dirigono i movimenti contro l'oppressione delle donne e altri problemi, ma fanno anche propaganda su vasta scala tra le donne sui loro diritti e lo sfruttamento e l'oppressione perpetuata su di esse.

Un fenomeno allarmante per i movimenti democratici e rivoluzionari delle donne è la notizia che le forze dell'Hindutva [organizzazioni fasciste] stanno lavorando anche tra le donne. Cercano di ripristinare vecchi valori feudali in nome dell'opposizione alla cultura occidentale. In nome della tradizione indù e Bharat Mata [Madre India] stanno sopprimendo la crescente consapevolezza delle donne. Non solo, stanno portando tra di esse la propaganda feroce contro le minoranze religiose. Le stanno anche addestrando militarmente in nome di Nari Shakthi.
In breve, il movimento delle donne si divide in varie correnti ideologiche in tutto il paese. Dobbiamo studiare e costruire un forte movimento delle donne, combattendo contro le tendenze ideologiche sbagliate.

Po.Ma: Ma le persone che ne sono al di fuori quanto conoscono il movimento delle donne rivoluzionarie? Qual è il suo impatto?

Com.J: il movimento delle donne adivasi emergente nel Dandakaranya nell'ultimo decennio ha un sacco di rilievo nella storia del movimento femminile contemporaneo in India. Il vigore e l'iniziativa delle donne del Kashmir è maggiore che in altre parti del paese. Migliaia di donne stanno scendendo nelle strade per opporsi alla crudele repressione dell'esercito e tutti i tipi di atrocità. Dopo l'attivismo politico delle donne del Kashmir sono le donne adivasi contadine del Dandakaranya che stanno giocando un ruolo attivo socialmente e politicamente. Sono organizzate su larga scala in numerosi villaggi. Esse si oppongono alle antiche tradizioni patriarcali all'interno della società Adivasi Gond.
Esse partecipano alla lotta armata contro il governo sfrutatore e il suo esercito e nelle campagne politiche. Questa è una grande vittoria del Krantikari Adivasi Mahila Sanghatan.
Ma è molto triste che molto poco di tutto questo è disponibile al di fuori sull'estensione del Kams e sulle sue attività. I membri e i simpatizzanti del PCI(ML) (Guerra Popolare) in altri stati sanno poco. Il partito ha fatto alcuni sforzi per questo. Il documento scritto per il seminario di Patna (è stato pubblicato in Telugu e hindi), il libro sulle donne martiri e alcuni racconti e brevi storie hanno aiutato nella diffusione di esso. Ma l'informazione su questo rivoluzionario movimento delle donne non sta andando avanti regolarmente. Anche la vostra rivista 'Poru Mahila' è vista al di fuori molto raramente. E' necessario pianificare la sua distribuzione anche al di fuori delle aree del movimento.
Tuttavia anche se ottengono poche informazioni, quelli appartenenti alle organizzazioni democratiche e rivoluzionarie sono molto entusiaste al riguardo. Esse sono sempre influenzate dalla determinazione e dal coraggio dimostrato da parte delle donne adivasi. L'ampia propaganda diffusa circa il Kams e le sue attività è molto necessaria. Attraverso essa possiamo dare una giusta risposta alla brutta propaganda governativa sull'approccio dei partiti rivoluzionari nei confronti della questione femminile.

Po.Ma: Raccontaci la tua esperienza nel DK.

Com. J: Prima di venire nel DK ho letto articoli e relazioni sul movimento delle donne. Ma non pensavo che fosse così diffuso. Ecco perché sono stata molto felice di vedere la dimensione di questo movimento. Devo dirti una cosa. Nelle lezioni insegnate all'università sulle società tribali si dice che la società Gondi è molto liberale. Ma dopo aver osservato le popolazioni Muria, Madia e Dorla da vicino ho capito quanto anche la società tribale fosse patriarcale. Ho capito quanto sia importante studiare il problema dell'oppressione delle donne in maniera profonda. Anche se la partecipazione delle donne contadine adivasi nel processo di produzione è molto alta il patriarcato ha frenato i loro diritti.
Mentre scriveva sul movimento delle donne durante la guerra per la nuova società democratica in Cina Jack Beldon, lo scrittore e giornalista americano aveva scritto, 'Il Partito comunista cinese ha ottenuto la chiave per la vittoria della rivoluzione. Ha conquistato la parte più oppressa della società cinese '. Quando ho visto il movimento delle donne in DK queste parole di Beldon mi sono venute subito in mente. In effetti, dopo la rivoluzione cinese è stato il movimento rivoluzionario in Dandakaranya che ha dimostrato che dove c'è una guerra di popolo, dove c'è la lotta armata contro il sistema imperialista, feudale, compradore per la vittoria della Nuova Rivoluzione Democratica, le donne della classe operaia partecipano attivamente su larga scala per l'emancipazione di tutta la società, nonché per la loro emancipazione.

La guerra popolare aveva frantumato le esitazioni delle donne. Essa ha raddoppiato la loro forza. Ha mostrato il percorso per la liberazione delle donne. C'è un nesso tra la società semi feudale, semi coloniale e l'oppressione delle donne. E' stato dimostrato ancora una volta da questa vittoria del partito nel DK che il principio marxista che possiamo portare avanti la lotta contro il patriarcato solo con la lotta per porre fine a questo sistema è corretto.
Ovunque il partito lavora in modo sistematico, possiamo vedere che la partecipazione delle donne è maggiore in tutte le attività e movimenti politici. Nel 1998 a causa delle condizioni di grave carestia nel Sud Bastar molte donne erano emigrate nell'Andhra Pradesh per il lavoro a giornata. C'erano anche membri del Kams anche tra di loro. Ma quando abbiamo chiesto loro di venire agli incontri per l'8 marzo, in un posto in 700 e in un altro in 450 hanno partecipato. Prima di ciò nei raduni contro le condizioni di carestia avevano partecipato in migliaia. Quando ero lì le donne venivano reclutate nel PGA su larga scala. In alcuni luoghi il reclutamento di giovani donne è stato maggiore che per i giovani.
La cosa che mi ha influenzato di più è stato il fatto che le mogli dei compagni sposati che erano già nelle squadre venivano anch'esse reclutate. Molte di loro avevano dato anche i loro bambini ai loro parenti e sono diventate guerrigliere nell'attuale grande guerra popolare per cambiare questa società. E ho visto molte compagne fermamente con la guerra popolare, senza guardare indietro, anche se in pochi mesi i loro mariti erano morti in scontri con la polizia o in qualche altro incidente. In rottura con i tradizionali, tristi, ristretti confini della famiglia ad esse piace di più questa nuova vita anche se è piena di pericoli. In tal modo la loro vita e la loro esistenza acquista significato. Ho visto molti compagni addestrarsi e assumersi nuove responsabilità.
Costruire unità Kams in ogni villaggio, elezione dei loro comitati, elezione dei comitati di zona nelle conferenze di zona, inviare membri dell'unità nei villaggi per le campagne di propaganda, partecipare agli scioperi generali e ad altre attività di protesta, dando loro l'addestramento militare - tutte queste sono vittorie di questo movimento. Ma quello che ho osservato nella mia esperienza è che, poiché i membri dell'AC sono impegnati senza sosta in vari tipi di responsabilità e a causa di un certo tipo di lavoro di routine, il lavoro del Kams viene trascurato. Dobbiamo pensare a nuovi metodi per coinvolgere le donne anziane dei villaggi. Le donne e i loro figli si trovano ad affrontare una serie di problemi di salute. Aumentando la loro comprensione in questa materia e con particolare attenzione al loro benessere si può aumentare il loro entusiasmo. Dobbiamo aumentare la loro partecipazione alle riunioni a livello di villaggio. Molte persone pensano al Kams come un'organizzazione di giovani donne. Ampliare la loro conoscenza ristretta della società è un'altra sfida per noi.
Vi è anche la necessità di dare speciale formazione sociale e politica alle donne che sono nelle squadre e nei plotoni. Dobbiamo pianificare la loro formazione continua delle conoscenze scientifiche per quanto riguarda i problemi di salute. Anche se ci sono discussioni su questi argomenti, per mancanza di tempo e a causa dell'essere immersi in vari lavori, queste vengono posticipate. Siamo in grado di sbarazzarci della loro inferiorità, dando loro conoscenze scientifiche e facendo loro assorbire ampiamente il pensiero sociale.

Po.Ma: Qual è il tuo messaggio alle donne che lavorano nelle squadre e nel Kams in DK?

Com.J: Le nostre compagne adivasi in DK stanno costruendo una nuova storia oggi. Anche se è la zona più arretrata del paese, essa è al primo posto nel movimento delle donne in corso nel paese. Stanno rispondendo alle armi della polizia in modo adeguato combattendo alla pari con i compagni uomini nella lotta armata per liberare questo paese dalla morsa crudele dell'imperialismo, del feudalesimo e della borghesia compradora. Nei villaggi si ribellano per i propri diritti di fronte alle minacce e pressioni degli anziani del villaggio. Esse stanno indebolendo il patriarcato nella cultura adivasi Gondi.
Anche se si stanno contrapponendo a tali grandi nemici e forze, la timidezza e il senso di subordinazione, i cui i resti sono ancora presenti, sono anch'essi i loro grandi nemici che ostacolano il loro sviluppo. Il complesso di inferiorità viene fuori da questi. Le sue radici sono molto profonde. Quello che voglio dire ai miei colleghi del Kams è che dovrebbero aumentare la loro fiducia in se stessi. Devono combattere contro i nemici che si trovano dentro di sé. Nei prossimi giorni il Kams dovrà affrontare molte grandi sfide. La repressione dello Stato è già lì.
Oltre a questo, il governo cercherà di mantenere la società e la cultura Adivasi nell'arretratezza con l'aiuto degli anziani del villaggio e attraverso i leader adivasi. Diventerà necessario per il Kams affrontarli politicamente. Allo stesso modo il Kams deve tenersi pronto a portare avanti la sua comprensione per quanto riguarda la vera liberazione della donna intervenendo nel movimento delle donne che sta andando avanti nella forma di varie correnti nel paese. Per affrontare tutte queste sfide le nostre compagne dovrebbero raggiungere la maturità politica e ideologica e avere fiducia in se stessi.

pc 31 dicembre - BUON ANNO ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI

Al mondo niente è difficile se si è decisi a scalare la cima”.


RITORNO SUI MONTI CHINGKANG

Da tempo desideravo raggiungere le nubi
salendo di nuovo sui Monti Chingkang.
Un viaggio di mille li alla ricerca dei luoghi di un tempo
l’antico scenario è mutato in nuovi colori.
Ovunque canti di usignoli sfrecciare di rondini
e ancora il sussultare dell’acqua che scorre.
La via s’inerpica in alto fino ai grandi alberi che trafiggono le nuvole
superato il valico Huangyang
diventa pericoloso sporgersi e guardare il precipizio.
Urlano scatenati il vento e il tuono
fremono vessilli e bandiere
questo è il mondo degli uomini
si costruisce il paese.
Trentotto anni sono passati
come uno schioccare di dita.
Si può salire al nono cielo per abbracciare la luna
si può scendere ai cinque mari a pescare tartarughe
si può tornare tra allegri sorrisi e canti trionfali.
Al mondo niente è difficile
se si è decisi a scalare la cima.



MAO TSE TUNG - 1965

pc 31 dicembre - minatori sardi sospendono l'occcupazione ..ma non la lotta

i)
E' terminata all'alba di oggi l'occupazione della galleria di Monteponi da parte degli operai dell'ex Rockwool di Iglesias che dal 21 dicembre si erano murati al suo interno. La protesta dentro la miniera era cominciata il 12 novembre scorso.
Durante la notte i lavoratori hanno buttato giù i muri di cemento costruiti dietro il cancello d'ingresso. E questa mattina la struttura é stata 'restituita' da una delegazione delle Rsu dell'ex Rockwool all'Igea, la società proprietaria del sito minerario che produce lana di roccia. Successivamente un delegato Rsu ha diramato un comunicato in cui si ricostruisce la vicenda che ha riguardato i lavoratori in mobilità della fabbrica chiusa ormai da un paio d'anni.
Appuntamento, adesso, al 15 gennaio prossimo per l'incontro tra Regione, sindacati e imprenditori per discutere e affrontare la questione relativa al reinserimento dei 54 lavoratori all'interno dell'Ati Ifras, la società che si occupera' delle bonifiche nelle aree minerarie dismesse.

pc 30 dicembre - Buon anno di lotta NOTAV!


editoriale — 30 dicembre 2012 at 19:14

Buon anno di lotta NOTAV!

Ci lasciamo alle spalle un altro anno di questa fantastica lotta che ancora una volta ci ha dato emozioni, gioie, qualche piccola soddisfazione e tanta speranza. Il 2012 è stato un anno particolare per noi, abbiamo conosciuto ancora una volta sulla nostra pelle, tutta l’arroganza e l’impegno dello Stato nel tentare di sconfiggerci. Abbiamo inziato l’anno con gli arresti  e l’inizio di quel teorema giudiziario che è stato il filo conduttore di tutto il 2012. La procura di Torino e il suo tanto blasonato capo procuratore Guancarlo Caselli si sono sostituiti alla politica istituzionale tentando laddove partiti e istituzioni avevano fallito in tutti questi 22 anni.
Parliamo di 300 provvedimenti in corso, almeno due milioni di euro di richieste danni, la costituzione di parte civile di ministeri e sindacati di polizia, di almeno 90.000 euro giornalieri per difendere l’area di Kiomontistan, e di 129.952 agenti utilizzati contro di noi e le nostre attività. Magistratura e polizie hanno provato in 365 giorni a indebolirci, sfiancarci, spaventarci con ogni strumento a disposizione.
Sempre all’inzio dell’anno in Valle si è tenuta la più grande manifestazione di tutti i tempi (25 febbraio) con mezza Italia venuta a testimoniare l’appoggio alla nostra lotta e la continua crescita di consenso alle nostre istanze sempre più radicate nel pensiero comune. Subito dopo abbiamo conosciuto l’altra nuova strategia del fronte sitav che si ripeterà in tutto l’anno in corso: rispondere ad ogni successo del movimento con un’avanzata dei lavori in Clarea. Questa volta è avvenuto due giorni dopo con l’allargamento del cantiere, un modo per mostrare i muscoli nei confronti di una Valle in Movimento capace di allargare la propria resistenza. Qui è avvenuto il fatto che più ci ha segnato, ovvero la caduta di Luca dal traliccio dove era salito per opporsi all’allargamento. Ancora una volta abbiamo conosciuto lo spirito notav incarnato da Luca, pronto a sacrificarsi per un’ idea della vita completamente opposta e antagonista alle ruspe e agli uomini delle foprze dell’ordine che mentre si trovava esamine per terra, contuavano a lavorare, frenetici ed indifferenti, per poter portare a casa il risultato, a costo di una vita.
Quel giono ci segnò profondamente e ne scaturì uan settimana di lotta e mobilitazione che bloccò tutto, in Valle e in molte zone d’Italia. Portare la Valle in città fu uno degli slogan che rieccheggiò ovunque si costruirono mobilitazioni per Luca e per la Valle.
Nel corso dei mesi perdemmo terreno in Clarea, metri consquistati con fatica che ancora oggi avversiamo con tante forme di Resistenza. Venne l’11 aprile con la farsa dell’esproprio dei terreni conquistati mesi prima con la forza da parte dello stato. Tacquero le norme e marciarono mezzi militari per piantare l’ennesima bandierina sulla nostra terra.
Il corso dell’anno si è svolto con forme di resistenza continue, diffuse e di diversa intensità. Il cantiere e l’apparato militare sono stati presi di mira e messi in difficoltà più volte, di giorno e di notte e questo è il programma che ancora oggi (e domani) prosegue con efficacia.
Con l’estate è nato il campeggio a Chiomonte e oltre tre mesi di confronto e scontro con il cantiere e i suoi difensori, che hanno portato la Valle ad essere ancora militarizzata in manierà più invadente. E poi ancora l’autunno, il ritorno di Luca in Clarea, il viaggio a Lione e l’ennesimo finto finanziamento dell’opera. Abbiamo anche visto cadere l’enensimo governo e ci prepariamo a conoscere un altro nel segno immaginiamo della continuità.
Non c’è anno di questa lotta che non ci segni profondamente, ma il 2012 ha lasciato qualcosa di indelebile in noi e nelle nostre montagne. Ci ha lasciato la consapevolezza di un Paese allo sfascio in cui prevalgono gli interessi di pochi a danno dei molti, protetti e foraggiati dal governo di turno, dove non ci si spiega come, la priorità sia il Tav mentre la sanità a pezzi e le scuole che cadono sulla testa degli studenti vengono dopo. Ci ha lascito la cosnapevolezza di essere un pericolo per l’ordine costuituito e pertanto dobbiamo essere battuti con ogni mezzo necessario per non essere emulati da nessuno. Ci ha lasciato la rabbia per i metri che abbiamo perso, ma  ci ha dato la testardaggine e la voglia di riconquistarceli alla prima occasione utile.
Ci ha lasciato ancora una volta la consapevolezza di poter vincere questa battaglia, perchè abbiamo il tempo, le ragioni e la caparbietà dalla nostra parte che non può essere battuta nè dai lacrimogeni, nè da i tribunali nè dalle apgine dei giornali.
Auguriamo un buon anno a tutti e tutte, nel segno della lotta e della solidarietà, anche quest’anno: a sarà dura!