venerdì 24 marzo 2017

pc 24 marzo - A Sergio Manes, un saluto dalle compagne del Mfpr

Durante la “Marcia delle donne” che ha toccato diverse città italiane a fine 2015, dal nord al sud, cui l’Mfpr ha dedicato il Foglio del mese di gennaio 2016, le compagne hanno incontrato a Napoli Sergio Manes, editore della “Città del Sole”. Qui di seguito riportiamo, come doveroso e sentito saluto al compagno, il pezzo in cui si parla di questo incontro.

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UN SINGOLARE E INTERESSANTE INCONTRO A NAPOLI IL 12 DICEMBRE
Con l'editore di Città del Sole e con il Prof. Di Marco, esperto marxista, dell'Università Federico II; un incontro si può dire tenuto all'insegna della nostra parola d'ordine: "Sono le donne che hanno più interesse alla teoria rivoluzionaria".
Abbiamo parlato della produzione teorica del Mfpr, testimoniata dai vari opuscoli presentati nel dépliant, e in particolare del prossimo lavoro di "formazione rivoluzionaria" delle donne on line che inizieremo in questo nuovo anno.
Da questo incontro sono uscite due importanti proposte. L'editore della Città del Sole ha parlato sia di pubblicare libri/opuscoli già prodotti dal Mfpr, sia di produrne di nuovi sia storici sulla lotta delle donne, sia su tematiche molto attuali della condizione femminile.
Ma è stato soprattutto il Prof, Di Marco che ci ha chiamato ad una sfida entusiasmante: "entrare nell'Università!". Organizzare la presentazione all'Università di alcuni testi del Mfpr, su alcune temi fondamentali della questione femminile.

Una sfida chiaramente non semplice, ma che raccogliamo con nuovo impegno!

pc 24 marzo - Bergamo Logistica: 2° giornata di Sciopero e iniziative a Bergamo. BASTA LICENZIAMENTI POLITICI E REPRESSIONE DELLE LOTTE NELLA LOGISTICA. Appello a Solidarizzare e Sostenere

l'ultima foto ci è stata mandata da lavoratori USB, anche loro in piazza per loro vertenza. Un primo segnale di unità e sodale da fare proprio e diffondere

pc 24 marzo - contro il G7 dei ministri dell'economia a Bari - parte la campagna

 Chiamata per un’assemblea nazionale per una mobilitazione contro il G7 finanziario a Bari

    locandina lowNella seconda settimana di maggio (dall’11 al 13) si svolgerà, a Bari, il G7 finanziario, che vedrà incontrarsi i ministri delle Finanze, i presidenti delle banche centrali, i rappresentanti della BCE e i responsabili del FMI. Questo appuntamento anticiperà il summit di Taormina indetto per fine maggio.
    Il G7, tanto importante per i potenti della terra, è per noi un ulteriore motivo per ribadire la nostra avversità al modello di sviluppo proposto dal capitalismo mondiale, basato sulla devastazione dei territori e sulla progressiva precarizzazione del mondo del lavoro, in uno scenario di frontiere chiuse alla libera circolazione degli esseri umani ed inesistenti per le merci e le armi. Anche la nostra regione è da anni scenario degli effetti nefasti di un capitalismo al collasso e, mai nella

    pc 24 marzo - solidarietà ai migranti contro le aggressioni e gli omicidi fascio-razzisti

     Guerra di confine. Tentato omicidio razziale a Rimini, un morto a Ventimiglia.


    ventimiglia
    Ieri a Rimini un migrante nigeriano è stato aggredito e ferito quasi a morte. Un trentanovenne romano trasferitosi a Rimini lo ha fermato, insultato, preso a pugni, accoltellato e quando ha provato a fuggire è salito in macchina e lo ha investito. Tutto questo è successo davanti ad un supermarket, in pieno centro a Marina di Rimini. Le accuse che pendono sulla testa dell'aggressore sono tentato omicidio aggravato da futili motivi e da motivi razziali.
    Il giovane nigeriano aspetta il permesso di soggiorno come rifugiato politico. Dalla Sicilia era stato "smistato" a Rimini tramite l'HUB bolognese. Il questore Maurizio Impronta valuta di accelerare le pratiche sull'asilo politico se il ragazzo sopravvive e si rimette. Nel frattempo deciderà se rilasciare un permesso di soggiorno per motivi umanitari.
    Mercoledì al valico di frontiera di Ponte San Luigi (Ventimiglia) un migrante afgano è stato bloccato dalla polizia francese, per evitare il trasferimento forzato a Taranto si è lanciato da un dirupo. Le sue condizioni sono gravi, è tuttora ricoverato all'ospedale Santa Corno di Pietra Ligure. Martedì il cadavere di un altro migrante è stato ritrovato nel baratro del "Passo della Morte", tra Ventimiglia e Mentone. La scomparsa era stata denunciata domenica da un suo amico che l'aveva visto precipitare.
    Un morto e due in fin di vita. È una guerra di confine, si svolge quotidianamente nei confini di razza e di classe del nostro paese, siano questi valichi di montagna o centri cittadini. Un tentato omicidio è l'unico segnale a cui le istituzioni del controllo e del confino rispondono: solo a tragedia compiuta le pratiche si possono accelerare. L'esempio a cui guardare è quello della mobilitazione dei migranti dell'Ex Aiazzone a Firenze contro le condizioni dell'accoglienza, o ghettizzante o inesistente, contro la morte per mano razzista o per mano dell

    pc 24 marzo - repressione fascio-imperialista in Sardegna

    Professore soggetto a interrogazione parlamentare per le sue lezioni sulle basi militari e sulla cultura sarda

    Succede nell' Italia del 2017 che dei senatori,tra cui il noto Maurizio Gasparri, si accaniscano su un professore reo di aver spiegato la natura della presenza di basi militari in Sardegna ai propri alunni. Sembrerebbe quasi uno scherzo, ma è accaduto realmente, con tanto di interrogazione urgente presentata al ministro Fedeli e a quello della Difesa Pinotti dai tre baldi senatori di Forza Italia.
    Il professore contro cui si scaglia tale mossa, Cristiano Sabino, porta avanti le sue idee indipendentiste da tempo aldilà della sua mansione di professore nel liceo scientifico di Olbia. Nell'interrogazione preseetata ai ministri si chiede la sospensione di appuntamenti come quello incriminato (dal titolo “Sardegna terra di bombe e cannoni”), perchè suppostamente reo di essere antimilitarista, così come la serie di eventi già previsti che si incentrano sulla storia e la cultura isolane.
    Si cerca in tal modo di intimorire quello che nelle scuole sarde in realtà potrebbe e dovrebbe rappresentare una serie di conoscenze basilari riguardo la propria storia e il proprio territorio, costellato di basi e poligoni e soggetto a una serie di esercitazioni e interdizioni che hanno una influenza rilevante sulle possibilità di sviluppo economico largamente inteso di tutta l'isola, e non solo delle aree maggiormente interessate dalla forte presenza militare.
    Con l'additare a un indipendentista il carattere sobillatorio delle sue lezioni si cerca di minare la possibilità che tali saperi circolino all' interno degli istituti sardi. Per questo, la solidarietà nei confronti di Sabino sta giungendo non solo dalle più disparate aree di movimento isolane, ma da colleghi e persone di ogni sorta, consci che l'affronto ricevuto si inscrive a un attacco più a lungo termine e altamente ramificato alla “sardità”, di cui un perno centrale è costituito dal rimosso di quanto avviene quotidianamente nei territori sbarrati dal filo spinato all'interno della stessa isola

     

    pc 24 marzo - campagna terroristica del governo e di Minniti in primis contro la manifestazione nazionale di domani - chi semina vento raccoglie tempesta

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    Ordine pubblico e movimenti: che partita si gioca intorno alla piazza del 25 marzo? 

    UNITA32 20170112185331152 755x515A pochi giorni dalla giornata del 25 marzo in cui verrà celebrato a Roma il sessantesimo anniversario della firma dei trattati europei alla presenza dei capi di Stato dei paesi U.E. si intensifica la campagna mediatica attorno alle contestazioni al vertice.
    Ci dicono i giornali che l'allerta è massima. Il Mattino, Romatoday, Il Messagero riportano all'unisono una velina della Questura: nessun travisamento, niente caschi, migliaia di carabinieri e finanzieri a terra per le vie di Roma e nei punti nevralgici della città a sorvegliare i cortei e a far rispettare i divieti, sistemi di registrazione all'avanguardia. Un'attenzione che non sorprende ma che denota un'attenzione particolare da parte del Ministero dell'interno su una giornata di contestazione quasi fisiologica al netto dell'antipatia suscitata dall'UE in tutto il paese. Poi i brogliacci polizieschi sulla stampa confermano e danno seguito a quanto già anticipato dal decreto sicurezza Minniti: fermi preventivi e arresti in differita. Ovviamente col silenzio assenso dei paladini della “libertà di espressione”.

    pc 24 marzo - Dai Cie al decreto Minniti: ecco la “sinistra” che odia i poveri


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    L’ultimo provvedimento in materia sicurezza del governo Gentiloni è in perfetta sintonia con il solco tracciato in questi ultimi 15 anni da un centrosinistra che ha inseguito la peggior destra populista. Misure securitarie e liberticide che non fanno altro che prendersela con gli ultimi: migranti, rom ed emarginati.
    In un’intervista pubblicata pochi giorni fa dall’edizione locale del Corriere della Sera, l’assessore bolognese Matteo Lepore ha fatto molto arrabbiare i suoi colleghi di partito affermando che gli elettori non vedono più la differenza tra il Pd e gli altri partiti di centrodestra come Lega Nord e Forza Italia.
    Non è chiaro se l’esponente democratico parlasse di un problema solo ideologico oppure si riferisse a questioni molto pratiche, dal momento che sono ormai vent’anni che, nonostante programmi elettorali nominalmente dalla parte dei segmenti più deboli della società, illustri esponenti del centrosinistra, quasi tutti oggi iscritti al Pd, hanno dichiarato guerra ai poveri e agli emarginati a suon di provvedimenti legislativi ed ordinanze.
    Oggi fa discutere il decreto Minniti. Il ministro degli Interni democratico ha preparato una legge sulla sicurezza da fare invidia a quella targata Maroni e Berlusconi del 2009.
    Il nuovo decreto, in realtà, è solo la ciliegina sulla torta di un processo che è cominciato nel 1998, quando due attuali esponenti del Pd scrissero una legge da molti ritenuta spaventosa: la Turco-Napolitano.

    La detenzione amministrativa per migranti
    Con l’obiettivo dichiarato di riordinare la materia dell’immigrazione, l’attuale presidente emerito della Repubblica e l’ex ministra delle Solidarietà Sociale firmarono una legge che introdusse i Cpt (Centri di Permanenza Temporanea), gli antenati dei Cie: veri e propri centri di detenzione per migranti in attesa di espulsione.

    pc 24 marzo - Bergamo - guerra ai lavoratori in lotta della logistica - serve massima solidarietà - convochiamo una manifestazione a Milano nei prossimi giorni

    perchè attaccano i lavoratori in lotta?

    lavoratori indagati perchè scioperano
    lavoratori sanzionati perchè lavorano in sicurezza
    lavoratori allontanati perche non tengono la media produttiva
    lavoratori licenziati perchè la lotta diventa cospirazione contro l'azienda


    se toccano uno toccano tutti

    facchini in lotta bergamo
    slai cobas per il sindacato di classe

    pc 24 marzo - OGGI A NAPOLI RICORDIAMO IL COMPAGNO SERGIO MANES- ore 17 presso la "Citta del Sole"

    Da uno dei suoi recenti impegni editoriali, al servizio della classe operaia:


    LOTTE DI CLASSE

    "Con questa collana le Edizioni "La Città del Sole" intendono contribuire ad una maggiore circolazione dei materiali prodotti da esperienze di lotta che - nonostante la multidecennale disgregazione culturale, politica e organizzativa del proletariato e delle classi subalterne - tengono vivo lo scontro di classe e la speranza nel futuro opponendosi alle politiche che, sempre più ferocemente, fanno ricadere sui popoli e sulle classi dominate le conseguenze della crescita del capitalismo nella sua crisi... La pubblicazione... vuole concretizzare la funzione di servizio delle Edizioni per una migliore informazione su quelle lotte, per stimolare il dibattito, per favorire la sintesi"

    giovedì 23 marzo 2017

    pc 23 marzo - logistica kamila: la repressione non ferma la lotta - massimo sostegno e solidarietà


    pc 23 Marzo - 1956-2017 nel sessantunesimo dell’indipendenza formale la Tunisia è sempre più pervasa dallo spettro della rivolta sociale

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    Questo sessantunesimo anniversario dell’indipendenza formale della Tunisia é stato caratterizzato particolarmente dalla retorica istituzionale. Già pochi giorni prima il primo ministro Chahed, per lungo tempo al servizio dell’ambasciata americana, in un suo discorso aveva citato la celebre frase di Marx “finora i filosofi hanno provato ad interpretare il mondo adesso si tratta di cambiarlo” al limite tra il ridicolo e la farsa data la politica del suo governo tutt’altro che “marxista”…
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    Lo scorso 20 Marzo, in occasione dei festeggiamenti istituzionali lo stesso primo ministro ha inaugurato nella capitale un pilastro metallico alto decine di metri su cui sventola un’enorme bandiera nazionale costata 300.000 dt! Potremmo dire con altrettanta ironia che più si innalza il vessillo nazionale più si sperperano le risorse del paese oltre che a svenderle alle potenze straniere (vedi nostro precedente articolo su Tunisia 2020).
    Alla vendita all’asta rivolta al maggiore offerente straniero (rappresentata da Tunisia 2020) fanno da complemento la continua miseria in cui versa il popolo tunisino in tutti i settori. Solo negli ultimi giorni il paese è stato attraversato da un forte sciopero degli insegnanti che chiedono le dimissioni del ministro dell’insegnamento, in questa occasione alcuni direttori di liceo che si sono rifiutati di fornire i nominativi degli scioperanti al ministero sono stati rimossi (sic!), si sono aggiunti gli studenti di giurisprudenza che in tutte le città universitarie hanno inscenato sit in davanti i tribunali e nella capitale alla Qasbah, bloccando inoltre l’autostrada. Queste proteste sono contro il proggetto di legge che vuole modificare le regole per poter iniziare ad esercitare la professione per i neolaureati.
    C’é stato anche un grande sciopero nazionale degli operai edili che da anni chiedono di essere regolarizzati dai governi “rivoluzionari” che si sono succeduti dal 2011 ad oggi. In tutto il paese hanno scioperato in 60.000. Gli operai hanno chiesto  al governo di rispettare il”Patto di Cartagine” e, ha dichiarato un operaio « di mettere fine a tutte le forme d’impiego precario. Gli operai dei cantieri lavorano senza contratto e senza copertura sociale. Non percepiscono remunerazione, ma piuttosto dei premi insufficienti.” 
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    Di contro il sindacato, sempre più asservito al governo, ha dichiarato di comprendere le “difficoltà del paese” quindi non pretende un’assunzione di tutti gli operai ma quantomeno un “calendario chiaro” di assunzioni (!).
    Il governo ogni giorno vuole dare un’immagine del paese moderno, democratico e che é prossimo a raggiungere lo sviluppo economico, negli ultimi giorni c’é stato un bombardamento mediatico circa la ripresa del settore turistico che quest’estate dovrebbe registrare un aumento del 30% rispetto all’anno scorso, quindi la vecchia strategia inconsistente di puntare su un settore volatile e ad alta speculazione.
    La realtà quotidiana è ben diversa, i tassi di disoccupazione, in particolare giovanile non accennano a diminuire, per quanto riguarda l’inflazione stesso discorso. Chi ha un lavoro vive in una continua situazione precaria per quanto concerne il proprio potere d’acquisto, la sicurezza sul lavoro e la garanzia dei propri diritti sempre rimessi in discussione da questo governo che ha fatto dell’austerity la propria bandiera e dallo stato di polizia sempre più rafforzato che reagisce con la repressione ad ogni sciopero finanche a livello locale e di tipo economico/rivendicativo.
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    I giovani laureati, come i loro omologhi al di la del mare in Europa, sono alla continua ricerca di lavorare nei centres d’appelle (call center) di società europee che delocalizzano in Tunisia in regime off-shore e che pagano salari ancora più da fame che in Europa per lo stesso lavoro stressante e usurante. Un settore con un giro d’affari da 269 milioni di euro annui con 364 call center e oltre 22.000 lavoratori. Invece i giovani, spesso laureati in lingua con un ottimo livello di francese, inglese, italiano, tedesco e spagnolo ricevono un salario di 700 dt che in una città come Tunisi sono appena sufficienti per pagare le spese di affitto, trasporto, luce e cibo.
    Ma un lavoro del genere puo’ rappresentare un lusso rispetto alla situazione presente nelle aree interne e agricole del paese. Per citare l’ultimo fatto grave, oggi uno dei tanti pick-up che quotidianamente trasportano le braccianti agricole nei campi al mattino presto e che le riportano a casa a fine giornata, si é scontrato con un camion sbandando e catapultando fuori le 23 lavoratrici e due bambini sulla strada tra Meknassi e Sidi Bouzid, 6 di esse sono ricoverate in gravi condizioni nell’ospedale regionale di Sidi Bouzid.
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    Sono gli stessi pick up usati per trasportare i montoni nei souk (mercati) settimanali in villagi e città. Ogni giorno migliaia di braccianti agricole (tutte donne) vengono trasportate su questi mezzi come animali rischiando la vita ogni giorno. Di contro quotidianamente leggiamo articoli circa le imprenditrici tunisine che secondo varie classifiche sono le prime in tutto il continente africano… Poche unità contro le migliaia di donne comuni costrette a subire ogni giorno ogni tipo di violenza e a rischiare la vita per poter garantire la sopravvivenza dei propri figli.
    Davanti a questa situazione in occasione dell’indipendenza formale del paese, tutt’altro che indipendente dall’imperialismo in generale e da quello francese in particolare, il presidente della repubblica quasi novantenne Essebsi ha avuto il coraggio di esortare i tunisini a “lavorare di più per preservare l’indipendenza del paese”! Nel suo discorso alla nazione trasmesso dal canale nazionale “watanya 1” (nazione 1) Essebsi, travalicando le sue funzioni ed entrando nel merito dell’operato del governo, ha anche aggiunto di essere soddisfatto dell’operato del ministro dell’istruzione Jellouli, ha reitarato inoltre la sua volontà affinché venga promulgata una legge di “riconciliazione nazionale” con amnistia generale verso gli ufficiali del regime di Ben Ali che “hanno solo eseguito gli ordini nelle loro funzioni” e gli uomini di affari legati alla cricca Ben Ali-Trabelsi (la famiglia presidenziale). Intanto le carceri si riempiono di giovani: nella “democratica Tunisia” basta un tiro di spinello per scontare un anno di carcere più ammenda o un comportamento “immorale” come un bacio per strada (6 mesi di detenzione) o rapporti omosessuali (considerati sodomia) in cui é previsto test anale ed eventualmente detenzione non inferiore a un anno. Allo stesso tempo si è molto comprensivi verso stupratori o i casi di violenza domestica le cui pene sono inferiori a 6 mesi spesso!
    Tornando al presidente, secondo Essebsi quindi i tunisini dovrebbero “responsabilizzarsi” e lavorare di più, allo stesso tempo difende il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, cosi come l’ex madrepatria francese e gli USA dalle accuse di voler imporre al paese dure condizioni di indebitamento e riforme strutturali: “Non sono stati loro che hanno voluto prestarci i soldi. Siamo stati noi che li abbiamo sollecitati a prestarceli“. Anche in questo caso non farebbe una piega, la borghesia compradora tunisina rappresentata dagli Essebsi e dagli Chahed guadagna le briciole da questi traffici di prestiti per vivere nel lusso mentre il popolo tunisino è sfruttato fino all’ultima goccia di sangue per poter sbarcare il lunario.
    Davanti a questa situazione esplosiva ed oggettivamente rivoluzionaria, la sinistra ufficiale rappresentanta dal Fronte Popolare e scesa in strada a sventolare le proprie bandierine sbiadite festeggiando “l’indipendenza”, tra un congresso e un altro nei migliori hotel del Sahel scendono in strada per fornire un supporto oggettivo al governo.
    Per uscire da questo impasse serve ben altro, siamo fiduciosi che questi bollori sociali rimpolpino il progetto rivoluzionario soggettivo in costruzione che possa sfruttare la situazione oggettiva…

    pc 23 marzo - Imperia - sempre e solo razzismo di Stato -

    La misura promossa dal prefetto di Imperia Silvana Tizzano

    Parco Roja di Ventimiglia, impronte digitali per identificare i migranti

    lunedì 20 marzo 2017
    Parco Roja di Ventimiglia, impronte digitali per identificare i migranti


    VENTIMIGLIA -  Nuova disposizione arriva dalla prefettura di Imperia. Gli stranieri che desiderano essere ospitati nel campo Roja di Ventimiglia devono prima essere identificati. La disposizione è stata promossa dal prefetto Silvana Tizzano. L'obiettivo numero uno dalla misura è quello di regolare gli ingressi all'interno del centro.
    Nella struttura è infatti presente un presidio delle forze dell'ordine composto da carabinieri e polizia. Ora gli aspiranti ospiti dovranno fornire le impronte digitali. Il fine è quello di sapere se sono già stati identificati al momento dello sbarco in Italia. Nel caso in cui l'identificazione non fosse già avvenuta lo straniero può scegliere di recarsi in caserma per le procedure di riconoscimento oppure uscire dal campo.
    Al momento, nella struttura del Parco Roja sono ospitati 110 migranti, in media, su una capacità di 150 posti letto. Mercoledì prossimo dovrebbero iniziare i lavori di restyling, in attesa di salire di nuovo a 250 posti letto. La prima grande conseguenza dell'obbligo di ingresso al campo soltanto per i migranti identificati è il nuovo affollamento della stazione ferroviaria, soprattutto nelle ore notturne. La maggior parte degli stranieri, infatti, non vuole essere identificata.

    pc 23 marzo - Torino, finalmente si fa chiaro - Corteo anti sfratti,"Con Appendino non è cambiato niente"


    Il corteo antisfratti nel centro di TorinoIl corteo antisfratti nel centro di Torino
    Il corteo antisfratti nel centro di Torino

    Il corteo antisfratti nel centro di Torino


    Il corteo, circa 200 persone, da piazza Carlo Felice a piazza Castello

    Sfila in centro il corteo di lotta per la casa contro gli sfratti. La manifestazione, organizzata da Askatasuna, e dai comitati come Prendo Casa e Lucento-Vallette, è sostenuta anche da Rifondazione e da una delegazione del Moi. Il corteo, partito da piazza Carlo Felice si è diretto verso piazza Castello passando da Via XX settembre dove alcuni manifestanti con la maschera di Anonimous hanno attaccato manifesti contro le vetrate della  banca Bnl e hanno chiuso l'ingresso con una striscia di cellophane su cui è stato scritto: "sopra la casa la banca campa sotto la banca la casa crepa".  Qualcuno ha anche imbrattato il nuovo infopoint  di piazza Carlo Felice con la scritta :" Come Rovinare Torino"
    Nella città della crisi noi contiamo. Contro i padroni della città. Casa, reddito dignità", si legge sullo strisicione che apre il corteo che sfila. "A Torino ci sono 5mila appartamenti vuoti", dicono i manifestanti  che protestano  contro quelli che chiamano 'i padroni della città".  "La sindaca Chiara Appendino non ha fatto niente, siamo tornati a giocare a guardie e ladri come la precedente amministrazione". L'intera manifestazione è stata seguita dalla polizia e dalla digos che ha controllato non ci fossero deviazioni dal percorso stabilito. Chiusi tutti gli accessi in piazza San Carlo.

    pc 23 marzo - senza limiti il razzismo borghese e piccolo borghese in Liguria

    Class action contro 1363 migranti: danni arrecati al turismo

    L’ex caserma Crespi dovrebbe ospitare un centinaio di migranti

    Imperia - La mappa dell’accoglienza prevede che a Imperia (seconda provincia in Liguria, dopo Genova, per numero di profughi da ricevere ), ospiti in totale 1363 migranti. Numeri usciti dall’ultima audizione della commissione parlamentare d’inchiesta che tengono conto dalla ripartizione fatta dal Viminale sulla stima di 200 mila arrivi complessivi nel 2017.
    L’argomento tiene banco soprattutto nel Dianese. Una mozione della maggioranza con cui si chiede al sindaco, nel caso si concretizzi l’accoglienza di nuovi migranti presso strutture private, di promuovere una class action per il risarcimento dei danni arrecati al turismo e alla collettività. Il documento sarà discusso mercoledì alle 18 a Diano Marina, alla riunione del Consiglio comunale, e sarà sicuramente l’argomento-clou.
    Nel Dianese il caso-migranti, dopo l’arrivo di 14 profughi a San Bartolomeo al Mare e l’incontro pubblico in cui quasi tutti i sindaci del comprensorio hanno espresso la loro contrarietà all’accoglienza secondo le modalità previste dal Governo, resta al centro della politica locale. L’amministrazione di Diano Marina guidata dal sindaco leghista Giacomo Chiappori vuole ufficializzare con grande chiarezza la sua posizione. Lo farà con una mozione con cui, dopo aver ricordato la contrarietà all’accoglienza dei migranti manifestata dalla popolazione intervenuta all’incontro pubblico del 10 marzo, il Consiglio comunale avanza precise richieste al Governo, al Prefetto e al sindaco.
    A quest’ultimo in particolare, nel documento, si chiede l’impegno contro la requisizione di immobili sfitti o non abitati, l’impegno a verificare le condizioni igienico sanitarie di strutture private eventualmente adibite all’accoglienza, l’impegno a prevedere un risarcimento danni e una tassazione specifica risarcitoria nel caso dell’arrivo dei profughi, l’impegno a riconfermare la non adesione allo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) per la mancanza di dati certi sul numero degli arrivi.

    pc 23 marzo - i legami tra la Juventus e la 'ndragheta' confermati - malavita e fascisti devono essere spazzati via dalle società e dagli stadi dsi ogni squadra

    'Ndrangheta in curva, un'intercettazione di Agnelli: "Quelli hanno ucciso gente..."

    'Ndrangheta in curva, spunta un'intercettazione di Andrea Agnelli: "Quelli hanno ucciso gente..."


    Colpo di scena, riportato dall'Huffington Post, nelle indagini sui rapporti tra la Juve e capi ultrà legati ai clan: l'ipotesi degli investigatori è che il presidente sapesse dello spessore criminale di alcuni personaggi. La Commissione antimafia precisa: "Il problema riguarda anche altre società, le sentiremo"

    Andrea Agnelli, presidente della Juve, incontrava i capi ultrà. E sembrava essere bene a conoscenza dello spessore criminale di alcuni di essi. Lo rivela un'intercettazione ancora secretata, e che gli stessi avvocati della società bianconerfa chiedono di de-secretare, diffusa dall'Huffington Post. In essa Agnelli parla di Loris Grancini, leader milanese dei Viking su cui pende una richiesta di sorveglianza speciale del Tribunale di Torino: " “Il problema è che questo – dice Agnelli riferendosi a Grancini – ha ucciso gente”. Il presidente bianconero è al telefono con Alessandro D’Angelo, amico e collaboratore che si occupa della sicurezza allo stadio. Il quale replica correggendolo: “...ha mandato a uccidere”. Una conversazione risalente al marzo del 2014 che, secondo il procuratore della Federcalcio Giuseppe Pecoraro, smonterebbe la linea secondo la quale la società Juve non era a conoscenza del profilo criminoso di alcuni esponenti ultrà.

    'Ndrangheta in curva, spunta un'intercettazione di Andrea Agnelli: "Quelli hanno ucciso gente..."
    Questa è una delle intercettazioni che la presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, ha letto oggi al legale della Juve, Luigi Chiappero, nell'ambito dell'audizione a Palazzo San Macuto sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nella curva bianconera che ha portato, nel luglio scorso, all'arresto di Rocco Dominello, figlio di un boss della 'ndrangheta che proprio domani, giovedì, sarà a processo a Torino per associazione mafiosa. Al centro di tutta l'inchiesta dell'Antimafia, e di quella aperta dalla giustizia sportiva, ci sono proprio i rapporti diretti che Agnelli avrebbe intrattenuto con Dominello, e che invece il presidente bianconero smentisce. Ma quell'intercettazione non sarebbe l'unica. Durante l'audizione, quando l'avvocato sostiene «Agnelli non sapeva nemmeno che tra i capi ultrà ci fossero 'ndranghetisti», la presidente Bindi lo mette all'angolo: «Forse le manca qualche carta, ma da alcune intercettazioni sembra emergere il contrario». Si tratterebbe sempre di una conversazione tra Agnelli e D'Angelo: a spiegarlo è il senatore democratico Stefano Esposito che però ne mette in dubbio l'esistenza: «In un colloquio secretato ci è stato citato lo stralcio di un'intercettazione in cui Andrea Agnelli dice "hanno arrestato due fratelli di Rocco. Lui è incensurato, parliamo con lui”».

    I rapporti diretti tra il presidente della Juventus Andrea Agnelli e Rocco Dominello, figlio di un boss della ndrangheta, sono documentati da due intercettazioni e da una testimonianza dello stesso Dominello resa nel corso dell’interrogatorio in carcere. I documenti che contraddicono quanto affermato dall’avvocato della Juventus Luigi Chiappero nell’audizione in commissione Antimafia sono contenuti nel deferimento del procuratore della Figc Giuseppe Pecoraro, avvenuto in settimana e citato non a caso oggi dalla presidente della commissione Rosy Bindi per contestare a Chiappero quanto affermato in entrambi le audizioni rese a San Macuto.
    Elementi che hanno spinto l’ex-prefetto di Roma ad aprire un procedimento sul fronte della giustizia sportiva, che viaggia su binari autonomi da quella ordinaria, visto che nell’ambito dell’inchiesta penale “Alto Piemonte” la Procura di Torino ha considerato gli esponenti della società semplicemente testimoni, ma che il legale bianconero ha dichiarato di non conoscere. Nella prima parte dell’audizione, avvenuta mercoledì scorso, Chiappero aveva escluso categoricamente ogni contatto diretto tra Dominello e Andrea Agnelli, aggiungendo che in ogni caso nessun dipendente della società era a conoscenza dei rapporti di Dominello con la ndrangheta.

    Pecoraro ha anche fornito alla Commissione antimafia un’intercettazione in cui si parla chiaramente di un incontro tra Agnelli, Dominello e altri ultrà presso la Lamse SpS, holding controllata dallo stesso Agnelli. La conversazione risale all’agosto del 2016, e Agnelli racconta: “So che erano lì…io ogni volta che li vedevo, quando li vedevo a gruppi facevo scrivere sempre le cose sui fogli, perché nella mia testa era per dargli importanza che scrivevo quello che dicevano”. Più avanti Agnelli si riferisce alla rivendita di biglietti forniti dalla società: “Loro comprano quello che devono comprare, a noi ci pagan subito e poi gestiscono loro!”. Dominello, come risulterebbe da un’altra intercettazione tra Agnelli e D’Angelo, aveva avviato una costante e cordiale corrispondenza via sms con l’allora allenatore della squadra Antonio Conte, che addirittura, a detta di Dominello, “si apre” con lui. Al termine dell’audizione di oggi, Chiappero ha chiesto la desecretazione degli atti citati, e ha ribadito la disponibilità di Agnelli ad essere ascoltato, il che avverrà verosimilmente ad aprile. Non sarà l'unico, assicurano comunque a Palazzo San Macuto: ""Il problema riguarda anche altre società e saranno chiamati qui altri presidenti, con lo scopo di individuare insieme come uscire da una realtà innegabile".

    pc 23 marzo - dalla Tunisia all'India per la liberazione di Saibaba

    Noi docenti e studenti tunisini e attivisti nei movimenti sociali nel nostro paese, denunciamo con forza l'illegittimità della recente condanna all'ergastolo del prof. G. N. Saibaba dell'università di Nuova Delhi e dello studente Hem Misra pronunciata da un tribunale dello stato indiano del Marhastra lo scorso 7 Marzo.
    I compagni hanno avuto una condanna cosi grave in quanto sono accusati di avere dei legami con il PCI(m) anche se non vi sono prove di cio' e inoltre un paese che pretende di essere "la più grande democrazia al mondo" non dovrebbe condannare i propri cittadini per reati d'opinione. Infatti tutti loro sono noti attivisti in alcuni movimenti politici e sociali in India. Hem Misra é attivo nella Democratic Student Union e Saibaba é il segretario del Fronte Democratico Rivoluzionario, organizzazioni legali che denunciano la criminale Operazione Green Hunt contro i maoisti in India.
    A causa del loro attivismo costante (Saibaba da oltre 35 anni è dedito alla militanza politica rivoluzionaria) intelligente e creativa (Hem Misra è anche un musicista al servizio della causa) sono stati condannati ad una pena cosi dura applicando la legge draconiana chiamata "Unlawful Activities Prevenction Act" che perseguita chi compirebbe azioni che mettano in pericolo lo stato indiano. Per chi non lo sapesse il prof Saibaba é disabile al 90% e si muove con una sedia a rotelle...
    Inoltre siamo portati a credere che questa condanna oltre ad essere una provocazione sia anche una risposta al successo della recente campagna internazionale per la liberazione dei prigionieri politici indiani tra cui questi compagni. Anche nel nostro paese la campagna si é sviluppata con successo coinvolgendo non a caso molti studenti, docenti e intellettuali in generale che hanno solidarizzato con Ajith, Saibaba ed Hem Misra.
    Anche in Tunisia le persone stanno conoscendo il vero volto del regime indiano che sotto la maschera della "democrazia" nasconde quello del fascismo hindu, nelle prossime settimane si moltiplicheranno le iniziative di contro informazione per la liberazione di Saibaba, Hem Misra e gli altri condannati in scuole e università del nostro paese.

    Docenti, studenti e intellettuali tunisini per la liberazione di Saibaba


    pc 23 marzo - la repressione in Sardegna

    Vogliamo parlare di repressione e di come prenderne le contromisure , ecco gli appuntamenti in cui ne parleremo :

    - Sassari martedi 28 marzo ore 18.30 Culletivu S’idea Libera via Casaggia 12 ; 


    -
    Nuoro mercoledi 29 marzo ore 18.30 biblioteca S. Satta via Asproni 8 ; 


    -
    Cagliari giovedi 30 Marzo ore 18.30 biblioteca BAZ via San Giacomo 117 . 


    Interveranno :
     

    -
    Paola Staccioli (centro documentazione lotta rosso 17 ) ; 
    -
    Italo Di Sabato (osservatorio sulla repressione) ;


    A Nuoro e Cagliari prima del dibattito ci sarà un monologo dell’attore Carlo Valle sulla situazione carceraria del 41 bis .

    Negli ultimi anni le manifestazioni di conflittualità sociale e politica sono oggetto di attacchi sempre più duri, in Italia come nel resto d’Europa. Ogni espressione radicale di conflitto viene colpita in modo sempre più duro.
    Lottare contro la repressione per noi è un dovere. Come è importante, nello specifico, denunciare le torture, le condizioni di carcere duro, condurre campagne contro l’art. 41 bis, ecc.
    Negli ultimi anni la devastazione di interi territori in nome del profitto, la mancanza di case e di lavoro, la decadenza della scuola e del sistema sanitario, ovvero un generale peggioramento delle condizioni di vita provocato dall’acuirsi della crisi, ha spinto di nuovo sul terreno della lotta settori popolari più vasti . Lavoratori, in particolare della logistica, cittadini che si oppongono a discariche, basi militari, grandi opere, migranti, disoccupati, studenti, occupanti di case... si sono trovati a fare i conti con pestaggi, denunce, fogli di via, schedature di massa e misure restrittive varie, o con nuove forme di repressione subdole quali le multe pecuniarie, volte a indebolire il sostegno popolare ai movimenti . Vari sono infatti gli strumenti utilizzati, da quelli più apertamente militari e polizieschi (carcerazioni, arresti, denunce, fogli di via, Daspo, ecc.), a quelli amministrativi (in particolare le sanzioni pecuniarie) fino a forme più soft, mediatiche e culturali. La denuncia e la corretta informazione sull’apparato di prevenzione/repressione statale sono necessarie. Così come le campagne di solidarietà nei confronti dei prigionieri politici, “vecchi” e “nuovi”, e di tutti i compagni e le compagne colpiti dalle differenti forme di repressione (licenziamenti, multe, denunce, carcerazione).
    Occupazioni abitative, iniziative antifasciste, blocchi stradali, sabotaggi, scontri di piazza... Mai cadere nella trappola di distinguere “buoni” e “cattivi” di fronte al nemico di classe. Si parte e si torna insieme... ci insegna il movimento No Tav, quando rivendica collettivamente anche le azioni maggiormente criminalizzate .


    Antonello Tiddia

    pc 23 marzo - marzo 1985 - marzo 2017 PEDRO VIVE a Trieste 25 marzo



    IL 9 MARZO DEL 1985 LO STATO BORGHESE UCCIDEVA A TRIESTE IL MILITANTE COMUNISTA PIETRO GRECO “PEDRO”.


    SABATO 25 MARZO ALLE ORE 20.30 A TRIESTE PRESSO LA LIBRERIA IN DER TAT IN VIA DIAZ 22 RICORDEREMO IL COMPAGNO PEDRO CON LA PRESENTAZIONE DELL'OPUSCO-LO “1985 – 2015 PEDRO VIVE NELLE LOTTE”, ACCOMPAGNANDO LA LETTURA CON LA MUSICA E IL CANTO.
    I
    Il 9 marzo del 1985 in via Giulia 39, a Trieste, il militante comunista Pietro “Pedro” Greco veniva ucciso in un agguato tesogli da un agente dei servizi segreti (Maurizio Nunzio Romano) e da tre agenti della digos di Trieste (Giuseppe Guidi, Maurizio Bensa, Mario Passanisi), che gli spararono più di dodici colpi di arma da fuoco prima nell'atrio del palazzo e poi in strada, quando stava già agonizzando sul marciapiede.

    Questa vera e propria esecuzione rientrava nel tentativo dello stato di chiudere il formidabile ciclo di lotte cominciato alla fine degli anni sessanta.

    Ricordare Pedro significa portare avanti le ragioni per cui lui si è battuto e per le quali ancora oggi è necessario lottare, contro chi ci sfrutta sul posto di lavoro, ci sta togliendo tutte le conquiste di anni di lotte su casa, istruzione, sanità pubblica e massacra i popoli con la guerra imperialista.

    Ricordare Pedro vuol dire anche riappropriarci della memoria storica di quegli anni, massacrata dai vari scribacchini e intellettuali di stato, per usarla nel presente.

    Ricordare Pedro significa ribadire quello per cui lui è vissuto e ha dato la vita: la necessità della lotta di classe e della rivoluzione proletaria per abbattere il capitalismo, per conquistarsi una società senza sfruttati né sfruttatori, dove i lavoratori producano per loro stessi e non per il profitto di pochi.



    CIRCOLO PEDRO – TRIESTE 8/3/2017
    circolo.pedro@gmail.com
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    pc 23 marzo - MINNITI/GENTILONI/UE: ACCORDO CON LA LIBIA PER MANDARE I MIGRANTI NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO DELLE VIOLENZE, TORTURE, STUPRI

    L'accordo siglato nei giorni scorsi nella riunione dei ministri dell’Interno della rotta del Mediterraneo (Europa, Africa, con la presenza della Svizzera) presieduta da Marco Minniti, costituisce un altro passo della politica dell'imperialismo italiano e dei paesi imperialisti dell'Europa di attacco verso i popoli dell'Africa e del Medio Oriente.

    Per le migliaia di migranti, uomini, donne, bambini che subiscono la guerra e/o la rapina/miseria portata e provocata da questi stessi paesi imperialisti e che hanno l'unica "colpa" di voler vivere, ciò che accadrà sta anche nelle parole, di un'intervista al CdS del 22 marzo, dell'ammiraglio Enrico Credendino, comandante dell'operazione UE per bloccare i barconi dal nord Africa: "L'anno scorso ci sono stati 4-500 morti perchè i libici non sanno intervenire, ora stiamo insegnando a farlo. Quando li recuperano sappiamo dove li portano. Ma è sempre meglio mandarli nei campi, piuttosto che farli annegare". 
    Tutti sanno bene che in questi campi accadono le peggiori violenze, di cui il minimo sono le bastonate, la fame, il carcere, a cui si aggiungono le "normali" torture, come gli stupri verso donne e bambine; questi campi sono poi una sorta di pozzo nero da cui attingono i padroni locali e internazionali per avere braccia da supersfruttare.

    L'imperialismo è orrore senza fine, e per i suoi interessi economici, politici non si ferma davanti a niente.

    E sulla pelle e sulla vita dei migranti sta avvenendo una sorta di contrattazione: con la Libia che coglie l'occasione per avere molto di più e il governo italiano, il nero Minniti che taglia il "fondo per l'Africa" per dare più mezzi al governo libico di Serraj perchè blocchi con la forza i migranti e li rinchiuda nei campi in Libia.
    Per controllare i flussi migratori e fermare le partenze il governo Serraj chiede infatti navi, elicotteri, fuoristrada, macchine, ambulanze, sale operative, apparecchiature. Per questo ha presentato un elenco delle forniture lungo e costoso da avere in 24 mesi. "In particolare sono state chieste 10 navi per la ricerca e il soccorso (alcune da oltre trenta metri) e 10 motovedette che devono essere utilizzate per i controlli sotto costa in modo da impedire alle “carrette” dei trafficanti di salpare. E poi quattro elicotteri, 24 gommoni, 10 ambulanze, 30 jeep, 15 automobili, 30 telefoni satellitari Turaya oltre a mute da sub, bombole per l’ossigeno, binocoli diurni e notturni... Uno dei punti fondamentali dell’intesa riguarda la creazione di una sala operativa uguale a quelle che si trovano in tutti gli Stati dell’Unione e consentono di tenere sotto controllo costantemente il tratto di Mediterraneo che separa la Libia dall’Europa, dunque dall’Italia". (dal CdS)
    L’accordo bilaterale prevede, inoltre, «l’addestramento, l’equipaggiamento dei poliziotti libici ed il sostegno alla guardia costiera libica». da parte delle Forze dell'ordine italiane

    Mentre è già avviato un altro "negoziato per la creazione di campi di accoglienza per i profughi in alcuni Paesi africani in modo da alleggerire la pressione proprio sulla Libia" (idem).

    Occorre sempre più comprendere che la lotta dei rivoluzionari, degli antimperialisti, antirazzisti in solidarietà e a sostegno dei migranti e delle loro proteste e lotte, non è solo una lotta di solidarietà ma è parte oggi centrale della lotta contro l'imperialismo, contro il nostro imperialismo, perchè la questione dei migranti è il cuore della contraddizione strategica, oggi centrale, tra imperialismo e popoli oppressi. 
    Questo richiede una pratica conseguente di unità tra proletariato e masse popolari del nostro paese e immigrati e masse popolari dei paesi oppressi dall'imperialismo, per rovesciare questo sistema barbaro di guerra, miseria e oppressione.

    pc 22 marzo - BUONA ASSEMBLEA INTERNAZIONALE A PARIGI PER GEORGE IBRAHIM ABDALLAH - Da Soccorso Rosso Proletario Italia

    L'assemblea tenutasi il 18 marzo a Parigi ha avuto una buona partecipazione nazionale e internazionale, ed è stata complessivamente bene organizzata e ben diretta. Si è tenuta nella libreria “Resistance”, nata da 10 anni e gestita da una associazione pro Palestina, una libreria importante che ha grandi spazi e sistemazione particolarmente adatta per assemblee e meeting di questo tipo.
    L'assemblea ha approvato un testo che raccoglie tutte le proposte fatte nella discussione (in attesa di pubblicazione) e ha deciso un piano di lavoro molto importante e articolato, sia a livello locale, nazionale che internazionale.

    Il Soccorso rosso proletario Italia vi ha partecipato. E' stata una prima partecipazione ad un'assemblea di questo tipo, mentre alla campagna generale aveva dato finora un appoggio soprattutto informativo e di partecipazione alla manifestazione tenutasi a Milano.

    L'assemblea generale, seguita dal meeting pubblico molto partecipato del pomeriggio dimostra che questo Comitato e questo movimento internazionale è davvero importante in Francia e raccoglie l'adesione di parti significative del movimento pro Palestina e degli organismi operanti nel mondo arabo, raggiungendo una presenza in diverse città della Francia. Anche sul piano internazionale ha raggiunto e coinvolto la maggiorparte delle organizzazioni di solidarietà coi prigionieri ed è quindi in grado di estendersi anche a livello internazionale; è molto importante che questa campagna si sia diffusa anche direttamente in Libano, Palestina, Tunisia, ecc.

    Del Comitato organizzatore dell'assemblea generale sono parte i compagni del PCm Francia; il loro riconoscimento è aumentato anche per affetto della lotta tra le due linee che vi è stata nel Comitato che ha portato alla fuoriuscita delle componenti ostili a questi compagni e alla nostra tendenza in generale.
    La direzione del Comitato è dell'organismo, Cri, che partecipa abbastanza stabilmente al Comitato India.

    La presenza del Soccorso Rosso Proletario Italia si è svolta con un intervento che ha portato la visione del nostro lavoro e raccontato gli impegni effettivi finora svolti e soprattutto che da svolgere.
    Tra questi, importante è l'intenzione di fare il 19 giugno una giornata di mobilitazione centrata principalmente su Milano per George Ibrahim Abdallah, come uno dei maggiori prigionieri politici nel mondo, insieme al prof. Saibaba, Pres. Gonzalo.
    Questa proposta non solo è stata recepita nel piano di lavoro generale dell'Assemblea, ma il Comitato ha deciso di fare questa iniziativa, anche in Francia. 

    Nell'assemblea vi è stato anche l'intervento del Comitato di sostegno alla guerra popolare in India che portato l'habitat generale intorno a cui far avanzare la conoscenza per la campagna India.

    Il Comitato India ha sottolineato in particolare tre punti su di essa:
    - la vicenda Abdallah è una delle manifestazioni della contraddizione principale tra imperialismo e popoli oppressi;
    - è una manifestazione dello scontro tra rivoluzione e controrivoluzione, per queste ragioni è una battaglia che bisogna vincere e la cui vittoria aiuta l'affermarsi della contraddizione principale dal lato dei popoli e della rivoluzione dal lato della tendenza. Se si colgono questi due aspetti si può riconoscere e cogliere l'importanza della guerra popolare in India e della necessità del suo sostegno;
    - la terza questione è propria la questione dei prigionieri politici; in India vi sono 10mila prigionieri politici, la più grande concentrazione al mondo di prigionieri politici, fondamentalmente legati alla guerra popolare maoista. La persecuzione del prof. Saibaba, in parte simile a quella di GI Abdallah, richiede una campagna simile a quella per GI Abdallah. Nello stesso tempo, la repressione e gli arresti in India sono espressione della più grande lotta armata, di liberazione che esiste attualmente al mondo, in un paese che è il 2° più grande paese del mondo.

    Il meeting pubblico del pomeriggio e ha dimostrato il forte intreccio tra la battaglia per la liberazione di GI Abdallah, il movimento complessivo della Palestina e il movimento degli immigrati in lotta contro violenze poliziesche e razzismo.
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    L'appello che ha convocato l'assemblea scriveva: “Forte del successo nazionale e internazionale della campagna unitaria per la liberazione di George Ibrahim Abdallah facciamo appello a moltiplicare, unire e coordinare le nostre forze, per fare del 2017 un anno decisivo di lotta per la liberazione del nostro compagno. Facciamo appello a tutti coloro che sono al fianco dei popoli in lotta, a fianco della resistenza palestinese, che combattono il capitalismo, l'imperialismo, il sionismo, il colonialismo e gli Stati reazionari arabi, a formare un fronte unitario d'azione per la liberazione di George I.A. Ricordiamoc he questo prigioniero politico è incarcerato dal 1984 per complicità in atti di resistenza all'invasione sionista del suo paese, il Libano e mantenuto in prigione su ingiunzione del governo Usa, malgrado due librerazioni pronunciate dal Tribunale di appliaczione delle pene. Ricordiamo che questo militante comunista rivoluzionario in tutto il periodo della sua carcerazione non ha mai rinnegato il suo impegno politico antimperialista e che conferma ancora oggi la sua indoimabile volontà e attaccamento alla giusta causa dei popoli oppressi di Palestina, Libano e ovunque nel mondo. La lotta per la sua liberazione si inscrive, dunque, pienamente nella lotta più larga per la difesa di tutti i prigionieri politici rivoluzionari nel mondo”.

    In un depliand di Solidaritè per George si riporta una sua dichiarazione in cui dice: “In tempi di crisi, tempi di grande lotta, la borghesia imperialista non cessa di rafforzare sempre più il suo arsenale repressivo, decretando nuove leggi sempre più assurde, colpendo le nuove categorie di strati popolari... la barbarie del capitale, le sue guerre devastatrici nelle periferie del sistema e la miseria che essa genera ormai dapertutto non possono che suscitare la mobilitazione e la combattività delle masse popolari e attizzare sempre più rivolte e proteste su scala planetaria... Resistere e sempre resistere finbo al cambiamento dei rapporti di forza”.
    La battaglia per la libertà di GIA è legata al sostegno a tutti i progionieri palestinesi “Dal '67 circa 700mila palestinesi sono passati nelle galere sioniste, cioè circa il 20% della popolazione. Dal 2002 l'esercito di occupazione israeliana ha arrestato, interrogato e detenuto 7mila ragazzi palestinesi tra i 12 e i 17 anni... Nell'aprile 2013 203 ragazzi palestinesi di cui 44 meno di 16 anni si trovano nei centri di detenzione militare degli israeliani. Tra i prigionieri vi sono poi numnerosi membri del Consiglio legislativo palestinese, tra cui Ahmad Sa'adt, segretario generale del FPLP...”.

    Soccorso Rosso Proletario - Italia
    18.3.17