lunedì 31 dicembre 2012

pc 31 dicembre - proteste e barricate in India - si estende il movimento contro le violenze sessuali

Nuova Delhi: manifestanti  adirati hanno provato a rompere le barricate della polizia a Jantar Mantar mentre si erano riuniti per vegliare la ragazza 23enne chiedendo giustizia immediata per lei.
I manifestanti si sono scontrati con la polizia, che era presente a Jantar Mantar in gran numero, secondo i resoconti televisivi.
La polizia ha imposto ordini proibitivi intorno l’India Gate e la Collina Raisina e ha barricato tutte le strade che portano all’area e anche chiuso dieci stazioni della metropolitana nel centro di Delhi.
Comprendendo principalmente studenti, i manifestanti stanno chiedendo leggi anti-stupro più pesanti.
“Vogliamo portare avanti una protesta pacifica, vogliamo portare avanti il movimento. Ma perché la polizia ci vieta di protestare all’India Gate?”
“Continueremo a protestare anche se barricano i principali tratti di strade e chiudono tutte le stazioni della metropolitana… la polizia non può fermarci mentre alziamo le nostre voci”, ha detto Praveen Pandey, uno studente di legge alla at Jamia Millia Islamia University.
“Vogliamo una giustizia veloce per i casi di stupro di gruppo. Vogliamo leggi severe. Fino a quel momento continueremo la nostra protesta”, ha detto Deepali Sharma uno studente della Amity University che è venuto a protestare con amici.
I manifestanti, incluse alcune persone anziane, hanno vegliato in silenzio la ragazza che è morta sabato mattina in un ospedale di Singapore.
“Protesteremo in silenzio, ma se la polizia diventa violenta, non avremo altra scelta che rispondere. Chiediamo una sessione speciale del Parlamento per discutere la questione dell’aumento dei casi di stupro in India,” ha detto Rohit Chahal, segretario di stato di Akhil Bharatiya Vidyarthi Parishad.
La vittima 23enne dello stupro di gruppo è stata cremata Domenica mattina in segreto dopo che il suo corpo è arrivato da Singapore, hanno detto degli ufficiali.

La donna è stata brutalmente stuprata da un gruppo il 16 Dicembre su un autobus in movimento.
(With inputs from IANS)

pc 31 dicembre - UN DOCUMENTO IMPORTANTE SULLA CONDIZIONE DELLE DONNE IN INDIA

In questi giorni in cui, in maniera tragica, per la morte della studentessa di 23 anni in India, ma anche dirompente per le imponenti manifestazioni tenutesi contro gli stupri e uccisioni delle donne a Nuova Delhi, a Mumbai e altre città, è emersa con forza la condizione delle donne in India, riportiamo gran parte di una eccezionale intervista alla compagna Anuradha Gandhy dirigente del Partito Comunista dell'India (Maoista) che guida la guerra popolare più grande del mondo. 
La compagna, purtroppo morta nel 2008, parla nell'intervista proprio della condizione generale di oppressione, feudale, capitalista, imperialista, patriarcale, che le ragazze e le donne vivono nelle città; ma nello stesso tempo del ruolo delle donne nella guerra popolare.
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Da una intervista con la compagna Janaki (Anuradha Gandhy) nell’edizione del marzo 2001 di Poru Mahila, l'organo della Krantikari Adivasi Mahila Sanghatan, DandaKaranya.


[Anuradha Gandhy, un membro di spicco del Partito Comunista dell'India (Maoista), era al tempo stesso intellettuale e attivista che ha scritto sul movimento delle donne rivoluzionarie in India, movimento da lei organizzato, ha sviluppato la teoria sul rapporto tra movimento delle donne e il movimento dei dalit nel contesto della più complessiva lotta rivoluzionaria, e ha dato molti altri contributi significativi. La sua vita è stata stroncata da una morte prematura a causa di una malattia nel 2008. Ma il suo spirito e le sue parole continuano a guidare l’attuale movimento rivoluzionario].

Po. Ma: Compagna Janaki, vuoi per prima cosa spiegarci l'oppressione che subiscono le donne di città?

Com. J: Anche se tutte le donne in India subiscono l'oppressione feudale, capitalista, imperialista e patriarcale, ciò avviene in varie forme in diverse aree, urbane e rurali. Le donne della classe operaia e le donne della classe media nelle aree urbane hanno alcuni problemi specifici.
In primo luogo, se guardiamo ai problemi all'interno della famiglia, anche nelle aree urbane le donne sono oppresse dalla cultura feudale.
Nonostante l'oppressione di questa cultura possa essere meno grave, la maggior parte delle ragazze giovani e le donne non hanno il diritto di prendere decisioni importanti per quanto riguarda la loro vita in famiglia. Le ragazze non sposate sono sotto pressione per sposare un uomo della stessa casta e religione in base alle decisioni della famiglia. Se una ragazza decide di sposare un uomo di sua scelta di un'altra casta o religione, sarà sottoposta ad un sacco di pressione. Dovrà affrontare la dura opposizione della famiglia. Anche se una donna vuole lavorare fuori casa dovrà ottenere il permesso di suo padre, fratello o marito. Persone di alcune caste e religioni (ad esempio i musulmani e Kshatriyas) non vedono con favore che la loro donna faccia questo tipo di lavoro. Così diventa inevitabile per le donne combattere anche per l'indipendenza economica.
Inoltre poiché i valori capitalistici si sono ampiamente diffusi anche le relazioni uomo-donna sono diventati commercializzati e le donne si trovano ad affrontare gravi problemi. La dote e gli altri oggetti che si devono dare alla famiglia degli sposi prima e dopo il matrimonio sono diventati un grosso problema per i genitori che hanno dato alla luce ragazze. In aggiunta a questo, era diventato comune a tutte le comunità il fatto di molestare le donne per la dote sia fisicamente che mentalmente. Quando la vita della moglie può essere misurata in denaro e oro ucciderla per questi non è molto difficile. Questa situazione terribile la si può trovare in molte famiglie nelle aree urbane, oggigiorno. Specialmente negli ultimi 25-30 anni l'India può essere divenuta l'unico paese al mondo in cui il nuovo crimine dell’uccisione delle spose bruciandole per la dote è diventato di moda.
Una cosa che dobbiamo osservare è che una parte di donne appartenenti alla classe operaia e alle classi medie non ha l'opportunità di uscire e ottenere un posto di lavoro. Tutto il loro tempo è speso nel lavoro di casa e lavorare per la famiglia. Come risultato, esse dipendono dagli altri per la loro vita. Socialmente esse dipendono dai loro mariti. Ecco perché non provano a fare qualcosa in maniera indipendente. Ci sono così tante restrizioni su di loro che impediscono di avventurarsi fuori anche della soglia di casa. E se guardiamo alle donne che si prendono cura degli studi dei loro figli, si vede che è quasi come una macchina. Tutto il suo lavoro ruota attorno al marito, agli studi dei bambini e mandarli a lezione privata.

Le condizioni della classe operaia nelle aree urbane sono pietose. Il motivo principale è la gravità del problema di non avere un posto dove stare. Così i poveri sono costretti a mettere su casa illegalmente in luoghi aperti. Molti di loro costruiscono una capanna sui lati delle strade, dei binari ferroviari e delle fogne (anche sopra le fogne). Nei vicoli stretti e ai lati delle strade centinaia di famiglie vivono con la costruzione di baracche. Non c'è nemmeno un centimetro di spazio per costruire un bagno o un luogo che può essere definito una veranda.
Mentre le città si espandono le baraccopoli continuano ad aumentare ai lati delle strade, sui luoghi rocciosi e sulle piccole colline all'interno della città. Non hanno servizi igienici e impianti idrici. Sovraffollamento, ambiente inquinato e mancanza di servizi di base - le donne fanno il loro lavoro affrontando tutti questi problemi. La lotta per l'acqua è una vista comune. In tuguri come questi i prepotenti e le loro molestie sono un altro problema che devono affrontare. Ma soprattutto il problema più grande è la demolizione di questi tuguri da parte delle autorità municipali e del governo con la scusa che sono illegali. Di solito tocca alle donne a opporsi a queste demolizioni. Perché quando gli ufficiali vengono di giorno con la polizia e i bulldozer sono di solito le donne e i bambini che sono a casa. Il sistema capitalista non riconosce il diritto di avere una casa come un diritto fondamentale.

Le donne nelle aree urbane hanno molte opportunità per uscire di casa e lavorare. Ottengono posti di lavoro in fabbriche, uffici, scuole, ospedali e negozi. Ma in molti posti di lavoro non sono pagate allo stesso modo degli uomini. Oppure gli stipendi sono così bassi che non possono mantenere una famiglia. Molte donne operaie lavorano nel settore delle costruzioni con gli appaltatori. Molte donne lavorano come cameriere. Tutti questi lavori rientrano nel settore non organizzato. Questi non hanno alcuna garanzia di lavoro o di stipendio.

In cima a tutto questo esse devono fronteggiare le vessazioni da parte degli appaltatori e degli uomini per i quali lavorano. Ciò avviene in molte forme. Non solo le donne della classe operaia, ma anche le donne istruite della classe media si trovano ad affrontare tali intimidazioni. Le donne sono molestate con tali tattiche di pressione come le minacce di licenziamento, non dare loro lavoro, trasferimento, con annotazioni negative sui loro registri, ecc. Pochissime donne sono in grado di condividere queste cose con gli altri.

Oggi nelle grandi città le industrie elettroniche degli imperialisti si sono imposte su larga scala. Le ragazze sono impiegate in molte di esse. Ma i problemi di maggior lavoro, meno salari e il divieto di organizzazione sono presenti in questi settori. Perciò esse devono lottare anche per il diritto fondamentale di formare sindacati.
In passato alcuni settori come la produzione di beedi [piccole sigarette] e incenso era diffusa tra le famiglie. Ora anche molte nuove aziende danno la maggior parte del lavoro da fare a casa. Le casalinghe povere che occupano questi posti di lavoro pensano di poter guadagnare un po’ pur essendo a casa. C'è molto sfruttamento in questo lavoro. Anche se lavorano tutto il giorno con l'aiuto dei loro familiari è difficile per loro guadagnare perfino 20 rupie. La forza lavoro delle donne povere è pagata molto meno. Voglio dire che sono molto sfruttate.
Infine, un altro punto è che l'influenza della cultura imperialista è molto grande sulle donne urbane. Non solo sono influenzate dal consumismo, ma ne sono anche vittime. Questo aumenta di giorno in giorno. Invece dei valori umani si dà più importanza alla bellezza e ai prodotti di bellezza. La conseguenza è che vi è un ambiente di insicurezza a causa di atrocità e molestie nelle aree urbane. Le giovani donne si trovano ad affrontare un sentimento di insicurezza ad uscire di casa. Nella vita urbana le donne stanno soffrendo di molti problemi di questo tipo. Ma ci sono poche organizzazioni che lottano contro di essi al momento.

Po.Ma: Raccontaci delle varie tendenze del movimento delle donne.

Com.J: intorno agli anni ‘80 ci fu uno scoppio spontaneo del movimento delle donne in molte parti del paese, in particolare nelle città. Questo movimento era l'indicazione della crescente consapevolezza democratica e contro la coscienza patriarcale tra le donne. Dopo il movimento Naxalbari diede un duro colpo al sistema semi feudale e semi coloniale dell’India, ci fu uno scoppio dei movimenti della classe operaia e dei movimenti studenteschi e ci fu l'Emergenza e le crisi sociali, economiche e politiche delle classi dominanti - i movimenti delle donne sono nati su questo sfondo.

Anche a livello internazionale c'era l'influenza dei movimenti degli studenti e delle donne. Per lo più gli studenti, le donne della classe media e le professioniste hanno partecipato attivamente a questi movimenti. Al di fuori di questi movimenti spontanei sono nati anche molte piccole e grandi organizzazioni democratiche di donne. Ma negli ultimi 20 anni ci sono stati molti cambiamenti nel movimento delle donne, nel loro carattere politico e in queste organizzazioni. In seguito il movimento di liberazione delle donne dipendente dalle donne della classe media urbana si è diviso in varie correnti politiche e ideologiche. Nei movimenti per le nazionalità, in particolare nella lotta del Kashmir per l’autodeterminazione la partecipazione attiva delle donne è aumentata notevolmente. Le donne stanno giocando un ruolo di primo piano nel denunciare le atrocità inumane della polizia e dell'esercito.
Sotto la guida del partito il movimento rivoluzionario delle donne si è sviluppato anche nelle zone rurali, soprattutto nel Dandakaranya e Nord Telengana. Perfino il BJP e RSS hanno riconosciuto la forza delle donne e stanno prestando attenzione alla diffusione di valori sociali decadenti e politica corrotta tra di esse.

Molte donne che hanno spontaneamente partecipato ai movimenti contro le uccisioni per la dote, la sati [la pratica di bruciare le vedove insieme ai mariti] e le molestie che attirano l'attenzione della nazione verso tali problemi si erano ritirate dal movimento. Ma molte di loro si sono fatte un nome come ricercatrici e ideologhe sulle questioni femminili sia in India che all'estero. Molte di esse hanno fondato organizzazioni di volontariato (ONG). Ottengono fondi da parte delle agenzie internazionali per gli studi sulle donne e l'emancipazione delle donne.

Ma hanno un punto di vista femminista e una ideologia femminista. Ora sono diventate propagandiste a favore del femminismo, dicendo che dato che il patriarcato è il problema principale delle donne, dobbiamo lottare solo contro il patriarcato. Ma il patriarcato ha le sue radici nella società di classe. In tutte le società esso viene perpetuato dalle classi sfruttatrici, vale a dire dal feudalesimo, dal capitalismo e dall'imperialismo. Così combattere il patriarcato significa lottare contro queste classi sfruttatrici. Ma le femministe questo non lo riconoscono. Esse credono che la condizione della donna in questa società può essere cambiata politicamente facendo pressioni sui governi e solo con la propaganda. In realtà questa corrente femminista oggi rappresenta la prospettiva di classe e gli interessi di classe della borghesia e delle donne alto borghesi del paese.

Le organizzazioni delle donne dei partiti revisionisti come PCI, PCM e Liberation stanno lavorando attivamente in alcune città. Guidano movimenti su temi sociali e politici delle donne. Insieme alle questioni di oppressione delle donne si occupano anche di fare cortei e dharnas processioni religiose] su problemi come l'aumento dei prezzi, ecc. Sono diversi dalla corrente femminista, perché non danno importanza solo alle lotte contro il patriarcato. Ma sono anche organizzazioni completamente riformiste.

A causa della loro politica revisionista non collegano la liberazione delle donne con la rivoluzione e stanno lavorando con la convinzione che cambiando i governi saranno in grado di migliorare le proprie condizioni all'interno di questo quadro sociale esistente. Per esempio, negli ultimi 2-3 anni hanno concentrato tutte le loro attività nel conquistare il diritto al 33 per cento dei posti per le donne in parlamento. In realtà la gente comune ha perso da lungo tempo la fiducia nel sistema parlamentare corrotto. E' stato inoltre dimostrato che chiunque venga eletto al parlamento servirà sempre le classi dominanti sfruttatrici e non lavora per i diritti delle donne o quelli dei poveri.
Ci sono alcune organizzazioni nelle aree urbane che si stanno adoperando attivamente basandosi sull'analisi marxista, che vedono le radici dello sfruttamento e dell'oppressione della donna nella società di classe, riconoscendo il legame tra la liberazione delle donne e la rivoluzione sociale. Da circa un decennio lavorano tra la classe operaia, gli studenti e le donne impiegate. In particolare stanno lavorando molto bene in Andhra Pradesh e Karnataka. Non solo dirigono i movimenti contro l'oppressione delle donne e altri problemi, ma fanno anche propaganda su vasta scala tra le donne sui loro diritti e lo sfruttamento e l'oppressione perpetuata su di esse.

Un fenomeno allarmante per i movimenti democratici e rivoluzionari delle donne è la notizia che le forze dell'Hindutva [organizzazioni fasciste] stanno lavorando anche tra le donne. Cercano di ripristinare vecchi valori feudali in nome dell'opposizione alla cultura occidentale. In nome della tradizione indù e Bharat Mata [Madre India] stanno sopprimendo la crescente consapevolezza delle donne. Non solo, stanno portando tra di esse la propaganda feroce contro le minoranze religiose. Le stanno anche addestrando militarmente in nome di Nari Shakthi.
In breve, il movimento delle donne si divide in varie correnti ideologiche in tutto il paese. Dobbiamo studiare e costruire un forte movimento delle donne, combattendo contro le tendenze ideologiche sbagliate.

Po.Ma: Ma le persone che ne sono al di fuori quanto conoscono il movimento delle donne rivoluzionarie? Qual è il suo impatto?

Com.J: il movimento delle donne adivasi emergente nel Dandakaranya nell'ultimo decennio ha un sacco di rilievo nella storia del movimento femminile contemporaneo in India. Il vigore e l'iniziativa delle donne del Kashmir è maggiore che in altre parti del paese. Migliaia di donne stanno scendendo nelle strade per opporsi alla crudele repressione dell'esercito e tutti i tipi di atrocità. Dopo l'attivismo politico delle donne del Kashmir sono le donne adivasi contadine del Dandakaranya che stanno giocando un ruolo attivo socialmente e politicamente. Sono organizzate su larga scala in numerosi villaggi. Esse si oppongono alle antiche tradizioni patriarcali all'interno della società Adivasi Gond.
Esse partecipano alla lotta armata contro il governo sfrutatore e il suo esercito e nelle campagne politiche. Questa è una grande vittoria del Krantikari Adivasi Mahila Sanghatan.
Ma è molto triste che molto poco di tutto questo è disponibile al di fuori sull'estensione del Kams e sulle sue attività. I membri e i simpatizzanti del PCI(ML) (Guerra Popolare) in altri stati sanno poco. Il partito ha fatto alcuni sforzi per questo. Il documento scritto per il seminario di Patna (è stato pubblicato in Telugu e hindi), il libro sulle donne martiri e alcuni racconti e brevi storie hanno aiutato nella diffusione di esso. Ma l'informazione su questo rivoluzionario movimento delle donne non sta andando avanti regolarmente. Anche la vostra rivista 'Poru Mahila' è vista al di fuori molto raramente. E' necessario pianificare la sua distribuzione anche al di fuori delle aree del movimento.
Tuttavia anche se ottengono poche informazioni, quelli appartenenti alle organizzazioni democratiche e rivoluzionarie sono molto entusiaste al riguardo. Esse sono sempre influenzate dalla determinazione e dal coraggio dimostrato da parte delle donne adivasi. L'ampia propaganda diffusa circa il Kams e le sue attività è molto necessaria. Attraverso essa possiamo dare una giusta risposta alla brutta propaganda governativa sull'approccio dei partiti rivoluzionari nei confronti della questione femminile.

Po.Ma: Raccontaci la tua esperienza nel DK.

Com. J: Prima di venire nel DK ho letto articoli e relazioni sul movimento delle donne. Ma non pensavo che fosse così diffuso. Ecco perché sono stata molto felice di vedere la dimensione di questo movimento. Devo dirti una cosa. Nelle lezioni insegnate all'università sulle società tribali si dice che la società Gondi è molto liberale. Ma dopo aver osservato le popolazioni Muria, Madia e Dorla da vicino ho capito quanto anche la società tribale fosse patriarcale. Ho capito quanto sia importante studiare il problema dell'oppressione delle donne in maniera profonda. Anche se la partecipazione delle donne contadine adivasi nel processo di produzione è molto alta il patriarcato ha frenato i loro diritti.
Mentre scriveva sul movimento delle donne durante la guerra per la nuova società democratica in Cina Jack Beldon, lo scrittore e giornalista americano aveva scritto, 'Il Partito comunista cinese ha ottenuto la chiave per la vittoria della rivoluzione. Ha conquistato la parte più oppressa della società cinese '. Quando ho visto il movimento delle donne in DK queste parole di Beldon mi sono venute subito in mente. In effetti, dopo la rivoluzione cinese è stato il movimento rivoluzionario in Dandakaranya che ha dimostrato che dove c'è una guerra di popolo, dove c'è la lotta armata contro il sistema imperialista, feudale, compradore per la vittoria della Nuova Rivoluzione Democratica, le donne della classe operaia partecipano attivamente su larga scala per l'emancipazione di tutta la società, nonché per la loro emancipazione.

La guerra popolare aveva frantumato le esitazioni delle donne. Essa ha raddoppiato la loro forza. Ha mostrato il percorso per la liberazione delle donne. C'è un nesso tra la società semi feudale, semi coloniale e l'oppressione delle donne. E' stato dimostrato ancora una volta da questa vittoria del partito nel DK che il principio marxista che possiamo portare avanti la lotta contro il patriarcato solo con la lotta per porre fine a questo sistema è corretto.
Ovunque il partito lavora in modo sistematico, possiamo vedere che la partecipazione delle donne è maggiore in tutte le attività e movimenti politici. Nel 1998 a causa delle condizioni di grave carestia nel Sud Bastar molte donne erano emigrate nell'Andhra Pradesh per il lavoro a giornata. C'erano anche membri del Kams anche tra di loro. Ma quando abbiamo chiesto loro di venire agli incontri per l'8 marzo, in un posto in 700 e in un altro in 450 hanno partecipato. Prima di ciò nei raduni contro le condizioni di carestia avevano partecipato in migliaia. Quando ero lì le donne venivano reclutate nel PGA su larga scala. In alcuni luoghi il reclutamento di giovani donne è stato maggiore che per i giovani.
La cosa che mi ha influenzato di più è stato il fatto che le mogli dei compagni sposati che erano già nelle squadre venivano anch'esse reclutate. Molte di loro avevano dato anche i loro bambini ai loro parenti e sono diventate guerrigliere nell'attuale grande guerra popolare per cambiare questa società. E ho visto molte compagne fermamente con la guerra popolare, senza guardare indietro, anche se in pochi mesi i loro mariti erano morti in scontri con la polizia o in qualche altro incidente. In rottura con i tradizionali, tristi, ristretti confini della famiglia ad esse piace di più questa nuova vita anche se è piena di pericoli. In tal modo la loro vita e la loro esistenza acquista significato. Ho visto molti compagni addestrarsi e assumersi nuove responsabilità.
Costruire unità Kams in ogni villaggio, elezione dei loro comitati, elezione dei comitati di zona nelle conferenze di zona, inviare membri dell'unità nei villaggi per le campagne di propaganda, partecipare agli scioperi generali e ad altre attività di protesta, dando loro l'addestramento militare - tutte queste sono vittorie di questo movimento. Ma quello che ho osservato nella mia esperienza è che, poiché i membri dell'AC sono impegnati senza sosta in vari tipi di responsabilità e a causa di un certo tipo di lavoro di routine, il lavoro del Kams viene trascurato. Dobbiamo pensare a nuovi metodi per coinvolgere le donne anziane dei villaggi. Le donne e i loro figli si trovano ad affrontare una serie di problemi di salute. Aumentando la loro comprensione in questa materia e con particolare attenzione al loro benessere si può aumentare il loro entusiasmo. Dobbiamo aumentare la loro partecipazione alle riunioni a livello di villaggio. Molte persone pensano al Kams come un'organizzazione di giovani donne. Ampliare la loro conoscenza ristretta della società è un'altra sfida per noi.
Vi è anche la necessità di dare speciale formazione sociale e politica alle donne che sono nelle squadre e nei plotoni. Dobbiamo pianificare la loro formazione continua delle conoscenze scientifiche per quanto riguarda i problemi di salute. Anche se ci sono discussioni su questi argomenti, per mancanza di tempo e a causa dell'essere immersi in vari lavori, queste vengono posticipate. Siamo in grado di sbarazzarci della loro inferiorità, dando loro conoscenze scientifiche e facendo loro assorbire ampiamente il pensiero sociale.

Po.Ma: Qual è il tuo messaggio alle donne che lavorano nelle squadre e nel Kams in DK?

Com.J: Le nostre compagne adivasi in DK stanno costruendo una nuova storia oggi. Anche se è la zona più arretrata del paese, essa è al primo posto nel movimento delle donne in corso nel paese. Stanno rispondendo alle armi della polizia in modo adeguato combattendo alla pari con i compagni uomini nella lotta armata per liberare questo paese dalla morsa crudele dell'imperialismo, del feudalesimo e della borghesia compradora. Nei villaggi si ribellano per i propri diritti di fronte alle minacce e pressioni degli anziani del villaggio. Esse stanno indebolendo il patriarcato nella cultura adivasi Gondi.
Anche se si stanno contrapponendo a tali grandi nemici e forze, la timidezza e il senso di subordinazione, i cui i resti sono ancora presenti, sono anch'essi i loro grandi nemici che ostacolano il loro sviluppo. Il complesso di inferiorità viene fuori da questi. Le sue radici sono molto profonde. Quello che voglio dire ai miei colleghi del Kams è che dovrebbero aumentare la loro fiducia in se stessi. Devono combattere contro i nemici che si trovano dentro di sé. Nei prossimi giorni il Kams dovrà affrontare molte grandi sfide. La repressione dello Stato è già lì.
Oltre a questo, il governo cercherà di mantenere la società e la cultura Adivasi nell'arretratezza con l'aiuto degli anziani del villaggio e attraverso i leader adivasi. Diventerà necessario per il Kams affrontarli politicamente. Allo stesso modo il Kams deve tenersi pronto a portare avanti la sua comprensione per quanto riguarda la vera liberazione della donna intervenendo nel movimento delle donne che sta andando avanti nella forma di varie correnti nel paese. Per affrontare tutte queste sfide le nostre compagne dovrebbero raggiungere la maturità politica e ideologica e avere fiducia in se stessi.

pc 31 dicembre - BUON ANNO ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI

Al mondo niente è difficile se si è decisi a scalare la cima”.


RITORNO SUI MONTI CHINGKANG

Da tempo desideravo raggiungere le nubi
salendo di nuovo sui Monti Chingkang.
Un viaggio di mille li alla ricerca dei luoghi di un tempo
l’antico scenario è mutato in nuovi colori.
Ovunque canti di usignoli sfrecciare di rondini
e ancora il sussultare dell’acqua che scorre.
La via s’inerpica in alto fino ai grandi alberi che trafiggono le nuvole
superato il valico Huangyang
diventa pericoloso sporgersi e guardare il precipizio.
Urlano scatenati il vento e il tuono
fremono vessilli e bandiere
questo è il mondo degli uomini
si costruisce il paese.
Trentotto anni sono passati
come uno schioccare di dita.
Si può salire al nono cielo per abbracciare la luna
si può scendere ai cinque mari a pescare tartarughe
si può tornare tra allegri sorrisi e canti trionfali.
Al mondo niente è difficile
se si è decisi a scalare la cima.



MAO TSE TUNG - 1965

pc 31 dicembre - minatori sardi sospendono l'occcupazione ..ma non la lotta

i)
E' terminata all'alba di oggi l'occupazione della galleria di Monteponi da parte degli operai dell'ex Rockwool di Iglesias che dal 21 dicembre si erano murati al suo interno. La protesta dentro la miniera era cominciata il 12 novembre scorso.
Durante la notte i lavoratori hanno buttato giù i muri di cemento costruiti dietro il cancello d'ingresso. E questa mattina la struttura é stata 'restituita' da una delegazione delle Rsu dell'ex Rockwool all'Igea, la società proprietaria del sito minerario che produce lana di roccia. Successivamente un delegato Rsu ha diramato un comunicato in cui si ricostruisce la vicenda che ha riguardato i lavoratori in mobilità della fabbrica chiusa ormai da un paio d'anni.
Appuntamento, adesso, al 15 gennaio prossimo per l'incontro tra Regione, sindacati e imprenditori per discutere e affrontare la questione relativa al reinserimento dei 54 lavoratori all'interno dell'Ati Ifras, la società che si occupera' delle bonifiche nelle aree minerarie dismesse.

pc 30 dicembre - Buon anno di lotta NOTAV!


editoriale — 30 dicembre 2012 at 19:14

Buon anno di lotta NOTAV!

Ci lasciamo alle spalle un altro anno di questa fantastica lotta che ancora una volta ci ha dato emozioni, gioie, qualche piccola soddisfazione e tanta speranza. Il 2012 è stato un anno particolare per noi, abbiamo conosciuto ancora una volta sulla nostra pelle, tutta l’arroganza e l’impegno dello Stato nel tentare di sconfiggerci. Abbiamo inziato l’anno con gli arresti  e l’inizio di quel teorema giudiziario che è stato il filo conduttore di tutto il 2012. La procura di Torino e il suo tanto blasonato capo procuratore Guancarlo Caselli si sono sostituiti alla politica istituzionale tentando laddove partiti e istituzioni avevano fallito in tutti questi 22 anni.
Parliamo di 300 provvedimenti in corso, almeno due milioni di euro di richieste danni, la costituzione di parte civile di ministeri e sindacati di polizia, di almeno 90.000 euro giornalieri per difendere l’area di Kiomontistan, e di 129.952 agenti utilizzati contro di noi e le nostre attività. Magistratura e polizie hanno provato in 365 giorni a indebolirci, sfiancarci, spaventarci con ogni strumento a disposizione.
Sempre all’inzio dell’anno in Valle si è tenuta la più grande manifestazione di tutti i tempi (25 febbraio) con mezza Italia venuta a testimoniare l’appoggio alla nostra lotta e la continua crescita di consenso alle nostre istanze sempre più radicate nel pensiero comune. Subito dopo abbiamo conosciuto l’altra nuova strategia del fronte sitav che si ripeterà in tutto l’anno in corso: rispondere ad ogni successo del movimento con un’avanzata dei lavori in Clarea. Questa volta è avvenuto due giorni dopo con l’allargamento del cantiere, un modo per mostrare i muscoli nei confronti di una Valle in Movimento capace di allargare la propria resistenza. Qui è avvenuto il fatto che più ci ha segnato, ovvero la caduta di Luca dal traliccio dove era salito per opporsi all’allargamento. Ancora una volta abbiamo conosciuto lo spirito notav incarnato da Luca, pronto a sacrificarsi per un’ idea della vita completamente opposta e antagonista alle ruspe e agli uomini delle foprze dell’ordine che mentre si trovava esamine per terra, contuavano a lavorare, frenetici ed indifferenti, per poter portare a casa il risultato, a costo di una vita.
Quel giono ci segnò profondamente e ne scaturì uan settimana di lotta e mobilitazione che bloccò tutto, in Valle e in molte zone d’Italia. Portare la Valle in città fu uno degli slogan che rieccheggiò ovunque si costruirono mobilitazioni per Luca e per la Valle.
Nel corso dei mesi perdemmo terreno in Clarea, metri consquistati con fatica che ancora oggi avversiamo con tante forme di Resistenza. Venne l’11 aprile con la farsa dell’esproprio dei terreni conquistati mesi prima con la forza da parte dello stato. Tacquero le norme e marciarono mezzi militari per piantare l’ennesima bandierina sulla nostra terra.
Il corso dell’anno si è svolto con forme di resistenza continue, diffuse e di diversa intensità. Il cantiere e l’apparato militare sono stati presi di mira e messi in difficoltà più volte, di giorno e di notte e questo è il programma che ancora oggi (e domani) prosegue con efficacia.
Con l’estate è nato il campeggio a Chiomonte e oltre tre mesi di confronto e scontro con il cantiere e i suoi difensori, che hanno portato la Valle ad essere ancora militarizzata in manierà più invadente. E poi ancora l’autunno, il ritorno di Luca in Clarea, il viaggio a Lione e l’ennesimo finto finanziamento dell’opera. Abbiamo anche visto cadere l’enensimo governo e ci prepariamo a conoscere un altro nel segno immaginiamo della continuità.
Non c’è anno di questa lotta che non ci segni profondamente, ma il 2012 ha lasciato qualcosa di indelebile in noi e nelle nostre montagne. Ci ha lasciato la consapevolezza di un Paese allo sfascio in cui prevalgono gli interessi di pochi a danno dei molti, protetti e foraggiati dal governo di turno, dove non ci si spiega come, la priorità sia il Tav mentre la sanità a pezzi e le scuole che cadono sulla testa degli studenti vengono dopo. Ci ha lascito la cosnapevolezza di essere un pericolo per l’ordine costuituito e pertanto dobbiamo essere battuti con ogni mezzo necessario per non essere emulati da nessuno. Ci ha lasciato la rabbia per i metri che abbiamo perso, ma  ci ha dato la testardaggine e la voglia di riconquistarceli alla prima occasione utile.
Ci ha lasciato ancora una volta la consapevolezza di poter vincere questa battaglia, perchè abbiamo il tempo, le ragioni e la caparbietà dalla nostra parte che non può essere battuta nè dai lacrimogeni, nè da i tribunali nè dalle apgine dei giornali.
Auguriamo un buon anno a tutti e tutte, nel segno della lotta e della solidarietà, anche quest’anno: a sarà dura!

domenica 30 dicembre 2012

pc 30 dicembre - CONTRO GLI STUPRI E UCCISIONI DELLE DONNE LO STATO DI POLIZIA NON E' LA SOLUZIONE MA IL PROBLEMA

Mentre si tenevano imponenti manifestazioni in India per la morte della studentessa di 23 anni, un'altra donna, un'operaia di 45 anni vicino a Calcutta è stata violentata e ammazzata da 8 vicini di casa.
Il Governo, da un lato continua ad usare la sua polizia per reprimere le manifestazioni o, come ieri, per impedire che arrivassero vicino ai palazzi governativi di New Delhi, dall'altro ha promesso più polizia nelle strade, controlli sui bus abusivi, misure di sicurezza.

Ma in realtà si tratta di due facce della stessa medaglia. In India, come nel Mondo, come in Italia, l'aumento dei poliziotti e più leggi di polizia contro gli stupri e i femminicidi non sono la soluzione, ma sono parte determinante del problema di uno Stato che vuole tenere le donne in una condizione generale di oppressione, di discriminazione e alimenta l'odio verso le donne.

"Dovremmo sentirci più sicure in uno stato di polizia? - dice la giornalista indiana Kalpana Sharma - Considera che tra l'80 e il 90 per cento delle violenze sessuali denunciate sono attribuite ad un uomo noto alla vittima: parente, vicino di casa, amico di famiglia...". E sono proprio i poliziotti che alle donne che denunciano queste violenze rispondono, come è accaduto poco tempo fa in India, o di stare zitte e addirittura accettare il matrimonio riparatore con lo stupratore, o attaccando le stesse donne perchè loro avrebbero provocato, uscendo la sera, o per come andavano vestite (come, maledettamente, tutto il mondo è paese! Sono gli stessi discorsi sentiti in questi giorni in Italia da un aberrante prete, che sta ancora lì), o che pensano che quelle che la sera "frequentano locali pubblici, bevono con gli amici, vanno in giro, sono donne che ci stanno  ma poi ti accusano di stupro...".
Le donne dovrebbero sentirsi più sicure? Nelle vastissime zone dell'India fuori dalle mega città, e soprattutto nelle zone dove è in corso la guerra popolare, gli stupri di contadine, di donne "fuori casta" da parte della polizia, delle forze militari sono una normalità, lo stupro e l'uccisione da parte dell'esercito delle donne che fanno la guerra popolare o che la sostengono, gli stupri che accompagnano sempre le torture quando vengono arrestate, sono un'arma costante della sporca e feroce guerra dello Stato indiano.

Anche in Italia, conosciamo fin troppo bene le violenze, gli abusi sessuali della polizia, carabinieri che accompagnano la repressione, con odio verso le donne che lottano come verso le immigrate, nei Cie, nelle carceri (decine e decine sono i casi che i movimenti delle donne hanno denunciato).
La presenza maggiore della polizia non ha mai significato più difesa delle donne, perchè essa si rivolge immediatamente contro le donne, con più controlli, più divieti, più città militarizzate e invivibili.

Come sta dimostrando l'India, è la grandiosa mobilitazione delle donne, ma anche di tanti giovani, che deve andare avanti, e "armarsi" anch'essa contro tutti i centri di questa "guerra di bassa intensità".

pc 30 dicembre - proteste e barricate in India- si estende il movimento contro le violenze sessuali

in via di traduzione
NEW DELHI: Angry protesters at Jantar Mantar tried to break police barricades as they gathered to mourn the 23-year-old braveheart and demand speedy justice for her.

The protesters clashed with the police, who are present at Jantar Mantar in large numbers, according to TV reports.

Police have imposed prohibitory orders around India Gate and Raisina Hill and barricaded all roads leading to the area, as well as shutting down 10 Metro stations in central Delhi.

Comprising mostly students, the protesters are demanding tougher anti-rape laws.

"We want to carry out a peaceful protest; we want to carry forward the movement. But why do police restrain us from protesting at India Gate?

"We will continue to protest even if they barricade major stretches of roads and shut all Metro stations... The police can't stop us from raising our voices," Praveen Pandey, a law student at Jamia Millia Islamia University said.

"We want speedy justice in the gang-rape case. We want strict laws. Till then, we will continue our protest," said Deepali Sharma, a student of Amity University, who came to the protest along with friends.

The protesters, including some elderly people, mourned in silence the braveheart who died on Saturday morning in a Singapore hospital.

"We will be protesting silently, but if the police become violent, we will also have no other option but to retaliate. We demand a special session of Parliament to discuss the issue of rising incidence of rapes in India," Rohit Chahal, state secretary of Akhil Bharatiya Vidyarthi Parishad said.

The 23-year-old gang-rape victim was cremated Sunday morning in secrecy after her body was flown in from Singapore, officials said.

The woman was brutally gang-raped on December 16 in a moving bus.

(With inputs from IANS)

 

pc 30 dicembre - al Mof Ilva taranto .. nuovo incidente.. serve lo stato di agitazione dice lo slai cobas per il sindacato di classe

Un nuovo incidente è accaduto al MOF nella notte del 28 dicembre  ' turno di notte,un treno all'interno del siderurgico ha appena impegnato una discesa, all'improvviso secondo il racconto dei lavoratori del mof, il convoglio si è sganciato dal locomotore, forse per la pendenza , l'attivazione automatica dei sistemi di sicurezza ha bloccato la motrice, i vagoni si sono continuati a muovere per inerzia e il lavoratore, ha subito ul contraccolpo derivante dall'urto, microfrattura a un braccio con ingessamento del braccio ' questo permette insieme a i lavoratori di tornare sulla questione
Dopo la morte di Claudio e la grande e coraggiosa lotta degli operai del Mof e degli altri operai che l'hanno sostenuta per annullare l'accordo del 2010 sul mono operatore nel reparto, e nonostante le promesse
dell'azienda e di Vendola che di questa lotta si sarebbe tenuto conto per modificare la
situazione al Mof, non è invece successo nulla. Si vuole far restare tutto come prima e i sindacati, Fiom in testa, insistono che o al Mof si lavora così o niente, e che l'accordo del 2010 è e resta valido.
Questa è la sostanza della cosa, tutto il resto sono fronzoli. Per loro Claudio è morto invano, gli operai hanno sbagliato a lottare e non vanno legittimati né come diritto di sciopero né come organizzazione sindacale.Ma così non può e non deve essere! Costi quel che costi, questa storia non può finire così!
Lo Slai cobas con precisione e serietà già nei giorni della lotta ha detto chiaramente quello che l'azienda deve fare e gli operai devono fare. Non è un problema di sigla sindacale o di semplice solidarietà, ma di serietà e
determinazione. O in questa fabbrica le cose si cambiano oppure non ci sarà limite al peggio.
Per questo invitiamo a riprendere lo stato di agitazione anche e al massimo subito dopo le feste, a riprendere seriamente il blocco del reparto, se l'accordo è ancora in piedi e se non viene radicalmente cambiata la situazione.
Non c'è solo il problema dell'accordo al Mof che deve saltare - la cosa vale anche per i gruisti, per gli altri reparti - c'è anche la legge da rispettare in quelle rarissime volte che essa tutela le condizioni del
lavoro in sicurezza. La sentenza del 5 novembre in Cassazione lo ha ribadito, e questa deve essere fatta rispettare rigidamente all'Ilva per mille ragioni che tutti sappiamo, e proprio in questa situazione in cui
sicurezza e messa a norma sono condizioni indispensabili non solo per la tutela degli operai ma anche per la esistenza stessa della fabbrica.

Slai cobas per il sindacato di classe ILVA
TA. 30.12.12

sabato 29 dicembre 2012

pc 29 dicembre - contro i notav 130 mila poliziotti ... la repressione alimenta la ribellione !



Il governo Monti ha incrementato la militarizzazione della Val di Susa e la repressione nei confronti di tutte le espressioni del movimento No Tav. I numeri parlano da soli.


L’ammodernamento della rete trasportistica italiana ”non puo’ dismettere i suoi progetti di sviluppo sotto l’influenza della pressione della piazza senza autocondannarsi ad un futuro di declino”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri parlando, in un’audizione alla prima commissione della Camera, delle manifestazioni No Tav in Val di Susa. La Valsusa per il ministro e’ ”il focolaio che impegna piu’ aspramente le forze di polizia” (Ansa).

Non avevamo dubbi sulla fedeltà della Cancellieri e del governo dei Tecnici alla lobby del Tav, del resto il governo ha stanziato 2 miliardi per il tav (in 13 anni) e rischio default per le universita italiane, quindi capiamo bene da che parte sta. Dopo la macellerie sociale inaugurata da un ano a questa parte ecco gli ultimi favori alla lobby del Tav.

Il vero problema ministro, è che il “focolaio” non impegna solo le forze di polizia, ma tutta la classe politica italiana, che aspettiamo anche alle prossime elezioni, del resto, lo diciamo a lei e ai suoi colleghi, ministri dell’interno e presidente del consiglio ne abbiamo visti tanti e tutti a raccontare le stesse cose, però noi ci siamo ancora e continuiamo ad essere un problema per quelli come lei (che tra poco sarà sostituita dal suo alter ego di turno), e una speranza per la maggior parte degli italiani e delle italiane.

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Come per le ragioni della nostra lotta, ancora una volta sono i numeri a fare chiarezza nella vicenda Torino Lione. Da tempo dimostriamo con i numeri le nostre ragioni svelando la propaganda della lobby sitav. Denaro pubblico buttato, flusso merci in calo, sottrazione di investimenti nelle scuole e nelle sanità, costo al centimentro e così via. E anche questa volta sono i numeri a portare chiarezza oltre misura, e sebbene lo pensavamo da tempo, ecco ufficializzare dal questore di Torino, l’impegno militare messo in campo per tentare di sconfiggere il Movimento Notav: nel 2012 oltre l’80% delle forze di polizia impiegate in servizi di ordine pubblico nel Torinese è stato utilizzato per eventi connessi alla linea ad alta velocità Torino-Lione. Poliziotti, carabinieri e finanzieri schierati sono stati complessivamente 160.847 di cui 129.952 per la Tav. A dirlo è Aldo Faraoni, questore di Torino, e aggiunge che il numero è in aumento e la conflittualità è diminuita.

129.952 agenti, 90.000 euro al giorno, 4357 lacrimogeni sparati solo il 3 luglio 2011, una procura che lavora tutta per noi, 300 provvedimenti in corso, due milioni di euro di richieste danni, segnalazioni ai servizi sociali per i minorenni che lottano, sono parte di queste cifre che ci candidano a nemico pubblico numero 1! mai visto tanto impegno da parte dello Stato che evidentemente giudica il Movimento Notav come un vero e proprio nemico da sconfiggere, annientare e portare a esempio se battuto, per tutti.

L’ormai ex ministro dell’interno Cancellieri del resto diceva che “i No Tav rappresentano la preoccupazione di gran lunga superiore per i problemi di ordine pubblico” ed ecco le cifre che ne dimostrano l’impegno.

Basterà? Pensiamo proprio di no! E parlando di numeri vogliamo citarne alcuni relativi al cantiere (ben difeso evidentemnete):un anno e cinque mesi di cantieri. Metri di scavo: zero. Metri di tettoia: quattro!

OkNotizie 

pc 29 dicembre - Dall'India al mondo intero, per tutte le donne violentate e uccise, scateniamo la ribellione delle donne come forza poderosa delle rivoluzione

Le grandi manifestazioni in India contro stupri e violenza sulle donne











http://aipwa-aipwa.blogspot.in/2012/12/photo-diary-of-protests.html

pc 29 dicembre - INDIA: "TRASFORMIAMO LE LACRIME IN PALLOTTOLE"


India, è morta la ragazza stuprata da branco

"Dolce rivoluzione vorrei che le mie lacrime di donna si trasformassero in pallottole" 
 (una compagna)


Con le donne in India piangiamo con amare e infuriate lacrime la morte della ragazza stuprata.  
Le imponenti manifestazioni sono la risposta alle ipocrite dichiarazioni del primo Ministro, che mentre promette azioni concrete contro gli stupri, l'unica vera azione in corso è quella delle violente cariche della sua polizia.
La strada per un futuro migliore che noi compagne come i genitori della ragazza uccisa vogliamo per le donne in tutta l'India e di ogni paese del mondo la stanno indicando proprio in India le donne combattenti delle guerra popolare diretta dai maoisti, la più grande nel mondo, che mentre sviluppano la rivoluzione contro il regime indiano, portano avanti la rivoluzione per spezzare le triple catene che tengono soggiogate le donne.

MFPR

 NEW DELHI - E' morta la giovane 23enne vittima di uno stupro di gruppo, che ha suscitato un'ondata di reazioni in tutta l'India: ricoverata in un ospedale di Singapore, le sue condizioni erano disperate. Era stata violentata, picchiata e torturata su un autobus di New Delhi lo scorso 16 dicembre. A causa della violenza subita, aveva riportato un arresto cardiaco, infezioni ai polmoni e all'addome, oltre a un grave trauma cranico. Ieri una ragazza di 17 anni si è tolta la vita, dopo aver subito uno stupro di gruppo il 13 novembre scorso.
"i genitori sperano che la morte della figlia porterà un futuro migliore per le donne a New Delhi e in tutta l'India".

Dicendosi "profondamente addolorato" per la morte della ragazza e porgendo le condoglianze ai familiari "a nome di tutta l'India", il primo ministro Manmohan Singh ha assicurato che farà il possibile per tradurre le emozioni in azioni concrete. Il caso ha generato "energie" nei giovani indiani che vogliono cambiamenti nella società, ha affermato Singh. E "sarà un omaggio vero alla sua memoria se saremo capaci di canalizzare queste emozioni ed energie in un corso di azioni costruttivo. Spetta ora a tutti noi provare che la sua morte non è stata vana"…

Nel timore di proteste violente, la polizia di New Delhi ha rivolto un appello alla calma e ha applicato un articolato piano di sicurezza che prevede il blocco di alcuni quartieri e di tutte le strade che portano all'India Gate, dove nei giorni scorsi si sono svolte manifestazioni, la mobilitazione di migliaia di agenti a protezione degli edifici pubblici e la chiusura di una decina di stazioni della metropolitana…

Al via campagna arruolamento donne in polizia
. Il governo federale indiano ha avviato una campagna per l'arruolamento di un significativo numero di donne nei ranghi della polizia. Si tratta di una prima risposta alle proteste che si sono svolte in tutto il Paese. Il basso numero di donne poliziotto viene considerato come una delle cause principali degli scarsi risultati prodotti dalle indagini sui crimini a sfondo sessuale, molto frequenti in India, soprattutto nella capitale…

pc 29 dicembre - lotta e repressione all'Ikea piacenza

Ikea: a Piacenza torna il picchetto. A Bologna la ritorsione della questura.


ikea_lottaAnche oggi a Piacenza gli operai, che continuano la loro lotta contro il modello schiavista made in Ikea, si sono ritrovati di nuovo tutti assieme per bloccare gli ingressi dello stabilimento piacentino. La giornata di lotta partecipata da decine e decine di operai e solidali è riuscita a raggiungere l'obiettivo: blocco totale! Tutti i camion bloccati sono andati via e gli operai che volevano lavorare dopo qualche ora hanno desistito e sono tornati a casa, non senza aver provato, con l'aiuto della polizia, a forzare uno dei blocchi ai cancelli, dove la resistenza del picchetto ha avuto ancora una volta la meglio. Poco dopo le 10h, mentre anche gli ultimi camion facevano retromarcia davanti alla determinazione del presidio e con il turno della mattina ormai saltato, un ispettore ha pensato bene di mostrare i muscoli chiamando i suoi uomini per far sgomberare il sit-in. Ne inizia uno spintonamento tra manifestanti e poliziotti durato almeno 15 minuti e conclusosi con blocchi stradali e con un corteo che si è sciolto una volta raggiunto il centro di Piacenza.

Mentre l'iniziativa di lotta piacentina stava per terminare, dando l'appuntamento a prossimi picchetti e blocchi di boicottaggio dell'Ikea, a Bologna la questura annunciava l'arrivo di 8 -fine indagini- per la manifestazione avvenuta il 18 dicembre davanti al magazzino della città. Quel giorno numerosi operai e solidali si erano dati appuntamento nel parcheggio dell'Ikea bolognese con l'obiettivo di bloccare gli ingressi dell'edificio. L'ingresso principale era presidiato da alcuni carabinieri che non appena visti i manifestanti avvicinarsi hanno indossato caschi e alzato gli scudi. Ne scaturirono diverse cariche che non fecero retrocedere di un millimetro il nutrito presidio forte della determinazione della lotta dei facchini contro l'Ikea. Al termine della giornata di lotta, che riuscì in pochi minuti a far chiudere l'intero magazzino, una poliziotta in borghese, dopo aver trascorso il pomeriggio a filmare e a sganasciarsi dal ridere con i colleghi, si fa refertare un trauma facciale, il setto nasale rotto e una distorsione alla spalla. Apriti cielo! Un sindacato dei poliziotti annuncia che farà stipulare polizze anti-manifestante ai celerini iscritti, il questore e il capo della digos si dichiarano indignati (sic!) e annunciano la rappresaglia contro quelli che definiscono i soliti noti appartenenti al movimento antagonista cittadino che in soli due anni ha raggiunto cifre a tre zeri in materie di denunce. Così questa mattina sono state rese note le denunce per resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale, porto abusivo di armi improprie, getto pericoloso di cose e oltraggio a pubblico ufficiale, a cui si aggiunge anche la fine indagine per almeno 7 reati legati alla giornata di lotta studentesca del 6 dicembre. Insomma sembra proprio che a Bologna, come in alcune altre città d'Italia, il movimento antagonista sia davvero in buona salute e lo spread tra iniziative di lotta e repressione da alcuni anni promette davvero bene... d'altronde dalle 4 di questa mattina diversi militanti del Lab Crash! erano come sempre a due passi dell'Ikea a Piacenza al fianco dei facchini in lotta.

pc 29 dicembre - Chiesa assassina in Argentina


Argentina, ex dittatore Videla: “Chiesa fornì consulenza per uccisione dei desaparecidos”

videla_papaL’ex dit­ta­to­re ar­gen­ti­no, Jor­ge Vi­de­la, ri­ve­la le pe­san­ti com­pli­cità del­le ge­rar­chie ec­cle­sia­sti­che con il re­gi­me mi­li­ta­re. In­ter­vi­sta­to in car­ce­re, ha fat­to pre­sen­te come l’al­lo­ra nun­zio apo­sto­li­co Pio La­ghi e l’ex pre­si­den­te del­la Con­fe­ren­za epi­sco­pa­le di Ar­gen­ti­na Raul Pri­ma­te­sta, as­sie­me ad al­tri ve­sco­vi, ab­bia­no con­cre­ta­men­te dato al go­ver­no dei gol­pi­sti con­si­gli su come ge­sti­re l’uc­ci­sio­ne dei de­sa­pa­re­ci­dos.

Come già emer­so, la Chie­sa cat­to­li­ca fin dai pri­mi anni del re­gi­me sa­pe­va del­le bru­ta­li re­pres­sio­ni di dis­si­den­ti. E man­ten­ne rap­por­ti stret­ti con i mi­li­ta­ri al po­te­re. Ma Vi­de­la con­fer­ma non solo que­sto, ma che la Chie­sa offrì i suoi “buo­ni uf­fi­ci” al go­ver­no per in­for­ma­re del­la sor­te atro­ce dei de­sa­pa­re­ci­dos esclu­si­va­men­te quel­le fa­mi­glie che aves­se­ro scel­to poi di non di­vul­ga­re pub­bli­ca­men­te i cri­mi­ni e di in­ter­rom­pe­re le pro­te­ste.

Ne­gli in­con­tri con i pre­la­ti, an­che in epi­sco­pa­to, re­li­gio­si e mi­li­ta­ri si ac­cor­da­va­no per­si­no per ge­sti­re le uc­ci­sio­ni dei de­sa­pa­re­ci­dos, in modo da mi­ni­miz­za­re fu­ghe di no­ti­zie. Tut­ti nuo­vi ele­men­ti che con­fer­ma­no ul­te­rior­men­te il la­vo­ro di gior­na­li­sti come Ho­ra­cio Ver­bi­tsky, sul­le con­ni­ven­ze pe­san­ti tra Chie­sa cat­to­li­ca e re­gi­me mi­li­ta­re.

Ad esem­pio, gli uf­fi­cia­li che pren­de­va­no par­te alla mat­tan­za dei de­te­nu­ti po­li­ti­ci si sa­reb­be­ro con­sul­ta­ti con le au­to­rità ec­cle­sia­sti­che per uc­ci­der­li nel­la ma­nie­ra “più cri­stia­na e meno vio­len­ta” pos­si­bi­le. Per la cro­na­ca, la so­lu­zio­ne era un’inie­zio­ne di pen­tho­tal per se­da­re le vit­ti­me, che ve­ni­va­no poi but­ta­te a mare da un ae­reo e che quin­di af­fo­ga­va­no.

Un ca­pi­ta­no di ma­ri­na, Adol­fo Sci­lin­go, che pren­de­va par­te ai ‘voli del­la mor­te’ tur­ba­to si ri­vol­se ad un sa­cer­do­te. Il qua­le, ci­tan­do al­cu­ne pa­ra­bo­le bi­bli­che, so­ste­ne­va che i de­sa­pa­re­ci­dos uc­ci­si così non ave­va­no sof­fer­to. Fu quin­di con­cor­da­to con la Chie­sa que­sto modo per som­mi­ni­stra­re una ‘dol­ce mor­te’ ai dis­si­den­ti. Per­ché la fu­ci­la­zio­ne di mi­glia­ia di per­so­ne avreb­be de­sta­to le pro­te­ste del papa. E gli im­ba­raz­zi di tut­ti quei pre­la­ti le­ga­ti a dop­pio filo col re­gi­me.

pc 29 dicembre - Napoli. I precari Bros protestano sotto la Curia


Curia di Napoli assediata dai disoccupati organizzati. Circa 150 manifestanti appartenenti al movimento dei precari «Bros» hanno chiesto un incontro al cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, che era impegnato nel tradizionale pranzo per i poveri ospitato nei saloni dell'episcopio.

«Non è una guerra tra poveri - ha spiegato Rosaria Cardone dei Banchi nuovi, portavoce dei precari Bros - Vogliamo parlare con Sepe affinché interceda per noi con la Regione». Invece, ha sottolineato la donna «non si dialoga nemmeno con la chiesa, che ci ha risposto mandandoci la polizia».

I disoccupati hanno bloccato la strada davanti alla Curia, causando notevoli disagi alle automobili, poi si sono spostati nello slargo davanti al Museo Diocesano. «I Bros li ho ricevuto centinaia di volte - ha risposto Sepe - Mi sono sempre fatto carico dei loro problemi e preoccupazioni, intervenendo come potevo. Qui ci sono problemi tecnici, anche materiali che vanno al di là delle nostre competenze - ha concluso il presule - Quello che possiamo fare sensibilizzando chi di dovere lo facciamo sempre e molto volentieri».
 

venerdì 28 dicembre 2012

pc 28 dicembre - L'INFAMIA ORIGINARIA

Invece che essere mandato via a Don Corsi viene data una vacanza!
Allora devono essere le donne di Lerici a cacciarlo!

Ma le stesse dichiarazioni del vescovo di La Spezia, del giornale Avvenire, la fonte "ispiratrice" il blog 'PontifexRoma' autorizzato dal Vaticano, mostrano chiaramente che non di una eccezione si tratta, ma di concezioni e posizioni organiche della Chiesa ufficiale, che dal parroco di Lerici vengono espresse in maniera brutale, becera, e dalla Chiesa vengono edulcorate e riempite di riferimenti teologici, ma sempre di fango da moderno medioevo contro le donne si tratta! Queste concezioni fanno da base alle altre politiche: il ruolo delle donne nella famiglia, quelle contro l'aborto, e la libertà di scelta delle donne, ecc.

Denunciamo "l'infamia originaria". E non è un caso che la teoria più organica contro le donne l'ha espressa Ratzinger!

Riportiamo su questo, un opuscolo sulla lettera che Ratzinger prima di diventare papa scrisse ai vescovi.

Scarica L'Infamia Originaria in formato pdf

MFPR

pc 28 dicembre -La Finocchiaro si presenta a Taranto ma viene contestata: "Via dalla nostra città"


 un gruppo di manifestanti protesta sotto la sede del partito

La presenza a Taranto, dove è candidata per le primarie, del capogruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro, è stata contestata stasera da una ventina di persone che si sono radunate sotto la sede provinciale del partito in via Principe Amedeo. I contestatori si definiscono cittadini "liberi", non appartenenti a nessun movimento e organizzazione. "Via dalla nostra città" e "Assassini" sono alcuni degli slogan urlati con riferimento all'approvazione in Parlamento da parte del Pd del decreto legge che permette all'Ilva di proseguire l'attività produttiva nonostante il sequestro della Magistratura. Digos e Polizia presidiano la zona. I contestatori sono arrivati dopo che la Finocchiaro aveva già cominciato la conferenza stampa ma non hanno raggiunto i locali del partito. Un loro esponente ha dichiarato che "i cittadini devono decidere della politica e non il contrario" con chiaro riferimento alla volontà del Pd di far candidare a Taranto la Finocchiaro.

"

pc 28 dicembre - Canada - info-processo a compagni del Partito comunista Rivoluzionario - massima solidarietà



L'indagine preliminare per i quattro compagni che sono stati arrestati dopo la manifestazione anticapitalista del 1° maggio 2011 ha avuto inizio il 10 e l'11 dicembre dello scorso anno presso il Palazzo di Giustizia di Montreal. Continuerà il 28 gennaio 2013 alle ore 14:00, al termine del quale il giudice dovrà decidere in merito agli ulteriori procedimenti. Lo stesso processo (se ci sarà) non è previsto probabilmente che verso la fine del 2013.

L'accusa ha voluto sentire i suoi primi quattro testimoni - per lo più sbirri del Servizio di polizia della Città di Montreal (un membro della "Squadra di Mediazione" in servizio durante l'evento, il comandante delle operazioni e due ufficiali coinvolti nella provocazione che ha portato a un alterco con le manifestanti e i manifestanti).

È chiaro da queste prime testimonianze:

1. che la manifestazione si svolgeva in maniera pacifica e senza che venissero segnalati incidenti seri;
2. che la polizia aveva notato la presenza di un contingente del Partito Comunista Rivoluzionario all'interno della manifestazione;
3. che un noto attivista si è trovato nel mirino del Servizio di Polizia perché a) gridava slogan contro la presenza della polizia all'interno della manifestazione e b) marciava in senso contrario alla manifestazione (mentre scattava foto per il giornale Partisan); si è spesso sentito che la polizia si lamenta dei manifestanti che vanno controsenso rispetto alla circolazione, ma questa è la prima volta che si critica un manifestante che camminare nella direzione opposta di altri manifestanti anch'essi a piedi!
4. infine, che i poliziotti cui è stato dato l'ordine di arrestare questo manifestante non hanno mai saputo essi stessi il motivo dell'arresto e che hanno completamente improvvisato.


Nel frattempo, grazie a tutte e a tutti coloro che sono passati dal tribunale per riaffermare la loro solidarietà con gli imputati.



pc 28 dicembre - COSA INDOSSAVA... RABBIA E LOTTA DELLE DONNE INDIANE

A migliaia in India le donne, ma non solo,  stanno scendendo  nelle piazze, da New Delhi ad altre città indiane, contro gli stupri  a seguito dell'ennesimo brutale caso di violenza sessuale contro  una giovane donna, una studentessa 23enne, ora ricoverata in ospedale e in pericolo di vita.

Manifestazioni davanti ai palazzi del potere, alle questure accusando le autorità e le forze di polizia di ignorare o essere complici della violenza subita dalle donne di qualsiasi età e a vari livelli - dalla violenza domestica alle molestie sui luoghi di lavoro, alle aggressioni e stupri, mantenendo a livello sociale uno stato di cose che permette  una pesante condizione di oppressione per le donne.

«La violenza contro le donne ha sempre la tacita approvazione della società», diceva l'attrice e attivista sociale Shabana Azmi di recente a Mumbai, durante un incontro di gruppi anti-violenza.

Queste mobilitazioni stanno vedendo  una tale ondata di protesta e indignazione che se da un lato le istituzioni, fino al primo ministro indiano Singh, hanno promesso provvedimenti come l'aumento delle pene dall'altro nelle piazze sono scoppiati diversi scontri tra le masse popolari e le forze di polizia che sono arrivate a vietare  le proteste che invece continuano. Tra i tanti  striscioni delle donne in piazza molti riportano scritte come "non diteci come dobbiamo vestirci, dite a loro di non stuprarci"

Tutto questo accade in questi giorni mentre nel nostro paese un prete cattolico fascio/integralista aizza dal pulpito della "sua" chiesa i fedeli contro le donne  colpevoli di essere violentate e addirittura uccise dagli uomini  perchè troppo provocanti "con i loro abiti a tal punto succinti"  che scatenano gli istinti maschili "...facciano un sano esame di coscienza: forse se la sono andata a cercare".


Contro questa società che ci vuole sottomesse, oppresse  fino allo stupro e alla morte, la rivoluzione nella rivoluzione di noi donne

mfpr - Palermo



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Sotto riportiamo un brano pubblicato sul blog di AIPWA - All India Progressive Women's Association -  For a women's movement with a revolutionary left orientation



Cosa indossava

Sono stufa della domanda - Come era vestita?
Fammi vedere l'uomo accasciato sul bancone con un proiettile in testa vestito come uno che merita di essere ucciso.
Dimmi se la bambina di 6 anni aggredita in chiesa se l'è cercata .
O la ragazza violentata nella palestra sembrava una sgualdrina in quei pantaloni della tuta.
Quale vestito estratto da quello scaffale può prevenire un attacco?
Dimmi il negozio - e io ci torno e compro i vestiti giusti ora - l'abito che impedisce lo stupro, se ci sei dentro.
Vedi io non ho capito
non ho capito che avrei potuto comprare una maglietta che dice 'Io merito di essere colpita'
non avevo idea ho potuto mettere su una scarpa che dice di fare tutto ciò che si vuole di me
Vedi, le tue esigenze vengono prima, dopo tutto sto indossando una gonna stretta invece di un vestito a prova di assalto e mi accorgo che tu hai  il giubbotto a prova di errore
Quindi è colpa mia credo
A quanto pare non ho detto No! tanto forte quanto i miei vestiti potrebbero dire di sì
Vedi io non sapevo che il mio No non è stato sufficiente
non ho capito che il mio corpo è diventato meno prezioso a causa  alcuni abiti che mi hanno fatto apparire provocante
E credo che se indosso il top sbagliato allora il mio si è lo stesso che il mio 'Stop'
E tu non devi proprio perché te lo dico io solo perché ti ho implorato io te lo chiedo  dimmi qual è il vestito magico e lo comprerò
a quanto pare il mio No, non è stato  sentito anche quando ho gridato
Ho bisogno dei miei vestiti per essere tranquilla

pc 28 dicembre - INDIA, SI SUICIDA DOPO AVER SUBITO UNO STUPRO DI GRUPPO



AMRITSAR - Aveva subito uno stupro di gruppo il 13 novembre 
scorso e aveva denunciato i suoi aggressori. Una ragazza di 
17 anni si è suicidata dopo che un poliziotto aveva cercato 
di convincerla a ritirare la denuncia e a sposare uno dei suoi 
aggressori. La ragazza - secondo quanto appreso da fonti della 
polizia e della sua famiglia - è stata trovata morta ieri sera, 
dopo aver ingerito del veleno. La violenza era avvenuta durante 
un festival Diwali nella regione di Patial nello Stato di Punjab, 
a nord del Paese. 
Dopo la violenza si era rivolta alla polizia, denunciando gli 
stupratori, ma "uno dei poliziotti ha cercato di convincerla a 
ritirare la denuncia", ha riferito una fonte di polizia 
sottolineando che la giovane si è opposta più volte al ritiro 
dell'esposto.
Dopo il suicidio della 17enne, un ufficiale è stato licenziato e 
un altro è stato sospeso dalle sue funzioni per la gestione del 
caso, hanno riferito le autorità locali. La sorella della vittima ha 
dichiarato ieri alla televisione indiana Ndtv che i poliziotti 
locali erano andati oltre: "Hanno cominciato ad esercitare pressioni 
su di lei perché accettasse una somma di denaro a titolo di 
risarcimento o addirittura sposasse uno di loro". 
Prima del suicidio nessuno è stato arrestato nell'ambito della 
vicenda. 
Oggi tre persone sono state fermate, due presunti violentatori 
e una donna che li avrebbe aiutati. Sempre oggi, con una 
dichiarazione in televisione, il premier indiano Manmohan Singh 
ha dichiarato che le leggi sulla "sicurezza delle donne dovranno 
essere riconsiderate" e ha annunciato una commissione di 
inchiesta.
La nuova tragedia di una vittima di stupro arriva dopo che, 
da giorni, nel Paese si registrano forti tensioni in seguito ad 
un altro caso, quello della studentessa vittima di una violenza 
di gruppo su un bus il 16 dicembre scorso e ridotta in fin di vita. 
Un caso che ha mobilitato il Paese con numerose e ripetute 
manifestazioni - nel corso delle quali, nei giorni scorsi, non sono 
mancati anche scontri con la polizia - per chiedere sicurezza e 
un inasprimento delle pene contro le violenza sessuale.

giovedì 27 dicembre 2012

pc 27 dicembre - uomini che odiano le donne .. mariti assassini, carabinieri silenti, preti giustificanti

Uccide moglie e cognata poi tenta il suicidio nell'Imperiese


All'origine della tragedia nell'entroterra di Bordighera la separazione tra i coniugi. La consorte aveva già denunciato il marito di violenza ma l'uomo era stato solo diffidato

La moglie l'aveva denunciato, due volte nell'ultimo mese: Mio marito è diventato violento. Meglio che gli togliate i fucili. Ma i carabinieri si erano limitati ad un "rimprovero" ufficiale, una diffida che non aveva cambiato in clima in quella casa.  

Si stavano separando Santino Putrino e sua moglie Olga: spalleggiata dalla sorella Francesca Recchia, Olga si rifiutava di tornare nella casa del marito. Le liti erano diventate sempre più frequenti nella villetta di campagna in frazione Borghetto San Nicolò, a Bordighera. Stamani la tragedia.

Con due colpi di fucile da caccia Santino, 45 anni, ha ucciso la moglie e la cognata. Prima ha freddato Olga, la moglie cinquantunenne a pochi passi dalla porta di casa mentre tentava di scappare dalla sua furia; poi ha raggiunto e ucciso la cognata che aveva tentato inutilmente di rifugiarsi in una delle serre dell'azienda floricola di famiglia.

Il parroco di Lerici non lascia l'abito talare. Altro colpo di scena nella vicenda di don Piero Corsi, il parroco di Lerici finito nelle polemiche per una sua presa di posizione sul femminicidio
Dopo che in mattinata le agenzie di stampa avevano riferito di una lettera aperta in cui don Piero annunciava di aver lasciato il sacerdozio, monsignor Galantini, portavoce del vescovo di La Spezia ha spiegato che  "Non è assolutamente vero. Pochi minuti fa il vescovo monsignor Ernesto Palletti ha parlato con don Piero che gli ha negato di aver scritto la lettera". Don Piero prenderà invece, su consiglio del vescovo che ha incontrato ieri sera in diocesi, qualche giorno di ferie per riprendersi dallo stress di queste ore.
Poco dopo lo stesso don Piero ha confermato:  "Smentisco di voler lasciare l'abito talare e di aver inviato alcuna lettera alle agenzie di stampa nella quale comunicavo questa decisione". "Quanto scritto nel comunicato di questa mattina" - aggiunge - "che non ho inviato io, è totalmente inventato".


pc 27 dicembre - anche in Turchia gli studenti si ribellano


turchia_metuIl 18 dicembre appena passato circa mille studenti della Middle East Technical University di Ankara si sono duramente scontrati per più di 4 ore con le forze dell'ordine che difendevano il primo ministro Erdogan, presente nell'ateneo per assistere in diretta video al lancio del satellite Gokturk2 fabbricato in Turchia, circondato anche dalle alte sfere militari e da giornalisti dei principali media mainstream.
Questi ultimi erano accorsi in massa ad immortalare un nuovo importante evento di costruzione di consenso ad opera del governo turco, impegnato in un difficile percorso che cerchi di conciliare un liberismo sfrenato ad un'islamizzazione di facciata, intreccio disegnato per conservare l'appoggio sia delle istituzioni internazionali sia della base elettorale dell'AKP, islamista "moderato".
La battaglia che si gioca in questi anni di potere dell'AKP in Turchia infatti è quella riguardo la progressiva islamizzazione della società, portata avanti dal partito di Erdogan e accettata da ampie fasce della popolazione in cambio della prosperità economica, che negli ultimi anni ha reso la Turchia una delle principali potenze regionali del Medio Oriente, con l'ambizione di espandere ulteriormente la propria influenza.
E proprio questa battaglia, questo rifiuto di un'islamizzazione dall'alto e delle politiche neoliberiste del governo, ha portato gli studenti della METU a contestare Erdogan, protettissimo da centinaia di volanti e blindati che hanno riempito di lacrimogeni le zone circostanti alla METU, nonché usato spray urticanti e cannoni ad acqua per allontanare i manifestanti, mentre questi rispondevano costruendo barricate per difendere il corteo, che ha comunque dovuto registrare diversi feriti (qualcuno anche in maniera seria) per via della reazione poliziesca.
Il presidente della YOK (il board per l'istruzione universitaria turco) ha avviato l'apertura di un'inchiesta sull'accaduto dichiarando però immediatamente che non sarebbe assolutamente corretto prevedere da parte del governo una reazione tale a restringere gli spazi di espressione e di dissenso negli atenei. Dichiarazioni non casuali da parte di chi certo non è un pericoloso sovvertitore dell'ordine costituito, ma consce dell'importanza della posta in gioco.
L'AKP da anni persegue politiche repressive e di intimidazione nei confronti degli studenti, giustificati da discorsi sulla necessità di raggiungere lo stato di "democrazia avanzata". Per far questo si serve di tribunali speciali e di leggi antiterrorismo "TMK" (terörle mücadele kanunu),utilizzate in Turchia come strumento di repressione e di opposizione ai movimenti sociali. Si finisce in carcere per poco, basta una telefonata "compromettente" o possedere in casa un libro di Marx. Queste leggi prevedono indagini,sanzioni,carcere e possono anche comportare l'espulsione temporanea o definitiva dall'Università. Sono più di 600 gli studenti turchi in carcere con l'accusa di far parte di "associazioni terroristiche". Per non parlare del fatto che, per intimidire gli studenti, la "polis" è presente in ogni angolo dentro i Campus.
Lo stesso Erdogan ha bocciato come "inaccettabili poiché violente" le proteste nei suoi confronti, mentre l'opposizione lo attaccava parlando di uso sproporzionato della forza da parte della polizia, ammesso dal ministro dell'Interno Idris Naim Sahin il giorno dopo per placare le critiche.
Ad essere messe sotto attacco, vista la presenza del premier all'università, sono state anche le politiche di svendita e privatizzazione dell'istruzione superiore che hanno contraddistinto il cammino dell'AKP in materia. Il 20 dicembre, due giorni dopo gli scontri alla METU, gli studenti dell'università della capitale hanno boicottato le lezioni ed effettuato un corteo interno per denunciare la repressione poliziesca. Il giorno dopo un altro corteo interno all'università ed uno invece tenutosi in centro città hanno tenuto alta l'attenzione sui fatti del 18 dicembre.



da infoaut


pc 27 dicembre - il Natale degli immigrati... Modena,rivolta al CIE

altUn'altra rivolta, un'altra notte di lotte all’interno del Cie di Modena. Una struttura che non trova pace: da una parte i grossi problemi di gestione che vanno ad evidenziare le forzature per avere questa struttura-lager a Modena che Modena non è in grado di gestire, dall’ altra la rabbia dei migranti che puntualmente esplode per resistere e lottare contro le condizioni disumane che si trovano ad affrontare.
E’ bastato un messaggio, rivelatosi poi falso rivolto ai migranti detenuti,  fatto pervenire all’interno della struttura attraverso alcune palline da tennis  con scritto che tutta sarebbero stati liberati per Natale per scatenare l’inferno.
Una rivolta durata tutta la notte che ha visto diversi migranti gettare fuori dalle loro celle di ogni,  materassi e tutto quello che potevano lanciare, scagliandosi anche  contro le forze dell’ ordine. Durante la rivolta però alcuni migranti hanno tentato di togliersi la vita tentando di impiccarsi.
La situazione si è poi stabilizzata e il tutto è tornato all’interno di una calma apparente, caratteristica di questa struttura-lager, una struttura che prima o poi cadrà per effetto delle lotte dei migranti detenuti al suo interno.