giovedì 23 febbraio 2017

pc 23 febbraio - DALMINE: L'OPERAIO E IL PADRONE


Riportiamo un intervento di un operaio della Dalmine dello Slai cobas per il sindacato di classe e la risposta dei vertici aziendali, fatte il 20 febbraio all'incontro di padron Rocca con i dipendenti.
L'operaio mette in evidenza le contraddizioni in cui si dibatte lo stesso capitale che da un lato cerca quote di mercato per superare la crisi di sovrapproduzione, addebitandone le cause all'esterno, la Cina, in primis; dall'altro è esso stesso, sono i capitalisti occidentali più grandi che producono questa sovrapproduzione; e la maniera in cui vogliono uscire dalla crisi e difendere e aumentare i loro profitti, l'aumento della produttività ed efficienza, la "velocità e flessibilità" - di cui parla anche padron Rocca in questo incontro, mentre glissa sulla risposta all'operaio - sono false soluzioni che fanno ricadere in una nuova crisi; mentre fa peggiorare sempre più la condizione degli operai, in termini di massima flessibilità allo sfruttamento, ma anche attaccare la lotta salariale, sostituendo al salario l'elemosina dei "buoni" del padrone. 



Per comprendere queste irrisolvibili contraddizioni, le loro ragioni che hanno le radici nello stesso modo di produzione capitalistico, e che quindi possono risolversi solo nell'abolizione di un sistema fondato sulla contraddizione più stridente: produzione sociale di milioni e milioni di proletari e appropriazione privata di un pugno di capitalisti, invitiamo gli operai, e non solo, a leggere un buon dossier "La crisi mondiale della siderurgia" e a richiedercelo: pcro.red@gmail.com
L'INTERVENTO DELL'OPERAIO DALMINE
Sono un operaio della Dalmine di Sabio. Sulle fette/quote di mercato non riusciamo a capire quali sono i dati. L'acciaio dal 2015 è interessata ad una sovrapproduzione a livello mondiale e dal 2015, cosa che non si verificava dal 2009, c'è una caduta di almeno il 3,3% della produzione. Questo problema non penso che si possa risolvere con le misure anti dumping verso la Cina; anche perchè dal 2009, nel momento in cui la Cina è entrata a far parte del cosiddetto “mercato”, è stata comunque un volano per la ripresa dei prezzi delle materie prime, e della maggioranza delle esportazioni di nuove tecnologie per le grandi acciaierie; tecnologie che sono in mano ai produttori occidentali, i quali hanno trovato in questo caso nella Cina uno sbocco delle loro merci, cosa che ha provocato un'espansione continua della produzione di acciaio in questi paesi, tant'è che anche la Tenaris ha installato in Cina una azienda che ha 10 anni di esistenza.
Non riusciamo a capire quali possono essere le prospettive per “ritagliarsi fette di mercato”, visto che la crisi di sovrapproduzione dell'acciaio è nello stesso tempo subita e provocata dall'azione stessa dei maggiori produttori occidentali.

LA RISPOSTA DELL'AZIENDA
Quando parliamo della Tenaris, non dobbiamo guardare alla produzione dell'acciaio, dobbiamo guardare ad una società di servizi. Quando parliamo con le società petrolifere noi siamo percepiti come una società che produce materiali e servizi associati. Questa identificazione ci differenzia dall'acciaio e ha problemi diversi. Noi viviamo i cicli dell'energia. Quando noi siamo entrati in Dalmine aveva un orientamento tutto sulla meccanica, sull'acciaio, ma si è spostata verso l'energia con investimenti fatti. Io sono convinto che questo è il luogo in cui noi abbiamo più importanti risultati e difendiamo questa realtà industriale e anche le realtà industriali associate, perchè per una ragione o per l'altra riusciamo ad agganciarci meglio.
L'energia ha una dinamica diversa dall'acciaio. L'acciaio può essere delocalizzato in Cina, la Cina può fornire moltissimi prodotti che servono per la manifattura; però l'energia è un problema strategico. Per es negli Usa, dipendere esclusivamente per i servizi e i prodotti per l'energia dalle importazioni sarebbe impensabile, ricordiamo le parole di Trump.
Noi siamo lì e su questo dobbiamo costruire il futuro, non lavorare meno ma lavorare sul prodotto, sulla qualità e sull'efficienza, in un sistema integrato a livello mondiale.
Se riusciamo a fare questo non ci ferma nessuno, siamo la società che riesce a difendere i suoi risultati. Se ci muoviamo rapidamente, guadagniamo quote di mercato e non le perdiamo più. L'energia è così. Richiede velocità e flessibilità...
Non ho dubbi. Noi siamo dove dovremmo essere...  

pc 23 febbraio - LOGISTICA: CONTRO UN SISTEMA DISUMANO PER IL MASSIMO DELLO SFRUTTAMENTO LA LOTTA DEGLI OPERAI DI BERGAMO CONTINUA

Nel profondo silenzio istituzionale i facchini delle cooperative negli appalti Kamila a Brignano e Auchan nella piattaforma logistica Italtrans di Calcinate stanno ancora lottando con le cooperative per i diritti, sindacali ed umani, per difendere il posto di lavoro dai cambi appalto e la salute e la sicurezza dalle dure condizioni di lavoro e dai ritmi esasperati che consumano braccia e schiene, favoriscono gli incidenti;
e resistono contro i licenziamenti politici, le tantissime e ingiustificate contestazioni disciplinari e tutte le discriminazioni contro i lavoratori sindacalizzati che chiedono la fine di questo sistema ottocentesco. 
Solo un esempio:
Ci sono famiglie che non sanno più come tirare la fine del mese, nonostante lavorino in questi magazzini logistici. Questo perché ai lavoratori sindacalizzati le cooperative riducono arbitrariamente l'orario dimezzando lo stipendio!!! Alcuni lavoratori immigrati sono stati costretti a separarsi da moglie e figli, rimandati nel paese d'origine, perché non hanno più soldi per mangiare a causa di questo trattamento. Tutto questo mentre altri lavoratori vengono comandati a turni massacranti di 10/12 ore...
Tutto questo fino a quando?
Questo è un sistema disumano, un mondo senza regole per il massimo sfruttamento economico e fisico che consuma braccia e schiene con carichi e ritmi di lavoro esasperati.
Tra le altre cose i lavoratori sono ora in attesa dei risultati di un importante intervento da parte degli organi competenti di controllo effettuato contemporaneamente il 9 di febbraio nei due grandi appalti.

Nei prossimi giorni nuove iniziative e mobilitazioni cittadine per informazione e sostegno alla vertenza

Slai cobas per il sindacato di classe
sergio caprini
3407226074

pc 23 febbraio - Grande lotta operaia in Spagna

in spagnolo facilmente comprensibile

 


Día histórico para la estiba algecireña, que se ha convertido en centro de atención del sector a nivel mundial, además de referencia a seguir en la lucha obrera de nuestro país.
Lo que habitualmente se utiliza de explanada para aparcar los vehículos y pasar por el restaurante para reponer fuerzas en una jornada de trabajo normal, se ha convertido este mediodía en un hervidero de familias enteras, con esposas, padres, abuelos, hijos, recién nacidos… bajo el grito unánime de “¡ni un paso atrás!” , lema utilizado como consigna que se mantiene en la lucha abierta por la reforma que pretende imponer el Gobierno, de manera no consensuada, tras la sentencia europea de 2014.


Tras la reunión previa que representantes de sindicatos de todo el mundo llegados hasta la ciudad mantuvieron unas horas antes en el hotel Reina Cristina – lugar de toma de decisiones importantes en

pc 23 febbraio - 1 marzo antirazzista a Napoli

pc 23 febbraio - Cara piccola borghesia... la sovversione proletaria nel movimento delle donne c'è e si chiama MOVIMENTO FEMMINISTA PROLETARIO RIVOLUZIONARIO!

 Da infoaut

Il punto zero dell'8 marzo: di donne, sciopero e sovversione sociale 

Erin m riley"La schiavitù alla catena di montaggio non è la liberazione dalla schiavitù del lavandino di cucina. Quelli che lo negano negano anche la schiavitù della catena di montaggio, provando ancora una volta che se non si conosce quanto le donne sono sfruttate non si conosce realmente quanto gli uomini lo sono"
"Donne e sovversione sociale", Mariarosa Dalla Costa.


Nell'avvicinarci e costruire la data dell'otto marzo è stato prezioso il punto vista di alcune militanti operaiste, marxiste e femministe degli anni '70. Uno sguardo indirizzato verso la dimensione di classe all'interno della subordinazione femminile, distante da un'orizzontalismo delle rivendicazioni "di genere", soggette, in tanti casi, a un facile recupero nei processi di trasformazione capitalistica, capaci di tollerare e comprendere un'ampia differenziazione orizzontale della soggettività di classe senza però rincunciare un'alta gerarchizzazione verticale del comando su queste.

Di queste militanti è il merito di aver tematizzato il ruolo del conflitto nel lavoro riproduttivo e domestico analizzandolo all'interno dello scontro capitalistico in atto. Una lotta per il salario domestico, una lotta in cui produzione e riproduzione sociale venissero negate, in cui l'identità ed il ruolo sociale si ridiscutessero nel processi in divenire aperti sul conflitto del negarsi nella propria funzione-per. "Quando l'operaio salariato lotta per avere un aumento salariale attacca il suo ruolo sociale ma ne rimane all'interno. Quando noi lottiamo per il salario lottiamo direttamente e senza ambiguità contro il nostro ruolo sociale" (Mariarosa Dalla Costa, Potere femminile e sovversione sociale, Marsilio, Padova, 1972, p.35). È il "punto zero" della rivoluzione, quello più profondo: il porsi contro il proprio ruolo sociale, produttivo e riproduttivo, finanche simbolico, attraverso un conflitto per costruire una nuova identità nella cooperazione della lotta, "identità che appunto può consistere solo in un nuovo grado di potere sociale" (p. 32), perché è su questo nodo che uno scontro si apre.

Gli anni Settanta sono finiti, ma alcune contraddizioni rimangono e si approfondiscono nella nuova divisione internazionale del lavoro che ha ridisegnato centri e periferie del rapporto globale di

pc 23 febbraio - Giù Le mani dalla Innse


Sottoscrizione. 10.000 Euro per gli operai della INNSE Il benevolo padrone Camozzi ci ha sommerso di denunce, lettere di sospensione, multe. Ci trascina da un’aula all’altra del tribunale del lavoro […]

Sottoscrizione. 10.000 Euro per gli operai della INNSE

Il benevolo padrone Camozzi ci ha sommerso di denunce, lettere di sospensione, multe.

Ci trascina da un’aula all’altra del tribunale del lavoro di Milano. Per vendicarsi della nostra resistenza allo smantellamento della fabbrica sta impegnando i giudici di Milano in un lavoro estenuante.

E’ arrivato sino a rifiutare l’arbitrato dell’ispettorato del lavoro e chiede al giudice di esaminare quasi 40 provvedimenti disciplinari, dalle multe ai 3 giorni di sospensione.

Come operai della INNSE, oltre alle iniziative sindacali in fabbrica, ci siamo attrezzati per rispondere legalmente, causa per causa, udienza per udienza ma tutto ciò ha un costo esagerato.

Il benevolo Camozzi ha tanti soldi da investire in studi legali, guardie, carte bollate, la sua potenza economica la usa contro di noi.

Noi dovremmo avere il supporto legale della Fiom di Milano, siamo tutti iscritti paghiamo la tessera in media da 30 anni. Ma la Fiom ci ha abbandonati da quando abbiamo votato tutti NO al loro schema di accordo inconsistente.

Non ci rimane nient’altro che la solidarietà degli operai come noi, dei sostenitori ed anche di chi non è qui, ma capisce che alla INNSE si sta combattendo una lotta fra prepotenza e giustizia sociale.

Vi ringraziamo anticipatamente per il vostro contributo.

pc 23 febbraio - Una denuncia - Italia, verso la criminalizzazione dei sostenitori la lotta palestinese

LargoArgentina8

In breve tempo al Senato della Repubblica dovrebbe ripartire l’iter di approvazione e ratifica di alcuni disegni di legge già protocollati quali il DDL 2043, con l’obiettivo di criminalizzare gli attivisti che sostengono le campagne per il boicottaggio dell’Apartheid e la colonizzazione israeliana in Palestina, ed il DDL 2186, che implementa gli accordi bilaterali Italia-Israele in materia di “pubblica sicurezza e difesa”.
Entrambe rappresentano un passaggio essenziale nel percorso di esportazione ed avvio del modello sionista nella legislazione e nelle politiche repressivo-militari dello Stato italiano.
Auspicato da tempo dalle oligarchie internazionali a forte connotazione sionista, il progetto per il

pc 23 febbraio - Lenin, Lenin sempre Lenin - la solida base teorica e analitica dell'imperialismo - i quaderni della formazione operaia uno strumento indispensabile per chi vuol capire e agire conseguentemente

pc 23 febbraio - Si estende l'adesione allo sciopero delle donne dell'8 marzo nel sindacalismo di base e confederale - avanza il ruolo d'avanguardia delle donne proletarie - Mfpr


Lo slai cobas per il sindacato di classe, da sempre promotore dello sciopero delle donne proletarie, su l'indicazione storica agente del movimento femminista proletario rivoluzionario, ha trovato ora, sull'onda dell'estensione dello sciopero delle donne a livello internazionale e nazionale, nuove realtà del sindacalismo di base e nelle stesse file del sindacalismo confederale che aderiscono e promuovono: USB, Cobas, USI, SGB.
Interessante l'adesione dello slai cobas trentino - se si considera che lo slai cobas ufficiale, in occasione di un altro sciopero delle donne del 2016 aveva fortemente contrastato la decisione dello slai cobas per il sindacato di classe - organizzazione distinta e autonoma - di aderire e promuovere lo sciopero delle donne operaie e proletarie.
Nell'universo del sindacalismo confederale è arrivata l'adesione della Flc CGIL comparto scuola, ricerca e università.
La Cgil della Camusso invece fa resistenza e fa ostacolo, così come la Fiom dell'allineato Landini - ma in queste file una componente sta premendo perchè tante operaie metalmeccaniche si uniscano alla giornata di lotta.
NON UNA IN MENO, il cartello che unisce parte del movimento femminista insiste:
"sono moltissime le lavoratrici, precarie, disoccupate che stanno organizzando lo sciopero nei posti di lavoro, nelle strutture sanitarie, nelle aziende private, nelle scuole. Lo sciopero è lo strumento che il movimento femminista ha scelto - sarebbe stato onesto affermare che questo strumento nel nostro paese è stato lanciato e praticato già da 20.000 lavoratrici, dato certificato, nelle due scadenze lanciate dal MFPR - e che si darà contemporaneamente in 40 paesi del mondo...".

Ora è fondamentale discutere su quale piattaforma questo sciopero si fa e come essa debba raccolgliere le istanze della maggioranza delle donne. Questo è il senso della campagna del MFPR in questi giorni, ovunque è presente e questo è il ruolo che svolgono le manifestazioni indette il prossimo 8 marzo.

info a cura
MFPR
mfprnaz@gmail.com

pc 23 febbraio - BLOCCHIAMO LA RACCOLTA DI FIRME RAZZISTA E PAOLO VI TARANTO

(Comunicato dello Slai cobas sc e migranti autorganizzati di Taranto)


Facciamo appello agli abitanti di Paolo VI - Taranto a respingere, impedire la raccolta firme che il Comitato Mar Piccolo presieduto da Angelo Di Ponzio, sta facendo contro gli immigrati di PaoloVI e una loro dignitosa sistemazione!

E' da tempo che i migranti "parcheggiati" in una ex fabbrica a Paolo VI stanno lottando con lo Slai cobas sc perchè possano vivere in una struttura decente. Non sappiamo se è vero che questa struttura potrebbe essere una delle torri del cosiddetto "Palazzo a specchi" di p.zza Tedesco a Paolo VI, ma... se fosse, questo o un altro Palazzo/struttura, i migranti devono poter vivere come tutti gli altri, non sono persone di serie B!
Quando in questi mesi sono stati al freddo, senza acqua calda, senza riscaldamenti, nessun Di Ponzio ha protestato e ha difeso i diritti umani di giovani migranti che sono spesso più civili di tante persone italiane.
Questo Comitato che sta raccogliendo le firme dice falsità per creare un clima di allarmismo, di pregiudizi razzisti, assolutamente inconsistente. Presenta questa raccolta di firme fatta: "per la tutela nostra e dei nostri figli", tacciando di fatto i migranti come delinquenti, pedofili, ecc. ecc. Come si permette!?
Questo personaggio vive in un quartiere in cui c'è, questa sì, la delinquenza organizzata di gruppi

pc 23 febbraio - Riprende la Formazione Operaia - LA CLASSE OPERAIA DEVE DIRIGERE TUTTO - dal prossimo giovedì

Questo nuovo ciclo di Formazione Operaia 
sarà centrato sulla Grande rivoluzione culturale proletaria - che inizia in Cina nel maggio 1966, e che vede dagli inizi del 1967 (quindi 50 anni fa) il ruolo centrale della classe operaia - e sul 100° anniversario della Rivoluzione d'ottobre.

pc 23 febbraio - 8 marzo lo sciopero delle donne a Palermo - un forte punto di riferimento per le donne proletarie e per tutto il movimento femminista

mercoledì 22 febbraio 2017

pc 22 febbraio - APPALTO LEONARDO SPA TARANTO: UN ESEMPIO DI UNITA' OPERAIA, AL DI LA' DELLE ISCRIZIONI SINDACALI, FRUTTO DELLA LINEA E AZIONE PER L'UNITA' DI CLASSE DELLO SLAI COBAS SC

Nell'appalto Leonardo Spa di Grottaglie (Taranto), in una situazione ancora difficile e a rischio per la difesa di tutti i posti di lavoro in una ditta dell'appalto, sta avvenendo un fatto bello, importante e non scontato:
gli operai della Ina Global Service, indipendentemente dalle iscrizioni sindacali, stanno affermato la loro volontà di essere uniti, seguendo l'appello dello Slai cobas sc e facendo nei fatti saltare la linea di divisione, contrasto verso lo slai cobas sc dei sindacati confederali.
- Nei giorni scorsi 40 su 46 lavoratori e lavoratrici, avevano firmato la richiesta in Provincia di un Tavolo unico, con la presenza dello Slai cobas sc; 
- tutti, compreso i rappresentanti aziendali dei sindacati confederali, avevano partecipato lunedì scorso all'assemblea in fabbrica convocata dallo Slai cobas; 
- come tutti hanno sostenuto il presidio di questa mattina (convocato solo dallo Slai cobas), come gli interventi del RSA Slai cobas alle Tv locali; 
- ancora, i lavoratori, a fronte del fatto che nonostante la loro richiesta si sono fatti i Tavoli separati (alle 11,30 i confederali - alle 13 lo Slai cobas) a causa dell'opposizione dei sindacati confederali, hanno atteso la fine dell'incontro dello Slai cobas per prendere tutti insieme nuove decisioni. 
Un'unità di classe, niente affatto scontata in questo periodo. 
Un'unità che è stata immediatamente attaccata dai sindacati confederali, con la Cgil che ha minacciato il suo Rsa di dimetterlo - trovando però per risposta solo una maggior convinzione dei lavoratori a proseguire nella loro unità alla base.

E questa unità che permetterà di affrontare con la lotta questa fase difficile.

IL COMUNICATO DELLO SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE

L'incontro in Provincia che si è tenuto questa mattina per il licenziamento di 13 lavoratori della Ditta Ina Global service (appalto Leonardo spa) che dovrebbero passare - per il passaggio di un segmento

pc 22 febbraio - Palermo - l'appello di proletari comunisti/PCm Italia a una grande opposizione proletaria e popolare, antifascista e antimperialista al G7 di Taormina

Contro il vertice del G7 a Taormina!
via il fascio-imperialista Trump dall'Italia!

Mandiamo in frantumi la vetrina dell’imperialismo e.. che non dormano sonni tranquilli!

Il 26 e 27 maggio a Taormina, in Sicilia, i paesi imperialisti che fanno parte del cosiddetto G7 (USA, Giappone Germania, Francia Gran Bretagna, Italia, Canada) si incontreranno per discutere la loro “agenda” che formalmente prevede la discussione sui problemi “caldi” del mondo.
La scelta della Sicilia non è casuale visto che si trova al centro del Mediterraneo e sempre più in questi ultimi decenni ha acquisito una posizione strategica per i paesi imperialisti che vogliono e devono controllare tutta l’area calda dei paesi che si affacciano su questo mare, nuovo cimitero di popoli; paesi che sono sempre più uno dei centri della tormenta dello scontro tra imperialismo e paesi oppressi e della tendenza alla guerra inter-imperialista, in questo momento storico di crisi economica mondale.
Dieci anni che hanno stravolto la faccia della terra, dieci anni in cui le contraddizioni sono diventate ancora più forti e inestricabili e che sul piano interno ai singoli paesi imperialisti accelerano la via del moderno fascismo l’elezione di Trump negli Usa è parte e tappa di questa accelerazione.
La Sicilia, progressivamente insieme a tutto il Sud dell’Italia, è diventata una grande piattaforma militare piena di armi convenzionali e nucleari, di basi militari, Sigonella e aeroporti civili trasformati in militari come Trapani e Palermo, strumenti di controllo delle telecomunicazioni militari come il radar di Marsala e il Muos di Niscemi.
Un’isola di armi, di morte e distruzione dalla quale partono azioni di guerra con e senza droni.
Al G7 di Taormina, così come in altri “vertici”, i paesi imperialisti misurano di volta in volta i propri contrasti e rapporti di forza nella corsa alla nuova spartizione del mondo senza esclusione di colpi, congenita e strutturale all'imperialismo e in cui ogni imperialismo cerca di trarre il massimo vantaggio per sé.
Il G7 a Taormina, come esigenza dell’imperialismo italiano, è stato organizzato e voluto dall’ex Primo Ministro italiano Matteo Renzi per coronare i successi del proprio governo nell’arena mondiale, ma soprattutto, come ha detto il nuovo capo del governo, Gentiloni, con la sua servile e vergognosa telefonata a Trump, per ottenere la consacrazione di paese leader nella gestione delle crisi dell’area, soprattutto in Libia. Da qui, arrivano le migrazioni infinite prodotti dalle guerre di aggressione e dalla povertà crescente. L’imperialismo è guerra! L'imperialismo prima crea le condizioni e poi usa l'ondata di migranti per costruire intorno ai suoi governi e alle sue politiche il consenso razzista! Il “populismo” vero è quello dei governi che a livello mondiale cercano di associare le masse ai propri piani e interessi
Questo G7 a maggio è il primo importante viaggio del fascio-imperialista Trump, è quindi dobbiamo far sentire la voce dell'opposizione proletaria e popolare, antifascista e antimperialista del nostro paese
A questa opposizione guardano tutticoloro che dagli Usa a tanti paesi del mondo stanno contestando Trump.
Trump al G7 vuole conservare ed estendere tutte le basi Usa e Nato ma vuole che siano i governi imperialisti che le paghino e questi lo faranno scaricando ulteriormente queste spese sulla pelle dei proletari e popoli, tagliando lavoro e servizi sociali.
Costruiamo insieme una grande e combattiva manifestazione contro Trump, contro il g7, contro l'imperialismo italiano, contro l'ntervento imperialista in Libia, in solidarietà con i proletari e popoli in lotta a sostegno dei migranti per l'accoglienza,la libertà di circolazione, per la chiusura di tutte le basi usa nato sul territorio, per la chiusura dei CIE, CARA, HOTSPOT

proletari comunisti/ PCm Italia – Palermo info adesioni e contatti: pcro.red@gmail.com

pc 22 febbraio - Parte l'opposizione al G7 Taormina a Palermo

 Assemblea internazionale "FORA U G7

la sicilia contro il g7 copy copy copy

Il 26 e 27 maggio si terrà a Taormina (provincia di Messina) un vertice del cosiddetto G7. Il G7 è l'incontro di sette tra le più grandi potenze globali; parteciperanno, dunque, i capi di Stato di Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Canada e Italia con le rispettive delegazioni. Trump, la Merkel, Hollande, il Primo ministro Italiano Gentiloni si vedranno in Sicilia per confrontarsi su alcuni temi specifici: cyber controllo, smart city e sicurezza delle città contro il terrorismo. Aldilà dei temi specifici, sarà per loro l'occasione per confrontarsi sugli equilibri economici e sui nuovi scenari di guerra a livello mondiale. Ancora una volta i “grandi” del pianeta (non ci saranno Cina e Russia) si riuniscono per decidere le sorti del mondo e garantire gli interessi delle lobbies. E decidono di farlo in un posto simbolo: Taormina, la Sicilia. La Sicilia è la zona d'Europa col più alto tasso di disoccupazione; alla Sicilia appartiene l'attuale primato nel saldo delle migrazioni; la Sicilia delle strade che crollano, dell'acqua razionata ai cittadini, dei collegamenti che non esistono; è, appunto, Taormina, uno dei luoghi più turistici dell'Isola: il simbolo di uno spazio “eccezionale” che stride con i paesaggi, naturali e umani, che la circondano; una cittadina concessa al consumismo dei ricchi turisti di passaggio nel Mediterraneo. In questi luoghi tanto significativi arriveranno questi capi di Stato; arriveranno gli americani che hanno pensato alla Sicilia come zona dove installare un sistema radar militare denominato “Muos” a forte impatto di inquinamento elettromagnetico. Arriveranno i francesi le cui multinazionali hanno comprato praticamente tutta l'acqua pubblica disponibile nella nostra isola e ora si apprestano a mettere le mani sul business dei rifiuti; ci sarà Gentiloni, esponente del Partito Democratico e marionetta gestita dallo stesso ex premier Renzi che ha ridotto la Sicilia a territorio tra i più poveri d'Europa. Quella del G7 a Taormina può essere, dunque, occasione perfetta per iniziare ad alzare la testa, a ricordarci che i territori sono di chi li vive e sul loro destino deve decidere chi li abita e non 7 capi di stato; ma può essere anche molto di più. Guerra e migrazioni, per esempio, trovano nei partecipanti a questo vertice i principali responsabili di fenomeni che stanno sconvolgendo il mondo e le vite di milioni di persone. E poi c'è la crisi economica, ci sono i mercati e la finanza, le banche e le speculazioni : questo è il sistema con cui i vari capi di Stato si imbarcheranno sui loro aerei privati per arrivare in Sicilia a raccontarci quanto è bello il mondo in cui viviamo.

SABATO 25 FEBBRAIO
h16:00 INCONTRO INTERNAZIONALE
ASSEMBLEA PLENARIA
h21:30 LIVE CONCERT
ASSALTI FRONTALI - MILLE GRUPPI AVANZANO
DOMENICA 26 FEBBRAIO
h10:00 WORKSHOP


SICILIA FRONTIERA E FORTEZZA DELL’EUROPA DELL’ESCLUSIONE
Il 26 e 27 maggio 2017 la città siciliana di Taormina ospiterà il G7, il vertice dei capi di stato delle sette maggiori potenze economiche, politiche e militari occidentali (Usa, Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna e Italia), che formalizza annualmente le misure di austerità neoliberiste da applicare internazionalmente o gli interventi di guerra planetaria sempre più spesso subappaltate all’organizzazione della NATO. In realtà, la stessa composizione di questa struttura è specchio della trasformazione geostrategica in atto dell’Alleanza politico-militare nordatlantica: da una NATO formale (i 28 paesi aderenti a “difesa” dell’Europa e dell’Occidente) a una NATO di fatto, allargata cioè a partner planetari (l’Unione europea che è “ospite” d’onore ai G7, il Giappone, l’Australia, i regimi arabi più reazionari, Israele, i governi latinoamericani neoliberisti, ecc.) e pronta – pur tra contraddizioni e conflittualità interne - ad intervenire militarmente in ogni scacchiere di “crisi” o deve vengano ad essere messi in discussione gli interessi economici-finanziari-energetici delle transnazionali. Secondo le prime indiscrezioni, il prossimo summit di Taormina affronterà alcuni dei conflitti più sanguinosi scatenati nell’area mediterranea e mediorientale (in primis Siria, Libia, Yemen, ma con un occhio anche ai conflitti in corso nel continente africano dove si è scatenata una vera e propria competizione neocoloniale tra le maggiori potenze internazionali) e l’immancabile “lotta al terrorismo (islamico)”. Pur con visoni diverse e per un certo verso distanti, altro tema “caldo” sarà quello delle relazioni-pressing sulla Russia (da una parte l’intenzione di intensificare l’accerchiamento militare contro Mosca e suoi principali alleati nell’Est Europa e nel Caucaso – posizione perorata dalla Germania e da buona parte dei paesi Ue, dall’altra l’intenzione di rivedere sanzioni e magari riagganciare al G7 la potenza guidata da Putin, come proposto particolarmente da lobby politiche energetiche dominanti in Italia e per certi versi anche da ampi settori della nuova amministrazione Trump). Il G7 di Taormina sarà importante anche per comprendere chi e come avrà la guida dei comandi NATO (Washington punta a rafforzare la propria leadership indebolita dal falso “buonismo” di Obama, imponendo tuttavia agli alleati-sudditi di aumentare l’impegno diretto e le spese per la gestione dell’Alleanza militare), mentre è probabile che i nuovi e costosissimi piani di riarmo nucleare globale e di rafforzamento della componenti di guerra più moderne (droni, unità navali e terrestri del tutto automatizzate, comandi e strutture, cyber war, ecc.) saranno “socializzati” a tutti i paesi componenti il G7 e ai loro più stretti alleati.
Per la prima volta in ambito G7, il tema delle “emergenze” prodotte dalle migrazioni mondiali.
Il vertice di Taormina avrà lo scopo di rafforzare le alleanze politico-militari nel quadro dell’escalation bellica globale e il contrasto con l’uso della forza delle migrazioni e della fuga di milioni di persone dalle guerre e dai crimini socio-ambientali. Scelte scellerate che avranno innanzitutto ricadute dirette sulla vita e le libertà dei cittadini dei paesi membri del G7: dalla ipermilitarizzazione di punti strategici interni (aree metropolitane di interesse finanziario, culturale, ecc., porti, aeroporti, punti di confini), ad una sempre maggiore restrizione dei diritti di espressione e utilizzo di social network, media-strumenti informatici (è in atto una vera e propria campagna globale che enfatizza la cosiddetta cyber security, nuova frontiera del capitale finanziario e del complesso militare-industriale), alla proposta tedesca di creare nei paesi occidentali “sempre più esposti” agli attacchi terroristici, una speciale guardia nazionale che contribuisca a “potenziare i livelli di sicurezza nelle città”, da affiancare alle forze dell’ordine e composta da “volontari con adeguato addestramento militare”. Si tratta cioè di implementare in larga scala quanto pianificato in ambito Usa-Ue-NATO con le cosiddette “Operazioni militari in ambito urbano”. La decisione di svolgere in Sicilia il G7 2017 non è del resto un caso. L’Isola ha assunto ormai un ruolo chiave nelle strategie di guerra mondiali: l’installazione a Niscemi del terminale terrestre del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate USA; la trasformazione della grande base di Sigonella in uno dei maggiori centri per la operazioni dei droni USA, NATO e UE; l’uso costante degli scali aerei di Trapani-Birgi e Pantelleria per i bombardamenti e le attività di spionaggio top secret in Nord Africa; i devastanti processi di militarizzazione che hanno investito Augusta (hub navale Usa e NATO), Lampedusa, ecc., testimoniano la portata altamente distruttiva delle infrastrutture belliche realizzate e ampliate in Sicilia negli ultimi anni. A ciò si aggiunge il ruolo di vera e propria fortezza assunto dalla Sicilia per conto dell’Unione europea e della famigerata agenzia di controllo delle frontiere Frontex nelle politiche di contrasto delle migrazioni, con l’uso dei porti e degli aeroporti da parte dei mezzi militari Ue-Nato impegnati a far la guerra ai migranti e ai richiedenti asilo nel Mediterraneo o la trasformazione di sempre maggiori aree urbane ed extraurbane in hotspot e centri-lager dove detenere in condizioni disumane chi è scampato ai naufragi e ai bombardamenti. Pseudo modalità di “accoglienza” che rispondono esclusivamente a logiche di controllo securitario (anche grazie al coinvolgimento strumentale del “volontariato”) e che contribuiscono a dilapidare sempre più ingenti risorse pubbliche alimentando gli affari di grandi e piccoli operatori economici (che sempre più spesso si intrecciano con i circuiti dell’economia criminale) e la precarietà per i lavoratori.


PER UNO SCIOPERO GENERALE CONTRO IL G7
Il vertice G7 che si svolgerà a Maggio a Taormina vedrà la partecipazione di sette tra le più importanti potenze mondiali: Stati Uniti d’America, Regno Unito, Giappone, Germania, Francia, Italia e Canada. Oltre che discutere dei temi all'ordine del giorno (ovvero cyber controllo, smart cities e sicurezza delle città contro il terrorismo) i 7 potenti della terra approfitteranno del vertice per mettere a punto i prossimi interventi in materia economica e politica su scala globale. Sarà pertanto inevitabile, come del resto lo è sempre stato, che le decisioni che verranno fuori dal summit avranno pesanti ripercussioni anche sul mondo del lavoro, continuando quel processo di smantellamento dello stato sociale, riduzione dei salari, aumento della flessibilità del lavoro e precarizzazione della vita delle lavoratrici e dei lavoratori, alla quale oramai da anni la pianificazione globale messa in atto dal capitale ci ha abituato.
La concorrenza globale diventa quindi la condizione generale con la quale si confrontano le più importanti economie del mondo, in un contesto le cui dinamiche corrono sempre più veloci: esempio lampante ne è il cambiamento velocissimo che ha riguardato il mondo del lavoro in tutti i suoi livelli e in tutte le sue componenti, rendendo franabile il terreno nel quale la classe lavoratrice si muoveva oramai da decenni. Negli ultimi quattro anni, e ancora di più con l’ascesa al potere di Matteo Renzi e del suo governo, sono stati spazzati via i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dallo smantellamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, passando per le riforme della previdenza, del mercato del lavoro e della Pubblica Amministrazione, sino ad arrivare alle forme di lavoro non retribuito ormai sempre più diffuse.
Mai come oggi le lavoratrici e i lavoratori hanno subito un’aggressione così feroce, che oltre ad erodere diritti prova a mortificare la dignità stessa del corpo sociale in questione. Negli ultimi anni in vari paesi sono state varate durissime riforme del lavoro: si pensi alla Loi Travail in Francia e alla sua riforma gemella in Belgio, oppure alle riforme subite dal mondo dei lavoratori in Spagna e Grecia. Il rapporto di lavoro si è infatti sempre più sbilanciato dalla parte dei padroni, sostenuto da leggi che limitano i conflitti e da nuovi strumenti di controllo prima vietati; molti sono i casi di rapporti di lavoro che assumono un carattere servile. Lo sfruttamento esercitato in molti settori ha assunto le sembianze di una moderna schiavitù.
Lo sconcertante attacco portato avanti contro il diritto allo sciopero e alle libertà sindacali; le regolamentazioni delle relazioni sindacali tese ad eliminare, fin dal nascere, la possibilità di conflitto nei luoghi di lavoro poiché del tutto piegate alle logiche padronali; lo smantellamento del diritto alla pensione; il vergognoso Jobs Act; l’introduzione dei voucher, ultima ciliegina sulla torta che apre nella sostanza alla legalizzazione del lavoro nero; queste sono soltanto alcune delle problematiche che rappresentano la punta dell’iceberg del possente attacco portato all'oggi al mondo del lavoro. Si diffondono a macchia d’olio nuove forme di sfruttamento soprattutto giovanile, a partire dai già citati voucher, passando per l’alternanza scuola-lavoro, per finire con il falso volontariato, che nell’EXPO di Milano ha avuto la sua vetrina di lancio, fino alla GIG economy. Questo è il mondo del lavoro che ci si offre oggi, un mondo dove non esistono più lavori continuativi né diritti; un trionfo per padroni e multinazionali, nel quale tutti lavorano usando mezzi propri, svolgendo attività assolutamente saltuarie e per pochissimi euro l’ora.
Le politiche sociali e del lavoro rispondono oggi più che mai alle esigenze del capitale: i tagli alle spese sociali sono all’ordine del giorno e la diffusione di sistemi di welfare gestiti dalle aziende a scapito degli aumenti salariali, oltre che fidelizzare i lavoratori stessi, sancisce inequivocabilmente la vittoria del liberismo. La percentuale di disoccupati ormai strutturale mai più avrà la possibilità di reinserirsi nel mondo del lavoro, a causa dell’affacciarsi delle nuove tecnologie, la nuova fabbrica 4.0, e della sempre più crescente delocalizzazione della produzione, di cui la recente vicenda Almaviva ne è la testimonianza.
Anni di politiche di austerity hanno inoltre portato ad un iper sfruttamento sociale e lavorativo dei migranti, ad una diffusione senza precedenti del lavoro sommerso o povero, diffondendo sempre di più condizione di povertà assoluta o di grave indigenza, costituendo così territori nei quali si evidenziano sempre di più le contraddizioni prodotte dal capitale alle prese con la sua ristrutturazione. La classe lavoratrice ne esce a pezzi, perdendo quell’universalità dei diritti a cui mirava e verso la quale, con poderosi anni di lotte e conquiste, aveva provato a raggiungere. Adesso, non soltanto quella condizione sembra irraggiungibile, ma siamo persino in presenza di una fase che manifesta una totale compartimentazione stagna, e fra segmenti della stessa classe, e all'interno dello stesso posto di lavoro con differenti condizioni predefinite.
Profonde sono quindi le trasformazioni avvenute nella società. L’enorme piaga della disoccupazione giovanile vede migliaia di giovani costretti ad emigrare o ad non avere alcuna prospettiva di vita decente; un fenomeno, questo, che in Sicilia raggiunge cifre che riportano alla mente un triste passato. Sembra paradossale dunque che proprio in una delle terre più abbandonate dalla governance si decida di far svolgere l'inutile sfilata dei “sette grandi della terra”; sfilata che infatti avrà luogo a nella perla dello Ionio, Taormina, dimenticando però il resto della Sicilia. Una Sicilia in cui crollano ponti, scuole, autostrade; dove la disoccupazione raggiunge picchi del 40 per cento; dove multinazionali fra le più importanti hanno per anni sfruttato interi territori per poi delocalizzare, lasciando solo miseria e disoccupazione; dove dannose ed inutili opere come il MUOS sono imposte contro la volontà di chi vive quei territori.
Riteniamo pertanto necessario approfittare dell'occasione offerta dal G7 poiché, come sopra riportato, tanti, e anche più di questi, ci sembrano i motivi per cui contestare un meeting in cui in soli sette decideranno del futuro di milioni. Lo sciopero generale del mondo del lavoro, agito come strumento d'opposizione e di lotta, è una carta che non solo è necessario giocare, ma che rimane, in questo clima di smantellamento dei diritti e dei bisogni, l'unica risposta all'altezza che hanno lavoratrici e lavoratori per rispondere all'attacco subito fatto di disoccupazione, distruzione del welfare ed emigrazione per i giovani dei nostri territori.


STUDENTI CONTRO IL G7
Il 26 e il 27 Maggio si svolgerà a Taormina, in Sicilia, l’incontro dei sette capi di stato del mondo: Italia, Canada, Stati Uniti, Giappone, Francia, Inghilterra e Germania. Il G7 è uno dei tanti vertici che si sono realizzati storicamente, e che si realizzeranno, al fine di stabilire a tavolino assetti di guerra, assetti economici e politici che, a ricaduta diretta, incidono e trasformano la composizione sociale e culturale (a volte anche in maniera totalizzante) dei singoli territori.
Tra i temi principali su cui si incentrerà la discussione di questo vertice:
- SMART CITIES, anche definite “città intelligenti”, ovvero progetti di tipo urbanistico che mirano a modificare le città in funzione delle nuove possibilità spazio temporali del capitale, rendendo così le città meno distanti tra loro grazie a nuove infrastrutture e a innovazioni tecnologiche;
- CYBER SECURITY, riguardante l’ambito della sicurezza dei confini informatici dei paesi.
Due tematiche che ci parlano di innovazione e sviluppo per le città e, in generale, per i territori. Allora perché opporsi a questo vertice? Quali le rivendicazioni che in quanto studenti si potrebbero portare in un possibile percorso di opposizione al G7?
Il primo dato di realtà sono le conseguenze e le ricadute per gli assetti sociali e produttivi che il nuovo modello di sviluppo ha avuto, e sta avendo, nei territori. Il concetto di innovazione, oggi, si sostanzia nella costante privatizzazione di beni primari, di servizi e in generale di tutto ciò che dovrebbe essere considerato un “diritto” delle persone. Questo porta all’aumento della povertà sociale e alla biforcazione della forbice tra ricchi e poveri, biforcazione che si va cristallizzando sempre più. Gli interessi dei sette potenti non sembrano essere, dunque, quelli di innovare e migliorare le condizioni di vita della popolazione ma, al contrario, di ricavare sempre maggiore profitto dalle reti locali e territoriali a costo anche di precarizzare ai massimi livelli la vita delle persone.
Ancora più drammatico ci sembra il ruolo che assumono le università e le scuole, in generale l’ambito della formazione a livello governativo, all’interno di questi progetti di innovazione e trasformazione volti al profitto. Già dalle riforme del sistema universitario Moratti e Gelmini appariva chiaro l’obiettivo di diminuire progressivamente i finanziamenti statali agli Atenei e soprattutto al settore della ricerca, per un sempre più accentuato adeguamento al nuovo modello di sviluppo voluto dal sistema capitalistico e dalle lobby finanziarie. Infatti sono aumentati di gran lunga, da parte dell’istituzione universitaria, i finanziamenti per progetti realizzati tra università, aziende e Comuni promossi e incentivati dalle aziende stesse. Tra questi appunto le smart cities e la cyber security.
Nelle nostre università e nelle nostre scuole oggi vengono proposti bandi e concorsi per realizzare servizi Smart nei tratti turistici delle città, aree infrastrutturate con connettività wifi a banda larga e cloud privato, sviluppo dei siti web o mobile app e la messa in rete di tutti i servizi smart che dovranno essere “protetti” (ma da chi e da cosa?). Le smart cities non fanno altro che concretizzare i processi di gentrificazione delle città, e quindi di espulsione di intere fasce della popolazione dai centri città verso le periferie. I constanti aumenti degli affitti e delle bollette da pagare per chi vive nella propria città diventano sempre più insostenibili. Allo stesso tempo, viviamo all’interno di un sistema universitario e scolastico che ci impone continui tagli al welfare studentesco, alla ricerca, ai posti di lavoro per i docenti (soprattutto del Sud); i continui tagli vengono attuati in un quadro generale che vede scuole spesso inagibili e che gravano in condizioni di insalubrità, aumento del divario tra università di serie A (quelle del Nord) e di serie B (quelle del Sud). Non possiamo accettare che lo sviluppo immaginato per i giovani sia il lavoro gratuito presso Mc Donald, piuttosto che presso qualunque altra azienda. Non possiamo farci raccontare favole che parlano dell’importanza e dell’utilità che assume il lavoro gratuito negli stage e nei tirocini per il percorso di formazione di ogni studente, volti evidentemente soltanto allo sviluppo e allo sfruttamento di risorse umane e ambientali a favore delle grandi multinazionali (ad esempio l’Enel, CISCO, AMAT ecc).
Un altro dato di realtà è quello riguardante lo sfruttamento del Meridione. Dalla Campania in giù si registrano tassi di disoccupazione al 54% e al 40% nella fascia di età 15-24. Dal 2008 al 2015 478mila giovani hanno deciso di fare le valige e partire, di questi 133mila sono laureati. Sempre nel meridione si concentrano i due terzi dei poveri italiani. Non sembra casuale la scelta del luogo del G7. Perché proprio in Sicilia? La Sicilia nello specifico contribuisce alle percentuali citate ed è, contemporaneamente, diventata il campo di sperimentazione del capitalismo avanzato. La Sicilia è attualmente una delle regioni maggiormente saccheggiate e colonizzate dal grande capitale finanziario e neoliberale. Il territorio siciliano viene pensato ed agito esclusivamente come spazio della nuova produzione e riproduzione sociale della nuova economia dei flussi o economia globale. Dunque viene trasformata e riorganizzata in base alle esigenze e all’offerta che deve dare alla rete economica globale. Per questa riformulazione la Sicilia deve essere svuotata del tessuto sociale e relazionale che la caratterizzano e la determinano: i processi di de-finanziamento e de-qualificazione del mondo della formazione contribuiscono ai processi di disoccupazione giovanile in Sicilia e, soprattutto, di emigrazione forzata di massa verso il Nord Italia o all’estero. Oggi la tendenza dei sistemi governativi non è, evidentemente, quella di realizzare delle città, delle scuole e delle università a misura di chi le vive...ma a misura del capitale!
Crediamo che sia questo il motivo centrale che ci porta da studenti e studentesse, della Sicilia e non solo, ad opporci alla passerella politica dei sette potenti che ci sarà a maggio a Taormina, l’ennesima passerella in cui i sette governi faranno riferimento alle sorti future della popolazione in termini di agevolazioni e, di nuovo, di sviluppo in un’epoca storica in cui la crisi è dilagante e diffusa nei territori proprio a causa delle loro decisioni politiche ed economiche.
Non crediamo di dover restare a guardare una tale presa in giro da parte di chi ci governa e di chi continua ad utilizzare le nostre vite e i nostri territori per i loro giochi di profitto e di guerra.
Prendiamo posizione per resistere alla distruzione totale del sistema scolastico e universitario pubblico.
Contro lo sfruttamento del sistema scolastico
Contro l’aziendalizzazione e la privatizzazione di scuole e università
Contro il divario tra Nord e Sud
Contro i tagli al welfare studentesco
Contro il G7
ORGANIZZIAMOCI!
STUDENTI CONTRO IL G7!
h15:00 ASSEMBLEA CONCLUSIVA
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PALERMO
VIALE DELLE SCIENZE

pc 22 febbraio - ora e sempre VALERIO VERBANO!


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22 febbraio 1980, un nucleo fascista dei Nar uccide il compagno Valerio Verbano in casa sua, dopo aver immobilizzato i genitori. 

pc 22 febbraio - LE CONDANNE PER L'UCCISIONE DI SARAH SCAZZI - UNA VICENDA CHE HA MESSO IN LUCE IL FANGO DI QUESTO SISTEMA - RIPRENDIAMO L'ANALISI DEL MFPR

La condanna definitiva all'ergastolo di Sabrina e della madre Cosima per l'uccisione di Sarah di Avetrana (TA) è la conclusione di una vicenda bruttissima che non si è voluta capire e si è continuata ad avvolgere in un alone di “oscuro”. Questa vicenda negli anni, e soprattutto all'inizio, è stata emblematica di tutto un sistema sociale che ha ruotato attorno, fatto di sciacallaggio mass mediatico (con trasmissioni televisive di 24 ore su 24, che si compiacevano di scavare nella vita di Sabrina), e di un sistema di avvocati e avvocaticchi, psicologi, che hanno fatto fortuna sui corpi, sia quelli morti che vivi, delle ragazze ,
Noi avevamo detto che “qualunque sia la natura e l'esito della vicenda, essa affonda nella condizione di vita e di relazione delle ragazze di questo paese, Avetrana, come di tante realtà del sud, ed essa si muove nel contesto generale della doppia oppressione che si vive e del bi-sogno di ribellarsi e fuoriuscirne. Invece di spezzettare la vita di Sarah, bisognerebbe guardarsi attorno, forse si potrebbe capire perchè e cosa è accaduto: Sarah non è una ragazza diversa da tante altre”.
La condanna di Sabrina non cambia questo discorso di fondo e in un certo senso rafforza la nostra denuncia sulla condizione delle ragazze, fatta già all'inizio della vicenda. Essa mostra la realtà che dietro ogni uccisione delle donne vi è l'intera condizione delle donne fatta comunque di oppressione sia di vita, ma anche ideologica, perfino quando si tratta di una donna che uccide un'altra donna; che dietro ogni violenza e uccisione vi sono cause sociali e vi è un sistema capitalista, di cui il patriarcalismo/maschilismo (nelle sue varie forme), con i suoi falsi valori e sentimenti individualistici, è un'ideologia fondamentale e costitutiva e per questo anche dominante e deviante a volte della coscienza delle stesse ragazze.
La morte di Sarah, la vicenda di Sabrina non sono, quindi, una brutta vicenda privata, ma trovano le loro vere ragioni nella condizione di centinaia, migliaia di ragazze a volte fatta di vuoto, ma anche di deviazione dei desideri delle ragazze di un mondo diverso, per imporre falsi, deviati bisogni individuali che puntano a dividere, a contrapporre in una competizione, le ragazze invece che a trovare le ragioni comuni di ribellione e di lotta.
Tutta la vicenda è stata anche uno smascheramento della “famiglia”, chiusa, oppressiva, ora da difendere anche quando è barbarie e morte, ora terreno di “lotta intestina”; mostrando a chi vuole vedere e capire come essa, più viene esaltata da questo sistema sociale come “sacra famiglia”, luogo di solidarietà, sostegno, più nella realtà, di abbrutimento, crisi del sistema capitalista, della sua marcia ideologia, è luogo di “guerra”, in cui, comunque, a farne le spese sono soprattutto le donne, anche quando partecipano a questa guerra. Nella vicenda processuale, prima c'è stata la difesa omertosa della famiglia, da difendere nella sua “onorabilità” verso l’esterno, poi la lotta di tutti contro tutti (a cui grande mano hanno dato i mass media: prima “Michele” era il “mostro” poi il povero zio “schiavizzato” dalle “perfide” donne di casa, ecc.). Una famiglia che è una catena, in cui se cade uno cadono tutti.

Come abbiamo accennato prima, questa triste vicenda di Sarah è stata emblematica per il fango, lo sciacallaggio, l'impazzimento dei Talk Show, la morbosa curiosità per mesi e mesi che si è costruita attorno, sempre più pianificata per eccitare e dare sfogo agli humus della "gente".
Ricordiamo brevemente alcuni fatti. Subito dopo l'uccisione di Sarah, calano in massa nel piccolo paese di Avetrana, le forze dell'ordine: polizia, carabinieri, i Ros, che stazionano per mesi. Mentre comincia in maniera assurda la presenza e pressione mediatica. Il paese, la casa di Sabrina, diventano un luogo di macabro turismo della domenica.
La maggior parte della stampa e delle Tv cerca di sguazzare nelle sofferenze, di trovare la notizia piccante sulla vita amorosa delle ragazze di Avetrana... Vi sono per mesi e mesi Tv nazionali e locali che fanno trasmissioni non stop; che quando inizia il processo si piazzano al Tribunale e ad Avetrana e arrivano a pagare i “cittadini” da intervistare, suggerendo loro anche cosa dire perchè si faccia notizia.
La morte di Sarah, la questione di Misseri prima e di Sabrina e Cosima dopo, diventano uno spettacolo da “grande fratello”, non è più reale, non deve più provocare emozioni, rabbia, ribellione, ma morbosa curiosità, facendo volutamente un’operazione di capovolgimento: non si parte dalla vicenda personale per comprenderne le ragioni sociali, ma si cancellano di fatto le ragioni sociali e tutto si riduce a scandagliare i particolari. Come una dittatura viene imposto a migliaia di persone di parlare solo di questo, di pensare solo a questo, di concentrare l’attenzione della gente sul particolare, per non interessarsi al generale della loro condizione e della stessa condizione delle donne.
Poi c'è lo sporco ruolo degli avvocati, tutti, e degli “esperti”, che si vendono a fior di soldi le loro dichiarazioni e indiscrezioni sugli atti processuali; gli avvocati parlano più in televisione e sui giornali che nell'aula giudiziaria; mentre indirizzano le bugie, mezze verità dei loro difensori.  E poi c'è il sindaco di Avetrana che cerca di sfruttare l'attenzione per rendere più interessante il suo paese a fini turistici (pensa anche di far costruire nella piazza una statua di Sarah). Poi lo stupido fratello di Sarah che cerca di avere da Raffaele Mora anche una sua piccola e squallida pubblicità...
Infine, non possiamo non rilevare un altro fatto. Sabrina e Cosima sono state condannate al massimo della pena: l'ergastolo. Questo avviene in una situazione, anche recente, in cui altre sentenze, che hanno riguardato terribili violenze e perfino uccisioni di donne da parte di uomini, non hanno visto affatto dure condanne, anzi sono state spesso sentenze scandalose per la loro leggerezza.  Della serie che se è l'uomo ad uccidere ha sbagliato e addirittura va perdonato, se è una donna, è un 'mostro'! Anche questo c'è in questa brutta vicenda e pensiamo che anche questo abbia pesato.
Movimento femminista proletario rivoluzionario

pc 22 febbraio - VENTI DI GUERRA: mercato delle armi mai così florido dalla Guerra Fredda

Armi, mercato senza crisi. Mai così florido dalla Guerra Fredda
di Cecilia Scaldaferri

Il mercato delle armi non conosce crisi o flessioni, anzi: in crescita stabile dal 2004, negli ultimi cinque anni ha toccato un picco mai raggiunto dalla fine della Guerra Fredda. A lanciare l'allarme è l'ultimo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri) che dagli anni '50 raccoglie informazioni su vendite, trasferimenti, licenze di produzione non solo tra Stati ma anche organizzazioni internazionali e gruppi armati non statali.

L'India e la sua corsa alle armi
Se l'Asia è una delle destinazioni principali per le armi (+7,7% negli ultimi dieci anni, con una fetta di mercato pari al 43% nelle importazioni globali), a fare la parte del leone è l'India, che ha registrato un incremento del 43% dal quinquennio 2007-11 al quinquennio 2012-16, arrivando a rappresentare il 13% del mercato mondiale, con una quota ben più alta dei suoi vicini: Cina e Pakistan.
Questo, ha spiegato il ricercatore del Sipri, Siemon Wezeman, in parte perché rispetto a Pechino "sempre più capace di sostituire le importazioni di armi con prodotti locali, l'India rimane dipendente da molti volenterosi fornitori, dalla Russia agli Stati Uniti, dai Paesi europei a Israele e Corea del Sud".
Tra i Paesi del sud-est asiatico (+6,2%), spicca invece il Vietnam, passato dalla 29esima posizione nel 2007-11 alla decima nel 2012-16, con un incremento di importazioni di armi che ha toccato il 202%.
Medio Oriente, importazioni raddoppiate in dieci anni.

Con un aumento dell'86% nelle importazioni di armi tra il 2007-11 e il 2012-16, il Medio Oriente detiene un (triste) primato e il 29% del mercato globale. Un trend che non è stato scalfito neanche dal calo consistente del prezzo del petrolio. Nonostante questo, infatti, i Paesi della regione sono impegnati in una corsa alle armi che non conosce

pc 22 febbraio - La lotta dei taxisti romani è reazionaria e neocorporativa ed è quindi naturale che venga diretta e veda in prima fila i fascisti...

...ed è quindi naturale che venga diretta e veda in prima fila i fascisti - la critica alle leggi europee e italiane è da destra e chi ne appoggia le istanze è, lo voglia o no, di destra. 
Il 'cedimento' del governo è quindi una concessione all'opposizione reazionaria. 
L'appoggio di Grillo e della sciagurata giunta Raggi è la forma con cui il fascio/populismo devia l'attenzione dalla sua crisi e malaffare e mostra ulteriormente la sua vera natura.
State certi che se in piazza e con simili forme di lotta vi fossero stati operai e studenti, Stato e governo avrebbero risposto con la violenza e il rifiuto di accoglierne le istanze, e Grillo e la sua giunta avrebbero gridato alla 'violenza' e ai 'diritti dei cittadini calpestati' e contribuito a schiacciare il movimento di lotta. 
Chi a sinistra e nel nostro campo fa esercizio di 'dialettica', mostra solo il degrado ideologico e politico verso il 'rossobrunismo', che va decisamente e combattuto. 

proletari comunisti/PCm Italia
22 febbraio 2017

pc 22 febbraio - 4 donne Rom strappate dai figli a Palermo durante un'operazione repressiva al campo... il piano Minniti inizia a fare pulizia?

L'unica "colpa" è quella di non avere ancora riconosciuta, dopo ben 20 anni di vita sul suolo italiano, la cittadinanza che a causa di allucinanti leggi e procedure complesse e farraginose rimane sempre un miraggio.

4 donne Rom, accusate di essere clandestine, sono state strappate in modo barbaro dai loro figli e familiari e portate subito da Palermo a Roma nel CIE per essere espulse dall'Italia, dopo un vergognoso blitz dei carabinieri, messo in atto alcuni giorni fa, al Campo Rom, sito in una zona periferica della città, che con i mitra spianati hanno fatto perquisizioni a raffica senza assolutamente preoccuparsi dei tanti bambini impauriti, cui è stato impedito di andare a scuola.

Bambini che hanno poi raccontato ai loro compagni quanto subito in modo barbaro, bambini divisi dalle proprie mamme in modo assolutamente indegno, bambini dai volti segnati dalla paura per quelle facce coperte che gli passavano minacciose accanto. 

Due delle donne portate a  Roma erano scappate dalla guerra in ex Jugoslavia, le altre due