sabato 29 dicembre 2012

pc 29 dicembre - contro i notav 130 mila poliziotti ... la repressione alimenta la ribellione !



Il governo Monti ha incrementato la militarizzazione della Val di Susa e la repressione nei confronti di tutte le espressioni del movimento No Tav. I numeri parlano da soli.


L’ammodernamento della rete trasportistica italiana ”non puo’ dismettere i suoi progetti di sviluppo sotto l’influenza della pressione della piazza senza autocondannarsi ad un futuro di declino”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri parlando, in un’audizione alla prima commissione della Camera, delle manifestazioni No Tav in Val di Susa. La Valsusa per il ministro e’ ”il focolaio che impegna piu’ aspramente le forze di polizia” (Ansa).

Non avevamo dubbi sulla fedeltà della Cancellieri e del governo dei Tecnici alla lobby del Tav, del resto il governo ha stanziato 2 miliardi per il tav (in 13 anni) e rischio default per le universita italiane, quindi capiamo bene da che parte sta. Dopo la macellerie sociale inaugurata da un ano a questa parte ecco gli ultimi favori alla lobby del Tav.

Il vero problema ministro, è che il “focolaio” non impegna solo le forze di polizia, ma tutta la classe politica italiana, che aspettiamo anche alle prossime elezioni, del resto, lo diciamo a lei e ai suoi colleghi, ministri dell’interno e presidente del consiglio ne abbiamo visti tanti e tutti a raccontare le stesse cose, però noi ci siamo ancora e continuiamo ad essere un problema per quelli come lei (che tra poco sarà sostituita dal suo alter ego di turno), e una speranza per la maggior parte degli italiani e delle italiane.

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Come per le ragioni della nostra lotta, ancora una volta sono i numeri a fare chiarezza nella vicenda Torino Lione. Da tempo dimostriamo con i numeri le nostre ragioni svelando la propaganda della lobby sitav. Denaro pubblico buttato, flusso merci in calo, sottrazione di investimenti nelle scuole e nelle sanità, costo al centimentro e così via. E anche questa volta sono i numeri a portare chiarezza oltre misura, e sebbene lo pensavamo da tempo, ecco ufficializzare dal questore di Torino, l’impegno militare messo in campo per tentare di sconfiggere il Movimento Notav: nel 2012 oltre l’80% delle forze di polizia impiegate in servizi di ordine pubblico nel Torinese è stato utilizzato per eventi connessi alla linea ad alta velocità Torino-Lione. Poliziotti, carabinieri e finanzieri schierati sono stati complessivamente 160.847 di cui 129.952 per la Tav. A dirlo è Aldo Faraoni, questore di Torino, e aggiunge che il numero è in aumento e la conflittualità è diminuita.

129.952 agenti, 90.000 euro al giorno, 4357 lacrimogeni sparati solo il 3 luglio 2011, una procura che lavora tutta per noi, 300 provvedimenti in corso, due milioni di euro di richieste danni, segnalazioni ai servizi sociali per i minorenni che lottano, sono parte di queste cifre che ci candidano a nemico pubblico numero 1! mai visto tanto impegno da parte dello Stato che evidentemente giudica il Movimento Notav come un vero e proprio nemico da sconfiggere, annientare e portare a esempio se battuto, per tutti.

L’ormai ex ministro dell’interno Cancellieri del resto diceva che “i No Tav rappresentano la preoccupazione di gran lunga superiore per i problemi di ordine pubblico” ed ecco le cifre che ne dimostrano l’impegno.

Basterà? Pensiamo proprio di no! E parlando di numeri vogliamo citarne alcuni relativi al cantiere (ben difeso evidentemnete):un anno e cinque mesi di cantieri. Metri di scavo: zero. Metri di tettoia: quattro!

OkNotizie 

pc 29 dicembre - Dall'India al mondo intero, per tutte le donne violentate e uccise, scateniamo la ribellione delle donne come forza poderosa delle rivoluzione

Le grandi manifestazioni in India contro stupri e violenza sulle donne











http://aipwa-aipwa.blogspot.in/2012/12/photo-diary-of-protests.html

pc 29 dicembre - INDIA: "TRASFORMIAMO LE LACRIME IN PALLOTTOLE"


India, è morta la ragazza stuprata da branco

"Dolce rivoluzione vorrei che le mie lacrime di donna si trasformassero in pallottole" 
 (una compagna)


Con le donne in India piangiamo con amare e infuriate lacrime la morte della ragazza stuprata.  
Le imponenti manifestazioni sono la risposta alle ipocrite dichiarazioni del primo Ministro, che mentre promette azioni concrete contro gli stupri, l'unica vera azione in corso è quella delle violente cariche della sua polizia.
La strada per un futuro migliore che noi compagne come i genitori della ragazza uccisa vogliamo per le donne in tutta l'India e di ogni paese del mondo la stanno indicando proprio in India le donne combattenti delle guerra popolare diretta dai maoisti, la più grande nel mondo, che mentre sviluppano la rivoluzione contro il regime indiano, portano avanti la rivoluzione per spezzare le triple catene che tengono soggiogate le donne.

MFPR

 NEW DELHI - E' morta la giovane 23enne vittima di uno stupro di gruppo, che ha suscitato un'ondata di reazioni in tutta l'India: ricoverata in un ospedale di Singapore, le sue condizioni erano disperate. Era stata violentata, picchiata e torturata su un autobus di New Delhi lo scorso 16 dicembre. A causa della violenza subita, aveva riportato un arresto cardiaco, infezioni ai polmoni e all'addome, oltre a un grave trauma cranico. Ieri una ragazza di 17 anni si è tolta la vita, dopo aver subito uno stupro di gruppo il 13 novembre scorso.
"i genitori sperano che la morte della figlia porterà un futuro migliore per le donne a New Delhi e in tutta l'India".

Dicendosi "profondamente addolorato" per la morte della ragazza e porgendo le condoglianze ai familiari "a nome di tutta l'India", il primo ministro Manmohan Singh ha assicurato che farà il possibile per tradurre le emozioni in azioni concrete. Il caso ha generato "energie" nei giovani indiani che vogliono cambiamenti nella società, ha affermato Singh. E "sarà un omaggio vero alla sua memoria se saremo capaci di canalizzare queste emozioni ed energie in un corso di azioni costruttivo. Spetta ora a tutti noi provare che la sua morte non è stata vana"…

Nel timore di proteste violente, la polizia di New Delhi ha rivolto un appello alla calma e ha applicato un articolato piano di sicurezza che prevede il blocco di alcuni quartieri e di tutte le strade che portano all'India Gate, dove nei giorni scorsi si sono svolte manifestazioni, la mobilitazione di migliaia di agenti a protezione degli edifici pubblici e la chiusura di una decina di stazioni della metropolitana…

Al via campagna arruolamento donne in polizia
. Il governo federale indiano ha avviato una campagna per l'arruolamento di un significativo numero di donne nei ranghi della polizia. Si tratta di una prima risposta alle proteste che si sono svolte in tutto il Paese. Il basso numero di donne poliziotto viene considerato come una delle cause principali degli scarsi risultati prodotti dalle indagini sui crimini a sfondo sessuale, molto frequenti in India, soprattutto nella capitale…

pc 29 dicembre - lotta e repressione all'Ikea piacenza

Ikea: a Piacenza torna il picchetto. A Bologna la ritorsione della questura.


ikea_lottaAnche oggi a Piacenza gli operai, che continuano la loro lotta contro il modello schiavista made in Ikea, si sono ritrovati di nuovo tutti assieme per bloccare gli ingressi dello stabilimento piacentino. La giornata di lotta partecipata da decine e decine di operai e solidali è riuscita a raggiungere l'obiettivo: blocco totale! Tutti i camion bloccati sono andati via e gli operai che volevano lavorare dopo qualche ora hanno desistito e sono tornati a casa, non senza aver provato, con l'aiuto della polizia, a forzare uno dei blocchi ai cancelli, dove la resistenza del picchetto ha avuto ancora una volta la meglio. Poco dopo le 10h, mentre anche gli ultimi camion facevano retromarcia davanti alla determinazione del presidio e con il turno della mattina ormai saltato, un ispettore ha pensato bene di mostrare i muscoli chiamando i suoi uomini per far sgomberare il sit-in. Ne inizia uno spintonamento tra manifestanti e poliziotti durato almeno 15 minuti e conclusosi con blocchi stradali e con un corteo che si è sciolto una volta raggiunto il centro di Piacenza.

Mentre l'iniziativa di lotta piacentina stava per terminare, dando l'appuntamento a prossimi picchetti e blocchi di boicottaggio dell'Ikea, a Bologna la questura annunciava l'arrivo di 8 -fine indagini- per la manifestazione avvenuta il 18 dicembre davanti al magazzino della città. Quel giorno numerosi operai e solidali si erano dati appuntamento nel parcheggio dell'Ikea bolognese con l'obiettivo di bloccare gli ingressi dell'edificio. L'ingresso principale era presidiato da alcuni carabinieri che non appena visti i manifestanti avvicinarsi hanno indossato caschi e alzato gli scudi. Ne scaturirono diverse cariche che non fecero retrocedere di un millimetro il nutrito presidio forte della determinazione della lotta dei facchini contro l'Ikea. Al termine della giornata di lotta, che riuscì in pochi minuti a far chiudere l'intero magazzino, una poliziotta in borghese, dopo aver trascorso il pomeriggio a filmare e a sganasciarsi dal ridere con i colleghi, si fa refertare un trauma facciale, il setto nasale rotto e una distorsione alla spalla. Apriti cielo! Un sindacato dei poliziotti annuncia che farà stipulare polizze anti-manifestante ai celerini iscritti, il questore e il capo della digos si dichiarano indignati (sic!) e annunciano la rappresaglia contro quelli che definiscono i soliti noti appartenenti al movimento antagonista cittadino che in soli due anni ha raggiunto cifre a tre zeri in materie di denunce. Così questa mattina sono state rese note le denunce per resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale, porto abusivo di armi improprie, getto pericoloso di cose e oltraggio a pubblico ufficiale, a cui si aggiunge anche la fine indagine per almeno 7 reati legati alla giornata di lotta studentesca del 6 dicembre. Insomma sembra proprio che a Bologna, come in alcune altre città d'Italia, il movimento antagonista sia davvero in buona salute e lo spread tra iniziative di lotta e repressione da alcuni anni promette davvero bene... d'altronde dalle 4 di questa mattina diversi militanti del Lab Crash! erano come sempre a due passi dell'Ikea a Piacenza al fianco dei facchini in lotta.

pc 29 dicembre - Chiesa assassina in Argentina


Argentina, ex dittatore Videla: “Chiesa fornì consulenza per uccisione dei desaparecidos”

videla_papaL’ex dit­ta­to­re ar­gen­ti­no, Jor­ge Vi­de­la, ri­ve­la le pe­san­ti com­pli­cità del­le ge­rar­chie ec­cle­sia­sti­che con il re­gi­me mi­li­ta­re. In­ter­vi­sta­to in car­ce­re, ha fat­to pre­sen­te come l’al­lo­ra nun­zio apo­sto­li­co Pio La­ghi e l’ex pre­si­den­te del­la Con­fe­ren­za epi­sco­pa­le di Ar­gen­ti­na Raul Pri­ma­te­sta, as­sie­me ad al­tri ve­sco­vi, ab­bia­no con­cre­ta­men­te dato al go­ver­no dei gol­pi­sti con­si­gli su come ge­sti­re l’uc­ci­sio­ne dei de­sa­pa­re­ci­dos.

Come già emer­so, la Chie­sa cat­to­li­ca fin dai pri­mi anni del re­gi­me sa­pe­va del­le bru­ta­li re­pres­sio­ni di dis­si­den­ti. E man­ten­ne rap­por­ti stret­ti con i mi­li­ta­ri al po­te­re. Ma Vi­de­la con­fer­ma non solo que­sto, ma che la Chie­sa offrì i suoi “buo­ni uf­fi­ci” al go­ver­no per in­for­ma­re del­la sor­te atro­ce dei de­sa­pa­re­ci­dos esclu­si­va­men­te quel­le fa­mi­glie che aves­se­ro scel­to poi di non di­vul­ga­re pub­bli­ca­men­te i cri­mi­ni e di in­ter­rom­pe­re le pro­te­ste.

Ne­gli in­con­tri con i pre­la­ti, an­che in epi­sco­pa­to, re­li­gio­si e mi­li­ta­ri si ac­cor­da­va­no per­si­no per ge­sti­re le uc­ci­sio­ni dei de­sa­pa­re­ci­dos, in modo da mi­ni­miz­za­re fu­ghe di no­ti­zie. Tut­ti nuo­vi ele­men­ti che con­fer­ma­no ul­te­rior­men­te il la­vo­ro di gior­na­li­sti come Ho­ra­cio Ver­bi­tsky, sul­le con­ni­ven­ze pe­san­ti tra Chie­sa cat­to­li­ca e re­gi­me mi­li­ta­re.

Ad esem­pio, gli uf­fi­cia­li che pren­de­va­no par­te alla mat­tan­za dei de­te­nu­ti po­li­ti­ci si sa­reb­be­ro con­sul­ta­ti con le au­to­rità ec­cle­sia­sti­che per uc­ci­der­li nel­la ma­nie­ra “più cri­stia­na e meno vio­len­ta” pos­si­bi­le. Per la cro­na­ca, la so­lu­zio­ne era un’inie­zio­ne di pen­tho­tal per se­da­re le vit­ti­me, che ve­ni­va­no poi but­ta­te a mare da un ae­reo e che quin­di af­fo­ga­va­no.

Un ca­pi­ta­no di ma­ri­na, Adol­fo Sci­lin­go, che pren­de­va par­te ai ‘voli del­la mor­te’ tur­ba­to si ri­vol­se ad un sa­cer­do­te. Il qua­le, ci­tan­do al­cu­ne pa­ra­bo­le bi­bli­che, so­ste­ne­va che i de­sa­pa­re­ci­dos uc­ci­si così non ave­va­no sof­fer­to. Fu quin­di con­cor­da­to con la Chie­sa que­sto modo per som­mi­ni­stra­re una ‘dol­ce mor­te’ ai dis­si­den­ti. Per­ché la fu­ci­la­zio­ne di mi­glia­ia di per­so­ne avreb­be de­sta­to le pro­te­ste del papa. E gli im­ba­raz­zi di tut­ti quei pre­la­ti le­ga­ti a dop­pio filo col re­gi­me.

pc 29 dicembre - Napoli. I precari Bros protestano sotto la Curia


Curia di Napoli assediata dai disoccupati organizzati. Circa 150 manifestanti appartenenti al movimento dei precari «Bros» hanno chiesto un incontro al cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, che era impegnato nel tradizionale pranzo per i poveri ospitato nei saloni dell'episcopio.

«Non è una guerra tra poveri - ha spiegato Rosaria Cardone dei Banchi nuovi, portavoce dei precari Bros - Vogliamo parlare con Sepe affinché interceda per noi con la Regione». Invece, ha sottolineato la donna «non si dialoga nemmeno con la chiesa, che ci ha risposto mandandoci la polizia».

I disoccupati hanno bloccato la strada davanti alla Curia, causando notevoli disagi alle automobili, poi si sono spostati nello slargo davanti al Museo Diocesano. «I Bros li ho ricevuto centinaia di volte - ha risposto Sepe - Mi sono sempre fatto carico dei loro problemi e preoccupazioni, intervenendo come potevo. Qui ci sono problemi tecnici, anche materiali che vanno al di là delle nostre competenze - ha concluso il presule - Quello che possiamo fare sensibilizzando chi di dovere lo facciamo sempre e molto volentieri».
 

venerdì 28 dicembre 2012

pc 28 dicembre - L'INFAMIA ORIGINARIA

Invece che essere mandato via a Don Corsi viene data una vacanza!
Allora devono essere le donne di Lerici a cacciarlo!

Ma le stesse dichiarazioni del vescovo di La Spezia, del giornale Avvenire, la fonte "ispiratrice" il blog 'PontifexRoma' autorizzato dal Vaticano, mostrano chiaramente che non di una eccezione si tratta, ma di concezioni e posizioni organiche della Chiesa ufficiale, che dal parroco di Lerici vengono espresse in maniera brutale, becera, e dalla Chiesa vengono edulcorate e riempite di riferimenti teologici, ma sempre di fango da moderno medioevo contro le donne si tratta! Queste concezioni fanno da base alle altre politiche: il ruolo delle donne nella famiglia, quelle contro l'aborto, e la libertà di scelta delle donne, ecc.

Denunciamo "l'infamia originaria". E non è un caso che la teoria più organica contro le donne l'ha espressa Ratzinger!

Riportiamo su questo, un opuscolo sulla lettera che Ratzinger prima di diventare papa scrisse ai vescovi.

Scarica L'Infamia Originaria in formato pdf

MFPR

pc 28 dicembre -La Finocchiaro si presenta a Taranto ma viene contestata: "Via dalla nostra città"


 un gruppo di manifestanti protesta sotto la sede del partito

La presenza a Taranto, dove è candidata per le primarie, del capogruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro, è stata contestata stasera da una ventina di persone che si sono radunate sotto la sede provinciale del partito in via Principe Amedeo. I contestatori si definiscono cittadini "liberi", non appartenenti a nessun movimento e organizzazione. "Via dalla nostra città" e "Assassini" sono alcuni degli slogan urlati con riferimento all'approvazione in Parlamento da parte del Pd del decreto legge che permette all'Ilva di proseguire l'attività produttiva nonostante il sequestro della Magistratura. Digos e Polizia presidiano la zona. I contestatori sono arrivati dopo che la Finocchiaro aveva già cominciato la conferenza stampa ma non hanno raggiunto i locali del partito. Un loro esponente ha dichiarato che "i cittadini devono decidere della politica e non il contrario" con chiaro riferimento alla volontà del Pd di far candidare a Taranto la Finocchiaro.

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pc 28 dicembre - Canada - info-processo a compagni del Partito comunista Rivoluzionario - massima solidarietà



L'indagine preliminare per i quattro compagni che sono stati arrestati dopo la manifestazione anticapitalista del 1° maggio 2011 ha avuto inizio il 10 e l'11 dicembre dello scorso anno presso il Palazzo di Giustizia di Montreal. Continuerà il 28 gennaio 2013 alle ore 14:00, al termine del quale il giudice dovrà decidere in merito agli ulteriori procedimenti. Lo stesso processo (se ci sarà) non è previsto probabilmente che verso la fine del 2013.

L'accusa ha voluto sentire i suoi primi quattro testimoni - per lo più sbirri del Servizio di polizia della Città di Montreal (un membro della "Squadra di Mediazione" in servizio durante l'evento, il comandante delle operazioni e due ufficiali coinvolti nella provocazione che ha portato a un alterco con le manifestanti e i manifestanti).

È chiaro da queste prime testimonianze:

1. che la manifestazione si svolgeva in maniera pacifica e senza che venissero segnalati incidenti seri;
2. che la polizia aveva notato la presenza di un contingente del Partito Comunista Rivoluzionario all'interno della manifestazione;
3. che un noto attivista si è trovato nel mirino del Servizio di Polizia perché a) gridava slogan contro la presenza della polizia all'interno della manifestazione e b) marciava in senso contrario alla manifestazione (mentre scattava foto per il giornale Partisan); si è spesso sentito che la polizia si lamenta dei manifestanti che vanno controsenso rispetto alla circolazione, ma questa è la prima volta che si critica un manifestante che camminare nella direzione opposta di altri manifestanti anch'essi a piedi!
4. infine, che i poliziotti cui è stato dato l'ordine di arrestare questo manifestante non hanno mai saputo essi stessi il motivo dell'arresto e che hanno completamente improvvisato.


Nel frattempo, grazie a tutte e a tutti coloro che sono passati dal tribunale per riaffermare la loro solidarietà con gli imputati.



pc 28 dicembre - COSA INDOSSAVA... RABBIA E LOTTA DELLE DONNE INDIANE

A migliaia in India le donne, ma non solo,  stanno scendendo  nelle piazze, da New Delhi ad altre città indiane, contro gli stupri  a seguito dell'ennesimo brutale caso di violenza sessuale contro  una giovane donna, una studentessa 23enne, ora ricoverata in ospedale e in pericolo di vita.

Manifestazioni davanti ai palazzi del potere, alle questure accusando le autorità e le forze di polizia di ignorare o essere complici della violenza subita dalle donne di qualsiasi età e a vari livelli - dalla violenza domestica alle molestie sui luoghi di lavoro, alle aggressioni e stupri, mantenendo a livello sociale uno stato di cose che permette  una pesante condizione di oppressione per le donne.

«La violenza contro le donne ha sempre la tacita approvazione della società», diceva l'attrice e attivista sociale Shabana Azmi di recente a Mumbai, durante un incontro di gruppi anti-violenza.

Queste mobilitazioni stanno vedendo  una tale ondata di protesta e indignazione che se da un lato le istituzioni, fino al primo ministro indiano Singh, hanno promesso provvedimenti come l'aumento delle pene dall'altro nelle piazze sono scoppiati diversi scontri tra le masse popolari e le forze di polizia che sono arrivate a vietare  le proteste che invece continuano. Tra i tanti  striscioni delle donne in piazza molti riportano scritte come "non diteci come dobbiamo vestirci, dite a loro di non stuprarci"

Tutto questo accade in questi giorni mentre nel nostro paese un prete cattolico fascio/integralista aizza dal pulpito della "sua" chiesa i fedeli contro le donne  colpevoli di essere violentate e addirittura uccise dagli uomini  perchè troppo provocanti "con i loro abiti a tal punto succinti"  che scatenano gli istinti maschili "...facciano un sano esame di coscienza: forse se la sono andata a cercare".


Contro questa società che ci vuole sottomesse, oppresse  fino allo stupro e alla morte, la rivoluzione nella rivoluzione di noi donne

mfpr - Palermo



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Sotto riportiamo un brano pubblicato sul blog di AIPWA - All India Progressive Women's Association -  For a women's movement with a revolutionary left orientation



Cosa indossava

Sono stufa della domanda - Come era vestita?
Fammi vedere l'uomo accasciato sul bancone con un proiettile in testa vestito come uno che merita di essere ucciso.
Dimmi se la bambina di 6 anni aggredita in chiesa se l'è cercata .
O la ragazza violentata nella palestra sembrava una sgualdrina in quei pantaloni della tuta.
Quale vestito estratto da quello scaffale può prevenire un attacco?
Dimmi il negozio - e io ci torno e compro i vestiti giusti ora - l'abito che impedisce lo stupro, se ci sei dentro.
Vedi io non ho capito
non ho capito che avrei potuto comprare una maglietta che dice 'Io merito di essere colpita'
non avevo idea ho potuto mettere su una scarpa che dice di fare tutto ciò che si vuole di me
Vedi, le tue esigenze vengono prima, dopo tutto sto indossando una gonna stretta invece di un vestito a prova di assalto e mi accorgo che tu hai  il giubbotto a prova di errore
Quindi è colpa mia credo
A quanto pare non ho detto No! tanto forte quanto i miei vestiti potrebbero dire di sì
Vedi io non sapevo che il mio No non è stato sufficiente
non ho capito che il mio corpo è diventato meno prezioso a causa  alcuni abiti che mi hanno fatto apparire provocante
E credo che se indosso il top sbagliato allora il mio si è lo stesso che il mio 'Stop'
E tu non devi proprio perché te lo dico io solo perché ti ho implorato io te lo chiedo  dimmi qual è il vestito magico e lo comprerò
a quanto pare il mio No, non è stato  sentito anche quando ho gridato
Ho bisogno dei miei vestiti per essere tranquilla

pc 28 dicembre - INDIA, SI SUICIDA DOPO AVER SUBITO UNO STUPRO DI GRUPPO



AMRITSAR - Aveva subito uno stupro di gruppo il 13 novembre 
scorso e aveva denunciato i suoi aggressori. Una ragazza di 
17 anni si è suicidata dopo che un poliziotto aveva cercato 
di convincerla a ritirare la denuncia e a sposare uno dei suoi 
aggressori. La ragazza - secondo quanto appreso da fonti della 
polizia e della sua famiglia - è stata trovata morta ieri sera, 
dopo aver ingerito del veleno. La violenza era avvenuta durante 
un festival Diwali nella regione di Patial nello Stato di Punjab, 
a nord del Paese. 
Dopo la violenza si era rivolta alla polizia, denunciando gli 
stupratori, ma "uno dei poliziotti ha cercato di convincerla a 
ritirare la denuncia", ha riferito una fonte di polizia 
sottolineando che la giovane si è opposta più volte al ritiro 
dell'esposto.
Dopo il suicidio della 17enne, un ufficiale è stato licenziato e 
un altro è stato sospeso dalle sue funzioni per la gestione del 
caso, hanno riferito le autorità locali. La sorella della vittima ha 
dichiarato ieri alla televisione indiana Ndtv che i poliziotti 
locali erano andati oltre: "Hanno cominciato ad esercitare pressioni 
su di lei perché accettasse una somma di denaro a titolo di 
risarcimento o addirittura sposasse uno di loro". 
Prima del suicidio nessuno è stato arrestato nell'ambito della 
vicenda. 
Oggi tre persone sono state fermate, due presunti violentatori 
e una donna che li avrebbe aiutati. Sempre oggi, con una 
dichiarazione in televisione, il premier indiano Manmohan Singh 
ha dichiarato che le leggi sulla "sicurezza delle donne dovranno 
essere riconsiderate" e ha annunciato una commissione di 
inchiesta.
La nuova tragedia di una vittima di stupro arriva dopo che, 
da giorni, nel Paese si registrano forti tensioni in seguito ad 
un altro caso, quello della studentessa vittima di una violenza 
di gruppo su un bus il 16 dicembre scorso e ridotta in fin di vita. 
Un caso che ha mobilitato il Paese con numerose e ripetute 
manifestazioni - nel corso delle quali, nei giorni scorsi, non sono 
mancati anche scontri con la polizia - per chiedere sicurezza e 
un inasprimento delle pene contro le violenza sessuale.

giovedì 27 dicembre 2012

pc 27 dicembre - uomini che odiano le donne .. mariti assassini, carabinieri silenti, preti giustificanti

Uccide moglie e cognata poi tenta il suicidio nell'Imperiese


All'origine della tragedia nell'entroterra di Bordighera la separazione tra i coniugi. La consorte aveva già denunciato il marito di violenza ma l'uomo era stato solo diffidato

La moglie l'aveva denunciato, due volte nell'ultimo mese: Mio marito è diventato violento. Meglio che gli togliate i fucili. Ma i carabinieri si erano limitati ad un "rimprovero" ufficiale, una diffida che non aveva cambiato in clima in quella casa.  

Si stavano separando Santino Putrino e sua moglie Olga: spalleggiata dalla sorella Francesca Recchia, Olga si rifiutava di tornare nella casa del marito. Le liti erano diventate sempre più frequenti nella villetta di campagna in frazione Borghetto San Nicolò, a Bordighera. Stamani la tragedia.

Con due colpi di fucile da caccia Santino, 45 anni, ha ucciso la moglie e la cognata. Prima ha freddato Olga, la moglie cinquantunenne a pochi passi dalla porta di casa mentre tentava di scappare dalla sua furia; poi ha raggiunto e ucciso la cognata che aveva tentato inutilmente di rifugiarsi in una delle serre dell'azienda floricola di famiglia.

Il parroco di Lerici non lascia l'abito talare. Altro colpo di scena nella vicenda di don Piero Corsi, il parroco di Lerici finito nelle polemiche per una sua presa di posizione sul femminicidio
Dopo che in mattinata le agenzie di stampa avevano riferito di una lettera aperta in cui don Piero annunciava di aver lasciato il sacerdozio, monsignor Galantini, portavoce del vescovo di La Spezia ha spiegato che  "Non è assolutamente vero. Pochi minuti fa il vescovo monsignor Ernesto Palletti ha parlato con don Piero che gli ha negato di aver scritto la lettera". Don Piero prenderà invece, su consiglio del vescovo che ha incontrato ieri sera in diocesi, qualche giorno di ferie per riprendersi dallo stress di queste ore.
Poco dopo lo stesso don Piero ha confermato:  "Smentisco di voler lasciare l'abito talare e di aver inviato alcuna lettera alle agenzie di stampa nella quale comunicavo questa decisione". "Quanto scritto nel comunicato di questa mattina" - aggiunge - "che non ho inviato io, è totalmente inventato".


pc 27 dicembre - anche in Turchia gli studenti si ribellano


turchia_metuIl 18 dicembre appena passato circa mille studenti della Middle East Technical University di Ankara si sono duramente scontrati per più di 4 ore con le forze dell'ordine che difendevano il primo ministro Erdogan, presente nell'ateneo per assistere in diretta video al lancio del satellite Gokturk2 fabbricato in Turchia, circondato anche dalle alte sfere militari e da giornalisti dei principali media mainstream.
Questi ultimi erano accorsi in massa ad immortalare un nuovo importante evento di costruzione di consenso ad opera del governo turco, impegnato in un difficile percorso che cerchi di conciliare un liberismo sfrenato ad un'islamizzazione di facciata, intreccio disegnato per conservare l'appoggio sia delle istituzioni internazionali sia della base elettorale dell'AKP, islamista "moderato".
La battaglia che si gioca in questi anni di potere dell'AKP in Turchia infatti è quella riguardo la progressiva islamizzazione della società, portata avanti dal partito di Erdogan e accettata da ampie fasce della popolazione in cambio della prosperità economica, che negli ultimi anni ha reso la Turchia una delle principali potenze regionali del Medio Oriente, con l'ambizione di espandere ulteriormente la propria influenza.
E proprio questa battaglia, questo rifiuto di un'islamizzazione dall'alto e delle politiche neoliberiste del governo, ha portato gli studenti della METU a contestare Erdogan, protettissimo da centinaia di volanti e blindati che hanno riempito di lacrimogeni le zone circostanti alla METU, nonché usato spray urticanti e cannoni ad acqua per allontanare i manifestanti, mentre questi rispondevano costruendo barricate per difendere il corteo, che ha comunque dovuto registrare diversi feriti (qualcuno anche in maniera seria) per via della reazione poliziesca.
Il presidente della YOK (il board per l'istruzione universitaria turco) ha avviato l'apertura di un'inchiesta sull'accaduto dichiarando però immediatamente che non sarebbe assolutamente corretto prevedere da parte del governo una reazione tale a restringere gli spazi di espressione e di dissenso negli atenei. Dichiarazioni non casuali da parte di chi certo non è un pericoloso sovvertitore dell'ordine costituito, ma consce dell'importanza della posta in gioco.
L'AKP da anni persegue politiche repressive e di intimidazione nei confronti degli studenti, giustificati da discorsi sulla necessità di raggiungere lo stato di "democrazia avanzata". Per far questo si serve di tribunali speciali e di leggi antiterrorismo "TMK" (terörle mücadele kanunu),utilizzate in Turchia come strumento di repressione e di opposizione ai movimenti sociali. Si finisce in carcere per poco, basta una telefonata "compromettente" o possedere in casa un libro di Marx. Queste leggi prevedono indagini,sanzioni,carcere e possono anche comportare l'espulsione temporanea o definitiva dall'Università. Sono più di 600 gli studenti turchi in carcere con l'accusa di far parte di "associazioni terroristiche". Per non parlare del fatto che, per intimidire gli studenti, la "polis" è presente in ogni angolo dentro i Campus.
Lo stesso Erdogan ha bocciato come "inaccettabili poiché violente" le proteste nei suoi confronti, mentre l'opposizione lo attaccava parlando di uso sproporzionato della forza da parte della polizia, ammesso dal ministro dell'Interno Idris Naim Sahin il giorno dopo per placare le critiche.
Ad essere messe sotto attacco, vista la presenza del premier all'università, sono state anche le politiche di svendita e privatizzazione dell'istruzione superiore che hanno contraddistinto il cammino dell'AKP in materia. Il 20 dicembre, due giorni dopo gli scontri alla METU, gli studenti dell'università della capitale hanno boicottato le lezioni ed effettuato un corteo interno per denunciare la repressione poliziesca. Il giorno dopo un altro corteo interno all'università ed uno invece tenutosi in centro città hanno tenuto alta l'attenzione sui fatti del 18 dicembre.



da infoaut


pc 27 dicembre - il Natale degli immigrati... Modena,rivolta al CIE

altUn'altra rivolta, un'altra notte di lotte all’interno del Cie di Modena. Una struttura che non trova pace: da una parte i grossi problemi di gestione che vanno ad evidenziare le forzature per avere questa struttura-lager a Modena che Modena non è in grado di gestire, dall’ altra la rabbia dei migranti che puntualmente esplode per resistere e lottare contro le condizioni disumane che si trovano ad affrontare.
E’ bastato un messaggio, rivelatosi poi falso rivolto ai migranti detenuti,  fatto pervenire all’interno della struttura attraverso alcune palline da tennis  con scritto che tutta sarebbero stati liberati per Natale per scatenare l’inferno.
Una rivolta durata tutta la notte che ha visto diversi migranti gettare fuori dalle loro celle di ogni,  materassi e tutto quello che potevano lanciare, scagliandosi anche  contro le forze dell’ ordine. Durante la rivolta però alcuni migranti hanno tentato di togliersi la vita tentando di impiccarsi.
La situazione si è poi stabilizzata e il tutto è tornato all’interno di una calma apparente, caratteristica di questa struttura-lager, una struttura che prima o poi cadrà per effetto delle lotte dei migranti detenuti al suo interno.

pc 27 dicembre - Bologna: repressione-Proteste a Unicredit e Ikea, venti denunce




Attivisti di Crash, Cua e Cas indagati per il corteo nel giorno dello sciopero Fiom e per la manifestazione a Casalecchio.

27 dicembre 2012
Dodici attivisti di Cua e Cas denunciati, fa sapere la Questura, per il corteo del 6 dicembre, data dello sciopero generale indetto dai metalmeccanici della Fiom. Manifestazione non autorizzata, danneggiamento aggravato, uso di caschi o travisamento, violazione di domicilio aggravato le ipotesi di reato, riferite anche al blitz alla sede Unicredit.

Complessivamente otto le persone, ricondotte dagli inquirenti al centro sociale Crash, denunciate invece per la protesta all’Ikea del 18 dicembre. Le accuse, a vario titolo, vanno da resistenza aggravata, lesioni e oltraggio a pubblico ufficiale, a porto abusivo di armi improprie e getto pericoloso di cose.

pc 27 dicembre - Monti va verso una candidatura diretta... preoccupazioni di Bersani e Berlusconi, ma la nostra preoccupazione è e deve essere altra !

Fatta l'agenda, ora pare che Monti prepari la lista degli  'eletti', dei  'nuovi unti del signore', dove il Signore è il signor Capitale, i Marchionne, Marcegaglia, Confindustria, banche e naturalmente l'Europa targata Merkel.
Questa lista toglie candidati a Bersani e Berlusconi e probabilmente anche voti. Basteranno alla lista Monti per conseguire i suoi obiettivi? Forse no... ma basteranno a mantenere l'agenda Monti come riferimento obbligato di chi i voti li avrà.
Noi naturalmente siamo perche ne abbia il meno possibile, ma dato che comunque i lavoratori e le masse popolari sono chiamate solo a scegliere chi gestirà l'agenda del capitale è importante che si sottraggano al voto falsamente democratico in generale.
E' necessario che boicottino le elezioni e che non si ceda alle lusinghe di cantori grandi e piccoli - Grillo, Ingroia ecc - del voto di opposizione e protesta, che nel caso concreto sono la forma dell'opposizione di sua Maestà.
Non sprechiamo il nostro tempo e le nostre energie! Investiamole nella lotta e nell'organizzazione per difendere le condizioni di vita e di lavoro selvaggemente attaccate, investiamole nella costruzione del 'partito dell'opposizione necessaria' che nella crisi non può che essere il partito della rivoluzione e della lotta per il potere operaio e popolare.

Proletari comunisti - PCm Italia
27 dicembre 2012

pc 27 dicembre - India: dove si bruciano i padroni. Rivolta nella piantagione di tè Proprietario e la moglie bruciati vivi


NELLO STATO DI ASSAM

Dipendenti arrabbiati perché non ricevevano lo stipendio da mesi, hanno bungalow dei possidenti e appiccato il fuoco


Rivolta in una piantagione di tè, nello stato di Assam in India. Un migliaio di dipendenti ha marciato verso il bungalow del proprietario e hanno appiccato il fuoco. L'uomo e la moglie non si sono riusciti a salvare. I braccianti non venivano pagati da mesi, ma a far scattare l'ira è stato il licenziamento di due di loro.
LA RIVOLTA- L'incidente è avvenuto mercoledì sera, nella Mkb Tea Estate, una delle tante piantagioni dello stato dell'Assam, famoso nel mondo per il tè. I lavoratori delle piantagioni di tè sono stati spesso al centro di scioperi per l'aumento dei salari e per migliori condizioni di lavoro. A far scattare la rivolta, appunto, l'allontanamento di due braccianti dai campi. Il titolare, Mridul Bhattacharya, con la moglie vivevano lì accanto. La polizia ha arrestato tre persone.

Redazione Online
27 dicembre 2012

pc 27 dicembre - Armi e militari italiani per l’emiro del Qatar



di  Antonio Mazzeo

MESSINA - L’ultimo incontro al vertice tra le autorità politiche e militari d’Italia e Qatar, uno dei più ricchi e armati emirati arabi, si è tenuto a Doha a fine novembre. Dal sovrano Sheikh Hamad Ben Khalifa al-Thani, al potere in Qatar dal 1995 quando con un golpe spodestò il padre, si sono recati in visita il sottosegretario alla difesa Filippo Milone, il sottocapo di Stato maggiore ammiraglio Cristiano Bettini e il consigliere strategico del ministro della difesa, Andrea Margelletti.
Motivo ufficiale della missione l’esercitazione multinazionale “Falcone Feroce 3”, svoltasi nei pressi della capitale e a cui l’Italia ha partecipato con alcuni “osservatori” militari.
“L’esercitazione multinazionale è promossa dal Qatar fin dal 2008 con cadenza biennale”, spiegano in una nota le forze armate italiane. “Sviluppa diverse tematiche addestrative, tra le quali la lotta alle minacce asimmetriche e il contrasto al terrorismo, la gestione di crisi umanitarie ed eventi di rischio chimico, biologico, radiologico e nucleare”. Nel corso della missione in  Qatar, sempre secondo lo Stato maggiore della difesa, il sottosegretario Milone ha incontrato un distaccamento di istruttori del GIS, il Gruppo Intervento Speciale dei Carabinieri, “presenti in Qatar per fornire addestramento specialistico al Reparto incaricato della sicurezza dell’emiro del Paese”.
La presenza di ufficiali italiani a fianco della guardia d’élite di Sheikh Hamad Ben Khalifa al-Thani è solo una delle attività regolate dall’accordo di cooperazione militare Italia-Qatar, sottoscritto dal governo Berlusconi durante il conflitto contro la Libia di Gheddafi e ratificato dal parlamento con voto bipartisan il 29 settembre 2011. Oltre alla partecipazione congiunta ad esercitazioni e ad “operazioni umanitarie e di peacekeeping”, i due paesi possono collaborare nell’“organizzazione” e nell’“equipaggiamento” delle unità militari e, soprattutto, nello “scambio” di know how e materiali bellici, armi e munizioni. L’accordo di cooperazione fornisce un’ampia lista dei sistemi di guerra che possono essere esportati od importati: armi automatiche e di medio e grosso calibro, bombe, mine, missili, siluri, carri armati, aerei, elicotteri, esplosivi e propellenti per uso militare, sistemi fotografici ed elettronici, satelliti, sistemi di comunicazione ed attrezzature digitali, ecc.. Per la copertura finanziaria degli oneri previsti dall’attuazione dell’accordo, il parlamento italiano ha autorizzato una spesa annuale di 12.245 euro “mediante corrispondente riduzione del Fondo speciale iscritto nel bilancio di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze”.
Il Qatar è uno dei Paesi arabi più corteggiati dalle industrie e dalle banche italiane, i fondi sovrani dell’emirato hanno fatto incetta delle più prestigiose società immobiliari, di moda e turismo del made in Italy e adesso puntano ad entrare in Finmeccanica, la holding nazionale a capo delle aziende produttrici di armi. Tutto ciò mentre lo Stato arabo è all’indice delle maggiori organizzazioni non governative internazionali per le sempre più frequenti repressioni delle opposizioni, le violazioni dei diritti umani, l’applicazione della pena di morte, le spregiudicate relazioni con l’islamismo radicale. Le forze politiche e i gruppi economici e finanziari italiani non sembrano nutrire alcuna preoccupazione neanche per l’attivismo diplomatico e militare di Sheikh Hamad Ben Khalifa al-Thani nel conflittuale mondo arabo, spesso con un ruolo tutt’altro che subalterno agli interessi occidentali. In ottimi rapporti con la Fratellanza musulmana in nord Africa, il Qatar figura tra i maggiori donatori per la ricostruzione del Libano a fianco degli effimeri governi di “unità nazionale” che si alternano alla guida del martoriato paese. L’emiro sta pure giocando un ruolo guida nella “riconciliazione” tra le varie fazioni somale, sostenendo la leadership del controverso primo ministro Abdiweli Mohammad Ali.
L’emirato è stato inoltre uno dei primi paesi al mondo ad invocare l’invio di una forza multinazionale in Siria a sostegno dei “ribelli in lotta contro Bashar al-Assad. Da più di un anno il regime di Damasco accusa il Qatar di armare e finanziare gli oppositori e “manipolare l’informazione” attraverso il canale televisivo di Al-Jazeera (di proprietà qatarina), “bloccando così ogni soluzione alla crisi interna”. Il coinvolgimento diretto dell’emiro nelle operazioni di guerra in Siria è stato documentato pure da diversi organi di stampa israeliani. Citando fonti interne al Mossad, è stato provato ad esempio come alla vigilia della sanguinosa battaglia scoppiata ad Homs nel febbraio 2012, ufficiali del Qatar abbiano consegnato “munizioni e armi tattiche” ai ribelli in “quattro centri operativi” istituti alla periferia della città per “preparare un incursione coperta dei militare turchi in Siria”.
Nel 2011 qualcosa del genere era avvenuto in Libia prima che la coalizione multinazionale a guida NATO avviasse la campagna di bombardamento contro le truppe fedeli a Muammar Gheddafi. Il Qatar, in particolare, aveva fornito una grossa quantità di armi e munizioni ai ribelli libici ed aveva pure infiltrato commandos addestrati e diretti dal Pentagono. Come poi ammesso pubblicamente da Sheikh Hamad Ben Khalifa al-Thani, durante il corso del conflitto “centinaia di militari delle forme armate del Qatar hanno combattuto a fianco degli insorti”. “Abbiamo gestito l’addestramento e le comunicazioni dei ribelli, supervisionando i loro piani e assicurandone il collegamento con le forze NATO”, ha dichiarato il capo di Stato maggiore qatarino Hamad bin Ali al-Atiya (The Guardian, 26 ottobre 2011). Inoltre, sei Mirage 2000 dell’aeronautica militare dell’emirato hanno partecipato direttamente ai bombardamenti alleati, operando dalla base NATO di Souda Bay (Grecia). Conclusa la guerra, il Qatar è subentrato alla guida del “Comitato degli Amici a sostegno della Libia” che si occupa direttamente dell’addestramento delle ricostituite forze armate libiche. Dalla primavera del 2011, un piccolo contingente del Qatar partecipa pure alla forza militare del Consiglio di cooperazione del Golfo intervenuta in Bahrein a sostegno della locale dinastia sunnita invisa alla maggioranza della popolazione di fede sciita.
L’interventismo militare dell’emirato in Africa e Medio oriente consente ovviamente ottimi affari alle industrie d’armi dei paesi partner, Italia in testa. Quest’anno si è conclusa la consegna di 18 elicotteri bimotore di nuova generazione AW139 prodotti da AgustaWestland (gruppo Finmeccanica). Il contratto del valore di 260 milioni di euro era stato firmato dall’aeronautica militare del Qatar nel luglio del 2008 e prevede pure l’addestramento degli equipaggi e la fornitura di parti di ricambio. Con una velocità massima di crociera di 306 km/h e un’autonomia superiore ai 1.060 km, gli elicotteri AW139 vengono utilizzati oggi per molteplici funzioni, dal trasporto truppe e armamenti, al pattugliamento dei confini, alla ricerca e soccorso, alle operazioni delle forze speciali e al mantenimento dell’ordine pubblico sul fronte interno. Altri tre elicotteri AgustaWestland con relativo supporto logistico saranno forniti prossimamente alla Qatar Emiri Air Force per svolgere il servizio di emergenza medica.


Nell’autunno 2011, le autorità militari dell’emirato hanno pure espresso la volontà di entrare a far parte del consorzio internazionale “MEADS” (Medium Extended Air Defense) guidato dalla statunitense Lockheed Martin Corporation e di cui è partner l’italiana MBDA (Finmeccanica), per la realizzazione di un sistema anti-aereo, anti-missili balistici e da crociera e anti-UAV di ultima generazione. Il Qatar vorrebbe dotarsi del “MEADS” in vista dei campionati del mondo di calcio del 2022, ma il sistema potrebbe essere utilizzato pure in funzione anti-Iran.
Il Qatar acquisterà invece in Germania 200 carri armati “Leopard 2” (prodotti dall’industria Krauss-Maffei Wegmann) al prezzo di circa due miliardi di euro. La commessa, a differenza di quanto accade in Italia, è stata duramente criticata dai rappresentanti di differenze forze politiche e da alcuni quotidiani tedeschi che hanno definito l’emirato “uno dei più pericolosi regimi arabi, nonché coinvolto in tutti i disordini nella regione”. Per Washington, invece, il Qatar resta uno degli alleati mediorientali più fedeli da coccolare, militarizzare ed armare. Oltre un miliardo di dollari sono stati spesi negli ultimi anni dal Pentagono per potenziare la base aerea di al-Udeid che ospita 8.000 militari USA impegnati nello scacchiere di guerra afgano ed un centro dell’agenzia d’intelligence CIA dotato di aerei-spia senza pilota. Nella grande base qatarina sorgerà presto una delle tre grandi stazioni radar in X-Band per lo “scudo antimissile” che le forze armate statunitensi intendono attivare nell’area mediorientale (le altre due stazioni radar sono in via d’installazione nel deserto del Negev in Israele e in Turchia).


Un paio di mesi fa la Defense Security Cooperation Agency USA ha comunicato al Congresso l’intenzione di vendere al Qatar undici batterie del sistema Patriot di “difesa antiaerea e antimissile” (costo 9,9 miliardi di dollari). La commessa prevede complessivamente 44 lanciatori M902, 248 missili MIM-104E (più due di prova) e 778 PAC-3, undici radar e altrettanti sistemi di gestione d’ingaggio, 30 gruppi di antenne. L’agenzia statunitense alla cooperazione alla difesa ha pure espresso la volontà di trasferire al Qatar il sistema missilistico “Terminal High Altitude Area Defense” (THAAD) per la difesa ad alta quota, prodotto dal colosso Lockheed Martin. In questo caso l’emirato riceverebbe dodici lanciatori con 150 missili, più radar e altri sistemi associati, per un valore complessivo di 6,5 miliardi di dollari.

pc 26 dicembre - 119° anniversario della nascita di Maotsetung - verso un Seminario e una Conferenza Internazionale per costruire una nuova organizzazione internazionale marxista-leninista-maoista

Dopo il collasso del Movimento Rivoluzionario Internazionalista


La celebrazione del 119° anniversario della nascita di Maotsetung è una data piena di aria fresca e rossa per il successo della Conferenza Internazionale di sostegno alla Guerra popolare in India, tenutasi ad Amburgo il 24 novembre scorso - contro l'imperialismo, il revisionismo e l'opportunismo - anche contro l'opportunismo di 'sinistra' piccoloborghese -ma questa data è buona per il lancio e l'appello per un forte maggior passo verso un più avanzato compito e obiettivo, indicato dalle 2 risoluzioni approvate nella Riunione Speciale di alcuni Partiti e Organizzazioni marxiste-leniniste-maoiste appartenenti al Movimento rivoluzionario Internazionalista.
Tutti i compagni possono stare sicuri: anche questi obiettivi saranno raggiunti !
PCm Italy
26 dicembre 2012


'.....La nuova organizzazione internazionale deve raccogliere nel suo seno partiti e organizzazioni comuniste autenticamente MLM, che esistano e agiscano nella lotta di classe, che trasformino la teoria rivoluzionaria in pratica rivoluzionaria, che sappiano essere parte avanzata e integrante del proletariato e delle masse oppresse, liberandosi dalle scorie vecchie e nuove non solo del revisionismo ma del rivoluzionarismo piccolo borghese e del “virtualismo” autoreferenziale.
Per costruire questa nuova organizzazione internazionale occorre rompere con il revisionismo in tutti i suoi aspetti e in particolare con quelli che hanno portato all’attuale crisi e collasso del MRI, la “nuova sintesi” post-MLM di Bob Avakian nel PcrUSA e la linea revisionista affermata nel PCUNm da Prachanda/Battarai.
La nuova organizzazione internazionale dovrà dotarsi di un centro operativo, la cui vita interna deve corrispondere allo stadio e ai metodi condivisi da partiti e forze che danno vita a questa organizzazione, in particolare traendo lezione dalle esperienze positive e negative del CoRim.
L’organizzazione internazionale dei comunisti MLM è e deve essere il nucleo centrale di un fronte, alleanza internazionale antimperialista dei proletari e dei popoli oppressi.
È questo che potrà permettere ai partiti comunisti MLM di affermare, sviluppare, il marxismo-leninismo-maoismo, realizzare una nuova unità del movimento comunista internazionale, porlo alla testa della lotta dei popoli del mondo e scatenare pienamente e realizzare la potenziale nuova ondata della rivoluzione mondiale.
L'imperialismo non ha futuro, il futuro è del comunismo!
                                     dalla Prima Risoluzione approvata dalla Riunione Speciale di alcuni Partiti e organizzazioni  marxisti-leninisti-maoisti del Movimento Rivoluzionario Internationalista

.....Noi proponiamo la convocazione di una conferenza internazionale al fine di riattivare e riorganizzare un’organizzazione internazionale. Noi riteniamo che questo compito debba essere assunto con il coinvolgimento dei partiti maoisti che dirigono guerre popolari e di tutte le forze maoiste, comprese quelle esterne al MRI, perché la conferenza si giovi anche dei loro punti di vista ed esperienze. Per raggiungere questo obiettivo condurre un processo di dibattito ideologico-politico come parte della preparazione per la conferenza e in funzione di questo obiettivo, sarà necessario organizzare un seminario sul “Bilancio delle esperienze del MRI, della CIML e delle altre iniziative internazionali”.
Attraverso tutto questo processo, possono essere individuati i punti di unità e di differenze e si può arrivare a una piattaforma relativamente avanzata che diventi la base di una nuova unità internazionale concretizzata in una nuova organizzazione internazionale. Nelle circostanze attuali, la realizzazione di questa responsabilità internazionale può dimostrare un’espressione pratica dello slogan comunista internazionalista: “proletari di tutto il mondo, unitevi!”. È questo che permetterà ai partiti MLM di affermare e sviluppare il MLM, realizzare una nuova unità del movimento per porlo alla testa delle lotte dei popoli del mondo e scatenare pienamente e realizzare la potenziale nuova ondata della rivoluzione proletaria mondiale.....
              dalla Seconda Risoluzione approvata dalla Riunione Speciale di alcuni Partiti e organizzazioni marxisti-leninisti-maoisti del Movimento Rivoluzionario Internationalista,
                                                                                             Sottoscritta e diffusa da:
......................................................................................Partito Comunista dell'India (M-L)[Naxalbari]
---------------------------------------------------------------------Partito Comunista (Maoista) di Afghanistan
                                                                                       Partito Comunista maoista - Italia

mercoledì 26 dicembre 2012

pc 26 dicembre - Il governo reazionario indiano accusa i maoisti di promuovere le proteste contro gli stupri

Il ministro degli interni Shinde ha accusato elementi politici infiltrati che hanno provocato agitazioni e tensioni nella piazza centrale di Nuova delhi durante la protesta contro gli stupri. ha dichiarato testualmente
'i maoisti hanno affermato che ci sarrebbe stata una manifestazione armata' ma non è stato in grado di fornire dati concreti sulla stessa.
Queste dichiarazioni sono da un lato il tentativo del governo di giustificare la repressione poliziesca delle manifestazioni, dall'altro il segno della presenza non da oggi dell'azione del PCIm e della guerra popolare che organizza centinaia di migliaia di donne

il manifesto delle manifestazione in corso oggi e domani


pubblichiamo altre notizie tutt'ora in inglese delle grandi manifestazioni, qui l'appello di tre organizzazioni delle donne indiane

Observe Dec 23rd as National Shame Day Against Rape and Repression!

Defend Women's Right to Freedom Without Fear!
Demand Swift and Sure Punishment for All Rapists!
Demand Special Session of Parliament to Pass Bills Against Sexual Assault, Including Marital, Custodial, Casteist and Communal Rape and Rape by Security Forces, 
Sexual Harassment and 'Honour' Crimes! 
AISA, AIPWA, RYA Activists Protesting in Raisina Hill on 22 Dec 2012
Batons, Water Canons and Tear Gas Shells Wielded Against Protestors Seeking Justice
Only 26 in Every 100 Rapists are Punished – SHAME!
End Impunity – Ensure 100% Conviction Rate for Rapists!

Let’s Demand a Change at Every Level of the System: 
Gender-Sensitive Laws, Swift and Sure Punishment: Hold a Special Session of Parliament without delay to enact comprehensive laws against Sexual Assault, including provisions for marital rape and rape by security forces, Sexual Harassment, and ‘Honour’ Crimes in consultation with the women’s movement.
Judiciary: Fast track courts for all cases of sexual violence, not only rape but sexual harassment too must be set up, with verdicts to be delivered within three months. Any judge who has made remarks or passed judgments which justify any violence on women and go against gender equality, must be made to quit.
Police: Gender sensitization training modules to be introduced in all police stations, including procedural instruction and training for dealing with rape complaints. Proper infrastructure and rape investigation kits to be made available in all police stations. Punitive measures including dismissal in case of failure to register cases of sexual harassment/rape.
Hospitals: A separate ward for medical and psychological care of rape victims and proper infrastructure for handling pathological-forensic investigations in hospitals.
Ending the Culture of Justifying Gender Violence: An end to ANY justification of sexual violence, ‘honour’ crimes or domestic violence. Those public servants including elected representatives or police officers or judges who indulge in victim-blaming must be made to quit.
Support for Rape Survivors: Social, medical, legal, psychological and economic support– at Government’s cost- for rape survivors.
Prevention and Education: Gender Equality be made an essential part of the school curriculum, to be drawn up in national consultation with women’s movement activists in the field. The aim should be to challenge misogyny, patriarchal attitudes, and hostility to women’s freedom and rights, head-on, on a war-footing. 

AISA, AIPWA, RYA

pc 26 dicembre - anche alla Raffineria di Milazzo, parte la protesta '«Qui un nuovo caso Ilva»

INQUINAMENTO INDUSTRIALE

Raffineria di Milazzo, protesta di cittadini e lavoratori: «Qui un nuovo casoIlva» Manifestazione degli ex lavoratori delle industrie dell’indotto davanti al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto

MESSINA– E’ un nuovo caso Ilva, ma i cittadini arrabbiati sperano che questa volta gli inquirenti intervengano prima che ci siano altri morti o persone malate per l’inquinamento ambientale. E’ la Raffineria di Milazzo che per i residenti rappresenta ormai una minaccia alla loro salute. Numerose le proteste, l’ultima oggi, lunedì 17 dicembre, davanti al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto da parte degli ex lavoratori della Raffineria e delle industrie dell’indotto che hanno riscontrato, dopo anni di lavoro, patologie gravi
secondo loro legate al contatto con l’amianto e altri inquinanti. Con loro protestano anche diverse decine di cittadini di Milazzo e il presidente della commissione Ambiente del comune mamertino, Giuseppe Marano. Gli ex dipendenti della Ram sono esasperati come spiega Giovanni Billa, esponente del comitatoche afferma: “Questa libera manifestazione è un atto di protesta nei confronti di tutti coloro che vogliono disconoscere il serio e mortale problema dell’ inquinamento industriale che miete vittime e crea problemi di salute più o
meno gravi ai cittadini di Milazzo, del suo hinterland e della valle del Mela. Se nelle varie sedi quali, Ministeri, Regioni, Provincie, Comuni, Tribunali,Procure, non si vedono o forse peggio ancora non si vogliono vedere i
documentiambientali, che comprovano lo stato di salute dell’ambiente, e di conseguenza,quella dei cittadini, si commettono tutta una serie di reati contro l'umanità".
LE DENUNCE - "Molti di noi - prosegue - lottano ogni giorno contro malattie molto gravi causate proprio dal contatto con l’amianto e altri inquinanti e dobbiamo soffrire ancora di più perché i giudici non vogliono prendere in considerazione le istanze presentate dal nostro avvocato Maria Calderone.
Pretendiamo che siano analizzati i documenti sanitari forniti in corso di contraddittorio e ci chiediamo perché il tribunale non abbia ammesso come prova gli accertamenti di Contarp e Inail che attestano le esposizioni ad amianto oltre le 100 fibre. Vorremmo poi sapere perché non sono state chieste  ispezioni o controlli ad Arpa, Comune, Provincia o Regione”. I lavoratori lamentano poi anche la superficialità dei Ctu nominati dalla procura di Barcellona e dicono: “Hanno cambiato nella forma e nella sostanza il quesito dei giudici non
valutando alcune richieste e non mettendole nelle loro relazioni. Non hanno tral’altro inserito nella documentazione gli effetti previsti nei progetti ‘Who Euro Ecet Rome’ e ‘Sentieri’ dell’organizzazione mondiale della Sanità che confermano il nesso causale tra malattie e inquinamento nei territori dove
sono presenti i siti delle raffinerie siciliane di Siracusa, Gela e Milazzo. I Ctu sono stati poi da noi denunciati".UN’ALTRA ILVA - I lavoratori poi confrontano il loro caso con quello dell'Ilva e dicono: "Riteniamo che i decreti salva industrie sono amorali e rivelano doppiezza d’animo, indici di una società moderna malata che crede nel vile dio denaro sovrano su tutte le cose. Così abbiamo assistito nel caso dell’Ilva di Taranto al trionfo del denaro sulla salute pubblica, non volgiamo che anche qui accada lo stesso”. “A Milazzo – conclude Billa – molti lavoratori e cittadinisi sono ammalati e un sinergismo tossico e complesso d’inquinanti di chiara derivazione industriale, fa mutare il Dna dei nostri bambini, come
pubblicato nel mese di febbraio del 2012 in una rivista prestigiosa l'Epigenomics, maancora le nostre istituzioni non intervengono”. Dello stesso parere GiuseppeMarano che spiega: "L’Arpa regionale da mesi ha denunciato in modo chiaro che le emissioni maleodoranti che ammorbano l’aria a Milazzo provengono dai
cicli di lavorazione della raffineria. E l’Ufficio Speciale, il 13 luglio del 2012 hafatto pubblicare un decreto sugli odori molesti dove erano previste delle prescrizioni. Ma anche in questo caso il sindaco di Milazzo non solo non ha spiegato ai cittadini le modalità di comportamento da adottare, ma non ha mai
dato seguito alle loro denunce”.

pc 26 dicembre - SULL'ILVA, "E' COLPA DEL COLTELLO..."


Alcune argomentazioni per la chiusura dell'Ilva che usano alcuni esponenti delle associazioni ambientalisti, del Comitato Liberi e pensanti, come singoli esponenti dell'area e mobilitazioni per 'Taranto libera': nociva è la fabbrica in sè, nociva è la produzione stessa dell'acciaio, le fabbriche sono tout court incompatibili con l'ambiente, e altre amenità di questo genere, ricordano un passo di Marx ne Il Capitale Libro I cap. 13° su macchine e industria. Marx polemizzando anche ironicamente con coloro che denunciano le macchine in sè e non il loro uso capitalistico, riferisce l'argomentazione del celebre scannatore Bili Sikes che in Tribunale, dove veniva processato per i suoi assassinii, ultimo quello di un commesso viaggiatore, invitava i giurati a riflettere su dove stava la colpa: «Signori giurati, è vero che a questo commesso viaggiatore è stata tagliata la gola. Ma questo fatto non è colpa mia; è colpa del coltello. E per via di questi inconvenienti temporanei dovremo abolire l’uso del coltello? Pensateci bene! Dove andrebbero a finire agricoltura e artigianato senza coltello? Il coltello non è forse salutare in chirurgia quanto dotto in anatomia? E inoltre non è ausilio volenteroso nei lieti desinari? Se abolite il coltello ci ributterete nella barbarie più profonda».

"E' colpa del coltello"! Non dello "scannatore"!
"E' colpa della fabbrica, degli impianti, della produzione siderurgica", o, meglio, della esistenza dell'industria..."! Non del sistema capitalistico basato sul profitto e sulla distruzione di tutto ciò che ostacoli il profitto!

Lo scannatore non convinse la giuria. Ma invece i fautori di Taranto libera dalla fabbrica hanno purtroppo convinto (per ora) buona parte della popolazione di Taranto - benchè non la stragrande maggioranza degli operai e anche settori consistenti delle masse popolari dei quartieri.

martedì 25 dicembre 2012

pc 25 dicembre - da napoli - gli studenti del CAU 'tocca a noi non lasciarli in pace'!

La Fornero piange, Profumo si dispiace: tocca a noi non lasciarli in pace!


Dopo più di un anno di governo “tecnico”, quasi un anno dopo il tentativo di abolire il valore legale dei titoli di studio, dopo sei mesi la cosiddetta “riforma Profumo”, ritorna alla ribalta il tema dell’università.
In questo periodo pre-elettorale, ovviamente, tutti ne vogliono parlare, la vogliono cambiare, modificare sostenendo sempre che chi ci ha provato in precedenza non ha saputo amministrare bene.
E infatti nell’ennesimo DDL stabilità, che dovrebbe sancire nuovi tagli ai settori pubblici ritenuti “improduttivi”, si parla dell'istruzione universitaria: è lo stesso il ministro Profumo che si dice 'estremamente preoccupato' per i pochi fondi che riceveranno gli atenei italiani nel 2013: circa 100 milioni di euro rispetto ai 400 che sarebbero necessari.
Caro Profumo, ma a chi la vuoi raccontare questa storiella? Proprio tu che sei il ministro di un governo che non ha fatto altro che varare manovre, imporre tagli e sacrifici ai lavoratori, stanziare soldi pubblici per le opere inutili (nello stesso DDL sono stanziati 150 milioni di euro in più per la Tav Torino- Lione) non puoi mostrarti (ma nemmeno lontanamente) preoccupato per i pochi fondi che nel 2013 saranno stanziati per le università italiane. Non puoi nemmeno farlo per dare le colpa a chi ti ha preceduto! Infatti lo sappiamo che sotto elezioni vi è comodo farvi la guerra ma vi è altrettanto comodo unirvi tutti e marciare insieme, quando lo ritenete necessario, verso lo stesso obiettivo: impoverire la popolazione, sfruttarla, portarla in miseria, facendo passare le vostre riforme sostenendo che i sacrifici li stanno facendo tutti.

Non è da meno la cara ministra Fornero che dopo le lacrime dello scorso anno, fa ben capire che ‘l’università per tutti è un’illusione’. Come confermano dati Istat, infatti, studiare costa troppo ed è sempre più complicato. Ed infatti gli iscritti agli atenei italiani continuano a diminuire.
Ma aldilà di tagli e manovre lacrime e sangue, quello che più infastidisce è la farsa che i ‘tecnici’ portano avanti, mettendo in scena un melodramma decisamente poco credibile.

pc 25 dicembre - NOTAV assemblea a Bussoleno il 28 dicembre


Dopo il dibattito del 20 dicembre in consiglio comunale si è deciso di proseguire con la discussione in una assemblea popolare di paese in cui si discuta della minacciata cantierizzazione di una porzione di suolo di Bussoleno. Cantieri di cui si è discusso e informato molto giungendo ormai in tutta la valle ad un’opinione unanime, netta contrarietà. Un no chiaro che da anni accompagna il movimento e le discussioni nei paesi. Ora si tratta di capire cosa si ha intenzione di fare per impedirne l’apertura e quindi la distruzione di questa terra oltre che un immane spreco di denaro pubblico. Due saranno i principali soggetti interpellati, l’amministrazione del comune di Bussoleno e la popolazionedi Bussoleno. La domanda è una: cosa si può e si deve mettere in campo per salvare il paese? Rivolta al sindaco e rivolta ai cittadini del paese. Due soggetti che si muovono sicuramente su terreni diversi ma che con una sinergia devono trovare una unità di intenti in grado di mettere in campo il meglio che questo paese può dare contro il peggio che poteva capitargli, inutili, costosi e devastanti cantieri che ne distruggerebbero il futuro. Sulla pericolosità e l’inutilità più volte ci si è confrontati e anche l’amministrazione ha sottoscritto più volte la sua posizione contraria. Oggi non si può più perdere tempo a darsi la mano e ritrovarsi su parole e posizioni pertanto non sarà consentito in quest’assemblea dilagare nel già detto o in scontati populismi. Ora è giunto per tutti il momento di mettere in campo il meglio, le azioni concrete, oggi più che mai è giunto il momento della verità degli intenti, della loro applicazione reale.
di seguito la cronaca del precedente consiglio comunale  
Giovedì 20 dicembre a Bussoleno si è svolto un partecipato consiglio comunale. Da 4 anni il pd governa il paese (maggioranza raggiunta e blindata nei numeri con 11 consiglieri contro 2 per soli 4 voti di distacco dalla lista vicina al movimento no tav Bussoleno Provaci 1192 contro 1188).  Punti all’ordine del giorno questioni cimiteriali e commercio, legge regionale e grande ditribuzione. Da giorni però in paese si discute dei futuri cantieri tav che distruggeranno le aree agricole della piana tra Bussoleno e Susa. I timori sono cresciuti a causa anche di numerosi articoli apparsi sui periodici locali in cui si parla di tavoli di trattativa per discutere di compensazioni. A ripetizione vengono citati come interlocutori la Coldiretti locale e le amministrazioni di Susa e Bussoleno. Un pesante silenzio invece avvolge il palazzo comunale di Bussoleno, si parla di tav solo nei documenti programmatici della campagna elettorale, da lì in avanti presi i voti il nulla. E’ vero che mai è uscito da questo consiglio comunale un documento che appoggi i cantieri o l’opera ma è anche vero che da due anni e cioè da quando la valle di Susa è stata aggredita militarmente nulla è stato fatto e detto a livello istituzionale in questo comune. Così al primo consiglio comunale utile i cittadini hanno scelto di partecipare per chiedere spiegazioni. Nonostante la forte presenza del pubblico il sindaco ha voluto proseguire con i lavori evitando di parlare dell’argomento. E’ stato però concesso ai consiglieri di minoranza di aprire il consiglio comunale permettendo così numerosi interventi. Alle precise domande degli interventi il nulla, nessuna risposta, non oggi ma poi. Un sistema che funziona al contrario, sarebbero i cittadini a dover chiedere di essere informati sul loro destino e non chi di prima mano è informato dal governo e dai progettisti. Fare domande su un tema così importante diventa una colpa. Mentre all’interno si proseguiva con i punti previsti dalla discussione (cimitero e commercio) i cittadini hanno così deciso di indire e convocare l’amministrazione ad una assmblea apposita che avrà come tema i cantieri e le possibili e opportune azioni da mettere in campo per respingerli sia istituzionali che popolari. Insomma tutto rinviato al 28 dicembre con il sindaco che frettolosamente chiudendo il consiglio in trenta minuti circa promette e sottoscrive la sua presenza alla futura assemblea.

pc 25 dicembre - il natale di denuncia del' comitato donne per taranto'

Ilva, le donne di Taranto"Il regalo è non ammalarci più"


"Noi non vogliamo avere più dottori e strutture di eccellenza dove curarci, noi vogliamo semplicemente non ammalarci più". Lo sostengono in una nota i componenti del Comitato Donne per Taranto che, in occasione del Natale, vogliono "ringraziare i politici locali che tanto si sono spesi per farci capire quanto bravi siano stati ad introdurre nel decreto legge n. 207/2012 le assunzioni nelle Asl e la valutazione del danno sanitario".

"Vogliamo dire ai nostri amministratori e ai nostri politici - prosegue la nota - che facciamo volentieri a meno di queste modifiche e di questi 'contentini'". "Quest'anno i tarantini - si sottolinea - hanno dovuto scartare il loro regalo di Natale, ben confezionato da chi ha il dovere di difendere la salute dei cittadini, in anticipo nonostante più di 4000 cittadini abbiamo firmato una petizione indirizzata al Presidente Napolitano e ai Ministri Clini e Balduzzi con la quale richiedevano di inserire nell'Autorizzazione Integrata Ambientale i dati aggiornati dello studio Sentieri".

"Nonostante la stessa Aia - si legge ancora - sia stata rilasciata in assenza di un Piano di Emergenza Esterno; nonostante 6000 persone abbiano sfilato in una fiaccolata per sostenere il lavoro della magistratura; nonostante il 15 dicembre 2012 in più di 20mila abbiamo gridato 'No' al decreto Salva Ilva e Ammazza Taranto".

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pc 25 dicembre - "Femminicidio? Colpa delle donne" - un prete di base rende chiaro l'intimo pensare del Vaticano nell'epoca di Ratzingerrll

Il parroco di San Terenzo, nel comune di Lerici, pubblica le sue tesi sulla bacheca della chiesa: "Fate un'esame di coscienza. Voi provocate gli istinti e vi andate a cercare i guai" 


Il femminicidio? Colpa delle donne che "provocano". Parola del parroco di San Terenzo, un piccolo  paese che si affaccia sul golfo della Spezia cantato da poeti di tutto il mondo. In una lettera affissa  nella bacheca della Chiesa, don Piero Corsi si scaglia contro le donne e le loro "responsabilità" nei confronti di omicidi, stupri e violenze sessuali. La tesi è semplice: "Colpa della donna che provoca con abiti succinti".

Nel documento si legge, testualmente: "femminicidio: le donne facciano autocritica quante volte provocano?" o, ancora "possibile che in un sol colpo siano impazziti tutti?" "cadono nell'arroganza e si sentono indipendenti" o, ancora "donne e ragazze in abiti succinti provocano gli istinti facciano un sano esame di coscienza: forse ce lo siamo andato a cercare".

Non è la prima volta che don Piero Corsi lascia sbigottiti con le sue iniziative. A inizio ottobre il sacerdote aveva esposto, sempre nella bacheca della sua chiesa, le vignette anti-islamiche all'origine delle reazioni musulmane in tutto il mondo. Qualche mese prima, don Corsi si era poi reso protagonista di un furibondo corpo a corpo con un clochard che chiedeva l'elemosina, con tanto di candeliere brandito in sacrestia contro l'intruso.